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Il mondo gira cosi…

A inizio anno il ministero delle Finanze tedesco, sborsando 2 milioni di euro, ha ricevuto da fonte anonima un cd contenente una lista di milioni di nominativi di titolari di beni registrati negli Emirati arabi, ed in particolare a Dubai, uno dei più noti paradisi fiscali del mondo. Ora, secondo quanto previsto da una direttiva europea del 2011 sulla cooperazione fiscale, tutti i dati sono stati messi a disposizione degli altri Paesi europei. L’Italia, si è appresso ieri da fonti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è già fatta avanti e tramite l’Agenzia delle entrate ha chiesto di conoscere i nominativi degli italiani [Sta].

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A dicembre 2020 la signora Lynn Forester De Rothschild, moglie del finanziere britannico Sir Evelyn Robert de Rothschild, socia fondatrice e amministratrice di Inclusive Capital Partners, membro del partito democratico americano, amica della famiglia Clinton, rapporti solidissimi con il Vaticano, ha fondato il Council for Inclusive Capitalism with the Vatican, un’organizzazione senza scopo di lucro per «sviluppare iniziative che inducano la trasformazione del capitalismo per rendere le economie e le società più inclusive, dinamiche, sostenibili e affidabili». Il Council, che ha eletto Papa Francesco come propria guida morale, «è composto da un gruppo di leader aziendali e globali che insieme rappresentano qualcosa come 10,5 trilioni di dollari di patrimonio in gestione, 2,1 trilioni di capitalizzazione di mercato e oltre 200 milioni di lavoratori sparsi in 163 Paesi. Altro che la Trilateral di David Rockefeller o il think tank dei “poteri forti” Bilderberg. Ma chi partecipa a questa fondazione di capitalisti francescani che si definiscono “The Guardians”? Si va dal chairman di Allianz, Oliver Bäte, a quello di Dupont, Edward D. Breen, dal Ceo di Merck, Kenneth C. Frazier, a quello di Johnson & Johnson, Alex Gorsky. E poi, nella finanza, il numero uno di Visa, Alfred Kelly, e quello Bank of America, Brian Moynihan. E poi gli esponenti di British Petroleum, Saudi Aramco, Estée Lauder, Mastercard e così via. Ma non mancano le grandi fondazioni no profit, come la Rockefeller Foundation con il presidente Rajiv Shah e la Ford Foundation con il presidente Darren Walker. E gli italiani? A parte gli italo-americani, come Carmine Di Sibio, global Chairman e Ceo di EY, il manager napoletano Fabrizio Freda, presidente e amministratore delegato di The Estée Lauder Companies, leader mondiale nella cosmetica e profumeria, il finanziere Enzo Villani, fondatore di Alpha Sigma Capital o l’avvocato Albert B. Maggio Jr. dello studio Crgo Law basato in Florida, di italiani basati in Italia ce ne sono solo due. Uno è conosciuto per i suoi (costosi) cachemire, Brunello Cucinelli, già noto come imprenditore attento al sociale (famoso il suo sistema di welfare aziendale). L’altro è Piergiorgio Bassi, un imprenditore con rapporti di altissimo livello in Vaticano, fondatore di Pgb Group, azienda attiva in Italia e all’estero in diversi settori, tra cui bank & finance, commodities, innovazione tecnologica e relazioni internazionali» [Occhio di Lince, Tag43].

Mediaset diventa olandese

L’assemblea di Mediaset ha approvato il trasferimento della sede non fiscale in Olanda. Tutte le attività restano in Italia e le azioni continueranno a essere quotate alla Borsa italiana. «L’assemblea, che ha anche approvato il bilancio 2020 di Mediaset ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione che vedrà ancora Confalonieri alla presidenza e Pier Silvio Berlusconi nel ruolo di ad, è il test (passato) degli accordi fra il gruppo di Cologno e Vivendi che dopo cinque anni di scontri condotti nei tribunali di tutta Europa hanno siglato il 3 maggio un’intesa che prevederà l’uscita graduale in 5 anni di Vivendi dal capitale Mediaset e un concreto patto di non belligeranza, che ha avuto la sua prima vera eco proprio in questa approvazione congiunta del trasferimento in Olanda della sede Mediaset» [Biondi, Sole].

Zambon

«Lavoravo da 13 anni nell’Oms con contratto a tempo indeterminato. Prima cinque anni a Mosca, poi Venezia… Ho dovuto rinunciare anche al Tfr. Per regolamento interno quando ci si dimette dall’Organizzazione non si ha diritto al trattamento di fine rapporto».

Lei quindi non ha più entrate?

«È la ragione per cui sto cercando di vendere la casetta che avevo comprato in città. Potrei metterla anche in affitto ma il periodo è difficile. In ogni caso mi sono già spostato a Domegge, Cadore, in un piccolo appartamento di famiglia».

Ci può dire quanto guadagnava all’Oms?

«Il costo per l’azienda era di 220 mila dollari l’anno, lo stipendio circa 7.500 euro netti al mese. Il mio contratto fino alla pensione aveva un valore di quasi 4 milioni di dollari. Diciamolo: nessuno si dimette mai dall’Oms».

Un signor stipendio, non poteva fare le sue battaglie rimanendo nella struttura?

«L’ambiente di lavoro era diventato difficile, io ero sempre più emarginato. Non è stata comunque una scelta facile. Diciamo che in me ha prevalso la questione di principio: l’Oms aveva tradito la sua missione di indipendenza, di trasparenza, di organismo super partes che tutela la salute dei cittadini nel mondo. Il mio rapporto sulla pandemia era stato ritirato solo perché dava fastidio al governo italiano, non per ragioni di verità. Inaccettabile» [Francesco Zambon, a Andrea Pasqualetto, CdS].

Il dottor Zambon, trevigiano di Vittorio Veneto, ha lasciato l’Oms tre mesi fa denunciandone le opacità.

