Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

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Lambda

L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito «di interesse» la variante peruviana – scoperta in Perù nell’agosto 2020 e da lì diffusasi in una trentina di Paesi, specie in America Latina. La mutazione, ora ribattezzata «variante lambda», secondo l’Oms, potrebbe essere più contagiosa e più resistente agli anticorpi.

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Niente microchip, stop alle fabbriche in Europa

Oggi e domani si fermerà la produzione allo stabilimento Audi di Bruxelles. Lo stesso accadrà la prossima settimana alla fabbrica della Volvo a Ghent, che metterà i dipendenti in cassa integrazione per cinque giorni. Il motivo di questi stop è il medesimo: la mancanza di microchip necessari alla produzione. Secondo i dati diffusi dall’Associazione europea dei fornitori automobilistici (Clepa), la mancanza di componenti elettroniche ha ritardato la produzione di circa mezzo milione di veicoli in tutta Europa.

«Aspetti significativi emergono anche dall’analisi delle esportazioni cinesi, che hanno rallentato il ritmo di crescita: una frenata in parte legata alla mancanza di microchip (di qui, fanno notare alcuni analisti, il calo del 4% delle vendite nel segmento dei componenti auto) e in parte dovuta alle difficoltà nei trasporti marittimi, che lungi dal risolversi si sono anzi riacutizzate di recente a causa del focolaio di Covid nel porto di Yantian, sabato 15 giungo. Uno dei maggiori terminal container nel mondo, nella provincia del Guangdong. Proprio questa crisi ha rilanciato a livelli record – moltiplicati per sette rispetto a un anno fa – i noli per le spedizioni di merci dalla Cina all’Europa e allungato ulteriormente i tempi di consegna» [Sole].

Strasburgo promuove la legge Severino

«La Corte europea dei diritti umani promuove la legge Severino. Ha dichiarato irricevibile il ricorso dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan contro la sua destituzione da parlamentare nel 2016, conseguente alla condanna per corruzione per la vicenda del Mose. E ha stabilito che la decisione della commissione elettorale del Molise nel 2013 di vietare a Marcello Miniscalco di candidarsi dopo una condanna definitiva non ha violato i suoi diritti» [Sole].

L’Ema non si sbilancia sul mix di vaccini

«L’Agenzia europea del farmaco non si sbilancia sulla vaccinazione eterologa che ormai è già iniziata in diverse regioni italiane, tra i dubbi di alcuni governatori e il disorientamento di molti cittadini. “I dati sono ancora limitati” ammettono dal quartier generale di Amsterdam, per questo “non è facile per l’Ema fare ora una chiara raccomandazione”» [Bresolin, Sta].

Il vaccino tedesco è poco efficace

Il vaccino a mRna contro il Covid della tedesca CureVac, almeno stando ai risultati provvisori del test clinico svolto su 40 mila volontari tra Sudamerica ed Europa, è efficace solo al 47%. Un dato deludente, «che non soddisfa i criteri statistici di successo prestabiliti», ha affermato l’azienda in una nota. Questo getta un’ombra sulla consegna all’Unione europea di centinaia dei 405 milioni di dosi previste dall’accordo stipulato lo scorso novembre tra Bruxelles e l’azienda farmaceutica tedesca. Dalla Commissione europea fanno sapere che attendono «la valutazione dell’Ema». La notizia ha affossato il titolo CureVac in Borsa.

Biden mette una donna anti-Amazon a capo dell’antitrust

Joe Biden, dovendo nominare un nuovo presidente della Federal Trade Commission, l’agenzia del governo americano che si occupa di anti-trust, ha optato per Lina Khan, 32 anni, nata a Londra in una famiglia pachistana, laurea in legge a Yale, professoressa alla Columbia, salita alla ribalta per la sua crociata a favore dello smembramento di Amazon in aziende più piccole. La nomina è stata accolta con sorpresa sia negli ambienti politici sia in quelli aziendali. I critici la accusano di «populismo antitrust».

« Lina Khan finì sotto i riflettori quattro anni or sono con un saggio intitolato Amazon’s Antitrust Paradox, il paradosso antitrust di Amazon, pubblicato sulla prestigiosa Yale Law Review. Era ancora studente all’università: sostenne la necessità di utilizzare nuovi criteri per valutare i danni anti-competitivi per i consumatori, abbandonando concezioni troppo legate all’effetto di rincaro sui prezzi, che considerava obsolete. Per Khan quelle misure ignoravano la realtà dell’economia contemporanea e dei suoi protagonisti hi-tech, che potevano operare in modo predatorio abbassando i prezzi per conquistare mercato. Sotto accusa mise inoltre il controllo di un markeplace e la vendita sulla stessa piattaforma, vale a dire il modello-Amazon, che permette abusi dell’ecosistema e assalti a concorrenti. Sull’onda di queste posizioni Khan è divenuta in seguito presenza fissa nelle offensive antitrust: ha collaborato ad un vasto rapporto d’inchiesta della maggioranza democratica alla Camera, che ha di fatto apostrofato quali monopoli perniciosi anche per l’innovazione Amazon, Apple, Facebook e Google» [Valsania, Sole].

Buste paga

«Se voi per caso sorridete quando vedete la scritta Euro 2020 – oggi che siamo nel 2021–- sappiate che i manager di Coca-Cola sfoggiano un sorriso a 36 denti: infatti a marzo 2020, quando iniziò la pandemia, i lavori del marketing erano già in pieno sviluppo ed erano già in produzione 10 milioni di lattine con il logo Euro 2020. Se fosse cambiato il logo dell’evento sarebbero dovuto essere eliminate, invece il progetto del packaging è rimasto lo stesso, risparmiando molti soldi» [Foglio].

