Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

58
informareonline-diamo-i-numeri-nuova-immagine
Pubblicità

«Tornerò nella mia casa d’origine,

dov’ero prima di venire sulla Terra»

Pubblicità

Franco Battiato

Clamorosi

Zucchero ha una maialina di nome Adelmina [CdS].

Le precauzioni contro il Covid – mascherina, social distancing, etc. – hanno impedito la diffusione dalla normale influenza stagionale. Secondo dati americani, nell’inverno 2019-20 i morti d’influenza erano stati 22 mila, nell’inverno 2020-21 circa 600 [In Fact].

Il presidente del Tribunale di Tempio Pausania Giuseppe Magliulo è indagato per molestie sessuale. È lo stesso tribunale dove potrebbero andare a processo per stupro Ciro Grillo e i suoi amici. Ad accusare Magliulo è una giudice donna la cui identità è ancora segreta, arrivata a Tempio qualche anno fa per potenziare l’organico [Manti, Giornale, come sintetizzato da Dagospia].

Due giorni fa nella sede operativa Sacro Cuore della iGreco Ospedali Riuniti di Cosenza una donna di 63 anni ha dato alla luce un bambino. La signora, dopo anni di tentativi, aveva deciso di provarci di nuovo e, nell’agosto dello scorso anno, è andata all’estero assieme al marito per sottoporsi a una fecondazione eterologa con ovodonazione, tecnica consentita in Italia solo fino ai 50 anni. Durante i primi mesi di gestazione hanno dovuto darle dei farmaci per permettere alla placenta di formarsi correttamente. Il bimbo si chiama Emanuele, è nato con parto cesareo effettuato in anestesia epidurale e pesa 2 chili e 4 [ Mess].

Nel 2011 i ricoveri dei giovani tra i 12 e i 18 anni all’Ospedale Bambino Gesù di Roma per attività autolesionistica, a scopo suicidario e non, erano stati 12. Nel 2020 si è superata la quota di 300 [Mess].

A Vittoria, in provincia di Ragusa, nel mese di aprile i carabinieri hanno denunciato 146 genitori che non mandavano figli a scuola [Rep].

Droni e razzi

I razzi Qassam sono dedicati a Ezzedin al-Qassam, guerrigliero ucciso dall’esercito britannico in Palestina nel 1935

In Texas i droni di Draganfly sono incaricati di portare dosi di vaccino verso le piattaforme petrolifere offshore [ItaliaOggi].

La sfilata di moda all’Hilton di Gedda, in Arabia Saudita, nel giugno 2018, in cui non c’erano modelle, ma gli abiti erano portati in passerella sui droni [Mess].

Brett McBay, condannato a pagare 850 dollari di risarcimento nel maggio 2015 per aver sparato a un drone che sorvolava la sua proprietà [Vice].

«Frank Wang, lo Steve Jobs cinese dei droni, già miliardario a 35 anni» [ItaliaOggi].

«La Turchia ha ottenuto la tecnologia dei droni da Israele e poi ha sviluppato una sua industria. Oggi, usando mezzi poco costosi e senza rischiare le vite dei piloti, è intervenuta con efficacia in vari conflitti. A Idlib, in Siria, ha bloccato l’offensiva delle truppe di Assad appoggiate dalla Russia. In Libia ha bombardato la base aerea del generale Haftar, alleato degli Emirati. In Somalia ha riempito il vuoto lasciato dal minor impegno degli Usa. E a settembre Erdogan è intervenuto nel conflitto per il Nagorno Karabakh a fianco dell’Azerbaijan, contro l’Armenia. I droni turchi hanno distrutto 200 carri armati, 90 autoblindo e 182 pezzi d’artiglieria» [Francis Fukuyama, a Massimo Gaggi, CdS].

«Il video è impressionante. Si vede uno sciame di piccoli droni, come insetti che potrebbero posarsi sul palmo della mano di un uomo. Corrono velocissimi verso i loro obiettivi, cioè poveri studenti indifesi dentro l’aula di una università, che cercano inutilmente di scappare o nascondersi sotto i banchi. I droni, però, superano ogni ostacolo, aggirano qualunque difficoltà e con una determinazione implacabile raggiungono i target. Quindi li colpiscono alla testa, uccidendoli senza pietà, con precisione millimetrica. Il filmato di cui stiamo parlando si può vedere sul sito Ban Lethal Autonomous Weapons, e per fortuna mostra una realtà che non esiste. Ancora per poco, però, perché tutti i paesi più avanzati stanno sviluppando le armi autonome, che in parte sono già attive su alcuni teatri di guerra» [Sta].

La dote per i diciottenni di Letta

Il segretario del Pd Enrico Letta ha lanciato la proposta di una dote per i diciottenni: «Per la generazione più in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa. Per essere seri va finanziata non a debito (lo ripagherebbero loro) ma chiedendo all’1% più ricco del Paese di pagarla con la tassa di successione». La proposta è stata però bocciata di fatto dal premier Mario Draghi, che in conferenza stampa sul decreto sostegni bis ha chiosato: «Non ne abbiamo mai parlato, non l’abbiamo mai guardata. Questo non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli». Poi ha ribadito che la riforma del fisco non deve essere fatta a pezzetti, ma sistematicamente.

L’idea di Letta era questa: dare una dote di 10 mila euro ai ragazzi di famiglie con reddito medio-basso al compimento del 18° compleanno, da usare per casa, istruzione e piccola imprenditoria, e da finanziare con aliquote progressive fino al 20% su eredità e donazioni oltre i 5 milioni di euro.