Google nel mirino di Bruxelles per la pubblicità

La vicepresidente della Commissione Europea con delega alla concorrenza Margrethe Vestager ha annunciato che la Commissione avvierà un’indagine antitrust per verificare se Google abbia penalizzato i suoi rivali in vari servizi collegati al mercato della pubblicità online, favorendo i propri prodotti a discapito dei loro. La Vestager ha detto che Google è presente «a quasi ogni livello della catena dei servizi legati alla pubblicità online» e che la Commissione «è preoccupata» per la possibilità che abbia reso più difficile la competizione coi suoi concorrenti in vari ambiti. Le indagini avranno anche l’obiettivo di assicurarsi che le politiche di Google sul tracciamento dei dati dei suoi utenti siano «coerenti con un sistema di concorrenza leale».

Il business della pubblicità online è di gran lunga il più importante per Google, e quella appena annunciata dalla Commissione è la più grande inchiesta avviata finora sul tema. Nel 2020 l’azienda ha fatto registrare a livello globale entrate pari a circa 147 miliardi di dollari (circa 124 miliardi di euro) grazie ai suoi servizi collegati alla pubblicità online, per esempio AdX, una delle principali piattaforme per le aste online della pubblicità, e DoubleClick for Publishers, uno dei principali sistemi di vendita della pubblicità [il Post].

Le città con più smog in Europa

Nella classifica delle dieci città più inquinate d’Europa, quattro sono italiane, tutte situate nella Pianura Padana. Cremona, Pavia, Brescia e Vicenza hanno una qualità dell’aria classificata «molto scarsa» e condividono questo primato con altrettante città della Polonia vicine a bacini minerari carboniferi. La graduatoria è stata pubblicata dall’Agenzia Europea dell’ambiente (Aea) e prende in considerazione la concentrazione di polveri sottili misurate tra il 2019 e il 2020. La mappa dello smog ha messo sotto esame 323 città europee partendo dal limite fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità secondo la quale la soglia consentita è di 10 microgrammi di pm 2,5 ogni metro cubo d’aria. Le cinque città con l’aria peggiore sono: Novy Sacsz (27,31 la concentrazione di particolato) e Zgierz (25,15), Cremona (25,86), Vicenza (25,58) e Slavonski Brod, in Croazia (25,75). Seguono Cracovia, Piotrkow e Zory (sempre in Polonia), Veliko (in Bulgaria) oltre a Brescia e Pavia. A Milano la concentrazione misurata da Aea è 20,13 e a Roma 12,94. Le migliori invece sono risultate Uppsala e Stoccolma (in Svezia), Tallin Narva e Tatu (tutte in Estonia), Bergen e Trondheim (Norvegia) e Salamanca (Spagna). Tutte hanno valori di polveri sottili inferiore a cinque.

Buste paga

«Pio XI, definì Mussolini “l’uomo della Provvidenza”. Disse così, ma avrebbe dovuto usare il plurale, non il singolare. Perché le provvidenze dello Stato italiano verso il Vaticano da allora in poi formano un fiume, un flusso di quattrini. Già la Convenzione finanziaria, allegata ai Patti lateranensi, si misurava in soldoni: 1 miliardo e 750 milioni di lire. Tenendo conto che l’intero bilancio pubblico viaggiava a quel tempo sui 20 miliardi di lire, significa che per chiudere la “questione romana” abbiamo sborsato quasi un decimo del nostro patrimonio. Ma nei decenni successivi la spesa è lievitata come un panettone. È il caso dei 5 miliardi di euro mai corrisposti dal Vaticano per l’Ici, l’imposta comunale sugli immobili; eppure nel 2018 una pronunzia della Corte di giustizia europea ne aveva decretato l’obbligo, giacché l’esenzione dell’Ici è incompatibile con le norme sugli aiuti di Stato. È il caso inoltre del finanziamento delle scuole cattoliche: un rubinetto aperto dal governo D’Alema nel 2000, benché l’articolo 34 della Costituzione disponga che le scuole private agiscono “senza oneri per lo Stato”» [Ainis, Rep].

«La7 perdeva 100 milioni all’anno…quello era stato il suo trend nei dieci anni precedenti e per questo Telecom Italia Media decise di vendere. Cento milioni di perdite all’anno corrispondono a circa 8 milioni al mese, 270 mila euro al giorno, 27 mila euro all’ora della giornata lavorativa, 500 euro al minuto. Ci scherzavo su e ci scherzo ancora: lavarmi le mani per due minuti mi costava mille euro…» [Urbano Cairo, 64 anni, a Paola Pica, CdS].

Intervistato dall’Ansa, Cairo ha detto che «È indiscutibile che La7 faccia servizio pubblico» e ha chiesto un sostegno pubblico al settore televisivo privato, anche attraverso la ripartizione di quote del canone Rai: «È stato un anno e mezzo molto duro e così come hanno avuto ristori altri settori, sarebbe giusto che avessimo anche noi un sostegno. Il cinema ha il tax credit al 40%, non vedo perché non ci debba essere la stessa attenzione per le produzioni televisive» [Fatto].

«Il consiglio di amministrazione dell’Inpgi ha approvato a maggioranza (10 favorevoli, 3 contrari) una ristrutturazione in cinque mosse che valgono però meno di 20 milioni l’anno. Una goccia nel mare, poiché nel 2020 l’istituto presieduto da Marina Macelloni ha inanellato il quarto anno consecutivo di rosso con 242 milioni di perdite. Nel dettaglio, il piano prevede un contributo straordinario dell’1% per cinque anni sui redditi dei giornalisti attivi o pensionati. Penalizza poi fino al 7,25% le pensioni anticipate di anzianità che non saranno più legate all’età di pensionamento, ma agli anni di contribuzione mancanti rispetto ai requisiti per l’assegno anticipato dell’Inps. Prevede inoltre una stretta sul cumulo di pensione e redditi con una soglia massima che scende da 22 mila a 5 mila euro a partire dal 2022, con il taglio della pensione in caso di sforamento che non può superare la metà dell’assegno. Il piano mantiene il tetto dei 22 mila euro per i pensionati con reddito fino a 38 mila euro, la retribuzione minima del redattore ordinario Fieg. Sospende da subito tre prestazioni facoltative: assegno di super-invalidità, ricovero in case di riposo e sussidi» [Capozzi, Fatto].