Il giro d’affari degli Europei di calcio si attesterà a 1,3 miliardi di euro. Solo con le sponsorizzazioni, nelle casse della Uefa, arriveranno 210 milioni. Quest’anno, tra gli sponsor, oltre ai classici Coca-Cola, Volkswagen, FedEx e Heineken, c’è una nutrita compagine cinese (il produttore di smartphone Vivo, i tv HiSense e la piattaforma di pagamento online Alipay), la grande azienda energetica russa (GazProm) una compagnia area araba (Qatar Airways), aziende digital first (Booking.com, Just Eat) e il media partner che non ti aspetti: TikTok, social network cinese.

«I costi delle Olimpiadi erano stati stimati a 7,5 miliardi nel 2013, quando Tokyo si è aggiudicata l’edizione 2020. Secondo dati ufficiali, sono saliti a 15,4 miliardi. Il rinvio di un anno è costato da solo 2,8 miliardi. Diversi audit stimano tuttavia che i costi complessivi siano il doppio. Tutti soldi pubblici, tranne 6,7 miliardi di fondi privati. Neppure si potrà contare sugli incassi attesi dalla vendita dei biglietti, che avrebbe dovuto generare 800 milioni di dollari. Saranno in realtà molti meno» [Sole].

Danilo Toninelli ha fatto sapere che Silvio Berlusconi lo ha citato per diffamazione e gli ha chiesto «non meno di 200 mila euro, soldi che io non ho. Li chiede per delle affermazioni fatte sui social tra il 2017 e 2019. Come se io li avessi, 200 mila euro». L’ex ministro del M5s ha detto in un video su Facebook: «Berlusconi me li chiede perché avrei ricordato attraverso post e tweet che è un condannato in via definitiva per frode fiscale, impresentabile, bugiardo e perché ho accostato alla sua persona la parola barzelletta». Replica di Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia e avvocato di Berlusconi: «La notizia è palesemente erronea e priva di ogni fondamento. In realtà, come è noto, è stato il senatore Toninelli a querelare il presidente Berlusconi per una frase da questi asseritamente pronunciata. Gli avvocati del presidente Berlusconi si sono limitati a raccogliere una piccola parte delle innumerevoli dichiarazioni svolte nei confronti di questi nel corso del tempo dal senatore Toninelli e hanno proposto un’istanza di mediazione di natura squisitamente civilistica e conciliativa, senza proporre alcuna querela ».

«Un tesoretto di 7 milioni e mezzo di euro fermo, lievitato in oltre un anno. Incastrato nella guerra tra il Movimento 5 stelle e l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio. È questa la cifra-monstre del fondo in cui sono versate le restituzioni mensili dei parlamentari pentastellati ancora in attesa di destinazione. E dire che un tempo si facevano cerimonie pubbliche, il famoso Restitution day, con tanto di conferenze stampa e maxi assegno a favore di telecamere. “I soldi alla politica fanno male. Se li togli diventa una cosa bellissima”, diceva, nel 2013, Luigi Di Maio, facendo eco a un tweet di Riccardo Fraccaro: “Restitution day è giorno del giudizio per vecchia politica che continua ad incassare soldi pubblici. Il M5S mantiene la parola”. E così via. Ma erano altri tempi, ora nemmeno il Restitution day è più quello di una volta. Si fa fatica a organizzarlo. Resta agli atti che l’ultimo bonifico è datato marzo 2020, in piena prima ondata di Covid-19. Sono stati donati tre milioni alla Protezione civile per l’acquisto di mascherine e per il potenziamento delle terapie intensive. Vito Crimi, già reggente dei grillini, annunciò la votazione online dal Blog delle Stelle. Da allora, i 2 mila euro restituiti mensilmente (da aprile 2021 la cifra è scesa a 1.500, a cui si sommano i 1.000 per il sostegno alla struttura partitica) dai parlamentari sono stati accumulati nell’apposito fondo, fino a raggiungere la significativa cifra di 7 milioni e 550 mila euro» [Tag43].

Catharina-Amalia d’Orange, 17 anni, principessa e futura regina d’Olanda, ha scritto una lettera al primo ministro Mark Rutte per rinunciare all’appannaggio di 1 milione 600 mila euro l’anno che le spetterebbe a partire dal prossimo ottobre, quando diventerà maggiorenne. La principessa, da poco diplomatasi con il massimo dei voti al Christelijk Gymnasium Sorghvliet dell’Aia, vuole fare un gap year all’estero (anche se non ha detto dove) e mettersi a lavorare per «ripagare i soldi, quasi 350 mila euro, ricevuti dai contribuenti olandesi per sostentare i suoi studi». Il primo ministro Rutte, noto per essere uno dei frugali, si è detto subito «soddisfatto del bel gesto» [CdS].

Famiglie in povertà assoluta nel nostro Paese nel 2020 secondo i dati Istat: oltre due milioni (il 7,7% del totale in crescita dal 6,4% del 2019, quando erano 1,7 milioni), per complessivi 5,6 milioni di persone (al 9,4% dal 7,7%). Tra loro: 1,3 milioni di minori. L’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti in Italia è del 29,3% (era del 26.9% nel 2019).

Per capire se una famiglia è o no in povertà assoluta non si guarda il reddito, ma la cifra spesa in un paniere di beni e servizi essenziali: cibo, casa, vestiti, trasporti, bollette, cure. La soglia, poi, non è uguale per tutti, ma cambia a seconda del numero dei membri della famiglia e della città in cui si vive. Per esempio: al Nord, una famiglia di 4 persone con due bimbi piccoli è in povertà assoluta se se non in grado di affrontare spese tra 1.438 e 1.581 euro al mese (guarda qui).

Secondo il rapporto della Banca d’Italia sull’economia siciliana presentato ieri a Palermo, in Sicilia, nel 2020, quasi una famiglia su sette ha vissuto di sussidi (reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, reddito di emergenza, etc).