 Bidelli

Candidature arrivate nelle scuole italiane per le supplenze del personale Ata di terza fascia nel 2020: quasi due milioni e duecentomila. Solo in Piemonte: 120 mila. A Torino e provincia: 72 mila. Nel 2017, data dell’ultima graduatoria, erano 50 mila. «Verosimilmente solo il 2-3% di queste persone verrà chiamato – spiega Diego Meli, segretario regionale Uil Scuola – Questo è il riflesso della profonda crisi che stiamo vivendo: moltissimi neodiplomati, ma anche laureati oltre i 45 anni puntano su un impiego precario e temporaneo nella scuola pubblica» [Sta].

«Lode al bidello. Il bidello (che nella lingua dell’ideologia ora si chiama collaboratore scolastico ma che nella lingua della realtà continua a essere felicemente bidello) è l’unica persona a suo agio nella scuola, per il resto allevamento di afflitti: i docenti, gli studenti…» [Foglio].

Nella Camera dei Deputati eletta nel novembre 1919 sedevano, fra gli altri: 215 avvocati, 63 tra professori e insegnanti, 34 pubblicisti, 26 ingegneri e architetti, 22 medici, 16 agricoltori, 9 industriali, 5 militari, 4 operai non specializzati, 4 commercianti, 3 metallurgici, 3 banchieri, 2 muratori, 1 calzolaio, 1 bidello di scuola.

«Un bidello inizia a lavorare anche a vent’anni. Prende circa un quarto di stipendio meno di un insegnante. Tu sei stato bravo e hai finito a ventisei, laurea e specializzazione. Quindi, se tutto va bene, inizi a lavorare sei anni dopo il bidello. Lasciamo stare i soldi che ha cacciato tuo padre per farti studiare e che il bidello non ha speso. E consideriamo piuttosto che tu più di nove o dieci stipendi l’anno non prendi. E che questa musica va avanti fino a quando non diventi di ruolo, alle calende greche… Il bidello avrà sempre sei anni di lavoro in più e quindi sei anni di bollini di pensione e di tredicesime più di te. Considera che mo’ i bidelli in tante scuole fanno solo sorveglianza e le pulizie sono appaltate a ditte esterne. Quindi, mentre tu stai in classe a sgolarti, quelli cantano» [Marco Balzano, Pronti a tutte le partenze, romanzo sul precariato intellettuale, Sellerio, 2013].

«Da questo ritratto evinco che il bidello sia persona intelligente e non ambiziosa, l’esatto contrario dei rampichini che ingombrano ogni ambito: ambiziosi e non intelligenti. Perciò lo lodo. Inoltre elogio il fatto che non scriverà mai un romanzo sul precariato intellettuale» [cit].

Bitcoin

Buona parte degli strumenti finanziari più sofisticati per la copertura dell’inflazione, sono saliti di prezzo e mostrano che nei prossimi mesi il caro vita si farà sentire, ma il Treasury Note a dieci anni, l’indicatore più semplice, non segnala grandi problemi: stamattina siamo a 1,66% di rendimento.

Se i livelli di volatilità restano dentro la norma, è anche perché i dati delle ultime settimane stanno segnalando moderazione e non esasperazione. Non si prefigura un boom dei consumi, che rischierebbe di surriscaldare l’economia e costringerebbe la Fed ad avviare il ciclo dell’aumento del costo del denaro, anche perché la dinamica salariale è quasi ferma: gli stipendi non crescono e lo shopping delle persone post pandemia, non dovrebbe essere una festa sfrenata.

Perché i bitcoin consumano molta energia

Tra tutte le criptovalute quelle che consumano più energia sono proprio i bitcoin, perché sono le più usate e popolari, ma anche perché le loro specifiche modalità di funzionamento richiedono un particolare dispendio di energia. Secondo le stime dell’Università di Cambridge, nel 2019 il consumo di elettricità dei bitcoin è stato di poco superiore a quello dell’intero Egitto e di poco inferiore a quello della Polonia.

A usare l’energia sono le migliaia di computer che formano la blockchain, il sistema di controllo che valida le transazioni in bitcoin: come una specie di grande libro mastro, registra tutte le transazioni mai fatte con questa valuta digitale. Perché nuove transazioni possano essere registrate, tutti i dispositivi che fanno parte della rete del sistema Bitcoin devono controllare che i bitcoin coinvolti appartengano davvero a chi li sta spendendo. Perché questo processo di verifica sia proficuo per chi lo svolge, ai dispositivi della blockchain viene anche sottoposto un problema crittografico, lo stesso per tutti: il primo che riesce a risolverlo emette un avviso per gli altri, cosa che al tempo stesso valida le nuove transazioni e assegna al risolutore una certa quantità di nuovi bitcoin.

I problemi crittografici su cui è basato il sistema richiedono un’enorme potenza di calcolo e un grande consumo di energia per essere risolti: dato che tutti i computer della blockchain ci provano, il meccanismo – chiamato “proof of work” – è poco efficiente dal punto di vista energetico.

Non sono solo le transazioni in bitcoin che richiedono energia, ma anche la semplice creazione dei bitcoin. Infatti si possono creare nuovi bitcoin, in gergo tecnico “estrarre”, anche senza validare nuove transazioni, ma comunque svolgendo computazioni simili a quelle già descritte. La maggior parte dell’energia consumata dal sistema Bitcoin è quella spesa per queste estrazioni, e non per le transazioni. E con l’aumento dell’uso dei bitcoin e del loro valore l’energia richiesta è sempre di più, sia perché i problemi crittografici da risolvere diventano più difficili, sia perché sono sempre di più le persone che provano a ottenere profitti dai bitcoin.

