Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

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Cose che non sono numeri

«Io penso che “giornalista” sia un lavoro o un’attività puntuale, non uno stato dell’anima o una condizione eterna e identitaria: e che valga per i giornalisti il famoso aneddoto in cui Sartre, seduto a un caffè di Parigi, chiede a un signore che sta in piedi davanti a lui: “Chi è lei e che vuole da me?”. “lo sono il cameriere” risponde il signore. “No – fa Sartre – lei non è un cameriere, lei fa il cameriere. Non si confonda a questo proposito”.
[Sofri, wittgenstein.it]

Fuori sacco

-In Svezia ci sono 119 uomini e due donne che si chiamano Lucifero.
[ItaliaOggi]

-100mila persone in fuga, mezzo miliardo di animali morti,  il 30% dei koala scomparsi, 6,3 milioni di ettari di foreste distrutte e temperature che hanno toccato i 50 gradi. Queste sono le drammatiche cifre causate dall’emergenza climatica che i nostri politici negano o si rifiutano di affrontare. E quando toccherà a noi…

1) Mai così pochi ingressi irregolari in Ue dal 2013

Nel 2019 il numero d’ingressi irregolari nell’Unione europea ha toccato il livello più basso dal 2013. La stima è di Frontex secondo cui gli arrivi sono stati poco più di 139 mila, il 6% meno del 2018 e il 92% in meno del record raggiunto nel 2015.

2) Buste paga

Una ricerca Episteme mostra che quasi quattro italiane su dieci non hanno un conto corrente personale (17 su 100 tra le laureate). Nel Mezzogiorno il 46% delle donne, ossia quasi la metà, è del tutto privo di autonomia economica, dipendendo in maniera totale dal coniuge.
[Libero]

-Non sarà difficile, per Meghan e Harry, questo ritiro a vita privata, dato che hanno a disposizione un patrimonio di partenza di 45 milioni di sterline. «Possono continuare a sfruttare il marchio “Sussex Royal” che hanno prontamente registrato nelle settimane scorse e fare soldi a palate facendo conferenze, vendendo autobiografie e prodotti con il loro marchio. Se il principe Harry e Meghan decidessero di scrivere un’autobiografia, si scatenerebbe una guerra di offerte a otto cifre tra le case editrici. Nel 2017, gli Obama hanno siglato un contratto congiunto presso la Penguin Random House per un valore di 65 milioni di dollari, un importo senza precedenti per delle memorie presidenziali».
[Dagospia]

-Secondo gli esperti, per una conferenza Meghan potrebbe chiedere fino a 100 mila sterline a intervento, mentre lui addirittura 500 mila.
[Il Messaggero]

Nella fascia d’età 14-17 anni, percepisce la paghetta il 42% delle ragazze e il 53% dei ragazzi.
[Il Fatto]

-Valore attuale di un grande club calcistico secondo Mino Raiola: 4 miliardi.
[La  Repubblica]

-«La classifica degli uomini più ricchi del mondo alla fine del 2019 può sembrare a prima vista la migliore rappresentazione della modernità tecnologica: Jeff Bezos (116 miliardi), Bill Gates (113), Bernard Arnault (106), Warren Buffet (89) e Mark Zuckerberg (79). La supremazia del software sull’hardware, come aveva predetto Italo Calvino, si è compiuta. Eppure a prendere come riferimento la stessa classifica di fine Ottocento le cose sembrano più interessanti. I primi tre super ricchi dell’epoca erano innanzitutto molto più ricchi di quelli attuali. È stato calcolato che solo Jp Morgan, Andrew Carnegie e John Rockefeller possedessero l’equivalente di mille miliardi di dollari al valore di oggi. Per raggiungere la stessa cifra dobbiamo sommare il patrimonio dei primi tredici, uomini e donne, più ricchi del mondo. Bezos and Co, insomma, paiono dei poveracci al confronto. Inoltre è evidente dai nomi come anche alla fine dell’Ottocento la ricchezza fosse catalizzata da tecnologia e finanza. Jp Morgan ereditò in effetti il patrimonio iniziale dalla famiglia ma lo fece crescere immensamente investendo su una tecnologia al tempo rivoluzionaria come l’attuale internet: la luce elettrica nelle case. Carnegie controllava un’altra tecnologia, l’acciaio, che permise a Manhattan di diventare quella che oggi conosciamo, la città dei grattacieli. Mentre anche quella di Rockefeller poteva essere considerata una tecnologia emergente visto che ancora a metà Ottocento l’industria dell’olio di balena di Nantucket, l’isola a pochi chilometri a Est di Boston, alimentò la prima aristocrazia operaia facendo diventare ricche le vedove e i figli dei balenieri».
[Corriere della Sera].