Secondo uno studio condotto dal dipartimento di Scienze Psicologiche della Purdue University in Indiana (Usa), il reddito ideale per essere globalmente soddisfatti è 78 mila euro all’anno (95 mila dollari), al netto delle tasse. Per stare emotivamente sereni bastano invece tra i 48 e i 60 mila euro l’anno. La forbice cambia in base al Paese: il reddito ideale più alto è in Australia e in Nuova Zelanda, quello più basso in America Latina e nei Caraibi. Per definire i massimali, i ricercatori si sono serviti dei dati raccolti da una società di consulenza americana, la World Gallup World, che ha mappato oltre 1,7 milioni di persone dai 15 anni in su di 164 Paesi. Lo studio ha anche provato a spiegare perché una volta raggiunta la soglia limite sarebbe bene non superarla: i soldi – spiegano i ricercatori – rendono felici se soddisfano necessità primarie, come avere una casa, fare fronte alle spese, condurre una vita dignitosa. Soddisfatte queste, il rischio è di entrare in una spirale di bisogni indotti e superflui che non favoriscono la serenità [Focus].

MacKenzie Scott, ex moglie di Jeff Bezos e per questo una delle donne più ricche del mondo, ha donato insieme al marito Dan Jewett altri 2,74 miliardi di dollari in beneficenza a 286 organizzazioni, dalle no profit nel settore dell’arte a gruppi impegnati contro la discriminazione razziale. La ricchezza di MacKenzie Scott è cresciuta grazie all’aumento del valore delle azioni di Amazon, di cui detiene il 4%: secondo Forbes ha una fortuna di 60 miliardi di dollari. Con l’ultima, le sue donazioni in beneficenza salgono a oltre otto miliardi.

Le case d’asta con la pandemia ci hanno guadagnato. Se nel 2019 la percentuale di chi comprava online era dell’11 per cento, nel 2020 è salita al 26 per cento. E per chi vende, l’online è una pacchia: le commissioni sono le stesse delle aste fisiche, ma senza tutto l’apparato, e senza dover stampare i cataloghi, che sono costosissimi [Masneri, Foglio].

Per l’ennesima volta Elon Musk ha influenzato il prezzo del bitcoin. Lo scorso fine settimana, rispondendo alla miliardaria sudafricana Magda Wierzycka su Twitter, ha dichiarato che non solo la Tesla ha venduto solo il 10% dei bitcoin che possedeva, ma che lo accetterà di nuovo come mezzo di pagamento. «Quando ci sarà conferma di un utilizzo ragionevole (del 50%) di forme di energia pulita da parte dei miners con un trend futuro positivo, Tesla tornerà a consentire le transazioni in Bitcoin». Il risultato? Il bitcoin, nella giornata di ieri, è arrivato a guadagnare oltre il 14%, tornando nell’intraday sopra i 40.000 dollari. Un balzo notevole che però, confermandone l’erraticità, ha mantenuto il criptoasset lontano dai massimi di metà aprile (oltre 64.000 dollari) [Carlini, Sole].

A gennaio 2017, quando divenne Trump divenne presidente, il patrimonio di Joe Biden era di 2 milioni e mezzo di dollari (perlopiù pensioni e beni immobili). Fu allora, sfruttando la sua fama per vendere libri e tenere discorsi, che riuscì a moltiplicare la sua ricchezza: alla fine del 2017 lui e la moglie Jill avevano guadagnato 11,1 milioni, nel 2018 4,6 milioni, nel 2019 1 milione, nel 2020 630 mila. La domanda è: perché allora oggi dichiara soltanto poco più di 8 milioni? Bene, 7 milioni di dollari hanno coperto le tasse, altri 1,3 milioni sono andati in beneficenza, 180mila dollari sono serviti per pagare il personale domestico e si stima che 80mila dollari siano andati agli interessi sui mutui. Eliminate queste voci, però, siamo ancora qualche milione sopra il patrimonio netto stimato di Biden. C’è la possibilità che Biden, che condivide la sua fortuna con la moglie Jill, ne abbia regalata un po’ ad altri membri della famiglia. O, forse, ha semplicemente speso tutto. Per avere oggi un patrimonio di 8 milioni di dollari, come suggeriscono l’analisi dei rapporti di divulgazione finanziaria di Biden, i documenti di proprietà e i guadagni di carriera, il presidente avrebbe dovuto spendere una media di circa 2mila dollari al giorno nei quattro anni dopo la fine della sua vicepresidenza. La Casa Bianca non ha risposto alle molteplici richieste di commento [Tidera, Forbes].

Dal dicembre del 2019 all’aprile del 2021 i depositi bancari degli italiani sono aumentati di 182 miliardi di euro (sono passati da 1.575 a 1.757) [Montagnani, Giornale].

«Nel 2019, ultima edizione pre-Covid, il Roland Garros aveva prodotto 260 milioni di fatturato, di cui 130 provenienti dagli spettatori (50 milioni dalla vendita dei biglietti, 10 milioni dai gadget, 70 milioni dall’hospitality), 90 milioni dai diritti tv (solo France Tv ed Eurosport ne sborsavano 24 a testa all’anno) e 40 dagli sponsor. Nel 2020 a causa della pandemia, che ne ha provocato lo spostamento di quattro mesi da maggio-giugno a settembre-ottobre, il torneo ha registrato una riduzione di 110 milioni del giro d’affari, tutta da ascrivere al capitolo biglietteria e ospitalità. Le minori entrate si sono ripercorse sul montepremi calato da 42 a 38 milioni, con un interessante cambio nei criteri di ripartizione: premi principali tagliati del 30%, premi secondari aumentati della medesima percentuale», Sole].