La società di consulenza Mercer, prendendo in esame fattori come i trasporti, il cibo, gli alloggi e l’intrattenimento offerti, ha scoperto che la città più cara al mondo per i lavoratori stranieri è Ashgabat, la capitale del Turkmenistan, 1 milione di abitanti, famosa per l’altissima concentrazione di edifici in marmo bianco. Molti cittadini di Ashgabat non possono permettersi nemmeno cose basilari come il cibo. È normale vedere le persone in fila per ore fuori dai negozi per procurarsi pane o farina. Nel settembre dello scorso anno, un rapporto di Human Rights Watch (HRW) affermava che la pandemia di Covid-19 aveva «esacerbato drasticamente la preesistente crisi alimentare del Turkmenistan». E l’inflazione si è impennata, fino a raggiungere un picco del 13,8% nel 2018 [ItaliaOggi].

Boris Johnson vuole far costruire un nuovo yacht chiamato «Britannia, erede di quel «Britannia» che era stato ritirato dal servizio nel 1997 e che aveva visto più volte a bordo la regina Elisabetta e i membri della famiglia reale, che dovrà solcare i mari per promuovere la Global Britain, ormai libera dalla zavorra europea: «Sarà il primo vascello di questo tipo al mondo e rifletterà il fiorente status del Regno Unito quale grande, indipendente nazione marittima commerciale». Senonché, costruirlo costerebbe 200 milioni (quasi 250 milioni di euro) e né il ministero della Difesa né quello del Tesoro vogliono finanziarlo. Inizialmente, Johnson voleva intitolarlo al Principe Filippo, ma Buckingham Palace ha silurato l’idea [Ippolito, CdS].

«Ma non è solo una questione di soldi: è il progetto stesso che fa storcere il naso a molti. L’ex Cancelliere dello Scacchiere Ken Clarke, che ora siede alla Camera dei Lord per i conservatori ma è uno strenuo critico di Johnson e della Brexit, ha bollato il nuovo “Britannia” come una “stupida sciocchezza populista”: a Downing Street, ha detto alla Bbc, “credono che sventolare la Union Jack e mandare yacht e portaerei in giro per il mondo faccia vedere che grande potenza che siamo”. E il contrammiraglio a riposo Chris Parry ha paragonato il vascello, di cui il governo ha diffuso dei disegni, alla barca di un oligarca russo: “Non andrei in mare in quella roba”, ha chiosato. Il progettista di transatlantici Stephen Payen è stato ancora più caustico: il “Britannia” gli ricorda “un peschereccio degli anni ‘50”».

Da presidente dell’Apsa (Amministrazione patrimonio Sede apostolica) avrà notato la parte in cui Fedez dice che non pagate le tasse.

«Esattamente. O ignora le cose o è in malafede. Lo informo che, per fermarci al 2020, l’Apsa ha versato 5.950.000 euro di Imu e 2.880.000 di Ires, solo per il patrimonio della Santa sede. Ma ci sono altre realtà ecclesiali. E pagano».

Ad esempio?

«Il Governatorato, che gestisce tutti i beni nelle mura vaticane, paga Imu e Ires, il Vicariato di Roma, la Cei, Propaganda Fide e vari enti religiosi».

Perché non rendete pubblici tutti i dati?

«Dopo l’approvazione del consiglio per l’economia, nella seconda metà di luglio, pubblicheremo il bilancio. Le anticipo alcuni dati: sono 4.051 gli immobili (2.904 di proprietà dell’Apsa, 1.147 di altri enti). Tra questi 937 sono pertinenze e 371 ad uso commerciale».

Fedez parla di 5 miliardi sottratti al fisco dal 2005 per strutture a fini commerciali.

«Mi piacerebbe sapere da lui chi ha messo in giro queste cifre e da dove le ha ricavate: in base a quale legge, su quali immobili. Circolano numeri strampalati che alimentano la leggenda di un immenso patrimonio. Non è così. Se vuole farci una visita abbiamo appena finito l’inventario degli immobili, frutto di un lavoro di allineamento con il catasto. Stiamo anche lavorando a un’eventuale intesa con l’Ismea per vedere quali terreni continuare a far fruttare e quali mettere a disposizione di cooperative».

E le chiese?

«La legge che dispensa dal pagamento delle tasse non riguarda solo la Chiesa cattolica ma tutte le confessioni religiose. Come le onlus, i partiti, i sindacati» [Nunzio Galantino, 72 anni, monsignore, a Virginia Piccolillo, CdS].

«Warren Buffett si è dimesso da fiduciario della fondazione Bill and Melinda Gates. Il miliardario-filantropo ha donato in beneficienza la metà della sua ricchezza (105,3 miliardi di dollari, secondo Forbes). “Con l’ultima donazione da 4,1 miliardi sono a metà strada”» [CdS].

«Per chi vive in Colorado può essere complicato trovare un impiego, specialmente in telelavoro. Per cercare di colmare il gap salariale tra uomini e donne e aumentare la trasparenza, le autorità locali hanno promulgato in gennaio una legge che impone ai datori di lavoro che assumono nello stato Usa di pubblicare il salario o la forchetta di retribuzione per ciascuna posizione, anche in telelavoro. Una misura che si è trasformata in un boomerang per i lavoratori di questo stato di 5,5 milioni di abitanti. Per evitare di svelare queste informazioni, diverse aziende, tra cui J&J e Cbre, non esitano a scrivere sui propri annunci per posizioni in telelavoro “Abitanti del Colorado, astenersi”. Solo Amazon si è piegato: per un posto di informatico a distanza, il colosso dell’e-commerce ha indicato il salario medio dei suoi impiegati che esercitano questa attività in Colorado: una cifra compresa tra 116.400 e 160.000 dollari» [ItaliaOggi].

A Barcellona ci sono imprese che per colmare il divario di genere sui pedali ha pensato di introdurre un piccolo bonus in busta paga: le donne che usano la bici guadagnano un 5% in più [Mercuriali, ItaliaOggi].

Racconta Marta Serrano, fondatrice di Mujeres en Movimiento, paladina delle cicliste spagnole: «Le donne hanno una percezione del rischio superiore, anche perché tendono a subire più violenze in strada: per esempio gli automobilisti se la prendono di più con noi e questo non è bello mentre si pedala. Inoltre le donne tendono a spostarsi per accompagnare i figli nelle varie attività, per fare la spesa, e fare questi spostamenti in bici è più complicato e mancano le infrastrutture sicure per farli».