Consumo di energia e produzione di emissioni non sono la stessa cosa

Data la crescente complessità dei problemi crittografici, oggi possono riuscire a risolverli solo computer con grandi capacità di calcolo e dunque maggior bisogno di energia. E per ottenere dei profitti estraendo bitcoin servono grandi stanze piene di server che si occupano solo di questo, con impianti di ventilazione che impediscano il surriscaldamento dei computer – una ragione indiretta aggiuntiva per cui i bitcoin richiedono un grande consumo di energia. I bitcoin si possono estrarre ovunque nel mondo, ovviamente, ma conviene farlo dove l’energia costa meno, cioè dove si spende meno per ottenere un singolo bitcoin.

Quante emissioni si producono per estrarli e validare le transazioni però dipende dal tipo di energia usata per farlo, e quindi dal paese in cui si trovano i server che se ne occupano. Ogni paese ha il suo “mix energetico”, cioè produce energia con apporti diversi da combustibili fossili (che dunque emettono gas serra), e da fonti rinnovabili, cioè da impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e geotermici, ad esempio.

Dunque se è relativamente semplice fare una stima del consumo energetico dei bitcoin, è ben più difficile stimare le emissioni che causano, spiega bene un articolo pubblicato di recente sull’Harvard Business Review. Per provarci si analizzano i mix energetici dei paesi dove si trova la maggior parte degli stabilimenti per l’estrazione di bitcoin. Secondo una stima risalente al dicembre 2019, il 73 per cento dell’energia consumata dal sistema Bitcoin non produceva emissioni grazie al grande uso di energia idroelettrica nel sud-est della Cina e nei paesi scandinavi. Una stima successiva, risalente allo scorso settembre, ha ipotizzato una percentuale comunque significativa ma molto minore: il 39 per cento.

Quest’ultima è stata fatta dal Cambridge Center for Alternative Finance (CCAF) dell’Università di Cambridge, grazie alla collaborazione di una serie di grossi mining pool, cioè gruppi di persone che lavorano insieme per estrarre bitcoin in modo più proficuo, che hanno fornito una banca dati di geolocalizzazioni di “fabbriche di bitcoin” rese anonime. L’analisi del CCAF è sicuramente la più affidabile in circolazione ma non è completa, perché non comprende tutti gli stabilimenti che si occupano di bitcoin ed è aggiornata all’aprile 2020.

Quindi cosa sappiamo delle emissioni dovute ai bitcoin?

È impossibile avere una stima precisa delle emissioni di gas serra dovute ai bitcoin, ma si possono fare alcune considerazioni. La prima è che, secondo i dati del CCAF aggiornati all’aprile del 2020, circa il 70 per cento dei bitcoin viene estratto in Cina.

Una buona parte viene creata nelle regioni del Sichuan e dello Yunnan, dove si trovano grandi dighe. Sono regioni in cui l’energia idroelettrica è estremamente economica: sono zone relativamente poco popolate, in cui la domanda locale di elettricità è abbondantemente superata dall’offerta. Dato che le attuali tecnologie per le batterie non consentono di metterla da parte in modo pratico ed efficiente per i momenti di bisogno, molta dell’energia elettrica che si potrebbe produrre non viene prodotta: per chi si occupa di bitcoin realizzare degli stabilimenti vicino alle dighe è stata ed è un’ottima occasione.

L’abbondanza di energia idroelettrica tuttavia varia a seconda del periodo dell’anno, e in Cina è molto maggiore nella stagione umida: in quei mesi il 50 per cento dei bitcoin del mondo sono estratti nel Sichuan e nello Yunnan; nel resto dell’anno solo il 10 per cento. Il problema è che quando e dove l’energia idroelettrica non è disponibile, in Cina si usano molto i combustibili fossili, e per la maggior parte il carbone.

E poi ci sono regioni della Cina dove i bitcoin vengono sempre estratti usando energia prodotta dal carbone: è il caso dello Xinjiang, dove si stima che sia prodotto circa un terzo di tutti i nuovi bitcoin. Questa stima è stata fatta solo il mese scorso: all’inizio di aprile una grande miniera di carbone dello Xinjiang è stata inondata e di conseguenza per alcuni giorni non ha rifornito le centrali elettriche locali. Contemporaneamente a questa improvvisa carenza di energia l’estrazione di nuovi bitcoin è diminuita del 35 per cento: per questo gli esperti del settore hanno potuto stimare quanti fossero estratti nello Xinjiang.

Buste paga

Il fondo americano Oaktree comprerà il 31,05% dell’Inter F.C. dalla Lion Rock di Hong Kong per 275 milioni di euro. «Inoltre, Oaktree concederà a Suning un maxi-prestito. Fra tre anni, se la famiglia Zhang non sarà riuscita a estinguere il debito, il fondo californiano diventerà l’azionista di maggioranza» [Mess].

Il Monza di Berlusconi e Galliani, controllato al 100% da Fininvest, ha chiuso il 2020 con un rosso di 26,76 milioni di euro. La perdita verrà coperta integralmente dai capitali della finanziaria di casa Berlusconi [Sole].

C’è da dire che il 2020 è stato un anno nero per tutte le squadre di calcio.

Joseph Blount, amministratore delegato di Colonial Pipeline, ha ammesso di aver pagato il riscatto di 4,4 milioni di dollari chiesto dagli hacker di DarkSide. «Non sono contento, ma era la cosa migliore da fare per il Paese». È la prima volta che una grande società americana ammette di aver dovuto sottostare al ricatto dei pirati informatici [CdS].

Sono stati vittima di assalti informatici centri di ricerca medica, enti statali e locali, scuole. In media il riscatto richiesto si aggira sui 310 mila dollari.

