Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

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Al Senato la Lega ha presentato una proposta di legge a prima firma Salvini per chiedere che i sindaci vengano pagati come i magistrati [Sole].

Stando a uno studio della Brown University, per l’assistenza ai veterani della guerra in Afghanistan da qui al 2050 il governo americano dovrà impiegare fino a 2.500 miliardi di dollari [Sole].

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Marche, Toscana e Sardegna sono tornate in giallo nelle mappe elaborate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Restano invece rosse Basilicata, Calabria e Sicilia. Nel resto d’Europa le aree a più alta incidenza, colorate in rosso scuro, si trovano nell’Irlanda nord-occidentale, nella Francia meridionale al confine con l’Italia e in Slovenia.

Il terrorista e il professore

di Stefano Lorenzetto

L’Arena

Il paradosso che meglio d’ogni altro descrive la vita del veronese Arrigo Cavallina, il fondatore dei Pac (Proletari armati per il comunismo) che arruolò il pluriomicida Cesare Battisti, è questo: gli uomini migliori li ha conosciuti nei 12 anni – «o quasi 13, non li ho mai contati» – trascorsi nelle galere di mezza Italia, di cui oltre 11 per detenzione preventiva, record tuttora imbattuto in Europa, senza una sola condanna definitiva e senza essersi mai imbrattato di sangue le mani, inseguito da mandati di cattura per concorso in omicidio, ferimenti, attentati, rapine, incendi, banda armata.(leggi il resto in fondo)

Delitti e suicidi

Lunedì, primo giorno dell’anno scolastico, a Milano, in meno di dodici ore, tre adolescenti si sono gettati nel vuoto. Due di loro, un maschio e una femmina, sono morti: avevano entrambi quindici anni. La terza, una dodicenne, è ricoverata in ospedale in gravi condizioni. Sul caso indaga la Procura di Milano, che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Per gli inquirenti si tratta di una coincidenza inquietante, tanto che verranno fatte verifiche per accertarsi che i tre eventi non siano collegati tra loro. Per il momento, comunque, sarebbero esclusi legami fra i tre ragazzini. Verranno acquisiti i cellulari delle vittime e verranno passati al setaccio chat e social network, per verificare se, come accaduto in passato, i teenager stessero partecipando a challenge pericolose e potenzialmente mortali [Mess].

Il primo caso: alle sette del mattino, a Bollate, nell’hinterland milanese, una ragazzina di quindici anni, caduta dal balcone del settimo piano dell’appartamento in cui viveva con i genitori. Il secondo caso: neanche un’ora dopo, a Cenisio, una ragazzina che avrebbe dovuto iniziare la seconda media, vista mentre si lanciava nel vuoto dal quarto piano, ora ricoverata in condizioni molto gravi nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale Niguarda. Il terzo caso: nel pomeriggio, in zona Comasina, un quindicenne di origine cinese, i genitori che non parlano nemmeno bene l’italiano. Precipitato dal balcone al dodicesimo piano del condominio in cui abitava con la famiglia.

Clamorosi

Nel 2013, alla vigilia delle elezioni, i verdi tedeschi misero in programma un giorno vegetariano e vegano obbligatorio in tutte le mense del Paese: si calcola che la proposta costò loro almeno un milione di voti [ItaliaOggi].

Lo zar Pietro il Grande aveva imposto una tassa sulle barbe [ItaliaOggi].

Alcune multinazionali, per parlare di parto, usano l’espressione «genitore partoriente», perché «madre» sarebbe offensivo, non tenendo conto dell’uomo transessuale [Guia Soncini, L’era della suscettibilità, Marsilio].

Durata media delle visite dei lettori sui siti dei cinquanta maggiori quotidiani Usa: 109 secondi. Tempo necessario per una corretta igiene orale secondo l’associazione dei dentisti americani: 120 secondi [In Fact].

Buste paga

In Ferrero arriverà fino a 2.320 euro il premio per obiettivi per l’esercizio 2020-2021. Gli oltre 6mila addetti italiani lo troveranno nella busta paga di ottobre [Sole].

«Marcella Panucci, potentissimo capo di gabinetto del ministro Brunetta, si è raddoppiata lo stipendio. Fino a luglio Panucci percepiva un compenso di oltre 75.600 euro a titolo di retribuzione fissa più altri 68 mila come indennità per la diretta collaborazione: a agosto è andata in ferie avendo incassato un aumento stratosferico grazie al quale i 68 mila son diventati 124 mila. Risultato? In un sol colpo il suo compenso complessivo si è attestato a quota 200 mila euro rispetto ai 145 mila pattuiti a inizio dell’incarico che pure non eran spicci. Brunetta del resto si è completamente affidato a lei, al punto che non si capisce chi sia il vero ministro» [Fatto].

Giulia, il nome è di fantasia, 33 anni, di Palermo, per anni receptionist a Bibbione, in Veneto, quando l’albergo in cui prestava servizio ha temporaneamente chiuso causa Covid, si è imbarcata per la Sicilia e non è più tornata su. Quando, a maggio, l’albergo ha riaperto e l’hanno richiamata, lei, cortesemente, ha detto: «No, grazie». Oggi, ci spiega, va avanti con l’aiuto dei genitori: «Ho cercato un lavoro da receptionist nella mia regione ma gli stipendi non sono gli stessi del Veneto e così alla fine ho lasciato stare. Di tornare al Nord non se ne parla: voglio stare vicina alla mia famiglia. Per adesso me la cavo bene così, non sopporto gli orari di lavoro» [Mess].

Due dirigenti dell’ Unione ammalati trasporto a Lourdes e santuari internazionali – Alessandro Pinna, presidente della sottosezione di Roma dal 2009 al 2015, e Emanuele Trancalini, presidente dal 2015 al 2016 – sono stati rinviati a giudizio per aver sottratto un milione e 800 mila euro alle casse dell’associazione. Secondo l’accusa, i due avrebbero usato quei soldi per stipulare un’assicurazione sulla vita, per pagare domestici e giardinieri e per comprare una villa chiamata «Torre delle Stelle», nel comune di Sinnai, in Sardegna  CdS].

«Ho sbagliato almeno due volte, come allenatore: quella volta che me ne sono andato dal Catania e quando ho detto addio alla Stella Rossa di Belgrado».

E perché lo ha fatto?

«Per soldi. Maledetti soldi. Ho scelto di rompere con delle squadre perché dall’altra parte mi offrivano di più. Oggi riconosco che ho sbagliato» [Walter Zenga, CdS]

Alla Borsa di New York la capitalizzazione di Apple, Microsoft, Google, Amazon e Facebook (rispettivamente 2.400, 2.200, 1.900 e 1.756 miliardi di dollari) vale quanto il prodotto interno lordo di Giappone e Germania messi insieme [Sole].

«Ho un solo cruccio».

Quale?

«Non si trovano dipendenti. Ora vorrei assumere i profughi afghani. Trovare italiani è durissima».

Basterebbe pagarli meglio.

«Sono d’accordo. Salario minimo a 1.500 euro netti».

Lei non paga tutti i suoi dipendenti 1.500 euro netti.

«Perché lo Stato tassa troppo il lavoro. Dovremmo mantenere un sussidio per i veri poveri, e con gli altri soldi del reddito di cittadinanza abbattere il cuneo fiscale».

Vede che lei vorrebbe fare politica? [Oscar Farinetti, 66 anni, a Aldo Cazzullo, CdS].

Al nonno di Eitan il volo privato da Lugano a Tel Aviv è costato novemila euro [CdS].

«C’è chi, dietro la faida tra le due famiglie, intende maliziosamente vedere l’interesse per i cospicui risarcimenti che otterrà il piccolo e le generose donazione che ha già ricevuto da tutto il mondo. Sospetti che tutti respingono sdegnosamente» [, CdS].

