Die Walküre: prima giornata dell’Anello del Nibelungo in tre atti
Libretto di Richard Wagner

“Là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica”.

Così affermava Wagner ed è ciò che esattamente avviene nel momento in cui Die Walküre è stata presentata sul palcoscenico del Teatro San Carlo, infatti, lo stesso autore la riconobbe come “la cosa più bella che abbia mai composto”.

Un atteso ritorno che si concretizza su un fil di lama, in bilico tra immagine e teatro. Di seguito le note tratte dal libretto dell’Opera, scritte da parte dai massimi esperti del settore.

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Nota di Quirino Principe (critico musicale, musicologo, traduttore e saggista italiano):

“Nel mito irrompe il tempo, la colpa si sconta in eterno… Come tutta la musica wagneriana, così Die Walküre agisce su altra musica ed è insieme matrice e fonte d’irradiamento.

L’incipit della Walküre, con il suo tempestoso terremoto ritmico-armonico che si disegna sul tremolo orchestrale, è il modello di altri incipit operistici e sinfonici: ne citiamo uno per tutti, ma clamoroso, l’inizio della Seconda Sinfonia di Mahler.

L’idea che s’incarna in quell’incipit, e che in Wagner è realtà e sostanza del mondo, non soltanto splendida ideografia, è ineliminabile dai tratti psichici dell’invenzione musicale dopo Wagner: suprema destabilizzazione, irresistibile angoscia, attesa che distrugge, cataclisma di forze cosmiche che gli esseri umani non possono fronteggiare”.

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Nota di Giulio Paolini (mecenate, artista, pittore e scultore italiano):

“La scena è l’eco… il riflesso di qualcosa che è già stato: l’azione non avviene, non ha luogo in “tempo reale”, ma attraverso la memoria della sua rappresentazione.
Assistiamo cioè ad un’evocazione, a un regesto di eventi e situazioni citate e restituite, oggi, da un’ipotesi teatrale.

Le varie partizioni tematiche sono quindi intese come aree separate, alternate una all’altra come “catalogo” di apparizioni, come rappresentazione che si svolge al di là delle stesse vicende che la costituiscono.

L’impianto scenografico è geometrico, vuoto, trasparente, ma allude anche a un laboratorio sperimentale dotato di attrezzature, “campioni” o reperti dei luoghi evocati (fondali, cornici, basamenti, ricostruzioni, modelli…).

L’atmosfera è quella di un archivio, di una biblioteca, di un museo… dove traspare e risuona il peso del tempo.
Anche i costumi sono di base ottocentesca con richiami, citazioni, accessori che evocano i dati originari della storia, insomma costumi e non abiti: i personaggi sono “gli attori” e non più le “figure” della vicenda, in sintonia con l’aspetto “museale” della scena.

Una struttura metallica modulare accoglie gli oggetti e gli arredi depositati all’interno: i tre livelli corrispondono ai tre atti”.

di Emmanuela Spedaliere e Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

Le nostre più sentite congratulazioni a Rosanna Purchia, Sovraintendente del Teatro San Carlo, che ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’importante onorificenza di “Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana”.

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