«Mille rider sono stati assunti da Just Eat a Milano con il contratto di lavoro del settore della logistica. Il contratto prevede l’applicazione di festività, lavoro straordinario, ferie, malattia, maternità/paternità. La retribuzione: un salario di partenza da 8,50 euro all’ora, più il premio di risultato di 0,25 euro a consegna e l’accantonamento del Tfr» [Leggo]. 

Carceri

Italiani

«Quando arrivi a San Vittore c’è un punto di smistamento. Ti fanno spogliare completamente nudo. Tu depositi la roba che hai nel cassetto, togli la cintura e tutto poi viene messo in un sacco nero, come quelli della spazzatura. Ti danno tre-quattro coperte e ti portano al tuo posto».

Che era?

«Terzo raggio. Una stanza dove aspettare il proprio turno. Poi la cella. Sono stato lì dieci giorni. Sono stato fortunato» [Simone Uggetti, 47 anni, a Claudio Cerasa, Foglio].

Catalani

Com’era la vita in cella?

«Mai fatto tanto sport in vita mia. Mai letto tanto. Mai migliorato così l’inglese. Le prigioni catalane sono un fiore all’occhiello. Per tutti i detenuti. Chi vuole, effettivamente può migliorarsi. Poi però c’è la solitudine, il tempo in cui puoi confrontarti con te stesso»

E lei cosa ha visto dentro?

«Che sono più forte di quando sono entrato. E più indipendentista» [Jordi Turull, 54 anni, ex portavoce di Carles Puigdemont, ad Andrea Nicastro, CdS].

Inglesi

Marta Lomartire, 24 anni, originaria di un paesino vicino Taranto e laureata all’Accademia di Belle Arti a Verona, era arrivata all’aeroporto di Heathrow il 17 aprile 2021. Voleva entrare nel Regno Unito come ragazza alla pari. Con lei aveva solo una lettera firmata dal cugino, Giuseppe Pichierri, medico, microbiologo della sanità pubblica inglese e residente a Londra da quasi 15 anni, ma non il visto lavorativo. Marta è stata fermata dalle autorità di frontiera britanniche, che le hanno sequestrato valigia, portafogli, soldi, telefono, l’hanno trasferita in piena notte all’Immigration Removal Centre di Colnbrook e l’hanno messa su un volo per Milano il giorno dopo [Guerrera, Rep].

Norvegesi

Anders Breivik, l’estremista di destra norvegese autore del massacro di Utoya, responsabile della morte di 77 persone, è detenuto nel carcere di Halden, immerso in 30 ettari di foresta, a una manciata di chilometri da Oslo. Il carcere è dotato di tv a schermo piatto, mobili moderni, stanza per la musica e percorso per il jogging. Ogni detenuto ha la propria cella, con connessione a Internet e lettore dvd. Le guardie sono disarmate, spesso pranzano e fanno sport con i detenuti e sono per metà donne [CdS].

Clamorosi

Il principe Carlo, futuro re d´Inghilterra, seguendo le sue bizzarre teorie di medicina alternativa, si sottopone, per prevenire il cancro, a dei lunghi clisteri di caffè [Rep].

A Napoli un uomo si è sentito male e i parenti, invece di aspettare l’arrivo dell’ambulanza, ne hanno rubata una [blitzquotidiano.it].

Secondo «FiveThirtyEight», un servizio di sondaggi, oggi Joe Biden batterebbe Trump con il distacco senza precedenti di otto punti [CdS].

L’Italia è il Paese più tatuato al mondo: il 48% della popolazione ha qualche disegno sulla pelle [ItaliaOggi].
Il tasso di turnover annuo dei dipendenti di Amazon è del 150%. Detto in altri termini: l’intera forza lavoro, in media, viene sostituita in meno di un anno; se c’è gente che lavora da molti anni ad Amazon significa che è compensata da altri che durano soltanto poche settimane [Foglio].

Il dato è in linea con il pensiero di Jeff Bezos, convinto che i lavoratori debbano durare poco – perché più durano e meno avranno voglia di impegnarsi, essendo la longevità sullo stesso posto di lavoro «una marcia verso la pigrizia» – ma è un male per i dirigenti – perché il serbatoio di lavoratori per Amazon non è infinito e anzi potrebbe esaurirsi presto – e per i lavoratori – perché è impossibile fondare un sindacato in un’azienda da cui tutti se ne vanno nel giro di un anno.

La violenza in Italia diminuisce, gli assassini registrati nel 2019 sono un terzo di quelli del 1991 [Foglio].

Ultime da Bruxelles

Il clima del vertice  di due gg fa è stato teso per via della legge ungherese che vieta la raffigurazione o la promozione dell’omosessualità tra i minori. La Commissione europea due giorni fa aveva invitato il governo magiaro a non promulgare la legge, ma il presidente della repubblica ungherese ieri mattina l’ha firmata lo stesso. Sembra che il primo ministro olandese Mark Rutte abbia detto che l’Ungheria «non ha più nulla da fare nell’Unione Europea» e avrebbe suggerito a Viktor Orbán di lasciare l’Unione, se infelice dei valori comunitari.

«Xavier Bettell, il premier lussemburghese, ha portato al Vertice la sua storia personale, di omosessuale felicemente sposato da sei anni: “Accettare di essere gay è stato difficile, così come cercare il modo per dirlo ai miei genitori. Stare a sentire adesso che la mia omosessualità sarebbe dovuta a qualcosa che ho visto in tv da bambino è inaccettabile; come lo è accomunare omosessualità, pornografia e pedofilia”. Anche il segretario generale dell’Onu António Guterres, ospite d’onore del Consiglio europeo, s’è unito alle prime linee dell’Ue: “Siamo in un’epoca in cui razzismo, xenofobia e intolleranza stanno riguadagnando terreno” […] Anche Mario Draghi ha affrontato in modo diretto Orbàn: “Guarda che questo trattato, sottoscritto anche dall’Ungheria, è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del trattato stesso – ha detto all’ungherese il premier italiano – spetta alla Commissione stabilire se l’Ungheria viola o no il trattato” […] L’esecutivo Ue può però adesso avviare una procedura d’infrazione “a nome di tutti noi”, come ha sottolineato ieri anche il presidente francese Emmanuel Macron. “È legge ungherese”, ha detto candidamente Orbán a chi gli chiedeva lumi sulla possibilità di ritirare il provvedimento. E se il premier belga ieri s’è presentato con la spilla rainbow al petto, a dare il benvenuto a Orbán a Bruxelles, mercoledì sera, era stata una Grand Place illuminata d’arcobaleno» [Rosana, Mess].