-In un post di fine anno, Bill Gates ha scritto: «Penso che i ricchi dovrebbero pagare più di quanto fanno, e questo include Melinda e me». «Le dichiarazioni sono in linea con le posizioni dei candidati alla Casa Bianca Elizabeth Warren e Bernie Sanders. Gates ha messo in evidenza il crescente divario di ricchezza tra i redditi più alti e quelli più bassi negli Usa, ha parlato di un “sistema ingiusto” creato “per favorire la ricchezza rispetto al lavoro”. Così, un’idea potrebbe essere “aumentare le tasse sugli ultra-ricchi” e farlo magari tassando le plusvalenze, ovvero i profitti che arrivano dagli investimenti, anche perché “nessuna delle persone più ricche al mondo ha fatto fortuna soltanto con il proprio stipendio”. In questo modo il carico si sposterebbe maggiormente sui ricchi e toglierebbe un po’ di peso dalle tasse sul lavoro. “Oggi il governo degli Stati Uniti dipende in maniera schiacciante dalla tassazione del lavoro – ha scritto – circa i tre quarti delle sue entrate provengono da imposte su salari e stipendi”. La maggior parte delle persone ottiene quasi tutto il proprio reddito da stipendi, tassati al massimo al 37% “ma i più ricchi di solito ottengono solo una piccola percentuale delle loro entrate da uno stipendio, mentre la quota maggiore proviene da profitti sugli investimenti, come azioni o immobili, tassati al 20% se sono detenuti per più di un anno”». Il patrimonio netto di Bill Gates è aumentato di oltre 50 miliardi di dollari nell’ultimo decennio, arrivando a 108,5 miliardi dai 53 del 2010 grazie anche a politiche fiscali favorevoli e all’impennata dei mercati azionari. In precedenza 17 miliardi avevano firmato, con Bill Gates, una lettera aperta ai candidati alla Casa Bianca per chiedere tasse più alte sui super-ricchi.
[Il Fatto]
-Addendum: “Come gruppo, e sebbene le loro situazioni individuali non siano tutte uguali, i Trump, gli Zuckerberg e i Buffett di questo mondo pagano tasse più basse rispetto agli insegnanti e alle segretarie”.
[Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, Il trionfo dell’ingiustizia].

-In Francia, lo sciopero più lungo dal 1968: 36 giorni consecutivi. «L’astensione del lavoro è quindi ormai andata decisamente oltre lo sciopero di 22 giorni che segnò la fine, nel 1995, della riforma delle pensioni di Alain Juppé. La partecipazione, ultima, non è stata in realtà massiccia: sono scese in piazza 1,2 milioni di persone, meno del milione e mezzo del 5 dicembre, la soglia che i sindacati intendevano superare. Ferrovie e Ratp – le linee metropolitane di Parigi – funzionano ancora a ritmi molto ridotti, ma si stima solo un 32,9% di partecipazione nella Sncf (con un 66% dei macchinisti, in calo dall’85,7% di inizio dicembre) e un 16% nelle scuole (con i sindacati che rivendicano un 40-50%). Molto teatrale la protesta degli avvocati, anch’essi in sciopero, che hanno gettato per terra le loro toghe nei tribunali».
[Il Sole 24 ore]