Si è deciso di favorire i giocatori con la classifica peggiore, più colpiti dallo stop imposto dalla pandemia. Così, l’assegno per i vincitori è passato da 2,3 a 1,6 milioni, quello per i finalisti da 1,18 milioni agli 850 mila euro, mentre gli eliminati al primo turno delle qualificazioni hanno ricevuto 10mila euro anziché 7mila, e gli eliminati al primo turno del tabellone principale 60mila euro anziché 42mila

«Carrie, la moglie del premier britannico Boris Johnson, deve risparmiare per restituire i soldi ricevuti in prestito per la carta da parati dorata di Downing Street, ma nessuno pensava che arrivasse al punto da noleggiare gli abiti sfoggiati al vertice del G7 in Cornovaglia. All’inizio dell’importante riunione mondiale, la signora Johnson ha sfoggiato un abito rosa di Roksanda che costa nei negozi 1.395 sterline, ma che lei ha avuto per sole 24 sterline al giorno dal servizio di noleggio di moda di lusso My Wardrobe HQ. Anche l’abito giallo senape di Alice Eady con cui è stata fotografata in compagnia di Jill Biden era noleggiato, al costo di 11 sterline al giorno. Carrie, 33 anni, è una cliente abituale: da My Wardrobe aveva preso nel maggio scorso anche il suo abito da sposa di Christos Costarellos: è in vendita a 2.870 sterline, ma è noleggiabile per sole 45 al giorno» [Sta].

Il sito ProPublica ha ottenuto in forma anonima i dati fiscali dei paperoni americani. Dopo mesi di analisi, è venuto fuori che Warren Buffet paga al fisco appena lo 0,1% di tasse, Bezos versa lo 0,98%, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg l’1,30% e Elon Musk il 3,27% su guadagni di miliardi di dollari. Uno scandalo se si considera che una famiglia con un reddito medio di 70mila dollari all’anno ne deve pagare il 14% in tasse federali mentre una coppia con un reddito cumulativo di oltre 628mila dollari all’anno paga il 37%. Nell’inchiesta si fanno anche i nomi di Bill Gates, Rupert Murdoch, Mark Zuckerberg, Carl Icahn, George Soros, che non ha pagato tasse per tre anni di fila, e molti altri [Basso, Fatto].

«Ma come fanno? Solo per dirne una, una buona parte delle ricchezze di queste persone finiscono in azioni e proprietà che per legge non sono tassabili fin quando non vengono venduti. E infatti alcuni ricchissimi s’impegnano a non venderli fino alla morte. Edward McCaffery, un esperto di tasse dell’University of South California, chiama questa strategia “Buy, Borrow, Die”, compra, prendi in prestito e muori. In pratica i Paperoni d’America comprano ville, isole, aerei privati e quant’altro prendendo soldi in prestito grazie alla garanzia offerta dai loro asset non tassabili e con varie strategie riescono a evitare di pagare tasse sugli acquisti fatti a debito. Taluni, talvolta, come Bezos, usano alcune perdite subite come scusa per non pagare tasse anche se i guadagni sono comunque stati ingenti in generale. Il CEO di Amazon ha perfino avuto la faccia tosta di chiedere un rimborso di 4mila dollari per i figli a carico sempre a causa di una di queste perdite. I pochi miliardari che hanno commentato hanno detto che si sono semplicemente attenuti alle regole dando quanto dovuto e hanno poi minacciato il sito per la pubblicazione di dati personali».

«Andrà all’asta da Barneby’s il 26 giugno a Manosque (in Alta Provenza, Francia) dopo essere stato miracolosamente ritrovato arrotolato sopra un armadio. È il Ritratto di Hélène Mercier, nata principessa Galitzine, seduta (1938), il disegno firmato da Henri Matisse (1869-1954) che sarà offerto con un prezzo di partenza tra 300 mila e 400 mila euro. Una stima cauta, ha assicurato la casa d’aste, sapendo che un disegno più piccolo con un soggetto simile, sempre firmato Matisse, era stato venduto di recente per 1,39 milioni di euro da Christie’s. Lo schizzo (65,5 per 50,5 cm), ritrovato dalla studiosa Agnès Sevestre-Barbé, era stato prima donato dallo stesso artista a una suora del convento di Minimes, sempre in Francia, arrivando all’attuale proprietario dopo varie successioni ereditarie [CdS].

Parole

Giulio Einaudi non usava mai parole come marketing o obbiettivi di mercato. Diceva: dobbiamo raggiungere nuovi lettori [Paolo Repetti, direttore editoriale di Einaudi Stile libero, a Simonetta Sciandivasci, Foglio].

Bruxelles

Dopo essere stati nominati, e prima ancora di comparire in audizione davanti all’Europarlamento, i 26 commissari europei partecipano a un seminario nella campagna belga per conoscersi meglio [, Rep].

Cervelli

Tutto ha avuto inizio quando nei corridoi della Mega Ditta è echeggiata la parola braistorming: la tempesta di cervelli che ha promesso di strappare il travet dalla monotonia e di scatenare la creatività in azienda. E così al motto di «facciamo brainstorming» per decenni si sono susseguite estenuanti riunioni che oltre alla creatività hanno scatenato i più bassi istinti. Insieme all’impressione di sprecare del tempo [Giornale].

Ping pong

I tavoli da ping pong, i videogame, i distributori automatici di tastiere, cuffie, cavi e cavetti, tutti gratuiti; gli incentivi al fitness e all’automiglioramento, le gite di team building, i falò, i rituali propiziatori, perfino una caccia al tesoro in centro città: sembra anche una mentalità parecchio adolescenziale.

«I campus di Google e Facebook nella Bay Area assomigliano a dei college. Molto di questo ha a che fare con la volontà di trattenere le persone in ufficio il più a lungo possibile, facendo sembrare il lavoro divertente. Ma è vero che esiste un legame inscindibile fra la Valley e la giovinezza: c’è sempre un linguaggio di programmazione nuovo da imparare, c’è sempre una nuova classe di neolaureati di Stanford con idee dirompenti e di cui tutti si infatuano. Un po’ come il mondo editoriale che s’innamora sempre dello scrittore venticinquenne» [Anna Wiener, autrice di La valle oscura, sulla Silicon Valley, a Paolo Giordano, Lettura].