L’interesse di Draghi era concentrato sul dossier migranti. L’accordo si è trovato subito, il Consiglio se ne è occupato per appena una decina di minuti. Di redistribuire tra i 27 gli africani sbarcati in Italia non se ne parla (anche perché in Francia e Germania si voterà a breve), ma l’Italia è riuscita a ottenere il riconoscimento che «gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Gli Stati membri «concordano di intensificare la cooperazione con i Paesi di origine (Sahel, Mali) e di transito (Libia) come parte integrante dell’azione esterna dell’Unione Europea» [Pelosi, Sole].

Secondo quanto hanno pattuito Draghi e la Merkel nel vertice di Berlino, entro il prossimo ottobre la Commissione dovrà presentare un pacchetto di proposte per bloccare gli attraversamenti illegali e organizzare le procedure di rimpatrio. Secondo questa nuova teoria, dovrà essere direttamente l’Europa a trattare con i Paesi africani da cui partono i migranti. Dal prossimo anno la Commissione avrà a disposizione otto miliardi solo per la frontiera mediterranea. L’idea è replicare il metodo che ha già funzionato con la Turchia, che in cambio di sei miliardi di euro non fa partire 4 milioni di migranti. Bisogna dire però che applicare il modello turco ai Paesi africani, di origine o di passaggio, non sarà però facile vista l’instabilità di molti governi e i cambi di direzione dei flussi.

Grillo si riprende il M5s

«Il garante a Roma incontra deputati e senatori. Un blitz e una marcatura anche “fisica”, con tanto di foto di gruppo a Palazzo Madama (richiesta dai senatori) — 24 ore dopo l’incontro tra i parlamentari e Giuseppe Conte — con mascherine e nuovo logo dei Cinque Stelle. A deputati e senatori affida un fuoco di fila di battute e frasi, che servono per ribadire la sua centralità nel Movimento. Grillo usa la clava – metaforicamente parlando – ma al tempo stesso tiene aperta una porta per il dialogo. “Sono il garante non sono un cogl…”, sbotta. E incalza su uno dei temi per lui cruciali: “Ma perché mi devo sentir dire ‘non ti devi occupare di comunicazione’. Ma come? Io ho fatto questo per tutta la vita e allora dico che ora di cambiare la comunicazione di M5S”. Grillo si lascia andare a una sassaiola di stoccate: “Conte deve studiare e imparare cos’è il Movimento”, “gli ho detto che io sono un visionario, lui non lo è” ed è “lui ad aver bisogno di me, non io di lui”. Grillo attacca il ministro Roberto Cingolani ed elogia pubblicamente anche Luigi Di Maio (e c’è chi legge la mossa in chiave anti-Conte): “Sei uno dei ministri degli Esteri più bravi della storia”, ha detto con tanto di applauso dell’assemblea. Bordate accompagnate al tempo stesso da quelli che sembrano segnali di riavvicinamento: “Stiamo lavorando bene con Conte, per lo statuto servono ancora 2-5 giorni”. “D’accordo su tre quarti dello statuto, è una brava persona”. E tocca anche il tema dei due mandati: “Io sono per i due mandati, farei anche una legge, ma lo metteranno al voto gli iscritti”. E in serata, quando sui siti campeggiano le prese di posizione del garante, i toni cambiano e si fanno più soft» [Buzzi, CdS].

«“E io non farò di certo il prestanome”. Quando pronuncia questa frase Giuseppe Conte è sul punto di far collassare l’intero progetto a cui ha lavorato negli ultimi tre mesi. Gli hanno appena girato le agenzie che riportano in presa diretta le frasi pronunciate da Beppe Grillo di fronte all’assemblea dei deputati, dove teorizza la diarchia, dove sminuisce l’apporto dell’ex premier alla storia del M5S. Per tutto il giorno si parlano a distanza, usano parlamentari, ministri, collaboratori. Solo la sera viene fatta trapelare una telefonata diretta tra i due. Tutti nel M5S pregano che serva a ricucire. Ma non è così: ancora alle undici nessuno era in grado di confermare se oggi ci sarà meno il tanto atteso faccia a faccia» [Lombardo, Sta].

Riservatezze

Il poeta Philip Larkin, nel rifiutare una cattedra all’università di Oxford, disse che per lui l’inferno sulla terra era «una festa letteraria con persone importanti che bevono sherry» [Foglio].

«La prudenza di Ciampi era tale che, nel parlare, infilava ogni due per tre degli “evvero”, “evvero”, fingendo titubanza per meglio riflettere su ciò che diceva» [Giancarlo Perna, Il Ring – Cinquant’anni di risse tra i Poteri, Guerini e associati].

«Distinguersi, distinguersi, distinguersi. All’ombra del governo di Mario Draghi, sembra esser diventato questo l’imperativo dei partiti per sopravvivere al “commissariamento tecnico” da loro stessi generato: e paradossalmente ricorda un altro e lontano inno alla resistenza… Distinguersi per non sembrare troppo simile all’avversario diventato alleato. E distinguersi, naturalmente, per poter cercare consensi tra quattro mesi, quando milioni di italiani torneranno alle urne ed i partiti dovranno chieder voti per se stessi, e non certo per Mario Draghi» [, Sta].

Scaramanzie e dintorrni

«La sa quella di Benedetto Croce? Stava con Matilde Serao, suonarono, entrò il cameriere: “Professo’, ci sta chillo”. “Chillo chi?” “L’Innomminabbile!”. “Hiiih!”, fece Croce. E si toccò. Al che la Serao, allungando la mano: “Professo’, permetta che anch’io…”» [Stella, CdS].

Si racconta che Ferdinando I di Borbone, convinto che il canonico De Jorio fosse un potente jettatore, si rifiutò sempre di riceverlo. Il 3 gennaio del 1825, dovendo presentargli un manoscritto, il prelato riuscì a incontrarlo per pochi minuti. Il sovrano, che per tutto il tempo strinse nervoso un cornetto di corallo nella mano, morì il mattino dopo per un colpo apoplettico.