Leonardo di Caprio, ambientalista convinto, donerà 43 milioni di dollari all’associazione «Re Wild», che si occupa della tutela dell’ecosistema delle isole Galapagos. L’associazione, tra le altre cose, si occupa della tutela dell’isola Floreana, dove vivono 54 specie in via di estinzione, tra cui l’iguana rosa [Giornale].

La Fininvest ha deciso di cedere la sua quota di azioni di Mediobanca, pari al 2% del capitale sociale, affidandola a Unicredit perché la rivendesse a qualcuno disposto a pagare più del mercato. La finanziaria della famiglia Berlusconi ha così incassato 175 milioni, per un prezzo unitario di 9,814 euro ad azione, che alla chiusura di Borsa ieri valeva 9,782. Non ci sono conferme ufficiali, ma sembra che a comprare la quota sia stato Leonardo Del Vecchio, che già controllava il 13,2% della banca con la sua finanziaria, la lussemburghese Delfin, ed è stato autorizzato dalla Bce a salire fino al 20%.

A Stockton, 300 mila abitanti, nella Central Valley, California, nel 2019 il sindaco Michael Tubbs decise di versare 500 dollari al mese a 125 famiglie indigenti e di esaminare i loro comportamenti confrontati con quelli di altre famiglie in condizioni analoghe che non avevano ricevuto il sussidio. «L’analisi ha dimostrato che le famiglie hanno usato il denaro in modo costruttivo (37% per acquistare cibo, solo l’1% per alcolici), riducendo il loro indebitamento e sfruttando meglio le occasioni di lavoro: all’inizio del programma solo il 28% dei beneficiati aveva un impiego fisso a tempo pieno, alla fine questa quota era salita al 40% mentre il numero delle famiglie che stanno rimborsando i loro debiti è salito dal 52 al 62%. Stockton ha aperto una strada. Prima città ad aver sperimentato in modo limitato ma verificabile una forma di reddito universale per non abbienti, è stata seguita da altre decine di realtà urbane mentre perfino Los Angeles sta pensando di varare un programma di questo tipo. Tubbs ora guida l’organizzazione Mayors for Guaranteed Income che raccoglie ben 44 sindaci di città — da Gary in Indiana a Richmond in Virginia, da Paterson in New Jersey a Compton in California — che hanno varato programmi analoghi di sussidi cash» [CdS].

Secondo la rivista Forbes il budget annuale di Hamas ammonta a circa 700 milioni di dollari. Si tratterebbe della terza organizzazione terroristica più ricca al mondo, ben più di Isis e Al Qaeda [Foglio].

«Un miliardo e 15 milioni di euro di perdita netta, la più alta nei 35 anni di vita della compagnia. È il risultato del bilancio Ryanair nell’esercizio chiuso il 31 marzo 2021, dodici mesi colpiti in pieno dal Covid-19, che ha fatto crollare il traffico aereo mondiale. Nell’esercizio precedente la principale low cost europea aveva un utile netto di 649 milioni. I ricavi sono diminuiti dell’81%, da 8,49 a 1,64 miliardi di euro e i passeggeri trasportati si sono ridotti da 149 milioni a 27,5 milioni (-81%). I costi operativi sono diminuiti del 66% a 2,48 miliardi» [Sole].

Leonardo Del Vecchio sale ufficialmente al 15,4% di Mediobanca. L’aggiornamento del pacchetto azionario del patron di Essilor-Luxottica, che lo rende ancora di più primo azionista della banca guidata da Alberto Nagel, è arrivato ieri pomeriggio dall’aggiornamento delle partecipazioni rilevanti da parte della Consob. Si confermano così le indiscrezioni circolate lunedì dopo l’annuncio, da parte di Fininvest (holding della famiglia Berlusconi) di aver ceduto l’intero suo pacchetto del 2% ai blocchi, attraverso Unicredit come intermediario (banca di cui Del Vecchio è peraltro il primo azionista italiano con circa l’1,9%). Del Vecchio è stato autorizzato dalla Bce a salire fino al 20% del capitale di Mediobanca.

«La holding della famiglia Berlusconi ha spiegato la cessione delle quote di Mediobanca nell’ambito di una logica di “razionalizzazione e di ribilanciamento del proprio portafoglio di investimenti finanziari”. La cessione è avvenuta a 9,814 euro per azione, per un totale di 174 milioni. Il titolo Mediobanca ha chiuso ieri a 9,87 euro, in rialzo dello 0,90%. Il patto di consultazione su Mediobanca, senza Fininvest, ora si è ridotto a una quota totale del 10,6% – di cui Mediolanum ha il 3,3% – seguita da Edizione 2,1% e Fin.Priv 1,6% (riunisce quote di Unipol, Generali, Fca, Italmobiliare, Pirelli e Telecom Italia)» [CdS].

Depositi nelle banche italiane nel mese di aprile 2021: 1.756 miliardi. È il picco più alto degli ultimi 5 anni [Sole].