INSETTI

Formiche

La formica più grande del mondo misura 4 centimetri [Andrew C.A. Elliot., È grande questo numero?, Cortina editore, Milano, 2021].

Farfalle

Damien Hirst nel 2012 tenne uno show alla Tate Modern in cui vennero uccise 9 mila farfalle [Foglio].

Cicale

Le cicale sono fuor di dubbio gli insetti più rumorosi, e quando “cantano” alcune specie toccano i 120 decibel: come stare in prima fila a un concerto degli AC/DC [John Lloyd, John Mitchinson, Il libro dell’ignoranza sugli animali, Einaudi 2010].

Api

Per farsi fotografare circondata dalle api nella giornata mondiale a loro dedicata, Angelina Jolie non si è lavata per tre giorni [DailyMail, 21/5/2021].

Mantidi

Il maschio della mantide religiosa eiacula solo una volta decapitato [Fatto].

Bachi

I nazisti davano una grande importanza all’etologia e alla zoologia. Il filo rosso è la selezione della razza: esistono animali umani e umani declassati a parassiti, dai pidocchi alle dorifere, dalle cavallette alle cimici, dai bacilli ai fuchi… Del regno degli insetti si salvava solo il baco da seta, indispensabile per la produzione dei paracadute della Wehrmacht [ibidem].

Coccinelle

«Per trovare una preda, la coccinella fa ondeggiare le antenne, allo scopo di individuare i composti che le piante emettono quando sono aggredite da insetti erbivori. Dopo essersi fatta guidare da questi segnali, cambia il suo scanner sensoriale e inizia a cercare molecole che solo gli afidi liberano. Quindi si avvicina furtiva e colpisce, facendo a pezzi lande con mandibole uncinate. Le coccinelle sono anche ben protette nei confronti della maggior parte dei loro nemici. Il loro esoscheletro arrotondato rosso e nero, che piace tanto all’uomo, rappresenta, di fatto, un’ammonizione per i potenziali predatori: attento o te ne pentirai. Quando un uccello o qualche altro animale cerca di aggredirla, la coccinella stilla veleno dalle articolazioni delle zampe; l’aggressore percepisce il gusto amaro del sangue e la sputa» [Zimmer, National Geographic].

Web da fame

«“Esce il nuovo libro di Lercio. Il governo unanime: ‘Richiudere immediatamente le librerie’”. Oppure: “Lercio shock: ‘Facciamo un libro con Civati, ma votiamo Italia viva’”. Il libro è uscito davvero e si intitola: Mock’n’troll. L’editore è davvero People, cioè Pippo Civati. L’idea che un collettivo comico – quelli di “Lercio. Lo sporco che fa notizia” sono 22 – che ha 822.959 follower su Twitter, 718 mila su Instagram e 1.515.705 like su Facebook scriva e pubblichi un libro di carta, e per di più con Civati, fa capire quanto su Internet si faccia la fame» [Foglio].

Letteratura

«Vorrei che i futuri romanzieri rifiutassero il compito di scrivere per migliorare la società. L’arte non è informazione. Un romanzo non è un’edizione straordinaria o carne da Twitter o materia con cui i giornalisti possano fare le loro brave generalizzazioni sulla cultura. Un romanzo non è BuzzFeed o la National Public Radio o Instagram e neppure Hollywood. Cerchiamo d’essere chiari su questo: un romanzo è un’opera d’arte letteraria il cui scopo è espandere la coscienza. Abbiamo bisogno di romanzi che abitino un universo amorale, che trascendano i programmi politici descritti dai social network. C’è una ragione se siamo in possesso dell’immaginazione. Romanzi come American Psycho e Lolita non hanno avvelenato la cultura: sono state le industrie sfruttatrici e le multinazionali assassine a farlo. Abbiamo bisogno di personaggi di romanzi liberi d’essere oscuri e sbagliati: altrimenti, come faremo a capire noi stessi?» [Ottessa Moshfegh, 40 anni, scrittrice].

Vestiti

Lory Del Santo, si presentò all’orale di maturità in tacco 12 e con un vestitino di lino molto sensuale. «I professori fecero scena muta…» [Oggi].

Cartelli

Ha ancora il cartello di senso unico che da adolescente rubò a Pavia?

«Con un padre carabiniere è durato poco. Ma ho la targhetta della porta della classe di liceo, la Quinta C, che scardinai l’ultimo giorno di scuola. Rischiai di non fare la maturità, poi mi diedero 62/100» [Alessandro Cattelan, 41 anni, a Rep].

Lino

«È successo tutto per caso. Volevo fare gli in bocca al lupo alla nostra Nazionale di calcio. E ho mandato al capitano Chiellini un video in cui suggerivo ad Immobile, nel caso avesse segnato, di esclamare porca puttena!». Detto fatto. Italia-Turchia, partita inaugurale degli Europei di Calcio, 66esimo minuto. Ciro Immobile segna e urla alle telecamere, davanti alla platea continentale, l’inconsueta esclamazione «pugliese-banfiota». «Chi avrebbe pensato lo facesse davvero? – ride Lino Banfi – E dopo di lui l’ha fatto anche Insigne. Ora la squadra intera sembra intenzionata a proseguire. Hai visto mai. La finale è l’11 luglio. E io il 9 compio 85 anni» [Giornale].

Amori

«Se penso a dei miti immagino Tilda Swinton, Meryl Streep: donne androgene, con uno charme intellettuale, zero sexitudine».

Capitolo «seduzione»?