«Prendete un corno capiente e stipate al suo interno lo sterco di una vacca che abbia appena partorito dei vitellini. Mettete poi sottoterra quel corno pieno di escrementi; ma, attenzione, prima che inizi la stagione invernale. Dissotterratelo a Pasqua e lo troverete “arricchito e impregnato di energia cosmica”. A quel punto avrete ottenuto il cornoletame, un preparato miracoloso che, nella misura di duecento grammi, sarà sufficiente a fertilizzare un ettaro di terreno. Come è possibile? La vacca, secondo Rudolf Steiner (esoterista austriaco vissuto tra il 1861 e il 1925, da non confondersi con l’omonimo calciatore rumeno che giocò nel Chinezul Timisoara), è dotata di corna proprio per “inviare dentro di sé forze formative eterico-astrali”. Ed è, appunto, dalle corna che le “proprietà vitali” si irradiano dentro il bovino. Se non avete a portata di mano una vacca, potrete usare anche interiora di animali farcite con corteccia o fiori. Oppure dell’erba che sia stata custodita nella vescica di un cervo maschio. Chi non abbia a disposizione neppure un cervo maschio, può sempre ricorrere secondo Steiner al teschio di un animale domestico» [Mieli, CdS].

Autografi

«Chi ha visto uno dei documentari su Dylan ricorderà quando la fan assatanata lo implora di dargli l’autografo e lui, giovanissimo allora, gli chiede: “Perché lo vuoi?”. “Perché ne ho bisogno!”. “Se tu ne avessi davvero bisogno, te lo darei”» [Foglio].

«Quando ero al secondo anno di liceo linguistico, ho firmato i diari di tutti i miei compagni, accompagnando il gesto dalla frase: “Tenetelo perché sarò famosa”» [Sabrina Salerno Fatto].

Davvero Audrey Hepburn le chiese l’autografo?

«Sì, al Matriciano a Roma. Era per il figlio Luca che guardava Il dirigibile ed era innamorato di me» [Maria Giovanni Elmi, a CdS].

Valentino Garavani dice che ormai nessuno chiede più autografi, ma solo selfie. «L’autografo è quasi demodé» [Mess].

Quando John Lennon firmò il suo ultimo album Double Fantasy, davanti al Dakota Building, non immaginava sarebbe stato l’ultimo. Mark Chapman lo ringraziò e gli sparò quattro proiettili alle spalle. L’ellepì con la firma dell’ex Beatles oggi costa 793mila dollari [Giornale].

L’ultimo autografo di Kennedy sulla copia di un giornale di Dallas prima che gli sparassero tocca i 40mila dollari [ibidem].

Gino Paoli racconta che una volta ha firmato un autografo a un fan lo aveva scambiato per Gianni Morandi [Giordano, Giornale].

«Per finire, almeno oggi, almeno qua, passiamo a Lev Tolstoj, al diario. “25 novembre 1888. / Sono stato poco bene. Ho dormito male. È venuta la Hapgood. / La Hapgood: ‘Perché non scrivete?’ / Io: ‘È un inutile passatempo’. / La Hapgood: ‘Perché?’ / Io: ‘Ci sono troppi libri, e ora qualsiasi libro scrivi, il mondo va avanti sulla stessa strada. Se venisse Cristo e desse alle stampe il Vangelo, le signore gli chiederebbero l’autografo, e niente più”. Amen» [Sofri, Foglio].

Teheran

Il nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi è un mullah, è il capo della magistratura e favorito alla successione della Guida Suprema Alì Khamenei. Per le strade di Teheran la battuta che circolava prima delle elezioni era questa: chi ha detto che gli americani sono meglio di noi? Loro per sapere che aveva vinto Biden hanno impiegato un mese [CdS].

Venezia

La battaglia navale andata in scena nel Canale della Giudecca qualche settimana fa. Da un lato, la flotta dei «No Grandi Navi», numerosissimi, che agitavano bandiere dei pirati e sparavano fumogeni in aria. Dall’altro, sei imbarcazioni della Trasnbagagli, condotte da muscolosi lavoratori dell’indotto del porto di Venezia, che proliferano attorno alle navi da crociera. In mezzo le moto d’acqua della Polizia, per evitare il contatto fisico [Fatto].

Milano

A Milano si dice che Amazon voglia comprare Esselunga, ma l’azienda ha smentito [Tag43].

Banane

Rocco Siffredi per anni ogni mattina prima di andare sul set ha fatto colazione con un frullato composto da un litro di latte, 5 uova, 2 banane, e proteine in polvere. Oggi ha modificato l’intruglio: 6 albumi d’uovo sodo (il tuorlo è dannoso per il colesterolo), una manciata di mirtilli, una mela, spremuta d’arancia e caffè doppio con noci e mandorle [Costa, Dagospia].

Scomparsi

Chi vuole bene a Federico Caffè lo trova incupito, disorientato, stanco. A un ex studente tra i più vicini spiega: «Al mio funerale vorrei che faceste suonare l’Adagietto della Quinta sinfonia di Mahler». E quello, scherzando per sdrammatizzare: «Federico, ma ci vogliono 110 orchestrali! Dove li trovo? Non ti puoi accontentare della Marcia funebre di Chopin? Almeno così ci servirà solo un pianista…». E l’ex docente, con un sorriso amaro, gli occhi che guardano già lontano: «Sei il solito pigrone» [Maurizio Pilotti su Federico Caffè, famoso economista scomparso nel nulla, Libertà].

Al Senato primo sì al voto ai 18enni

«La commissione Affari costituzionali del Senato ha dato l’ok all’unanimità al Ddl che porta l’età per il voto a Palazzo Madama dai 25 ai 18 anni. Il testo ora passa all’esame dell’Aula che lo dovrebbe approvare in via definitiva. Essendo una legge costituzionale servirà la maggioranza assoluta per evitare il possibile ricorso al referendum» [Sole].