In Scozia, secondo un’antica consuetudine, i titoli di Laird (l’equivalente scozzese di Lord) e Lady sono concessi a chiunque possieda un appezzamento di terreno. E così, per raccogliere fondi, tenute e parchi si mettono a vendere titoli nobiliari a prezzi molto economici e in maniera del tutto legale. La tenuta di Blackwood, per esempio, vende il titolo di Laird of Blackwood per 39,99 sterline.

Secondo le regole di precedenza, un Laird viene prima di un Esquire, ma dopo un Barone.

«Quest’anno chi ha vinto il tennis a Parigi ha preso un milione e 400 mila euro. A me nel ’59 e nel ’60 diedero 150 dollari e una coppetta grande come un bicchiere. Sono nato nell’epoca sbagliata. Però ai miei tempi bisognava anche saper giocare a tennis. Oggi non più. Sono macchine, li vede? Mi alzo in piedi solo per Roger Federer e Martina Navratilova» [Nicola Pietrangeli, 88 anni, tennista,, CdS].

Da quando è entrato a palazzo Chigi al 31 luglio, anche per via della pandemia, Draghi ha speso per le sue trasferte poco meno di 85 mila euro [Libero].

Il viaggio a Bergamo del 18 marzo, Giornata in memoria delle vittime del Covid, ha speso poco più di 900 euro, di cui 330,90 per i trasferimenti; 549,86 per alberghi e pasti e 20,40 come «indennità di missioni nei casi previsti per legge».

La cinquantenne bolognese che abita su un’isola del Mar dei Caraibi e prendeva il reddito di cittadinanza. Assieme a altre sette persone, vite per cado nelle stesso sarà; denunciata per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e violazione delle norme sul reddito di cittadinanza [CdS].

Le banche di Kabul sono assediate da folle di afghani che vogliono ritirare un po’ alla volta i propri soldi – il limite imposto dai talebani è 200 dollari a settimana [Foglio].

Il 9 settembre, giorno dell’inaugurazione, la galleria Marc Selwyn di New York ha venduto un olio dell’artista “beat” californiana Jay DeFeo per 875 mila dollari e un ritratto bronzeo del musicista Kanye West realizzato da Kehinde Wiley, ceduto dalla Friedman Gallery di Londra per 170 mila dollari [Rep].

Kehinde Wiley, 44 anni, autore del ritratto ufficiale di Barack Obama, è considerato il più importante artista afroamericano vivente.

La luce costerà carissima

Intervenendo a un convegno della Cgil a Genova, il ministro della Transizione energetica Roberto Cingolani ha detto: «lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%». E ha aggiunto: «Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta, succede perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta. Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle».

«In altre parole, il rincaro senza precedenti in bolletta che arriverà a partire dal prossimo 1° ottobre ha una serie di ragioni, sia finanziarie che geopolitiche. La prima è legata alla corsa al rialzo delle materie prime: la ripresa economica dopo il lockdown ha creato una serie di colli di bottiglia, dove la domanda è di gran lunga superiore all’offerta. In particolare, la domanda di gas è esplosa soprattutto in Asia, dove – a cominciare dalla Cina –si sta facendo incetta dei carichi di Gnl, il gas naturale liquido che viene trasportato via mare. Questo ha fatto lievitare i prezzi in tutto il mondo e ha messo in crisi l’Europa, dove il gas viene ormai usato stabilmente per sostituire il carbone per la produzione di energia. Il secondo elemento che causa il rialzo record delle bollette è, invece, legato ai cosiddetti permessi per inquinare, che si pagano in base alla quantità di CO2 emessa. Sono certificati che si possono scambiare come se fossero un prodotto finanziario. Le politiche sempre più restrittive della Ue in termini di emissione hanno portato il mercato ad aumentare la domanda dei diritti, in previsione di ulteriori rialzi. E siccome i produttori di energia sono costretti a comprarli per compensare le emissioni, scaricano poi i costi in bolletta» [ Rep].

Pechino fa a pezzetti l’impero di Jack Ma

«Alipay, la super app tuttofare da oltre un miliardo di utenti lanciata nel 2004 e nata come un sistema di pagamento online che negli anni si è trasformata in una vera e propria banca che gestisce oltre la metà di tutte le transazioni online in Cina, dovrà essere spacchettata. I regolatori di Pechino avevano già ordinato ad Ant Group – la fintech a cui fa capo Alipay, la società con cui Ma ha saputo rivoluzionare la finanza e i comportamenti dei cinesi, digitalizzando pagamenti e prestiti – di separare in società differenti le attività di Huabei (pagamenti con carta di credito virtuale) e Jiebei (piccoli prestiti non garantiti). Ora il Partito, in questo ennesimo capitolo della lotta ingaggiata con il miliardario di Hangzhou, vuole tracciare una ulteriore e ancora più netta divisione tra le attività di pagamento e quelle di prestito, oggi integrate in un’unica piattaforma. Così Huabei e Jiebei dovranno diventare delle app distinte. Mentre Ant dovrà trasferire i dati creditizi degli utenti, sulla cui base valuta il loro rating, in un’ulteriore società, una joint venture partecipata da attori statali. Quella mole di dati sulle spese di oltre un miliardo di persone al Partito fa gola» [Rep].

Più occupati, meno disoccupati.. Ma…

L’Istat ha comunicato che nel secondo trimestre del 2021 il tasso di occupazione è aumentato dell’1,5% (338 mila persone in più) rispetto al trimestre precedente, e ci sono 523 mila persone occupate in più rispetto allo stesso periodo nel 2020 (era il primo trimestre di pandemia). È aumentato anche il Pil, del 2,7% rispetto al trimestre scorso e del 17,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La crescita dell’occupazione nell’ultimo trimestre è legata soprattutto alla crescita dei dipendenti a termine (226 mila, +8,3%). I dati dell’Istat dicono anche che sono diminuite le persone disoccupate di 55 mila unità (-2,2%) e quelle inattive tra i 15 e i 64 anni di 337 mila unità (-2,4%). Rispetto al secondo trimestre del 2020, invece, i disoccupati sono ancora in aumento (+514 mila), ma sono invece diminuiti in modo significativo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1 milione e 253 mila).

Collezioni e televisioni

«Aaaahhhh, la collezione di farfalle è stata un momento meraviglioso».

Quali farfalle?

«Berlusconi ha mostrato a Giorgia Meloni e al sottoscritto la sua splendida collezione di farfalle. Splendida. Ha delle farfalle vive e delle farfalle imbalsamate».

Sembra una barzelletta degli anni Settanta.

«Guardi che la battuta l’ha fatta per prima la Meloni. Presidente, gli ha detto, tu sì che potevi invitare una ragazza a casa e mostrarle per davvero la collezione di farfalle» [Ignazio La Russa, 74 anni, a Tommaso Labate, CdS].

Opere

«La vedova e il figlio di Corrado non volevano che tornasse in tv La corrida, della quale detengono i diritti. Io li persuasi a cambiare idea. Gli spiegai che non è che in Arena non si fa più l’Aida perché è morto Giuseppe Verdi. E La corrida ebbe il 32 per cento di share. Un trionfo» [Vittorio Giovanelli, ex braccio destro di Silvio Berlusconi per la tv, a Stefano Lorenzetto, l’Arena].

Talk

Fedele Confalonieri ha detto proprio su questa colonna che i No vax servono alla sceneggiatura del talk-show.