«Tendo molto a mostrare la mia fragilità e la mia ironia. Anche la mia innocenza, che ho dentro di me, forte».

Altro pregiudizio: le modelle e gli uomini, tanti. Lei solo uno, da 16 anni: Matteo Ceccarini, dal quale ha avuto Leo e Livia. Tentazioni?

«Quando sarò vecchia racconterò di tutti i “nomoni” che mi hanno fatto il filo. Ma non ho mai subito il fascino del potere, del denaro, della fama. Devo essere innamorata. Una volta fui corteggiata insistentemente da un famoso, tanto famoso, attore di Hollywood: Matteo ci rimase male quando glielo dissi perché lo avevamo conosciuto insieme e con lui aveva fatto l’amico. Uno stilista invece si prodigò ad elencarmi i vantaggi di una relazione così per la mia carriera. Ho trovato tutto triste. Ho un’etica e una morale altissime. E ho visto troppe donne fare una brutta vita per aver fatto scelte calcolate. Non c’è cosa più bella che trovare l’amore» [Eva Riccobono, 38 anni, modella, attrice e presentatrice televisiva, a, CdS].

Popopò

Il pooo-po-po-po-po-pooo-pò, sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes, nacque nel settore ospiti di un Bruges-Roma del 2006 e diventò un inno dopo i mondiali di Germania. Sino a quel giorno, in Italia, i White Stripes non li conosceva praticamente nessuno [,Rep].

Canzonette

Sul pullman che li accompagna allo stadio, Insigne, Immobile e Donnarumma si vestono da dj, collegano lo smartphone alla cassa portatile di Florenzi e riproducono in serie Cos cos cos, canzone di Clementino cantata anche in diretta tv sulla Rai [ibidem].

Canzonette/2

«Uno dei tormentoni degli azzurri del 1982 era Cuccurucucú di Franco Battiato, mentre in camera Rossi e Cabrini ascoltarono per quaranta giorni di seguito Sotto la pioggia di Antonello Venditti» [ibidem].

Fuoriclasse

Racconta Adrian Mutu, compagno di Ibrahimovic alla Juventus, cui è capitato di dividere la stanza con lui: «Ibra è ossessionato dalla perfezione, anche mentre dorme. Una volta, nel cuore della notte, si è svegliato e, agitato, si è messo a urlare: “Adi, sveglia! Ho avuto un incubo. Ho sognato che Ronaldo era più forte di me!”».

Papi

Al Papa da bambino piaceva il calcio, ma era una schiappa. I suoi amici lo chiamavano pata dura, che in spagnolo significa «gamba dura». Lo facevano sempre giocare in porta [D’Esposito, Fatto].

Comunisti

«Correva il 1968 quando il giovane Sergio Gattai, pisano, militante rigorosamente internazionalista, prese in disparte i più fidati dei suoi compagni di lotta e, rosso in viso, confessò: “Io però, quando alle partite della Nazionale sento cantare l’inno di Mameli, mi viene la pelle d’oca”: ottenne piena e solidale comprensione» [Sofri, Foglio].

Guerra al terrore, l’America volta pagina

A Washington la Camera dei rappresentanti ha approvato il testo di una legge che sottrae al presidente la prerogativa di lanciare attività belliche in assoluta autonomia. Ora la proposta dovrà passare al vaglio del Senato e essere ratificata da Joe Biden, ma è quasi sicuro che verrà approvata. Da quel momento, iniziative di aggressione contro un paese straniero dovranno essere discusse pubblicamente dal Congresso.

Il diritto di iniziativa in caso di guerra non è riconosciuto al presidente della Costituzione: è stato nel 2002, con l’America ancora traumatizzata dall’11 settembre, alla vigilia dell’invasione dell’Iraq, che il Congresso autorizzò George W. Bush a usare le Forze armate «come necessario e appropriato» per difendere gli Stati Uniti. Di tale prerogativa, peraltro, si erano avvalsi sia Barack Obama, quando bombardò la Libia, nel 2011, sia Donald Trump, prima con l’attacco di artiglieria ai magazzini di armi chimiche in Siria, e poi con il drone che uccise il comandante dei Qud iraniani Qasem Soleimani all’aeroporto di Baghdad. Biden, che pure nel 2002, quando era senatore, aveva votato a favore dell’autorizzazione, si è detto disponibile a rinunciare a questo privilegio. «Il voto in corso chiude una pagina della storia recente degli Stati Uniti, così come il ritiro dei marines in Afghanistan sta chiudendo la lunga stagione di guerra che ha coinvolto gli Usa all’inizio del secolo» [Mess].

Olimpico

«La tribuna autorità dello stadio Olimpico si è rivelata un piccolo circo di imbucati, di amici degli amici: quello con la concessionaria d’auto, il gioielliere, il parrucchiere dei vip, un ex indagato, la showgirl amante di un senatore, impostori vari (tutti profondamente delusi per l’assenza del tradizionale e gratuito buffet, stavolta vietato dalle regole anti-Covid, sul quale di solito si scatena una micidiale tonnara)» [CdS].

Il tribunale di Ancona apre al suicidio assistito

«Il Tribunale civile di Ancona ha incaricato l’azienda sanitaria locale di verificare le condizioni di un paziente per l’accesso al suicidio assistito. È la prima decisione che arriva dopo la sentenza Cappato emessa dalla Corte costituzionale che, pronunciandosi sul procedimento nei confronti di Marco Cappato per il suicidio assistito di dj Fabo, ha definito nel settembre 2019 “non sempre punibile chi aiuta al suicidio”. In questo caso il verdetto segue il reclamo proposto da un quarantatreenne marchigiano tetraplegico, immobilizzato da 10 anni a causa di un incidente stradale, in condizioni irreversibili. L’uomo aveva chiesto senza successo prima alla Asl e poi al giudice di poter accedere all’istanza di suicidio assistito» [Mess].