I talebani si stanno riprendendo l’Afghanistan

«Ieri al-Jazeera ha riferito che i talebani hanno preso il controllo del “principale valico di confine” tra Afghanistan e Tagikistan, cioè il transito di Shir Khan Bandar, a circa 50 chilometri dalla città di Kunduz, nel Nord del Paese. Il consigliere provinciale di Kunduz Khaliddin Hakmi ieri ha detto che “purtroppo, dopo un’ora di battaglia, i talebani hanno preso il controllo di Shir Khan, della località stessa e di tutti i posti di controllo alla frontiera con il Tagikistan”. Il portavoce del gruppo fondamentalista, Zabihullah Mujahid, ha confermato la notizia. Si tratta della vittoria più significativa da quando le truppe statunitensi hanno lasciato il Paese a maggio [Sole].

Invaccinati

Sono 45.753, gli operatori sanitari non ancora vaccinati in Italia. Tra loro ci sono medici, infermieri e personale sanitario in generale. Si tratta del 2,36% dell’intera categoria. Il dato emerge dal report settimanale della struttura Commissariale per l’emergenza.

La Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) in una comunicazione inviata ai presidenti degli ordini provinciali ha annunciato che i medici che scelgono di non vaccinarsi saranno sospesi.

«Negli Stati Uniti, per aumentare l’adesione alla campagna vaccinale, sono state organizzate lotterie con premi importanti per chi accettava di immunizzarsi, mentre alcune città hanno previsto un riconoscimento in busta paga per i dipendenti pubblici dopo la seconda dose» [Mess].

Recovery, Bruxelles promuove il piano italiano

I tecnici della Commissione europea hanno promosso il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano con dieci A, il massimo dei voti, una B (alla voce «costi») e nessuna C. Oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sarà a Roma per consegnare la pagella nelle mani del presidente del Consiglio Mario Draghi.

«Il documento conferma l’assegnazione di 191,5 miliardi di euro all’Italia tramite la Recovery and Resilience Facility: 68,9 miliardi in sovvenzioni e 122,6 miliardi in prestiti. La Commissione ha anche accettato la richiesta di prefinanziamento dell’Italia, che dunque potrà ricevere presto 24,9 miliardi di euro, pari al 13% del totale. Il pagamento scatterà dopo l’approvazione da parte del Consiglio, che avrà un mese di tempo per esaminare il piano e dare il via libera definitivo. A quel punto potrà iniziare l’erogazione dei 25 miliardi, anche se molto dipenderà dalle prossime emissioni di obbligazioni da parte della Commissione. Al momento l’esecutivo Ue ha raccolto 20 miliardi di euro sui mercati e per soddisfare le esigenze di prefinanziamento di tutti i 12 governi che hanno ottenuto l’ok la scorsa settimana o lo otterranno nei prossimi giorni servono 50 miliardi. Nel caso in cui i soldi non bastassero per tutti, la prima tranche sarà distribuita in proporzione tra tutti e 12 e il saldo del prefinanziamento arriverà a settembre con le nuove emissioni di obbligazioni» [ Sta].

Pecorino

Prezzo medio di vendita del pecorino romano dop: 8,65 euro al chilo, con punte di 8,70. È il più alto da sette anni, nell’ultima stagione si era attestato a 7,27 euro [Mess].

Il giornale libero di Hong Kong è costretto a chiudere

L’Apple Daily, un giornale popolare di Hong Kong che ha svolto un ruolo cruciale nelle proteste pro-democrazia, è stato costretto a sospendere le pubblicazioni: oggi uscirà l’ultimo numero. Negli ultimi giorni, la redazione aveva subito incursioni della polizia, molti giornalisti sono stati arrestati e il partito comunista ha ordinato di congelare i conti correnti del giornale. L’editore Jimmy Lai, ex boat people cantonese, da trent’anni in attrito con la nomenklatura di Pechino, è stato arrestato condannato per aver capeggiato le rivolte dell’ultimo periodo.

«Molti cittadini di Hong Kong stanno lasciando il Paese o lo hanno già fatto per motivi politici e temono che i loro conti online possano essere bloccati. Londra ha aperto la strada a una vera e propria diaspora per chi vanta un passaporto British National Oversease (BNOs) rilasciato prima del 1997, anno dell’handover Gran Bretagna-Cina. Una corsia privilegiata per chi sceglie di trasferirsi in Gran Bretagna per vivere e lavorare con la possibilità di acquisire la cittadinanza britannica. Decine di migliaia le adesioni online che l’Home Office ha preferito per evitare code imbarazzanti al consolato britannico di Hong Kong. Bank of America stima che il flusso di capitali in uscita legato a questi flussi migratori potrebbe raggiungere i 280 miliardi di dollari di Hong Kong (36 miliardi di dollari Usa) quest’anno, 588 nei prossimi cinque anni» [Sole].

Un ex poliziotto nero sarà sindaco a New York?

Ieri a New York si sono tenute le primarie con cui democratici e repubblicani devono scegliere i candidati alla poltrona di sindaco in vista delle elezioni di novembre. Tra i repubblicani ha vinto Curtis Sliwa, 67 anni, il fondatore dei Guardian Angels, l’organizzazione no profit di volontari per la prevenzione del crimine che ha avuto un ruolo importante per assicurare la sicurezza nei giorni più neri della pandemia. Tra i democratici non c’è ancora un nome sicuro: Eric Adams, 60 anni, un ex poliziotto nero, è in vantaggio in tutti i distretti tranne Manhattan; a Manhattan, invece, è in vantaggio Kathryn Garcia, 51 anni.

«Per conoscere il vincitore delle primarie democratiche la strada comunque è ancora lunga: ci vorranno probabilmente settimane a causa dei molti voti via posta e soprattutto del nuovo sistema di voto a scelta multipla che consente di esprimere fino a cinque preferenze. La rivelazione delle urne, almeno per il momento, è stata Wiley, la candidata sostenuta dalla democratica Alexandria Ocasio-Cortez: la sua affermazione conferma la crescita della sinistra radicale anche a New York, un segnale importante soprattutto per gli equilibri interni al Partito democratico, dove i moderati continuano ad arginare i progressisti» [Sole].

Maxi inchiesta sul servizio idrico di Agrigento

La Procura di Agrigento ha avviato una maxi-inchiesta a carico della società Girgenti Acque, azienda responsabile della gestione della rete idrica di gran parte dei comuni dell’Agrigentino, già colpita da interdittiva antimafia nel 2018. I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, l’ambiente, la fede pubblica e il patrimonio, e corruzione. I fermi disposti dalla Procura sono otto, gli indagati sono 84 (tra loro ci sarebbe anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè).