«Certo. Ma poi tutto questo ha degli effetti, perché non è vero che il pubblico sa sempre distinguere. Il pubblico ci crede. Si appassiona. In taluni programmi vengono dette cose terribili, anche violentissime. E se però in tv tutto finisce lì, una volta spente le telecamere, per la gente fuori non è così» [Fabio Fazio, 56 anni, a Salvatore Merlo, Foglio].

Tempi moderni

Senza la televisione solo in pochi sarebbero venuti a conoscenza del massacro in Ruanda.

«Guardi: nel corso di un medesimo telegiornale vediamo quattro corrispondenti. Uno parla del campo profughi ruandesi nello Zaire. Venti secondi dopo siamo a Saratov, dove è stato catturato un pericoloso bandito. Un attimo dopo si passa al Bangladesh, con la scrittrice a favore dei diritti delle donne che esce dal tribunale, dopodiché il corrispondente da Los Angeles ci parla dell’affare Simpson. Nel giro di un minuto in casa nostra sono entrate le immagini di quattro diverse parti del mondo. Tutto un settore della nostra immaginazione – lo spazio – viene annullato. Ciò che abbiamo visto è accaduto in ore diverse del giorno e della notte, mentre noi lo riceviamo alla stessa ora, alle sette di sera, col risultato di vedere annullato anche il senso del tempo» [Abitanti del villaggio globale, Ryszard Kapuscinski parla con Weronika Kostyrko, in “Ksiazki”, supplemento della Gazeta Wyborcza, 1997, n. 232].

“CIBI”…

Oriente

«Il riso è un cibo bellissimo. È bello quando cresce, file precise di gambi verde brillante che si stagliano verso il sole estivo; è bello quando viene raccolto, covoni dorati in autunno, impilati in risaie simili a patchwork; è bello quando, trebbiato, si riversa nei silos come un mare di piccole perle; è bello quando è cucinato da una mano esperta, bianco splendente e dolcemente fragrante» [Shizuo Tsuji, del prestigioso Tsuji culinary institute di Osaka, la più grande scuola di formazione per chef professionisti del Giappone].

Occidente

«Ubi fides ibi libertas diceva Sant’Ambrogio, dove c’è la nostra fede c’è la libertà e io gastronomicamente parlando, a casa, al ristorante, ovunque, sono fedelissimo a quel versetto libertario del libro della Genesi: “Quanto si muove e ha vita vi servirà da cibo”. Oltre che devotissimo alle due conferme neotestamentarie (Marco 7,19 e Atti 10,9-15) in cui rispettivamente il Figlio e il Padre si scagliano contro tutti i tabù alimentari. T-u-t-t-i. Negli Atti degli Apostoli l’Onnipotente intima al povero Pietro, non ancora Santo, di mangiare addirittura dei rettili. Saranno stati serpenti, lucertole, coccodrilli? Di sicuro non erano bistecche di soia» [Giornale].

Avena

Dal maggio del ’43 per tutta l’estate, il Führer si nutrì di zuppa di fiocchi d’avena, di riso o spaghetti al pomodoro e di succhi di frutta con olio di lino. Si svegliava a mezzogiorno e pranzava alle 15 con tutto il seguito [ItaliaOggi].

Fragole

«Egli non seguiva una dieta speciale e attinse abbondantemente dai vassoi che valletti in smoking posarono sui tavoli, uno per ogni due convitati, lasciando che ciascuno si servisse da solo. Ci furono dapprima degli antipasti, quasi tutti a base di pesce e Stalin sembrò gradire particolarmente il salmone e l’anguilla affumicati, non dimenticando di innaffiarli, parsimoniosamente, con un mezzo bicchierino di vodka. Della minestra di piselli e del pesce farcito assaggiò appena, ma si rifece sul pollo e sui fagiani arrosto, prendendo dell’uno e degli altri, e bevendoci sopra due bicchieri di vino del Caucaso, molto secco. Ma fu delle fragole con la panna montata che apparve particolarmente entusiasta, reclamandone una seconda porzione. Può darsi quindi che egli soffra di qualche malattia (chi non ha i suoi acciacchi a settant’anni?), ma lo stomaco è evidentemente a posto» [Enrico Altavilla, La Stampa, 11/7/1950].

Pasta al forno

«Per il pranzo di Natale la famiglia Mussolini è rimasta a tavola più di tre ore. In dieci avranno ingurgitato una teglia di pasta al forno che avrebbe sfamato un reggimento» [Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, Bompiani, Milano 2018].

Diete

«I simboli sono simboli, e, come non si comincia una dieta di martedì, certo non puoi dedicarti ai buoni propositi dal 2 gennaio. (Quando ancora m’intrattenevo con le diete, ne cominciai una di martedì. Stavo andando benissimo, finché un amico stronzo mi fece vedere non so che ricerca – probabilmente dell’università di Tubinga – secondo la quale le diete iniziate di martedì hanno più probabilità di fallire. Smisi subito: non vorrei mai smentire uno studioso)» [Linkiesta].

Ristoranti

«Eataly ha 42 punti vendita in 17 paesi, quando abbiamo aperto sulla Quinta Strada ci davano dei matti. Ricordo che la sera mi facevano compagnia solo Giovanna Botteri, il suo direttore e quel giornalista con le bretelle» [Oscar Farinetti, Rep].

CONCETTI…

Manganello

«Il fascista Giorgio Pisanò, incontrando l’antifascista Vittorio Foa, disse: “Ci siamo combattuti da fronti contrapposti, ognuno con onore, possiamo darci la mano”. E Foa gli rispose: “È vero abbiamo vinto noi e tu sei potuto diventare senatore. Avessi vinto tu, io sarei ancora in carcere”» [Linkiesta].

Veline

«Le veline del Minculpop che 90 anni fa abolirono la cronaca nera (nessun furto, rapina od omicidio nel paradiso fascista) toccarono vette ineguagliabili di humour involontario: “Notare come il Duce non fosse stanco dopo 4 ore di trebbiatura”, “Non occuparsi della Garbo”, “Non pubblicare fotografie del pugile Carnera a terra”» [Fatto].

Sinistra

«Di un amico che articolava con fatica i concetti, quel gentiluomo vecchio stampo di Macaluso diceva che aveva “un’intelligenza cespugliosa”» [Foglio].

Sinistra?

Nel suo libro si racconta l’incontro con Matteo Renzi.

«Ottobre 2009. Era appena diventato sindaco di Firenze, se la menava un po’ da Magnifico. Me lo trovai di fronte a Torino. Lo portai in giro per Eataly. Era veloce, anzi velocissimo. Capiva al volo le dinamiche di un’azienda. Divorò un piatto di carne cruda da gran goloso. Lo confesso: me ne innamorai».

Dicono che ora sia un uomo d’affari.

«A me non ha mai chiesto un euro. E quando venne a Expo da presidente del Consiglio a mangiare la carne cruda, pretese di pagare. Detto questo, forse ha sbagliato a personalizzare il referendum».

È vero che le chiese di fare il ministro?

«Entrato a Palazzo Chigi, mi spiegò che aveva bisogno degli amici per governare il Paese. Ma io faccio politica con il mio mestiere di imprenditore italiano nel mondo» [Oscar Farinetti, a Aldo Cazzullo, CdS].

Destra

Avete le liste zeppe di militanti di Forza Nuova e Casa Pound.

«Oh Madonna che noia questa storia».

In Vaticano non dica così.

«Non lo farò. Ma do una notizia ai lettori della Stampa: il fascismo è morto e anche il comunismo. Eventualmente sono appassionanti da studiare sui libri e su Rai Storia».

Non dovrebbe dirlo ai suoi candidati più che ai nostri lettori?

«Il Duce non ritorna. Neanche Stalin. E tanto meno Hitler. Sono tutti dati confortanti».

Senatore, a quanto quota la crisi di governo?