-Roberto Bongiorni sul Sole 24 Ore: Iran, Libano, Siria e gli altri stati mediorientali non possono volere la guerra perché non possono permettersela. L’Iran è da un pezzo in recessione e l’anno scorso, per via delle sanzioni di Trump, il suo Pil è calato del 9,5%. «I libanesi devono convivere con una crisi di liquidità, con restrizioni bancarie per evitare fughe di capitali, un’inflazione in decisa crescita, e con molti servizi quasi assenti. Il debito pubblico si è gonfiato a dismisura, superando il 155% del Pil, il deficit del budget dovrebbe salire al 15% del Pil, il doppio rispetto alle stime governative. Neanche Hezbollah se la passa bene. L’Iran, stritolato dalle sanzioni, gli ha tagliato gran parte dei finanziamenti. E per fare la guerra ci vuole denaro».

-Solo da Lotto, Superenalotto e Gratta&Vinci gli italiani si sono dimenticati di riscuotere nel 2018 oltre 228 milioni di euro, tutti soldi rientrati nelle casse dello Stato.
[La Repubblica]

-Ennio Doris, presidente di Mediolanum, ha premiato con duemila euro tutti e 2.700 dipendenti del gruppo.
[Il Sole 24 ore]

3) Per salvare le banche finora sono stati spesi 36 miliardi

Per salvare le banche finite in crisi negli ultimi cinque anni, lo Stato e il sistema bancario hanno tirato fuori 36 miliardi di euro. Di questi, 28 miliardi vanno considerati definitivamente persi «ma il conto potrebbe peggiorare ulteriormente (almeno a 33,5 miliardi) qualora gli Npl veneti comprati da Amco, ex Sga, non dessero i ritorni sperati. La somma non considera ovviamente i capitali persi nel corso del tempo da azionisti e obbligazionisti. E tanto meno può contemplare gli eventuali (benché residuali) rischi legati alle altre 16 banche minori del Meridione in difficoltà, come denunciato ieri da Bankitalia, che hanno un totale attivo di soli 2 miliardi di euro, e a cui fa capo il 12% dei prestiti alle imprese del Sud […]. Va detto che i peggiori “bubboni” del sistema, da Mps a Pop. Vicenza e Veneto Banca, passando per le banche per Carige e Pop. Bari, sono oramai scoppiati».
[Il Sole 24 ore]

4)Braccio destro alzato…

Roma lamenta la mancanza di duemila vigili urbani ma, tra i seimila in servizio, uno su tre lavora in ufficio. In 700 hanno in tasca un certificato di «inidoneità». Tra loro c’è anche chi è dispensato dall’andare in strada perché impossibilitato a fare l’alt con la mano destra e chi ha l’obbligo di lavorare col poggiapiedi. Mille le assunzioni negli ultimi due anni che sono andate a compensare i pensionamenti. Trecento i posti previsti per il 2020. «L’ultimo aggiornamento sull’organico dei pizzardoni risale al luglio del 2019. Quel report, stilato dall’ufficio Personale, parla di 5.948 agenti, divisi in 15 gruppi. Il grosso è di stanza nel Centro storico, il cuore della Capitale: un battaglione di 918 caschi bianchi. Altri gruppi possono contare su numeri molto più striminziti: per esempio il distretto di Torbella, periferia Sud, sempre in base agli ultimi dati disponibili, arruola 231 uomini; il gruppo della Cassia, che si allunga fino alle borgate di Roma Nord, molto fuori dal Raccordo anulare, ha alle sue dipendenze 219 agenti. Senza contare il tasso di assenteismo, che per la Municipale, complessivamente supera il 10%, ferie escluse, quindi prendendo in considerazione solo malattie, permessi 104 e congedi vari. Un agente su dieci, in pratica, lascia sguarnito il turno ogni giorno. Coperta corta, si diceva. Basta pensare che oggi, di notte, sono operative in tutta la città appena 4 pattuglie per gli incidenti gravi, mortali o con feriti».
[Il Messaggero]