«Hotel, viaggi e persino i biglietti per la finale di Champions League del maggio 2017 a Cardiff tra Juventus e Real Madrid. A beneficiarne era Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, pupillo di Silvio Berlusconi e uomo di punta di Forza Italia nell’isola, sotto accusa per finanziamento illecito al partito nell’ordinanza emessa ieri dalla Procura di Agrigento che ha portato a otto arresti. A pagare era la Girgenti Acque, concessionaria del servizio idrico di Agrigento, presieduta da Marco Campione. Per gli inquirenti, l’imprenditore si sarebbe mosso con “grande abilità e spregiudicatezza”, tessendo rapporti con “politici anche di livello nazionale”e sarebbe il promotore dell’associazione per delinquere tra 84 persone che avrebbero commesso reati contro la Pubblica amministrazione» [Caia, Fatto].

Dieci a processo per il disastro di Pioltello

Il gup di Milano Anna Magelli ha disposto il processo per dieci persone per il disastro ferroviario del 25 gennaio 2018 a Pioltello, nel Milanese, nel quale morirono tre persone in seguito al deragliamento del regionale Cremona-Milano Porta Garibaldi. Tra i dieci c’è Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e attuale commissario straordinario per la messa in sicurezza della A24 e A25 e della stessa Rfi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 12 ottobre. Il giudice ha rigettato, perché incongrua la pena, la richiesta di patteggiamento a tre anni e mezzo di carcere per Ernesto Salvatore, all’epoca responsabile del Nucleo Manutentivo Lavori di Treviglio di Rfi.

Consip, chiesta l’assoluzione per Verdini

La Procura di Roma ha chiesto l’assoluzione di Denis Verdini «perché il fatto non sussiste» nell’ambito del processo su uno dei filoni dell’inchiesta sul caso Consip. Il pm Mario Palazzi ha chiesto di fare cadere le accuse anche per gli altri quattro imputati che avevano optato per il rito abbreviato: l’imprenditore Ezio Bigotti, l’ex parlamentare Ignazio Abrignani, l’ex ad di Grandi Stazioni Silvio Gizzi e l’ex ad di Consip Domenico Casalino. Nei loro confronti le accuse sono, a seconda delle posizioni, di turbativa d’asta, traffico influenze illecite e concussione. Nei confronti dell’imprenditore Alfredo Romeo, che non aveva chiesto l’abbreviato, il rappresentante dell’accusa ha chiesto il non luogo a procedere per turbativa d’asta. Nel procedimento compare anche Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze illecite e turbativa d’asta. Per lui e altri sei imputati che hanno scelto il rito ordinario, la Procura ha ribadito la richiesta di rinvio giudizio.

Il disturbatore Paolini si è preso otto anni di carcere

La Corte di Cassazione ha condannato Gabriele Paolini, 46 anni, disturbatore televisivo, a otto anni di carcere per induzione alla prostituzione, pedofilia e tentata violenza su minori. All’alba di ieri gli agenti del distretto di polizia romano di San Basilio hanno bussato alla sua porta e gli hanno notificato un ordine di esecuzione.

«La condanna nasce da una denuncia del 2013, a seguito della quale Paolini venne spedito per 19 giorni in carcere e agli arresti domiciliari per 20 mesi dopo che il giudice per le indagini preliminari gli contestava una serie di rapporti sessuali con alcuni minorenni, in cambio di soldi e regali. Inoltre avrebbe avuto una relazione con un 17enne. Ad aggravare la posizione di Gabriele Paolini, secondo i giudici, un insistente tentativo di persuasione nei confronti delle giovani vittime, pur a fronte delle palesi resistenze oppostegli, con modalità espressive di reiterata e collaudata tecnica di induzione. Nel 2017 arrivò la condanna di primo grado a cinque anni di reclusione da parte dei giudici della quinta sezione penale del tribunale di Roma, poi confermata dalla Terza Sezione della Corte d’Appello e resa definitiva dalla Cassazione» [Leggo].

Sfiduciato il premier svedese

Il parlamento svedese ha votato la sfiducia al primo ministro Stefan Lovfen, di centrosinistra, che ora avrà una settimana di tempo per dare le dimissioni o convocare elezioni anticipate. È la prima volta nella storia del Paese che un primo ministro viene sfiduciato con un voto simile. Spiega Monica Perosino sulla Stampa che è stato decisivo la posizione del Partito della Sinistra, che «insieme con i neofascisti ha votato la sfiducia sull’onda della questione degli affitti calmierati dallo Stato, minacciata dallo stesso Lofven. Il premier – che si era alleato con Liberali e Verdi, e con in più l’appoggio esterno della sinistra – aveva aperto all’idea di seguire da adesso le leggi del mercato per tutte le nuove abitazioni. Un’inversione di tendenza che ha scatenato lo scontro politico».

Mascherina

di Maurizio Crippa

Il Foglio

Massimo Recalcati è un famoso psicoanalista, nel suo lavoro incontra molte persone che hanno qualche problema con se stesse o con le proprie pirandelliane maschere. Quindi quando scrive che molte persone che pure hanno sofferto delle restrizioni di questi mesi faranno fatica a togliersi la mascherina, a tornare a vivere senza, non dubitiamo che sia vero. Del resto c’è anche la sindrome di Stoccolma. Casi clinici. Poi ci sono quelli che della mascherina hanno fatto un simbolo del male, eccetera. Dice Recalcati che avranno anche loro conflitti da risolvere con il (presunto) ritorno alla normalità. E anche di questo non vogliamo dubitare. Ma quando arriva a scrivere, Recalcati, che sarà “meglio avere un po’ di nostalgia della mascherina” e addirittura che dovremmo dire grazie a “nostra sorella mascherina”, vabbé dai. La mascherina non è un simbolo (tranne per qualche disturbato), è un dispositivo di protezione individuale, ci ha salvato la vita e ne ha salvate a milioni. Ma quando non sarà più necessaria, sarebbe bello bruciarla in piazza, come le femministe il reggiseno. Ma quale sorella. Poi, c’è anche gente che dice che continuerà a portarla anche senza obbligo, “per rispetto degli altri”. Preti mancati. Altri casi clinici.

 di Nicola Dario

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