Far mettere un iban sulla propria epigrafe

«Sonia Campagnolo, uccisa a 47 anni da un tumore al pancreas, sul punto di morire aveva un’unica grande preoccupazione: la figlia Lisa Campagnolo e il suo percorso di studi alla facoltà di Giurisprudenza a Padova. Un percorso economicamente impegnativo, specie per una ragazza di 21 anni rimasta senza più nessuno accanto. Per questo mamma Sonia ha voluto far mettere sull’epigrafe il codice Iban del conto corrente, preceduto da una breve spiegazione: “Il tuo fiore sia un’offerta da devolvere a sostegno della figlia Lisa Campagnolo”. Quella di Sonia e Lisa è la storia di una madre e una figlia che hanno saputo tenersi strette l’una all’altra, attraversando molte difficoltà della vita. Vivevano entrambe a Carmignano di Brenta, in provincia di Padova. “Ho avuto un’infanzia un po’ particolare. Mio padre ci ha abbandonato quando io avevo un anno e ha collaborato poco alle spese per la mia crescita. Io e mamma ci siamo sempre arrangiate, avevamo solo i nonni che ci davano una mano”, racconta Lisa senza commiserarsi» [Rep].

Gli indigeni canadesi riavranno il loro nome

«Gli indigeni in Canada che sono stati costretti a utilizzare nomi europei sui documenti ufficiali possono ora richiedere di ripristinare i loro nomi originali. “Per troppo tempo, l’eredità coloniale del Canada ha impedito il riconoscimento dei legami familiari dei popoli indigeni”, ha dichiarato in una nota Marc Miller, ministro dei servizi indigeni. L’annuncio arriva mentre il Paese è alle prese con la scoperta di centinaia di tombe senza nome rinvenute nel cortile di una scuola, che ha riportato l’attenzione sul cupo passato coloniale del Paese, sulle pratiche di assimilazione forzata adottate nei confronti delle minoranze» [CdS].

AstraZeneca

di Luca Pani- Luca Pani è stato direttore generale dell’Aifa dal 2011 al 2016.

Il Foglio

Non ci si capisce più niente, meno il fatto che una pezza sopra l’altra hanno trasformato la saga AstraZeneca in un mostro figlio della paranoia e dell’avversione alla responsabilità. Il danno più preoccupante è la gravissima perdita di credibilità delle agenzie regolatorie dei medicinali che dovrebbero promuove e proteggere la salute umana grazie all’uso corretto dei prodotti farmaceutici. È stato invece un tutti contro tutti, a colpi di tweet stizziti di domenica mattina o procedimenti quanto meno discutibili il giorno seguente. L’Ema (Agenzia europea dei medicinali), visti i molti elementi di disinformazione in merito alla valutazione scientifica del vaccino incriminato, è stata costretta a ribadire che il rapporto rischi-benefici resta positivo confermando il valore della sua autorizzazione per tutta la popolazione, indipendentemente dall’età. La frittata era però già fatta, soprattutto nel nostro paese, grazie a un articolo che aveva citato erroneamente uno degli stessi esperti Ema e quindi la notizia andava rettificata in modo che le vaccinazioni, soprattutto quelle con AstraZeneca, di cui abbiamo milioni di dosi inutilizzate, potessero riprendere speditamente. Andavano poi non abbandonati nel limbo di una indecisione angosciante le centinaia di migliaia di pazienti che attendono la seconda dose, da mesi. Non la deve aver pensata allo stesso modo la nostra Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che il giorno dopo l’annuncio dell’Ema, ha approvato invece in tutta fretta un protocollo di vaccinazione mista (AstraZeneca prima e vaccini mRna poi) per i cittadini con meno di sessant’anni. Il comunicato e la decisione della Cts dell’Aifa sono inspiegabili e incomprensibili pur con tutta la buona volontà di immedesimarsi nei ragionamenti di una Commissione di cui ho fatto parte per un quinquennio.

L’Aifa non si premura di spiegare nei dettagli perché prenda questa decisione, assolutamente irrazionale sul piano regolatorio, fornendo solo delle deboli prove a supporto. Deboli sono gli studi clinici citati e pubblicati solo nelle ultime settimane, che possono contare su poche centinaia di pazienti e non condotti in un ambiente controllato come quello delle sperimentazioni cliniche registrative che dovrebbero essere le uniche a meritare l’attenzione di una Agenzia regolatoria.

La cosa è così complicata e illegittima (perché i vaccini li approva Ema e non Aifa) che l’Agenzia nazionale è infatti costretta a usare un cavillo giuridico, invocando la legge 648/1996 perché – altrimenti – non sarebbe stato possibile attuare le sue decisioni. Un semplicissimo ricorso urgente al Tar da parte di un cittadino che volesse esercitare il suo diritto di ricevere la seconda dose di un vaccino approvato, e per cui ha già espresso un consenso informato che resta valido, farebbe probabilmente saltare questa ennesima pezza. Mi sbaglierò, ma pare una reazione emotiva e scomposta in seguito alla tragica morte di Camilla Canepa e alle preoccupazioni espresse dal generale Figliuolo che la campagna vaccinale potesse non ottenere i risultati sperati.

La decisione dell’Aifa è tuttavia anche pericolosa perché la stessa Agenzia dichiara che il mix vaccinale presenta un profilo di reattogenicità che è caratterizzato da maggiore frequenza in termini di effetti collaterali locali e sistemici che appare “nel complesso accettabile e gestibile”. Effetti sistemici che appaiono accettabili e gestibili? Che cosa vuol dire? In quali percentuali e con quali livello di gravità lieve o moderata, rispettivamente? Con quali strategie di gestione?