5)Record di occupati in Italia

A novembre in Italia il tasso di occupazione è salito ancora dello 0,1% e ha raggiunto il 59,4%. Secondo i dati dell’Istat le persone con un lavoro sono 23 milioni 486 mila: è il valore più alto registrato dall’inizio delle serie storiche, avviate nel 1977. In numeri assoluti i posti in più, rispetto allo scorso ottobre, sono 41 mila. Quasi tutti, 35 mila, riguardano donne. Ad aumentare sono i posti fissi, cioè i lavoratori dipendenti con un contratto stabile, anche se senza il vecchio articolo 18 (+67 mila). Mentre diminuiscono sia i dipendenti a termine (-4 mila) sia gli indipendenti (-22 mila). Migliora anche il tasso di occupazione giovanile (15-24anni) che a novembre risale su ottobre, portandosi al 28,6% (+0,4 punti). Mentre il tasso di disoccupazione resta stabile rispetto al mese precedente, fermandosi al 9,7%. E da sei mesi si mantiene sotto la soglia del 10%.

«Rispetto al picco pre crisi abbiamo recuperato il tracollo degli occupati (nell’aprile 2008 erano 23 milioni e 186mi-la, meno di oggi). Ma il tasso di disoccupazione era al 5,8%, mentre oggi siamo ancora vicini al 10%. Soprattutto, come ricordava ieri il numero due Cisl Luigi Sbarra, i dati indicano che mancano 500 milioni di ore lavorate rispetto al 2008. Cioè l’equivalente di circa 300mila occupati a tempo pieno. La torta del lavoro quindi si è ristretta e suddivisa in tante fettine più piccole: quelle del part time involontario e del lavoro intermittente. Infine, come nota Confcommercio, i dati Istat rimettono al centro il problema della scarsa produttività del nostro sistema economico. Con più occupati e Pil fermo qualcosa non torna».
[Pini, Avvenire].

6)Duecento gallerie a rischio. Fitch boccia Atlantia

Stando alla Procura di Genova, in Italia duecento gallerie autostradali sono a rischio. Di queste 105 sono gestite direttamente da Autostrade per l’Italia (Benetton). Questi tunnel – spiega una lettera del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici datata 7 novembre 2019 – sono privi di impermeabilizzazione, di adeguati sistemi di sicurezza, di corsie di emergenza, di sensori di rilevamento dei fumi, di luci di guida in caso di evacuazione, di stanze a tenuta stagna. Tra questi anche la galleria Bertè in cui lo scorso 30 dicembre si sono distaccate due tonnellate e mezzo di cemento. Autostrade, accusata di non aver rispettato la Direttiva europea sui requisiti minimi di sicurezza per le gallerie, ha assicurato al Consiglio Superiore di aver avviato già la scorsa primavera gli interventi di adeguamento. Prima degli altri concessionari. E ha fissato come termine per fine dei lavori aprile 2022. «E però gli ingegneri del Mit, per mitigare il rischio all’interno dei tunnel, nell’immediato hanno dettato una serie di prescrizioni: limitare la velocità, aumentare la distanza minima tra i veicoli, vietare il sorpasso, il transito per i mezzi che trasportano merci pericolose, infiammabili e tossici; e ancora, connetterle con un centro di controllo e dotarle di approvvigionamento idrico a sufficienza per far fronte ad eventuali incendi» [Filetto e Lignana, Rep]. «Il problema dei tunnel è che il sistema dei controlli e gli attori coinvolti sono gli stessi. La scala di valutazione dei rischi andava da 10 (valore che indica condizioni ottime) a 70 (voto che impone la chiusura del viadotto o della galleria e lavori immediati. La galleria Bertè aveva ricevuto 40, cioè un rischio di cedimento molto contenuto».
[La Stampa]

 

di Nicola Dario

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