«A zero» [Matteo Salvini,Sta].

Liberali

«Nella pratica il processo è esso stesso una condanna, perché dura anni, perché getta sulla persona l’ombra del sospetto e dello stigma sociale, perché ne limita anche se innocente molti diritti e molte libertà, perché coinvolge inevitabilmente la famiglia, gli amici, il lavoro, ogni aspetto della vita. Su questo non aggiungo altro, perché entrerei nel merito di dolorose vicende personali delle quali non intendo parlare in questa occasione» [Berlusconi, Giornale].

Grillini

«Da sovranista com’era nel suo primo governo con la Lega, Conte diventò europeista, da populista a progressista, da leghista a uomo di sinistra. Un uomo che aveva abbracciato il pensiero di Marx, inteso come Groucho Marx, non come Karl: “Ho i miei principi. Se non vi piacciono ne ho degli altri”» [Matteo Renzi, Controcorrente].

COMUNICARE.

Censura

«Oggi il mondo è intasato di cineprese e la società intasata di informazioni. Una volta la censura significava mancanza di informazioni, oggi ne indica l’eccesso. La nostra immaginazione non è in grado di far fronte a un simile esubero di fatti, a distinguere qualcosa nel caos delle notizie» [Ryszard Kapuśiński, Autoritratto di un reporter, Feltrinelli].

Bugie

«Nel Medioevo il mezzo di comunicazione era la lettera. Se chi la scriveva mentiva, ingannava una data persona. Poi Hitler riuscì a ingannarne quaranta milioni e Stalin duecento. Oggi certi programmi televisivi vengono seguiti da miliardi di persone. Se c’è dentro una bugia, verrà moltiplicata miliardi di volte e il peso dell’abuso diventerà incomparabilmente maggiore» [Ryszard Kapuśiński, Autoritratto di un reporter, Feltrinelli].

Politici

Giorgia Meloni, a Cernobbio, s’è portata dietro un quadernino pieno di fittissimi e ordinati appunti scritti mezzo in nero mezzo in rosso in una calligrafia piccola e tonda [Fubini, CdS].

Filosofi

Marx scriveva lentamente e con fatica, come accade talvolta ad alcuni pensatori rapidi e fecondi, i quali non riescono a seguire il ritmo delle proprie idee e sono impazienti di divulgare subito una nuova dottrina e di controbattere in anticipo ogni possibilità di obiezione [Isaiah Berlin, Karl Marx, Adelphi].

Scrittori

Nel 1945, durante la seconda guerra mondiale, lo scrittore Evelyn Waugh, scrivendo a casa dal fronte, implorava la moglie di mandarle lettere migliori. «L’ultima, così tanto attesa, è stata un’amara delusione. So che vivi una vita noiosa, e mi piange il cuore al pensiero, anche se credo che potresti sforzarti di renderla più interessante. Ma non è una buona ragione per fare delle tue lettere una noia come la tua vita». Lei dovette sforzarsi, perché lui, nella lettera successiva, scrisse: «Questa era molto meglio» [Guia Soncini, L’era della suscettibilità, Marsilio].

Poeti

Eugenio Montale è assunto come redattore ordinario al Corriere il 29 gennaio 1948. Deve passare per la Terza Pagina i pezzi di inviati e collaboratori, impaginarli, tagliarli se sono lunghi, titolarli e – in base al contratto – stendere cinque articoli al mese e cimentarsi in qualche traduzione. «Mi piaceva il lato impiegatizio del mio compito. Mi pareva di stare in una di quelle botteghe dove si fanno le pipe, con gli impiegati che parlano a bassa voce e conoscono la clientela». Basta poco, però, a fargli cambiar idea. Dopo un po’, con chi gli chiede come mai non esca una sua nuova raccolta di versi, recrimina che «l’attività giornalistica non consente quella specie di otium, di vacanza interiore, necessaria per la poesia…» [Breda, CdS].

Giornalisti

«Porto sempre con me la macchina fotografica: mi piace fare fotografie e ne ho scattate tantissime, il che mi ha anche permesso di farne alcune esposizioni. Invece non incido su nastro. Non mi servo di questo supporto tecnologico, non registro! Perché? Ma perché so per esperienza che, davanti a un microfono, la gente si esprime e organizza il pensiero in modo completamente diverso. Perde la propria originalità e spontaneità di linguaggio, diventa formale, artificiosa e forzata. Visto che a me interessa soprattutto penetrare negli strati più profondi di una persona, farle dire nel modo più naturale possibile quello che realmente desidera dire, ho dovuto rinunciare per sempre al registratore» [Ryszard Kapuśiński, Autoritratto di un reporter, Feltrinelli].

Viagra

La FDA è stata accusata prima di sessismo, perché per anni ha autorizzato la messa in commercio di farmaci per migliorare la vita sessuale degli uomini (come il Viagra) ma non quella delle donne; poi è stata accusata di aver ceduto alle pressioni delle aziende farmaceutiche.

Nel 2004 la Pfizer cercò di vendere il Viagra anche alle donne, ma fu un insuccesso: il farmaco aumentava il flusso sanguigno nelle zone pelviche femminili senza alcun risultato sul desiderio sessuale [Post].

Nel 2019 la Food and Drug Administration ha approvato il Vyleesi, un farmaco a base di bremelanotide, pensato per curare la mancanza di desiderio sessuale nelle donne. L’assunzione avviene attraverso un’iniezione, da fare 45 minuti prima del rapporto sessuale [Post].

Grecia

In Grecia il governo ha imposto test settimanali anti-Covid a pagamento per i lavoratori del settori pubblico e privato non ancora vaccinati. Mentre i ragazzi non vaccinati delle scuole superiori, che hanno riaperto ieri, riceveranno kit di test a spese dello Stato.

I cittadini greci vaccinati con due dosi sono il 56% del totale. Il tasso medio nell’Ue è di poco superiore al 60%.

Green pass per tutti i lavoratori

«Il green pass sarà obbligatorio per i lavoratori del pubblico e del privato». L’annuncio è arrivato dai leader di Cgil, Cisl e Uil dopo una riunione a Palazzo Chigi in cui Mario Draghi li ha informati del contenuto del decreto che sarà discusso oggi alle 16 dal Consiglio dei ministri. I sindacati hanno chiesto al presidente del Consiglio di garantire tamponi gratuiti per i lavoratori, ma il governo è contrario (a quel punto, l’incentivo a vaccinarsi cadrebbe), ma promette prezzi calmierati. Le Regioni hanno dato il loro via libera all’estensione del green pass, ma in cambio vogliono che non ci siano chiusure di negozi o aziende neanche in fascia gialla o arancione.

«Nel decreto approvato la scorsa settimana è stata fissata al 10 ottobre l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per i lavoratori che svolgono mansioni nelle case di riposo. È possibile che ci si allinei allo stesso giorno, oppure si lasci tempo fino al 15 ottobre a chi non è vaccinato per poter ricevere almeno la prima dose e così mettersi in regola. Oltre quella data c’è il rischio – evidenziato dagli scienziati – che la curva possa tornare a salire anche per effetto della riapertura delle scuole e del maggior affollamento sui mezzi pubblici» [Guerzoni e Sarzanini, CdS].

Ci sono cardinali no vax

Francesco è tornato a Roma da Bratislava sull’AZ4004, il 171° e ultimo volo di un Papa con Alitalia. In aereo, parlando del vaccino anti Covid con i giornalisti, Francesco ha detto che «anche nel collegio cardinalizio ci sono alcuni negazionisti e uno di questi, poveretto, è ricoverato con il virus. Ironia della vita. Ma a parte un piccolo gruppo – hanno paura, bisogna chiarire con serenità – in Vaticano sono tutti vaccinati».