«In questi giorni, all’ombra della Madonnina, si è chiusa una battaglia legale con una posta in palio che, forzando un po’ le cose, ma neanche troppo, potrebbe definitivamente destabilizzare l’editoria italiana. Al centro del contendere c’era un palazzo che è un monumento nella storia della città: il “Palazzo del Corriere della Sera” di via Solferino 26, ideato da Luca Beltrami nel 1903, e venduto nel 2013 dal gruppo Rcs ai fondi Usa Blackstone. Un’operazione che Urbano Cairo, dopo aver rilevato il controllo della Rizzoli-Corriere nel 2016, ha contestato, chiedendo di annullare o rivedere la cessione. Venerdì sera il verdetto, tramite un arbitrato, gli ha dato torto. Ma Blackstone – che ha dovuto rinunciare a rivendere il palazzo perché l’acquirente (Allianz) si è ritirato proprio a causa dell’azione intentata da Cairo – ora chiede i danni. Tanti: 300 milioni a Rcs e altri 300 al presidente del Toro. La causa, di fronte alla corte di New York, era in sospeso in attesa degli arbitri. Ora ripartirà e sarà lunga, ma va da sé che di fronte a tali importi c’è da tremare: Rcs vale in Borsa poco più di 400 milioni, mentre la Cairo Communication, che controlla Rcs e di cui Cairo ha il 67%, ne vale 270. Si fa presto a capire che nel peggiore dei casi – tutto da verificarsi – il sistema Cairo-Rcs non potrebbe resistere. E con quello, con i suoi oltre 3.200 dipendenti, di cui quasi 2mila in Italia con 760 giornalisti, l’intera editoria nazionale e la sua previdenza rischierebbero il collasso» [Zacché, Giornale].

«Il titolo della settimana. “Si chiude il lodo su via Solferino. Il palazzo valeva 33 milioni in più. Gli arbitri: non c’è stata lite temeraria da parte di Rcs. Ma non ci sarà un risarcimento” (Corriere della Sera, 15.5). È il modo del giornale di Cairo di comunicarci che Cairo ha perso il contenzioso con Blackstone. Cari colleghi, vi siamo vicini nel momento della prova» [Travaglio, Fatto].

Jeff Bezos, 57 anni, padrone di Amazon, ha comprato uno yacht a tre alberi lungo 127 metri per 500 milioni di dollari. Nel prezzo è compreso un altro yacht più piccolo, «di supporto», dotato di una pista di atterraggio per elicotteri (gentile omaggio alla fidanzata di Bezos, Lauren Sanchez, conduttrice tv ma anche pilota di velivoli). Gli saranno consegnati entrambi entro un mese [Rodano, Fatto].

Il Washington Post gli era costato 250 milioni di dollari, la metà.

Le dichiarazioni dei redditi 2020 dei ministri tecnici. Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica, nel 2019 ha percepito 339.946 euro di reddito lordo complessivo (era passato dalla guida dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova al gruppo Leonardo oggi la sua indennità di ministro si ferma a 110.442,80 euro, più 3.503, euro al mese a titolo di eventuale diaria). Denuncia il 100% di proprietà di un appartamento a Genova, il possesso di una «Lexus Es» ovviamente Hybrid del 2020 e di una moto Honda GL 1800 del 2018. Marta Cartabia, ministro della Giustizia, nel 2019, ha percepito 323.826 euro lordi (era passata da vicepresidente a presidente della Corte costituzionale). Dichiara: 4 immobili, due posseduti al 100%, uno al 50 ed un altro al 25%. Daniele Franco, ministro delle Finanze, nel 2019, anno in cui è andato in pensione dopo 40 anni di servizio nella Pa, ed è passato dall’incarico di Ragioniere generale dello Stato a quello di vicedirettore generale di Banca d’Italia, ha incassato 454.064 euro di indennità di fine rapporto, 98.521 euro di compensi ricevuti dal Mef ed altri 180.183 erogati da via Nazionale per un totale di 278.704 euro. Dichiara: un appartamento e un garage a Roma, il 7,34% dell’appartamento condominiale, il 50% di un fabbricato a Belluno e l’11% di altri due fabbricati sempre nel bellunese, una Tiguan del 2020 e soprattutto un piccolo ma affollato «giardinetto» azionario (859 azioni Prysmian e 82 della Ferrari, 92 di EssilorLuxottica, 820 di Stellantis e 1.081 di CNH Industrial, e ancora 600 azioni Danieli, 212 Prima Industrie, 500 Autogrill, 100+38 titoli di Deutsche Telekom, 300 Safilo, 52 Snia ordinarie, 48 azioni dell’inglese Livanova Plc (exSorin), quote in due fondi Ishare, 10.000 azioni di «Viaggi del ventaglio», società che però risulta fallita da tempo). Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture, nel 2019 ha percepito 192.886 euro: 90.990 euro in qualità di professore ordinario a Tor Vergata, 36.732 euro percepiti in qualità di docente della Scuola Nazionale di amministrazione più 11.500 euro lordi di altri compensi. Dichiara: tre appartamenti (di cui uno posseduto in nuda proprietà, un altro al 50 ed il terzo al 100%) più il 50% di un prefabbricato. Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, nel 2020 ha dichiarato 195.408 euro di reddito. Dichiara: quattro fabbricati e due terreni, tutti posseduti al 100%, ben 5 autovetture (la più vecchia datata 1968), quote azionarie legate ad alcune sue attività: il 70% di Edit Free srl, il 50% della «Rem Research and Consulting srl» ed il 25% della «Mater Divinis Amoris srl» che produce vino [Baroni, Sta].

«Roberto Formigoni ha tanto pregato e alla fine ha vinto: riavrà il vitalizio e nessuno potrà più toglierlo. Perché l’organo di appello di Palazzo Madama ha confermato la decisione con cui la giunta presieduta da Giacomo Caliendo già aveva sostenuto che in fondo disciplina e onore non sono requisiti così indispensabili per aver diritto a incassare l’assegno che turba i sonni degli ex parlamentari condannati come lui» [Fatto].

Lascia il patron di TikTok

Il ceo e cofondatore di ByteDance, proprietario di TikTok, ha annunciato a sorpresa le dimissioni. Con un conto in banca di 36 miliardi di dollari, Zhang Yiming, nato nel 1983, l’anno scorso, secondo Forbes, è stato il più ricco della Cina. In un’email ai dipendenti, Zhang ha scritto: «In realtà, non ho le qualità del leader ideale. Non sono molto socievole, preferisco attività solitarie come navigare su Internet, leggere, ascoltare musica e fantasticare su ciò che è possibile». Passa la mano all’altro cofondatore, Liang Rubo, suo compagno di stanza ai tempi dell’Università Nankai della Cina settentrionale, finora responsabile delle risorse umane.