Studi su tutto questo non ce ne sono e la tendenza a usare quando conviene ricerche estemporanee invece che sperimentazioni ufficiali con decine di migliaia di pazienti si rivelerà un pericoloso boomerang al primo effetto collaterale che sarà invece grave, gravissimo o potenzialmente fatale. A quel punto l’associazione con il mix vaccinale sarebbe difficile se non impossibile da difendere e nessuno avrà il coraggio di assumersi le proprie responsabilità che sembra veramente essere l’unica preoccupazione che guida certe scelte altrimenti incomprensibili.

Luca Pani

I primi buoni del Tesoro comuni europei

«La Commissione europea ha effettuato ieri la prima emissione obbligazionaria del pacchetto da 750 miliardi di euro che servirà a finanziare il progetto comunitario noto con l’espressione inglese NextGenerationEU. L’asta ha ottenuto grande successo sui mercati, a conferma di come l’Europa sia un investitore premiante a livello mondiale. La presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen ha parlato di “giornata storica per la nostra Unione europea”» [Romano, Sole].

Ieri sono stati emessi titoli con scadenza a dieci anni per 20 miliardi. La domanda è stata pari a sette volte l’offerta. Il 25% dell’ammontare è andato a banche centrali, il 37% a gestori di fondi, l’11% a fondi assicurativi.

Ue e Usa chiudono la guerra dei dazi

A Bruxelles Joe Biden e Ursula von der Leyen hanno siglato una tregua commerciale, prolungando di cinque anni la sospensione dei dazi sulle importazioni tra Stati Uniti e Unione Europea. L’accordo contiene anche una clausola anti Pechino, con l’obiettivo congiunto di «lavorare insieme e contrastare l’ambizione cinese a costruire un settore dell’aviazione civile fuori dalle regole di mercato».

«Tutto nasce dal lunghissimo contenzioso tra le società aeronautiche Airbus e Boeing. Da quasi venti anni è infatti in corso una lite davanti al Wto (anche se l’ultima decisione aveva dato ragione all’europea Airbus). Bruxelles e Washington si sono accusati reciprocamente di violare le regole della concorrenza. Da quel momento c’è stata una costante escalation della guerra commerciale, in particolare dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca. Le tasse sulle importazioni valgono quasi 7,5 miliardi per gli Usa e circa 4 per l’Ue. L’Italia ha subito danni soprattutto al settore alimentare. Il solo compartimento dei formaggi ha perso nell’ultimo anno quasi mezzo miliardo» [Rep].

Solidali

di Claudio Sabelli Fioretti

Il Foglio

Avete per caso pagato delle tasse o dei contributi che l’anno scorso avreste potuto non pagare? È possibile. La pandemia ha portato anche questa perversione. L’anno scorso esistevano delle scadenze di tasse di cui, grazie al Covid, avreste potuto rinviare il pagamento. Non era una grande furbata perché tanto, prima o poi, avreste dovuto pagarle lo stesso. Mettiamola così. Voi le avete pagate subito, allo scadere del termine. E non solo perché non sapevate che potevate evitarlo. Ma proprio per spirito civico. Avreste dovuto evitare di pagare le tasse solo perché c’era in giro per il mondo un virus che la faceva da padrone? E così le avete pagate, senza sapere che per il ministro dell’Economia e delle Finanze diventavate un “contribuente solidale”. O meglio: avreste potuto diventarlo. Perché a dire il vero per diventare “contribuente solidale” avreste dovuto scoprire un comunicato del Mef, chiedere un apposito modulo e accuratamente riempirlo. Noi italiani siamo fatti così. Abbiamo bisogno di riempire un modulo anche per chiedere un modulo che ci serva per spedire un modulo. Quindi per acquisire il diritto di diventare “contribuente solidale” e soprattutto di essere inserito nell’elenco dei “contribuenti solidali” per far sapere a tutti gli italiani di avere rinunciato a rinviare il pagamento delle tasse, pur potendolo fare, bisognava prima di tutto studiare il decreto Cura Italia n. 18 del 17 marzo 2020 che, all’articolo 71 spiegava come scaricare il modulo, come compilarlo e come inviarlo all’apposito indirizzo certificato contribuentisolidali@pec.mef.gov.it. L’importante era non lasciarsi spaventare dalla burocrazia. All’indirizzo mef.gov.it c’era spiegato tutto. Per avere diritto a essere inseriti nell’elenco dei “contribuenti solidali” il cittadino interessato doveva dimostrare di aver pagato nei termini stabiliti i tributi essenziali indicati negli articoli 61 e 62 del decreto Cura Italia, un elenco lungo dieci pagine e doveva darne comunicazione al ministero dell’Economia e Finanze. Il tutto doveva essere descritto nel modulo che era diviso in due sezioni. Nella prima bisognava inserire i dati del contribuente aspirate solidale e nella seconda bisognava inserire tutte le informazioni sulle imposte pagate, sulle date dei pagamenti, sugli importi e sui documenti che comprovavano il tutto. Oltre, ovviamente, alla fotocopia del documento di riconoscimento. E alla dichiarazione sulla privacy. Una volta compilato il tutto bisognava spedirlo per via telematica alla Direzione della Comunicazione Istituzionale del Mef. Semplice no? Entro 30 giorni il vostro nome sarebbe stato inserito nell’elenco dei “contribuenti solidali”, neanche fosse l’elenco dei “Giusti delle Nazioni”. Ma sorge imperiosa la domanda: perché? Lo spiegava il ministro in persona: “Per fini reputazionali”. Ah be’, allora. Valeva la pena di rischiare. Perché nel caso che i dati fossero risultati errati sarebbe scattata l’immediata rimozione dall’elenco dei “contribuenti solidali” oltre alle “conseguenze che la legge prescrive in caso di dichiarazioni mendaci”. Capito? Contribuenti solidali, cornuti e mazziati.

Claudio Sabelli Fioretti

di Nicola Dario

 

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