«Sul negare o meno l’eucaristia ai cattolici che sostengono le leggi per l’interruzione di gravidanza, Francesco ripete che “l’aborto è un omicidio” ma “un pastore deve agire da pastore, con lo stile di Dio che è vicinanza e tenerezza”. Circa l’incontro con Orbán fa capire che in realtà ha parlato quasi sempre con il presidente ungherese János Áder. Quanto al matrimonio omosessuale, il Pontefice spiega che “il matrimonio è un sacramento tra uomo e donna e la Chiesa non ha potere di cambiare i sacramenti” ma osserva che “ci sono leggi che cercano di aiutare le situazioni di tanta gente che ha un orientamento sessuale diverso” come “il Pacs francese”».

Chi sono i cardinali no-vax? Di sicuro il «poveretto» finito ricoverato è Raymond Leo Burker, 73 anni, americano del Wisconsin, dal 2014 patrono del Sovrano militare Ordine di Malta, uno dei firmatari dei Dubia contro le aperture di Bergoglio ai divorziati risposati. Chi gli è vicino nega si tratti di un negazionista: di sicuro, però, le sue posizioni ricalcano quelle della destra americana sia in tema di aborto (è tra coloro che negano la comunione a Biden e ha definito i democratici «il partito del male») sia in tema di vaccini.

L’ultrà che uccise Raciti torna in curva

Antonino Speziale, 32 anni, l’ultrà del Catania condannato a 8 anni e 8 mesi per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore capo Filippo Raciti, ieri è stato identificato allo stadio di Catanzaro mentre entrava insieme ad altri 40 tifosi etnei per assistere all’incontro di Coppa Italia tra il team locale e la sua squadra del cuore. Al gruppo è stato sequestrato uno striscione. «Sì, stavo allo stadio ma non ci hanno fermato, ci hanno solo identificato», ha detto Speziale. I sindacati di Polizia sono sul piede di guerra e dicono: non potevano imporgli il Daspo? [Allegri, Mess].

«Per il caso Raciti, il tifoso trentaduenne si è sempre dichiarato innocente. La ricostruzione dell’accusa, però, è stata confermata da tre gradi di giudizio. L’altro ultrà imputato, Daniele Micale, è stato condannato a 11 anni di reclusione. È tornato in semilibertà poco prima di Natale del 2018. Ma ecco i fatti. Il 2 febbraio 2007, in occasione del derby con il Palermo, diversi ultrà del Catania cercarono di sfondare il cordone di protezione delle forze dell’ordine allo stadio Angelo Massimino. Speziale, che all’epoca aveva 17 anni, e Micale, 23 anni, lanciarono contro la polizia un sottolavello in alluminio, centrando Raciti e procurandogli una lesione mortale al fegato. L’ispettore morì tre quarti d’ora dopo il ricovero in ospedale».

Ultime sul caso Amara

In seguito alle denunce del pm di Milano Paolo Storari, indagato a Brescia insieme a Francesco Greco e a Piercamillo Davigo, anche Laura Pedio, procuratrice aggiunta di Milano, è stata iscritta al registro degli indagati.

Greco, in una lunga intervista al Corriere di domenica, ha sostenuto che c’è chi vuole danneggiare la procura: «Qualcuno vuole abbattere la Procura di Milano, che è un simbolo: un’anomalia che deve finire».

Svelati i verbali del caso Ungheria

Il Fatto di stamattina ha pubblicato i verbali del caso Amara, che aveva ricevuto anonimamente nell’ottobre 2019 e, fino ad ora, si era rifiutato di rendere pubblici. Tra i presunti adepti della loggia Ungheria ci sono Silvio Berlusconi, Luigi Bisignani, Luca Lotti, Denis Verdini, Carlo De Benedetti, l’ex vicepresidente Csm Giovanni Legnini e il segretario di Stato vaticano cardinale Parolin.

Meloni prima, ma in calo

Fratelli d’Italia resta prima partito nei sondaggi ma subisce una lieve frenata dei consensi, a fronte di una stabilità della Lega e di una leggera crescita del Pd. Con la conseguenza che i tre partiti restano racchiusi in appena 1,2 punti. È quanto emerge dalla Supermedia settimanale elaborata da YouTrend per Agi. Questi i dati: Fdi cala al 20,3% (-0,4), seguito dalla Lega ferma al 19,8%. Seguono Pd al 19,1% (+0,2), M5S al 16,3 (+0,1), Forza Italia al 7,5 (+0,1), Azione al 3,3 (-0,3), Italia viva al 2,5 (+0,3), Sinistra italiana al 2,0 (-0,2), Art.1-Mdp all’1,8 (-0,2), +Europa all’1,7 (=) così come i Verdi (+0,1).

Ruby-ter, B. esaminato da nove medici

«Si conoscerà ai primi di novembre il destino del processo Ruby-ter per l’imputato Silvio Berlusconi: dipenderà, infatti, dall’esito che il 5 novembre con la consegna della relazione, e il 17 novembre con la prossima udienza, avrà la consulenza medica affidata ieri dal Tribunale a un cardiologo, un geriatra e una psichiatra per chiarire se esistano “condizioni impeditive”, non solo fisiche ma “anche psichiche”, alla capacità del leader di Forza Italia di partecipare al proprio processo con cognizione di quanto man mano vi si svolge. A loro volta i pm hanno incaricato altri tre consulenti di parte, e altrettanto farà la difesa tra oggi e domani. A seconda dell’esito, la posizione di Berlusconi (ipotesi di corruzione di testi) verrà stralciata o meno dai 28 coimputati» [CdS].

  1. non intende sottoporsi a una perizia psichiatrica

Silvio Berlusconi, con una dichiarazione depositata oggi, tramite i suoi legali, al presidente del collegio della settima penale milanese Marco Tremolada, ha rifiutato l’esame sul suo stato di salute, che doveva verificare le sue condizioni, sia fisiche sia mentali. «L’ipotesi di sottopormi ad una ampia ed illimitata perizia psichiatrica da parte del Tribunale dimostra, per ciò che ho fatto nella vita in molteplici settori fra cui l’imprenditoria, lo sport e la politica, un evidente pregiudizio nei miei confronti e ben mi fa comprendere quale sarà anche l’esito finale di questo ingiusto processo. Non posso quindi accettare tale decisione, che è lesiva della mia storia e della mia onorabilità. Si proceda, dunque, in mia assenza». A questo punto non si farà più la perizia medico-legale sulle condizioni di salute di Berlusconi. Sono venuti meno, infatti, i presupposti per i quali i giudici della settima sezione penale l’avevano decisa, ossia il legittimo impedimento presentato l’8 settembre dagli avvocati dell’ex premier. Ora il collegio dovrà fissare una nuova udienza ravvicinata per andare avanti col dibattimento al posto di quella del 17 novembre, in cui si sarebbe dovuto discutere sulla perizia, dopo il deposito.

«Traduzione: il Cav verrà condannato e quindi può dire addio ai vaghi sogni di Quirinale e di rinnovata centralità politica» [Dagospia].

California, Newson confermato governatore

«Il governatore democratico della California, Gavin Newson è uscito a testa alta dallo scontro alle urne con i Repubblicani che avevano chiesto il suo “recall”, procedura referendaria che consente la revoca e sostituzione del governatore. Con il 70% delle schede scrutinate, il suo vantaggio è diventato insormontabile, 64 a 36 per cento. Il principale rivale alle urne, Larry Elder, personalità radiofonica ultra-conservatrice, è stato con efficacia denunciato da Biden e Newsom come un fedele seguace dell’ex presidente Donald Trump» [Sole].

De Benedetti vuole La7?

Scrive Dagospia che Carlo De Benedetti, già editore del Gruppo Espresso e ora del quotidiano Domani, sarebbe interessato a comprare La7 di proprietà di Urbano Cairo. Proprio da Cairo è arrivata una risposta all’indiscrezione: «Si precisa che non c’è alcun interesse del Gruppo Cairo Communication a cedere La7 e che in ogni caso non c’è stato alcun contatto in tal senso con l’ingegner Carlo De Benedetti».

Amazon scende a patti con Cgil, Cisl e Uil

Ieri, al ministero del Lavoro, Amazon e le associazioni datoriali del Delivery hanno firmato un protocollo che prevede il riconoscimento reciproco delle parti e del contratto nazionale Logistica, trasporto merci e spedizione come strumento regolatore del rapporto di lavoro.

Simon Biles al Senato Usa

La ginnasta Simone Biles ieri non ha nascosto le lacrime davanti alla commissione giustizia del Senato statunitense chiamata a fare luce sulle negligenze dell’Fbi nell’indagine su Larry Nasser, ex medico della nazionale di ginnastica artistica. Nel 2018 Nasser è stato condannato a una pena che va dai 40 ai 175 anni di carcere per abusi sessuali su più di 150 ginnaste. Biles si è presentata davanti ai senatori insieme alle ex compagne Aly Raisman e McKayla Maroney e ha detto: «Sono una vittima di abusi sessuali e le circostanze che hanno portato a questo e hanno lasciato che continuassero sono direttamente legate al fatto che le organizzazioni create dal Congresso per proteggere me come atleta, non hanno fatto il proprio lavoro».

Zaki alla sbarra

Ieri a Mansoura, in Egitto, c’è stata la prima udienza del processo che vede Patrick Zaki imputato per «diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese». Due anni fa, il giovane, 30 anni, studente all’Università di Bologna, aveva pubblicato un articolo in difesa della minoranza cristiano-copta, cui appartiene la sua famiglia: ora rischia fino a cinque anni di carcere). Lui s’è dichiarato innocente. Oltre al padre George e alla sorella Marise, erano presenti in Aula due diplomatici italiani e altre due colleghe delle ambasciate di Germania e Canada.

«Zaki è arrivato in aula nella tarda mattinata ed è stato ammanettato nella gabbia degli imputati. Durante l’udienza, durata cinque minuti, ha salutato a mani giunte una dozzina di parenti, attivisti e i due diplomatici italiani in aula. Barba, occhiali e codino, Patrick era vestito tutto di bianco con camicia, pantaloni larghi e scarpe da tennis. Ha parlato con impeto davanti a un giudice principale, uno a latere e un cancelliere lamentando in sostanza di essere stato detenuto oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato adesso» [CdS].

Il Tribunale ha aggiornato la seduta al 28 settembre. Fino ad allora Zaki resterà in carcere. Il portavoce di Amnesty International Italia giudica la cosa con sollievo: «Lo scenario peggiore era una condanna immediata e inappellabile».

L’ex premier libanese fugge negli Stati Uniti

L’ex primo ministro libanese Hassan Diab, 60 anni, professore di ingegneria informatica all’American University di Beirut, è fuggito negli Stati Uniti senza che la polizia di frontiera gli impedisse di lasciare il Paese. Diab era stato inserito nella lista di nove alte personalità istituzionali accusate di non aver fatto abbastanza per evitare il disastro del 4 agosto 2020, quando, nel porto di Beirut, esplosero 2.750 tonnellate di nitrato d’ammonio, causando 214 morti e 7 mila feriti. In quanto primo ministro dimissionario aveva goduto finora dell’immunità istituzionale. Senonché, venerdì scorso, è stata finalmente annunciata la formazione del nuovo governo libanese guidato da Najib Miqati, e il giudice aveva fissato un appuntamento per interrogarlo il prossimo 20 settembre [Mess].

Il primo ministro di Haiti finisce nei guai

«Il procuratore generale di Haiti, Bed-Ford Claude, ha chiesto al giudice che indaga sull’assassinio del presidente Jovenel Moise d’incriminare il primo ministro Ariel Henry. I sospetti sono legati a presunte telefonate fatte a uno dei principali sospettati dell’omicidio, Joseph Badio. “Ci sono abbastanza elementi compromettenti per perseguire Henry e chiedere la sua piena accusa”, ha scritto Claude aggiungendo che le chiamate sono state fatte alle 4:03 e alle 4:20 del 7 luglio, il giorno in cui un commando armato ha ucciso il presidente nella sua casa di Port-au-Prince. Casa nelle cui vicinanze, proprio a quell’ora, si trovava Joseph Badio. Nel documento il procuratore afferma che le chiamate sono durate un totale di sette minuti e che Henry era all’Hotel Montana di Port-au-Prince» [CdS].

Il Parlamento europeo è pro-gay

Il Parlamento europeo – con 387 favorevoli, 161 contrari e 123 astenuti – ha approvato una risoluzione per esortare i ventisette Stati membri «a rimuovere tutti gli ostacoli che le persone Lgbt affrontano nell’esercizio dei loro diritti fondamentali», che i matrimoni o le unioni registrate in uno Stato Ue siano riconosciute in tutta l’Unione. Gli eurodeputati di Pd, M5S e Italia Viva hanno votato a favore, quelli di Lega e Fratelli d’Italia contro, quelli di Forza Italia si sono divisi tra favorevoli, astenuti e contrari [Mess].

Mosca ordina una stretta sul web

Mentre le elezioni per la Duma si avvicinano, Rostelecom, colosso delle telecomunicazioni russo e principale fornitore di servizi digitali del Paese, ha scritto alle sue filiali chiedendo di bloccare l’accesso ai server Dns di Google e Cloudflare, servizi che permettevano di aggirare i blocchi ai siti e alle app vietate in Russia.

Tra queste app vietate in Russia c’è pure quella di Alexei Navalny.

Il San Giovanni di Roma colpito dagli hacker

L’ospedale San Giovanni di Roma è stato colpito da un attacco di hacker, che hanno utilizzato lo stesso virus ransomware che, meno di due mesi fa, aveva messo in ginocchio la regione Lazio. In via dell’Amba Aradam, sede dell’ospedale, le guardie giurate hanno blindato gli ingressi fin dal primo pomeriggio, mentre una squadra speciale della Postale ha preso possesso dei sistemi informatici per analizzarli e ricostruire come gli hacker hanno avuto accesso alla rete del San Giovanni, bloccando in pratica 300 server e 1.500 postazioni computerizzate. Le conseguenze non si sono fatte attendere perché alcuni pazienti con visite e interventi non urgenti sarebbero stati rimandati a casa, in tilt il sistema di accessi al Pronto soccorso, anche per l’impossibilità di gestire l’enorme mole di dati quotidiani, se non tornando ai metodi tradizionali, ovvero carta e penna [CdS].

In cella dopo 19 anni

«Risolto dopo 19 anni il caso dell’omicidio di di Alfredo Chimenti detto «Cacciavite». Per la Procura di Livorno il killer fu Riccardo Del Vivo, adesso 72enne: fu lui a premere il grilletto la notte del 30 giugno 2002, scaricando su Chimenti, 47 anni, 5 o 6 colpi di pistola calibro 38, mentre rincasava. Insieme a Del Vivo, finito ai domiciliari, sono stati arrestati per omicidio in concorso Massimo Antonini, 64 anni, e Gionata Lonzi, 51 anni. Il movente sarebbe collegato ai contrasti nell’ambito della guerra fra bande attive nel mondo delle bische e del gioco d’azzardo» [CdS].

Arriva il Prosecco croato

La Commissione europea ha deciso di pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale Ue la domanda di registrazione del “Prošek” presentata dalle autorità croate. I viticoltori veneti sono sul piede di guerra. Il ministero delle Politiche agricole intende fare ricorso [Sta].

Il terrorista e il professore

di Stefano Lorenzetto

L’Arena

Il paradosso che meglio d’ogni altro descrive la vita del veronese Arrigo Cavallina, il fondatore dei Pac (Proletari armati per il comunismo) che arruolò il pluriomicida Cesare Battisti, è questo: gli uomini migliori li ha conosciuti nei 12 anni – «o quasi 13, non li ho mai contati» – trascorsi nelle galere di mezza Italia, di cui oltre 11 per detenzione preventiva, record tuttora imbattuto in Europa, senza una sola condanna definitiva e senza essersi mai imbrattato di sangue le mani, inseguito da mandati di cattura per concorso in omicidio, ferimenti, attentati, rapine, incendi, banda armata.

Il primo fu don Paolo Dal Fior, cappellano del Campone, che Cavallina tratteggia con accenti toccanti in uno dei propri libri, Il carcere del pane azzimo. «Una persona meravigliosa. Poteva essere la giornata più storta, ma avevo la certezza che prima di sera lui si sarebbe affacciato sulla soglia della mia cella, e non lo faceva solo con me, ma con tutti i detenuti», ricorda. Il secondo fu Cesare Cavalleri, giornalista e scrittore, che dal 1956, con le Edizioni Ares, stampa in esclusiva per l’Italia le opere di san Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, e ha pubblicato La piccola tenda d’azzurro che i prigionieri chiamano cielo, il libro di Cavallina sul carcere. «Era stato mio insegnante al Pindemonte. Nel 1984, mentre mi trovavo detenuto a Rebibbia, ricevetti una sua lettera, nella quale mi chiedeva semplicemente: “Posso fare qualcosa per te?”». Fra Cavalleri e Cavallina nacque così una simbiosi umana che, coerente con l’etimologia equina dei rispettivi cognomi, onora la nobiltà della cavalleria medievale e trova corrispondenza in una delle sette opere di misericordia corporale che san Pio X codificò nel catechismo a uso del popolo: la sesta, quella che precede «Seppellire i morti», è «Visitare i carcerati». Cavalleri è andato oltre, offrendo al suo ex studente, all’epoca un cadavere vivente, di firmare sulla propria rivista, Studi Cattolici, e su Avvenire, recandosi in varie città a parlare con gli avvocati perché lo difendessero al meglio e continuando a scrivergli per alleviare il peso della reclusione. Lo scambio epistolare, durato più di tre anni, è diventato un libro, Il terrorista & il professore, 342 pagine. Esce domani per Ares con la prefazione di Michele Brambilla.

Cavallina è nato il 17 ottobre 1945. Ha due lauree: una in economia e commercio, conseguita a Verona nel 1968, e una in giurisprudenza, che si può definire itinerante: cominciò gli studi da detenuto alla Statale di Milano, li proseguì a Roma e li concluse all’Università di Teramo. Non si è mai considerato un terrorista. «Terrorismo, per me, erano piazza Fontana, piazza della Loggia, l’Italicus. Il male indiscriminato, colpire nel mucchio». Per sentenza ha lo status di «dissociato». Ha pagato il debito con la giustizia.

Oggi Cavallina vive nel rione della Carega con la moglie Elisabetta Antolini, farmacista, sposata il 10 maggio 1992 nella chiesa di Sant’Eufemia. Fa il volontario fra i carcerati con La Fraternità. In precedenza ha aiutato i tossicodipendenti con Exodus. Va a messa e si comunica, anche se non si ritiene tenero: «Neppure Gesù si considerava buono».

Come il nonno Luigi, morto prima che lui nascesse, suona il flauto. Il padre Enrico, un valdese, primo violino in Arena durante la stagione lirica, gestiva con la moglie Elisa Filippi un caffè-confetteria in via Mazzini, che aveva per insegna un cavallo.

Come nacque il rapporto con Cavalleri?

Era insegnante di statistica nell’ateneo di Verona. Frequentavo la quinta al Pindemonte, dove lui ebbe l’incarico come docente di ragioneria. Nacque subito una simpatia reciproca. L’argomento di discussione preferito fra noi era la letteratura, lo stesso trattato dalla rivista Fogli, di cui era direttore.

Lei, fin da ragazzo, scriveva poesie, se non ricordo male.

È così. Coltivavo il mito di Giacomo Leopardi. Mio padre conosceva Berto Barbarani, per cui donai a Cavalleri il cofanetto Mondadori con tutte le liriche del poeta veronese. Non le apprezzò per nulla. In questo assomiglia a Pier Paolo Pasolini, che su Barbarani diede un giudizio severo in Passione e ideologia.

Il carteggio con Cavalleri su che basi iniziò?

Sul fatto di essere perfettamente consapevole che la causa dei miei mali, e non solo miei, ero io. Non ne venivo fuori, potevo solo riempirmi di pugni. Di Cesare apprezzai subito un aspetto: pur avendo idee risolute, che non hanno mai collimato con le mie neppure sul piano teologico, si sentiva in dovere di condividere con me la sua esperienza, convinto che potesse essermi utile. E nello stesso tempo mi lasciava totalmente libero di aderirvi o no, senza che ciò scalfisse la sua disponibilità ad aiutarmi.

In che modo le venne incontro?

Pubblicò numeri monografici di Studi Cattolici per propugnare il riconoscimento giuridico della dissociazione dal terrorismo. Coinvolse il segretario della Dc, Mino Martinazzoli, che non era per nulla convinto, e Maria Fida Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate rosse.

Lei non ha aderito all’Opus Dei, al contrario di Cavalleri, che ne è un numerario dal 1959 e ha scelto il celibato apostolico.

No. Ma, benché sia percepita come un’istituzione conservatrice, non ho mai avvertito ostilità nei miei riguardi. Anzi, tante volte mi hanno invitato a parlare ai loro studenti nelle residenze universitarie di Milano e Roma o al Castello di Urio, e vi ho sempre trovato un clima amichevole. A Verona ho fatto un percorso con i ragazzi della Braida, la loro scuola primaria. Ho apprezzato uno stile pedagogico esemplare, all’avanguardia: una vera educazione alla libertà.

Allora perché sui media l’Opus Dei passa per una sorta di massoneria destrorsa?

Non facendone parte, non lo so. Dico solo che ho riscontrato un’entusiastica adesione dell’Opera agli insegnamenti di papa Francesco. Curioso, no? Molti cattolici considerano Bergoglio un marxista.

Per quale motivo lei abbracciò il comunismo?

Per coerenza con quello che avevo studiato. Venivo dal manuale di economia politica di Antonio Pesenti, dal Compendio del Capitale di Karl Marx scritto da Carlo Cafiero. Li leggevo e li battevo a macchina. Appunti spaventosi.

Li conserva ancora?

Sì, sul fondo di un armadio. Riordinando, mi capitano fra le mani ma non oso sfogliarli.

Prima di fondare i Pac, militava nella Fgci, la Federazione giovanile comunista.

Mi sentii subito a disagio. Il Pci era una macchina burocratica per la raccolta di nuove tessere. Vigeva persino il divieto di presentare gli emendamenti alle tesi congressuali. L’unico che arruolai fu Giangaetano Poli, poi eletto deputato.

Però lei aveva anche la tessera dell’Azione cattolica.

Nello stesso anno in cui scelsi la Fgci, m’iscrissi all’Ac nella parrocchia di San Pietro Apostolo, dove c’era don Egidio Antoniazzi, tomista, razionalista e aristotelico. Studiavo il positivismo per contrastarlo. Molta ammirazione e molte litigate. E poi frequentavo Gioventù studentesca, che aveva don Antonio Ceriani al vertice, mentre noi eravamo dalla parte di don Rino Breoni. Solo molti anni dopo ho capito di avere un grosso debito di riconoscenza verso il primo.

Alla fine scelse l’eversione.

Il Capitale mi aveva spiegato il perché delle ingiustizie. Dovevo cambiare il mondo. La lotta armata non fu altro che una scelta etica a testa in giù.

Perché fondò i Pac anziché entrare nelle Brigate rosse?

Le Br erano una delle opzioni. Ma i brigatisti teorizzavano la conquista del potere partendo dall’attacco al cuore dello Stato, mentre noi dalla lotta in periferia volevamo giungere al centro del sistema. I testi del professor Toni Negri mi parvero i più approfonditi. Con i Pac ci situammo alla periferia del marxismo, sul confine con l’anarchismo.

Chi la addestrò?

Le rivoluzioni si fanno con le armi. Io non sapevo nemmeno accendere un fiammifero. Vennero da Padova alcuni dirigenti e mi spiegarono che in Potere operaio esisteva un “L.I.”, livello illegale. Mi proposero di entrarci. Ci insegnarono a usare gli esplosivi nelle cave abbandonate di Avesa. Il mio primo innesco fu anche l’ultimo: fece cilecca. Impugnai una Beretta solo per il tiro al bersaglio.

Come mai reclutò Cesare Battisti? Lo definì «malavitosetto romano dall’intelligenza vivace».

L’avevo conosciuto nel 1977 nel carcere di Udine. Era già di suo l’uomo che è oggi. Non ricordo chi di noi due uscì per primo di prigione. Ci scrivemmo per anni. Avrei dovuto conservare quelle lettere. Era fuggito da Latina dopo averne combinata una delle sue, una rapina, immagino. Venne a chiedermi rifugio. Glielo trovai presso amici di Verona che poi mi rimproverarono duramente per lungo tempo. Mi chiedo quanto avrebbe potuto essere diversa la sua vita, quanto male sarebbe stato evitato a molta gente, se solo non mi avesse incontrato.

Freddaste sotto casa il maresciallo Antonio Santoro, comandante del penitenziario friulano da cui eravate usciti. Aveva 52 anni, una moglie e tre figli.

Preparai l’agguato, ma non vi partecipai. Non presi parte a nessuno dei quattro omicidi firmati dai Pac né ad altri fatti di sangue. Provo una tale ripugnanza che… (La voce s’incrina). Mi sembra un atto così irrecuperabile…

Chi fece fuoco?

Uno solo.

Battisti?

Dico solo che chi sparò ne rimase sconvolto.

Se fu Battisti, come ha stabilito una sentenza, non pare pentito.

Io so per certo che, nell’immediatezza dell’omicidio, chi lo eseguì subì un capovolgimento di personalità.

Ma che cosa speravate di ottenere, ammazzando?

Era la fase estrema di un sogno rivoluzionario, sapevamo che non saremmo riusciti a imporre il governo proletario. Stabilimmo di colpire il personale delle prigioni che deteneva illegalmente i nostri compagni. Nei penitenziari il livello di violenza era inaudito.

Ha più incontrato Toni Negri?

Non ho nessun motivo per farlo. Scappò in Francia, non si comportò benissimo nei nostri riguardi.

Frequentava Renato Curcio?

Mentre studiava sociologia a Trento, venne al Centro d’informazione che Walter Peruzzi, docente di filosofia alle magistrali Montanari, coordinava in via Cappello. Curcio non aveva ancora fondato le Br. Poi Peruzzi si trasferì a Milano. Andai da lui a consigliarmi su come difenderci dai compagni che minacciavano di spaccarci le ossa se avessimo compiuto certe azioni. La sua risposta fu disarmante: «Se prima che le facciate sanno già che siete stati voi, meglio che lasciate stare».

Lei sostiene che per il reo potrebbe esserci una pena basata sul perdono e non per questo meno efficace.

Per tanto tempo ho avuto del perdono la stessa idea che ne ha la gente: un moto dell’anima. Però il male fatto rimane, le conseguenze penali anche. Dunque a che serve il buon cuore? Il reato rompe una relazione e provoca un’offesa: alla vittima, ai familiari, alla società, alla dignità di chi lo commette, ai parenti del colpevole. Invece di rispondere con altro male, lo Stato deve ricostruire questa relazione.

Come?

Se sussiste il rischio che il reato possa essere ripetuto, è preferibile che il reo resti separato dagli altri. Ma se questo pericolo non c’è, quella parte di pena non finalizzata alla rieducazione del condannato diventa quasi abusiva. Una vendetta inutile.

Però persino la confessione sacramentale contempla, con il perdono, la penitenza e l’obbligo di rimediare al male arrecato.

Mi batto per la giustizia riparativa. Un conto è stare chiusi in una stanza a non fare niente, mantenuti dallo Stato per il resto della vita, come succede con l’ergastolo, e un altro conto è compensare le vittime del reato e la società che hai gravemente danneggiato.

Prima di finire in prigione, lavorava?

Sì. Nel 1964 fui assunto nell’ufficio ragioneria del Comune di Verona e ci rimasi per quattro anni. Appena laureato, presentai domanda di supplenza come insegnante, ma non c’era posto. Partii per l’Abruzzo sulla mia 500, perché mi avevano detto che là cercavano docenti. La preside della scuola media di Pescasseroli mi diede per un anno la cattedra di scienze e matematica. Dopo gli esami di abilitazione, tornai a Verona a insegnare prima al Giorgi e poi al Sanmicheli. Nel frattempo era nato Potere operaio. Chiesi il trasferimento a Rho per essere vicino a Milano, il cuore delle lotte sindacali. Tempo due anni e fui arrestato.

Oggi si descrive «molto felicemente sposato». Come conobbe Elisabetta?

Era catechista nel suo paese, Settimo di Pescantina. Venne ad ascoltarmi mentre presentavo padre Carmelo Di Giovanni, cappellano degli italiani detenuti a Londra. Alla fine mi chiese di andare a parlare ai suoi ragazzi.

Sarà stato difficile, per sua moglie, sfidare le convenzioni sociali e sposare un ex detenuto.

Con grande stupore, più mio che suo, non accadde nulla. Suo padre Plinio, farmacista, a Settimo incarnava una leggenda. Come la madre, era un conservatore. Eppure mi accolsero a braccia aperte. Lo stesso il fratello di Elisabetta e gli amici di famiglia.

Perché voi volevate fare la rivoluzione mentre i giovani di oggi pensano solo ad apparire su Instagram e a ingollare spritz?

Eeeh! (Abbassa lo sguardo e riflette). Vivono di lavoro non pagato. Dispongono di beni in misura superiore a quella che ognuno dovrebbe meritarsi con la fatica. Noi una visione del futuro, sebbene completamente sbagliata, l’avevamo. Loro non ce l’hanno proprio. Volevamo costruire qualcosa per il domani e abbiamo aggravato la situazione dell’oggi. È andato smarrito il valore educativo dell’attesa. Un oggetto dovrebbe arrivare parecchio tempo dopo il desiderio, e non precederlo. C’è uno spazio di mezzo. Il traguardo devi guadagnartelo.

Prova mai la sensazione di aver sprecato la sua vita?

Caspita… (La voce torna a incrinarsi). Ma se la moglie che ho, gli amici che mi vogliono bene, le cose che riesco ancora a fare vengono fuori da una vita sprecata, significa che davvero Dio sa trarre risorse di bene anche dal male.

Stefano Lorenzetto

di Nicola Dario

 

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