Tre Renzi a processo

I genitori di Matteo Renzi, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, e la sorella, Matilde Renzi, vanno a processo per reati fiscali relativi alla conduzione della società di famiglia Eventi 6 srl. Lo ha stabilito il giudice Federico Zampaoli al termine dell’udienza preliminare, dove la procura ha ribadito le accuse di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture per operazioni parzialmente inesistenti e dichiarazione infedele dei redditi percepiti. La prima udienza davanti al tribunale di Firenze è fissata nel marzo del 2022.

La Polverini torna all’ovile

L’on. Renata Polverini, che il 21 gennaio aveva lasciato Forza Italia per aderire al Centro democratico-italiani in Europa di Bruno Tabacci e votare la fiducia a Conte, e che il 25 febbraio aveva aderito al gruppo misto, ora è tornata sui suoi passi. Ha detto di essere stata convinta da una telefonata di Berlusconi, «sempre affettuoso e coinvolgente». «Torno a casa, è come se non me ne fossi mai andata».

Bandiera

La foto dei soldati americani che alzano la bandiera a stelle strisce sul monte Suribachi, 169 m.s.m., il più alto dell’isola di Iwo Jima, fu scattata il 23 febbraio 1945 da Joe Rosenthal, della Associated Press. «Arrivato sulla cima, Rosenthal scoprì che una bandiera era già stata issata, ma che per ragioni ancora oggi non chiarite si stava pensando a sostituirla con una più grande. Rosenthal si mise senza successo alla ricerca dei Marines che avevano issato la prima bandiera con l’idea di fotografarli in posa: nessuno apparentemente sapeva chi fossero. Mentre li stava cercando, si accorse che altri sei soldati stavano per issare la nuova bandiera. Si posizionò e scelse l’obiettivo più adatto per scattare la fotografia; nel frattempo uno degli altri due fotografi, che stava riprendendo con una cinepresa, si piazzò vicino a lui e gli chiese se fosse d’intralcio. Rosenthal si girò per rispondergli, ma con la coda dell’occhio notò che i soldati stavano issando la bandiera proprio in quel momento: scattò senza guardare nel mirino» [Post].

Bacio

La foto di Robert Doisneau dell’aprile 1950 in cui un ragazzo e una ragazza si baciano con gran trasporto in una strada di Parigi è posata. «Erano due ragazzi che Doisneau aveva pagato e predisposto alla bisogna. E allora? La foto era e resta bellissima, non perde nulla della sua onnipotenza. Quando nel 1996 ne fu realizzato un poster, ne vendettero 410 mila esemplari» [Foglio].

Decreti

Dall’inizio della diciottesima legislatura, nel marzo 2018, sono stati varati 98 decreti legge, che hanno richiesto 1.178 decreti attuativi, di cui 675 ancora mancanti. «Vuol dire che il 57,3 per cento delle norme approvate dal Parlamento è rimasto scritto solo sulla carta. Per la quasi totalità si tratta di misure lasciate in eredità dal Conte Due (dal Decreto Rilancio al Decreto Semplificazioni, inattuato all’83,8 per cento). È il vero dramma del Belpaese: le leggi finiscono in Gazzetta ufficiale, ma lì restano, e per i cittadini non cambia mai niente» [Sta].

Tribunali

Secondo i dati del 2020 della direzione statistica del ministero della Giustizia il tempo medio necessario per avere una sentenza civile di primo grado è 884 giorni, due anni e mezzo. La sentenza di appello, in media, arriva dopo 1.196 giorni. E c’è ancora la Cassazione. Con la pandemia le cose sono peggiorate [Grignetti, Sta].

Tabacco

Nikolaj Podgornyj, presidente dell’Unione sovietica, ricevuto in udienza privata da Paolo VI in Vaticano il 30 gennaio 1967, non riuscì a trattenersi e chiese al Papa se si poteva fumare nella Biblioteca Apostolica. Montini gli offrì un pacchetto di sigarette americane [CdS].

I mozziconi sono ancora conservati in due buste nell’archivio della Santa Sede. Sul frontespizio la dicitura: «Nobile Anticamera di Sua Santità», sovrastata dallo stemma pontificio.

Ostie

«Battiato raccontava la sua lite con il vescovo di Acireale che doveva autorizzarlo a fare da padrino al figlio di un amico notaio, ma ne nacque uno scontro teologico sul dogma della transustanziazione: “Scusi monsignore, se il corpo di Cristo entra in noi con l’ostia, non è blasfemia l’idea di come possa uscirne?”. Il povero notaio, imbarazzatissimo, non sapeva dove guardare» [Rep].

Meeting

«Venni invitato al Meeting di Comunione e liberazione a Rimini. Mi chiesero di non cantare Solo una sana e consapevole (per la frase sull’azione cattolica, ndr) perché eravamo in diretta sulla Rai. Tranquillizzai Formigoni ma nei bis uscimmo tutti vestiti da prete per fare il pezzo. Finito lo show scappammo perché erano infuriati: se sei un artista vai sul palco e dici quello che pensi» [Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, ad Andrea Laffranchi, CdS]

Amazon vuole comprare la Mgm

Sembra che Amazon voglia comprare la Metro Goldwyn Mayer, una delle più importanti case cinematografiche americane, famosa per il leone che ruggisce prima dell’inizio di ogni film. Secondo Bloomberg, le trattative sono in corso da diverse settimane. La società di Bezos mirerebbe a consolidare la propria posizione nel mercato cinematografico-televisivo, dove è attiva con Prime, e sarebbe disposta a pagare 9 miliardi di dollari.

Germania, respinti i ricorsi contro gli acquisti della Bce

«La Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe ha respinto ieri, dichiarandoli “irricevibili”, due ricorsi che mettevano in discussione la legittimità dell’acquisto di titoli pubblici nei mercati secondari (Programma Pspp) da parte della Banca centrale europea. I ricorrenti, tra i quali l’ex esponente della Csu Peter Gauweiler e il fondatore dell’Afd Bernd Lucke, contestavano la “proporzionalità” degli acquisti condotti dall’Eurotower» [Sole].

Criptovalute

Le criptovalute vanno a picco dopo che la Banca del Popolo della Cina ha ribadito la sua contrarietà ai token come forme di pagamento digitale, il bitcoin perde l’8% a 39.600 dollari, minimo da febbraio. A bocciare questo classe di attività è stata ieri anche Christine Lagarde: ”Bitcoin ed ethereum non sono criptovalute ma criptoasset. Sono speculativi, volatili, non stabili e come hanno detto molti miei colleghi, quelli che investono in questi asset devono essere pronti a perdere tutto”. La stessa, ha poi proseguito ricordando che “nelle ultime settimane i prezzi di molti di questi asset hanno subito un declino superiore al 20% e questo solo perche’ una persona, nello specifico Elon Musk, ha detto alcune parole intervenendo al Saturday Night Show. Questo prova che non si tratta di valute ma asset molto speculativi”.

Richiusa la frontiera di Ceuta

Sono 5.600 i migranti marocchini e subsahariani ritornati oltreconfine dopo aver varcato la frontiera di Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. Ieri mattina le autorità marocchine hanno chiuso di nuovo il valico di frontiera di Tarajal, che da lunedì sera era stato attraversato da oltre ottomila persone intenzionate a raggiungere il territorio dell’Unione Europea. La maggior parte dei rimpatri sono stati volontari, dopo che la Spagna aveva schierato l’esercito. Piccoli gruppi di giovani, intanto, continuano a cercare di varcare la frontiera a nuoto. La ministra spagnola per i Diritti sociali, Ione Belarra, ha convocato il Consiglio territoriale, equivalente spagnolo della conferenza Stato-regioni, per studiare la possibilità di accogliere i minori arrivati a Ceuta.

Archiviata l’inchiesta su Carola Rakete

Il gip di Agrigento Alessandra Vella ha archiviato l’inchiesta a carico di Carola Rackete, la comandante della nave Sea Watch3 che venne arrestata per resistenza o violenza contro una nave da guerra. Il 29 giugno del 2019, la Rackete aveva portato la sua nave nel porto di Lampedusa, facendo sbarcare i 40 migranti che erano a bordo da più di due settimane. La Procura di Agrigento aveva chiesto non processare la comandante tedesca e il gip, che già non aveva convalidato l’arresto, ha chiuso il caso.

A Bari due cittadini tedeschi di origine iraniana, settantenni, sono stati scoperti con tre fiale di AstraZeneca (trenta dosi in tutto) nascoste in una borsa frigo. Si preparavano a salpare per l’Albania. La Procura, che sospetta possa esistere un mercato nero di vaccini, ora li accusa di ricettazione.

L’inflazione accelera

In Italia l’inflazione è cresciuta ad aprile. L’Istat conferma le stime preliminari, secondo cui l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua (da +0,8% di marzo).

L’accelerazione tendenziale dell’inflazione si deve essenzialmente ai prezzi dei beni energetici, la cui crescita passa dal +0,4% di marzo al +9,8% a causa sia dei prezzi della componente regolamentata sia di quella non regolamentata. Una dinamica solo in parte compensata dall’inversione di tendenza dei prezzi dei beni alimentari non lavorati (dal +1,0% al -0,3%) e di quelli dei servizi relativi ai trasporti (dal +2,2% al -0,7%) [Sole].

Sempre l’Istat ha fatto sapere che i prezzi del cosiddetto carrello della spesa (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) ad aprile hanno ampliano la flessione (-0,7%), portandosi a livelli che non si registravano da agosto 1997

L’esperimento nelle discoteche italiane

Gallipoli e Milano sono le due città scelte per verificare se ci sono le condizioni per la riapertura delle discoteche in Italia. Un esperimento in due diversi locali, uno chiuso e l’altra all’aperto. A lanciare l’iniziativa è la Silb-Fipe, l’associazione italiana imprese e intrattenimento. La sperimentazione nel locale all’aperto si svolgerà il 5 giugno al Praia di Gallipoli, dove duemila persone entreranno soltanto col green pass e all’uscita si sottoporranno a un nuovo tampone. A Milano il test si svolgerà al Fabrique, discoteca al chiuso. Anche qui entreranno duemila persone, ognuna delle quali dovrà essersi sottoposta a tampone nelle 36 ore prima dell’accesso o essere vaccinata, acquistare un biglietto telematico e impegnarsi a sottoporsi a un nuovo tampone molecolare a sei giorni dalla serata.

Battiato

di Marco Travaglio

Il Fatto Quotidiano

Non so proprio da dove cominciare. Ma sì, forse dalla vigilia della nascita del Fatto. Estate 2009. Francuzzo mi chiama per sapere come vanno i preparativi: “Caromarco (lo diceva tutto attaccato con quella voce di seta, nda), ti devo fare un regalo. Una canzone che ho scritto con Sgalambro e anche con te, ma a tua insaputa. Dammi una mail”. Gliela do. Poco dopo, dalla sua – col nome storpiato di Joe Patti, un suo zio emigrato in America – mi arriva la traccia ancora provvisoria di Inneres Auge (l’occhio interiore o il terzo occhio, in tedesco). La ascolto e capisco: “Uno dice: che male c’è / a organizzare feste private / con delle belle ragazze / per allietare primari e servitori dello Stato? / Non ci siamo capiti./ E perché mai dovremmo pagare / anche gli extra a dei rincoglioniti? / Che cosa possono le leggi / dove regna soltanto il denaro? / La giustizia non è altro che una pubblica merce…”. Parlava di B., anzi di quelli che con argomenti fallaci giustificavano i suoi scandali. Poi dal basso più infimo – come sempre faceva lui, dissimulando la sua sterminata cultura e la sua sconfinata spiritualità – si elevava improvvisamente verso l’alto: “La linea orizzontale ci spinge verso la materia, / quella verticale verso lo spirito /… Inneres auge, das innere auge. / Ma quando ritorno in me, / sulla mia via, a leggere e studiare, / ascoltando i grandi del passato, / mi basta una sonata di Corelli, / perché mi meravigli del creato”.

Francuzzo era così: leggero, soave, delicato, spiritoso, sorprendente, puro, naïf. Come il bambino che urla “il re è nudo!”. Ricordo il suo sincero, candido stupore per la ridicola canea che si era levata quando, al Parlamento europeo, s’era permesso un giudizio sugli abitanti di quello italiano: “Queste troie che stanno in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile. Aprissero un casino”. Apriti cielo. Le solite voci del padrone lo accusarono – pensate un po’ – di sessismo e di antipolitica. Salvini gli diede del “piccolo uomo”. La Boldrini del “disdicevole”. E lui: “Ma io parlavo dei politici, più uomini che donne, che si vendono al miglior offerente. Come li chiami tu, se non troie? Cazzo c’entra il sessismo?”. Per quello, dopo soli cinque mesi, fu cacciato da assessore alla Cultura della sua Sicilia, per ordini superiori dai palazzi e dai colli di Roma: “Ecco, vedi? Sono proprio delle troie, ahah!”.

Nel 2012 gli proponemmo di tenere un blog sul nostro sito. Gli scrisse la nostra Paola Porciello. Lui rispose così: “Cara Paola ecco la mia proposta: 4 brevi pensieri di mistici, splittati in 4 settimane e sempre lo stesso giorno (della settimana). È una scelta ‘contro’, e so bene che vi potrà creare un qualche problema. Mi faccia sapere. f.”.

Ne scrisse sette in tutto, dedicati ai grandi del misticismo e dell’eresia di ogni religione. E nello spazio autobiografico si descrisse così: “Nato parecchi anni fa a Jonia (CT), compositore-cantante e regista. Negli anni 70 con la sua musica di ricerca ha attraversato le avanguardie europee. Alla fine degli anni Settanta passa alla musica di larga comunicazione alternandola a opere classiche”.

Solo lui poteva vendere milioni di dischi con le canzonette (Un’estate al mare per Giuni Russo) e con le “correnti gravitazionali”, le gurdjieffiane “èra del cinghiale bianco” e “alba dentro l’imbrunire”, con “lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco” e “il senso del possesso che fu prealessandrino”.

A proposito. Nei concerti non voleva mai cantare Il sentimiento nuevo: “È una cosetta da nulla, lo riempitivo della Voce del padrone, non mi va”. Ma una volta, sapendo che ero tra il pubblico, la infilò nei bis: “Questa è per un mio amico che s’è fissato. Giudicate voi!”.

E solo lui, captando visioni da mondi lontanissimi, poteva predire con un anno d’anticipo (Povera Patria, ’91) l’Italia delle stragi e di Tangentopoli, “schiacciata dagli abusi del potere / di gente infame che non sa cos’è il pudore… / Tra i governanti / quanti perfetti e inutili buffoni… / Ma non vi danno un po’ di dispiacere / quei corpi in terra senza più calore? / Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? / Nel fango affonda lo stivale dei maiali”.

Da qualche anno, dopo la caduta al Petruzzelli di Bari causata dalla stretta di mano troppo prolungata di un fan sotto il palco, la frattura del femore e l’operazione in anestesia totale, era andato via via svanendo. Il destino l’aveva colpito proprio alla testa. Malattia mai diagnosticata, perché non voleva medici fra i piedi. Nei concerti aveva iniziato a scordarsi i testi e a sbagliare gli attacchi. Un po’ ne rideva e un po’ ne soffriva. Nel 2015 eravamo insieme a Ottoemezzo: rispondeva a Lilli Gruber a monosillabi, beffardo e tranchant nella sua strepitosa essenzialità. “Berlusconi? Non è il mio tipo”, “Salvini? Cambio canale”. L’ultima volta che salì su un palco era quello di Renato Zero, ad Acireale, nel 2017: attaccò La cura in ritardo e ne uscì una versione rara tutta speciale, una specie di Gronchi rosa in musica.

Due anni fa, per il suo 74° compleanno, il fratello Michele e l’agente Franz Cattini riunirono parenti e amici nella sua casa di Milo, alle pendici dell’Etna. Carlo Guaitoli si mise al piano e cantammo un po’ di repertorio. Lui ci guardava felice. E ogni tanto usciva con una battuta, l’aria del bambino che ha fatto una marachella. Ma il suo spirito se n’era già andato da qualche altra parte, nomade in cerca degli angoli della tranquillità. L’altra notte li ha trovati tutti. Ora è finalmente libero.

di Nicola Dario

 

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità