informareonline-diamo-i-numeri-nuova-immagine

Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

Nicola Dario 14/05/2021
Updated 2021/05/14 at 7:55 PM
48 Minuti per la lettura

Il primo studio sui vaccinati in Italia

Sono stati pubblicati i risultati di uno studio realizzato dalla Asl di Pescara e dall’università di Ferrara, che ha raccolto tutti i dati delle 37 mila persone vaccinate in provincia di Pescara da gennaio a fine aprile. I risultati: tra i vaccinati si è verificato il 95% di contagi in meno rispetto ai non vaccinati, i casi di malattia con sintomi sono stati il 99% in meno rispetto ai non vaccinati; solo una signora di 96 anni, già molto malata, è morta lo stesso di Covid dopo il vaccino.

«I dati della provincia di Pescara sono la prima fotografia in Italia dell’utilità dei vaccini. Non sono meno lusinghieri delle statistiche di Israele, Gran Bretagna e – con le dovute differenze – Stati Uniti. Il fatto che arrivino quasi sei mesi dopo la prima iniezione (che da noi risale al 27 dicembre) la dice lunga sul caos che ha dominato la raccolta dei dati lungo tutta la pandemia nel nostro paese» [Rep].

Clamorosi
Denunce di stupro in Italia nel 2020: 4.383. Il 40% delle vittime ha tra i 14 e i 24 anni [CdS].

In Inghilterra sono in grande aumento i furti di animali domestici. Il governo ha istituito un’apposita task force per esaminare la situazione [ItaliaOggi].

In Germania sono immatricolare 38 mila Trabant e solo 34 mila Tesla [Specchio].

La letteratura medica riporta all’incirca una cinquantina di casi di bambini nati con la coda, ultima traccia del primate che sopravvive in ciascuno di noi [Laura Spinney, 1918 L’influenza spagnola, Marsilio].

In Italia vengono rapiti in media tre cani al giorno [Mess].

Baffino..

La Fondazione degli studi progressisti (Feps), la rete di 25 fondazioni culturali che fanno a capo ai partiti Ue di sinistra, a sua volta affiliata ai Socialisti europei, ha depositato al Tribunale civile di Bruxelles una citazione contro Massimo D’Alema, chiedendogli la restituzione di oltre 500 mila euro. L’ex premier italiano, che fu presidente della Feps dal 2010 al 2017, nel 2013, rimasto un seggio da parlamentare, si fece attribuire uno stipendio da 120 mila euro all’anno. Ora i nuovi vertici contestano la legittimità di quei pagamenti: «Abbiamo presentato l’azione legale venerdì scorso». D’Alema controbatte: «Iniziativa immotivata. Andremo in giudizio e poi sarò io a chiedere i danni. Di certo è una vicenda che mi lascia amareggiato» [ Rep].

Presidente D’Alema, è vero che lei percepiva diecimila euro mese dalla Feps, la rete delle fondazioni dei socialisti europei?

«Sì, ma sono 5000 euro netti».

Per quanto tempo è stato retribuito?

«Dal 2013 al 2017. I primi tre anni della mia presidenza alla Feps, dal 2010 al 2013, ero ancora parlamentare e ho svolto le mie funzioni gratuitamente».

E perché dal 2013 venne retribuito?

«Dopo l’uscita dal Parlamento avevo molte offerte di lavoro. In particolare da una società inglese che organizza eventi internazionali, Chartwell, che mi offriva quattro volte quello che poi ho preso dalla Fondazione. Il segretario generale Ernst Stetter mi propose di concentrare tutto il mio impegno sul lavoro della Fondazione, proponendomi un contratto che prevedeva anche una clausola di esclusività, per remunerare le mie prestazioni che andavano al di là della mia normale attività di presidente».

Questo perché?

«Il segretario generale non voleva creare un precedente di uno stipendio pagato per il ruolo. Volle, d’intesa con il tesoriere, mantenere il principio per cui alla Feps era remunerato il lavoro».

Ora però perché la Feps le fa causa, e le chiede di restituire 500mila euro?

«Il contratto è stato fatto secondo le procedure regolarmente eseguite per tutti i contratti e regolarmente protocollato. Trovo sconcertante il modo in cui è stata gestita questa vicenda. Non è mai stato sentito il segretario generale che ha redatto il contratto. La notizia della citazione in giudizio è stata notificata prima a Repubblica che a me. Tutto questo ha lo stile di una vendetta politica e personale» [Massimo D’Alema, a Concetto Vecchio, Rep].

Il “compagno” Draghi: «Il Patto di Stabilità è inadeguato»

Ieri, rispondendo a un question time alla Camera, Mario Draghi ha definito «inadeguate» le regole del Patto di stabilità europeo, ora sospese per il Covid. «Voglio essere molto chiaro. È fuori discussione che le regole dovranno cambiare. Tuttavia, questo dibattito, che impiegherà gran parte del 2022, non è ancora partito La mia linea, e non è da oggi ma da diverso tempo su questo tema, è che le attuali regole di bilancio erano inadeguate e sono ancora più inadeguate per un’economia in uscita da una pandemia». Il deficit pubblico, che secondo le regole del Patto dovrebbe essere inferiore al 3% del pil, nel 2021 arriverà all’11,7%, e il debito, che dovrebbe essere inferiore al 60%, arriverà al 159,8%.

Draghi ha parlato un po’ di tutto. Sui flussi turistici ha detto: «per quanto riguarda i Paesi del G7, in particolare Usa, Giappone e Canada saranno favoriti gli ingressi senza quarantena in caso di certificazione vaccinale». Sugli eventi privati e il settore del wedding, che il governo ne discuterà nel corso della cabina di regia prevista per lunedì. Sul tema dei migranti, sollevato da un’interrogazione del leghista Molinari, Draghi ha sottolineato che «la politica sull’immigrazione del governo vuole essere equilibrata, efficace e umana: nessuno deve essere lasciato solo nelle acque territoriali italiane». Il governo, ha aggiunto, è impegnato a promuovere azioni bilaterali e a esercitare pressione intereuropea affinché si torni a una redistribuzione dei migranti. «Liberalizzare i brevetti dei vaccini anti Covid non garantisce una maggiore produzione di dosi: la situazione è più complessa di così» ha detto poi il premier rispondendo all’interrogazione di Giulia Grillo del M5s

NOMINATI..E CACCIATI.

Mario Draghi ha nominato l’ambasciatrice Elisabetta Belloni direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). La Belloni prende il posto del prefetto Gennaro Vecchione. Draghi ha invece prorogato l’incarico di Mario Parente come direttore dell’Aisi, l’Agenzia di sicurezza interna: sarebbe scaduto a giugno.

Elisabetta Belloni, nata a Roma il 1° settembre 1958. Dal 2016 a oggi è stata la prima donna segretario generale della Farnesina. Un’apripista fin da ragazza. Fu la prima donna a essere ammessa, insieme a un’altra giovane, all’Istituto Massimiliano Massimo dei Gesuiti, scuola fino a quel momento esclusivamente maschile (la stessa frequentata da Draghi). Poi la carriera al ministero degli Esteri: dall’Unità di crisi alla direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo fino a diventare capo di gabinetto del ministro Paolo Gentiloni e segretario generale.

«Conte aveva nominato Vecchione per disossare e “sorvegliare” (nella logica della paura) un delicatissimo ingranaggio — l’Intelligence — di cui diffidava. Di cui non conosceva neppure la grammatica (capitò, per dire, che ad un basito direttore dell’Aise, la nostra intelligence estera, Rocco Casalino chiedesse quanto guadagnasse per valutare se la sua retribuzione di portavoce del premier fosse adeguata o meno) e di cui temeva il ricatto. Fino al punto da cooptare, promettendogli con insistenza e ostinazione la vicedirezione del Dis, una figura come quella di Marco Mancini (già protagonista chiave della infernale stagione del Sismi di Nicolò Pollari), un Fregoli degli apparati che – come la vicenda dell’incontro in autogrill con Renzi ha documentato – passava più tempo a massaggiare i suoi sponsor nel Palazzo, a sussurrargli all’orecchio (Conte era stato solo l’ultima delle sue innumerevoli conquiste), che a fare il mestiere per cui era ed è pagato» [Rep].

«Due giorni fa, durante la cabina di regia convocata da Draghi per affrontare l’emergenza causata dallo sbarco di migliaia di migranti in Sicilia, Vecchione è apparso ancora una volta impreparato rispetto all’analisi della situazione. Ultima goccia in un vaso che a Palazzo Chigi era apparso già colmo e così è arrivata la decisione di sostituirlo “con effetto immediato”» [CdS].

Draghi caccia anche Parisi (quello dei navigator)

L’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, sarà commissariata. Una norma al prossimo decreto Sostegni bis ne farà decadere consiglio di amministrazione e direttore generale. Salterà dunque, come conseguenza, anche l’attuale presidente, l’italo-americano Mimmo Parisi, scelto nel 2019 da Luigi Di Maio per guidare la complessa macchina del Reddito di cittadinanza con i navigator. «Raggiunto al telefono nella sede romana di Anpal, Mimmo Parisi cade dalle nuvole: “Sono all’oscuro di tutto, nessuno mi ha avvertito. Il ministro Orlando è una persona estremamente seria e capace: mi stupirebbe, conoscendolo, se l’avesse fatto senza comunicarmi nulla. Se però fosse vero, si tratta di una decisione politica grave”. Travolto dalle critiche per una gestione opaca sui risultati del Reddito di cittadinanza in termini di impatto sull’occupazione, Parisi era da tempo nel mirino anche per le “spese pazze” – la Corte dei Conti sta indagando –, le nomine interne, gli aumenti di stipendio a pioggia e quell’andirivieni in business class con gli Stati Uniti, dove vive – in Mississippi – la sua famiglia (“Ho il mal di schiena ed è un mio diritto”, si è sempre difeso). E dove risulta ancora docente all’università, nonostante la rivendicata aspettativa» [Conte, Rep].

«L’agenzia sarà retta da Raffaele Tangorra, segretario generale del ministero che un anno fa aveva firmato una dura lettera sui rimborsi spese dei viaggi di Parisi. Così, il ministro Andrea Orlando pone le basi per una riforma complessiva della struttura dell’Anpal, che – come costruita dal Jobs Act – non ha mai funzionato. L’orientamento sembra essere sostituire la figura del presidente con un direttore, come nelle agenzie fiscali» [Fatto].

Aborti

«Io sono Giorgia contiene la più interessante propaganda contro l’aborto che abbia mai letto. La madre della Meloni doveva farsi aspirare l’embrione che poi sarebbe diventato Giorgia, senonché sulla soglia del laboratorio di analisi cambia idea. “Sente di aver preso la decisione giusta. Adesso deve solo ratificarla, in qualche modo. In qualsiasi modo… Sul marciapiede opposto scorge un bar, attraversa la strada ed entra. Buongiorno, un cappuccino e un cornetto. Digiuno infranto, analisi boicottate, interruzione di gravidanza dissolta in una bolla di sapone”. Credevamo che la questione dell’aborto fosse complessa, e invece basta un cappuccino ben fatto (peraltro a Roma rarissimo, sarà per questo che si ostinano ad abortire: basterebbe impiegare baristi meno incapaci nei pressi dei reparti maternità). Il passaggio sulla madre che avrebbe dovuto abortirla era stato anticipato e viene discusso da giorni, in interviste televisive e non. È curioso che nessuno abbia notato che Giorgia Meloni è nata nel 1977, e l’aborto in Italia è stato illegale fino al 1978» [Linkiesta].

La multa da 100 milioni a Google

L’Autorità garante della concorrenza ha inflitto una sanzione di oltre 100 milioni di euro (102.084.433) alle società Alphabet Inc., Google LLC e Google Italy per violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’accusa, Google avrebbe abusato della posizione dominante di cui gode grazie al suo app store Google Play, presente in tutti i sistemi operativi Android, utilizzati da tre quarti degli smartphone venduti in Italia. In particolare, Google avrebbe escluso per due anni un’applicazione di servizi connessi alla ricarica di veicoli elettrici sviluppata da Enel X – la divisione di Enel che si occupa di innovazione e transizione energetica – per favorire invece la sua applicazione Google Maps, che offre servizi simili.

Cambiamenti…

«Sa che io sono stato per quattro volte il più votato del più votato nel consiglio comunale di Palermo? E quando sono entrato in municipio, era il 1985, il consigliere anziano era Sergio Mattarella?»

Leoluca Orlando era un fior di giustizialista.

«Oggi ex giustizialista»

Populista.

«Oggi ex populista».

Combattente e resistente alla mafia.

«Oggi sono resiliente».

Ah.

[Leoluca Orlando, a Antonello Caporale, Fatto].

Google again

L’attuale logo di Google è usato dal 1° settembre 2015. I tecnici decisero di togliere le grazie (i serifs, in inglese) dalla scritta «Google»: volevano introdurre «un nuovo linguaggio visivo», capace di adattarsi a ogni tipo di schermo (anche quelli più piccoli di certi smartphone). Sarah Larson lo stroncò sul New Yorker: «Il vecchio logo sembrava dire: “Rilassati, siamo geni, ma siamo ragionevoli: siamo la miglior combinazione possibile tra uomo e tecnologia. Ora troveremo ciò di cui hai bisogno”. Quel logo era quindi “intelligente e amichevole”, senza mai essere autoritario o manipolativo, senza intimorire: indicava un servizio moderno e innovativo con una voce familiare e antica. Il nuovo logo, invece, è come un tradimento e ha “simbolicamente diluito la nostra fiducia”. Le lettere del vecchio logo erano “sobriamente autorevoli”: “La solida e bellissima ‘G’; le imponenti e accattivanti ‘oo’; la piacevole ‘g’, che ricordava le lettere di una macchina da scrivere; l’elegante ‘l’; la riflessiva ‘e’”. Nel nuovo logo ogni lettera ha ora un gusto diverso: “Una insipida ‘G’; due ‘oo’ che ricordano gli occhi di un gufo; una ‘g’ che fa molto aula scolastica; una noiosa ‘l’; una pazza ‘e’ che vuole troppo mettersi in mostra”» [Post]. 

LOGHI

Osterie

«Il celeberrimo logo Eni con il cane a sei zampe disegnato nel 1952 da Luigi Broggini manda in bestia Fortunato Depero, il cui bozzetto non era stato approvato dalla giuria, tanto da fargli dire che il primo premio era “buono per un’insegna da osteria”» [Foglio].

Vittoria

L’ala della Nike di Samotracia, che fa da logo alla celebre casa di abbigliamento sportivo, venne creata nel 1971 da Caroline Davidson, una studentessa in pubblicità dell’Università di Portland. Compenso incassato: 35 dollari [Nike Consumer Affairs Packet, 1996].

Rosso

«La Coca-Cola era quasi sempre venduta al barile alle drogherie e alle farmacie; ma anche gli alcolici venivano distribuiti in botti. La Coca-Cola iniziò a dipingere i suoi barili di rosso perché i funzionari doganali e fiscali li identificassero immediatamente come analcolici. Le bevande alcoliche erano infatti (e sono tuttora) tassate e regolamentate in modo molto diverso rispetto a quelle analcoliche» [Esquire].

D’Annunzio

Roberto Gervaso, vedendo il logo che veniva proposto per i 150 anni della nascita di Gabriele d’Annunzio, lo definì: «Stitico».

DRAG-UIN

Dai meandri di Instagram spuntano le pagine delle «Draghine», anche note come «Draghi Queens», fan adoranti del presidente del Consiglio. «Si tratta delle naturali eredi di un’importante tradizione che vede le sue origini nelle “Bimbe di Conte”, fenomeno esploso durante la quarantena e poi diventato irrefrenabile. Per le Draghine, Mario non è semplicemente e solo Mario, no, è Granpa SuperMario, Daddy Draghi, se possibile Sexy Daddy, al quale rivolgono un accorato appello tra cuoricini a non finire: “Mario, gestiscici come gestivi la BCE”, nulla di più sexy, saremo d’accordo. Voi, ingenui, penserete che si stiano riferendo al precedente incarico di Daddy Draghi alla Banca centrale europea, ma vi sbagliate, perché, come ci tengono a precisare, BCE sta per Bacini, Carezze E amore. In questo tipo di baby fan club assatanati il complimento migliore che si può fare ad una ragazza è: “Sei bella come il whatever it takes di Mario Draghi”, una frase talmente travolgente che mi farebbe cadere ai piedi di qualsiasi seduttore» [Giornale]

BUSTE PAGA

McDonald’s ha annunciato che aumenterà il salario orario ai suoi 36.500 dipendenti negli Stati Uniti. L’incremento sarà in media del 10% nei ristoranti di sua proprietà. La società ha detto che incoraggerà gli operatori in franchising perché facciano altrettanto» [Sole].

McDonald’s, ora che la pandemia sta finendo, si aspetta un boom di vendite e vuole assumere 10 mila persone negli ultimi tre mesi.

«Il boom dello spritz ha avuto un ruolo decisivo nel far raddoppiare le vendite di bottiglie di Prosecco negli ultimi dieci anni. Nel 2020 ne sono state piazzate sul mercato circa 500 milioni (+2,8% sul 2019, malgrado il Covid) con un export in volume superiore a quello dello Champagne, scherzetto che oltralpe non hanno digerito. Il fatturato Aperol è salito dai 160 milioni del 2015 ai 350 circa di oggi» [Livini, Rep].

Elon Musk, su Twitter, si è detto preoccupato per l’utilizzo di fonti fossili nella produzione del Bitcoin, e ha annunciato che lui non venderà i Bitcoin in suo possesso, ma che la Tesla non li accetterà più come forma di pagamento delle sue automobili. Il valore del Bitcoin è crollato dell’11,2%, scendendo da 51.000 dollari a un minimo di 46.293 dollari. Il Dogecoin ha perso il 13,2%.

«Mario Draghi non percepisce alcun compenso di nessuna natura connesso alla carica di presidente del Consiglio. È quanto si legge nella pubblicazione, sul sito di Palazzo Chigi, dei dati e documenti del Presidente Mario Draghi relativi agli adempimenti sulla trasparenza amministrativa» [Sole].

Nella dichiarazione dei redditi del 2020, relativa all’anno fiscale 2019, il reddito di Mario Draghi ammontava a 581.665 euro. Tra le sue proprietà: una serie di fabbricati, sia in proprietà che in comproprietà, terreni in Italia, un immobile a Londra, una partecipazione del controvalore di 10mila euro nella «Serena società semplice». Come presidente del Consiglio, se decidesse di farsi pagare, gli spetterebbero 83 mila euro netti all’anno, 6.700 al mese.

Il più ricco tra i ministri è Vittorio Colao, già ceo di Vodafone, che al momento della dichiarazione dei redditi 2020 lavorava a Londra come consigliere di amministrazione di Unilever Plc e Verizon. Nel 2019 ha incassato 3.389.401 sterline, ovvero 3 milioni e 921 mila 270 euro al cambio di oggi. «In dettaglio: 6.209 sterline di proventi non tassati, 795.901 sterline sotto forma di dividendi e poi altre 419.597 sterline come redditi da lavoro dipendente (64.469 sterline da Unilever Nv con tasse pagate nei Paesi Bassi, 57.500 sterline da Unilever UK con 24.333 sterline di imposte trattenute, 2.078.127 da Vodafone con 928.906 sterline di trattenute e infine 89.816 sterline da Verizon, con tasse pagate negli Usa). Poi ci sono altre 288.384 sterline come provento di lavoro autonomo. E, alla fine, 523.010 sterline di tasse (oltre 606 mila euro) versate al fisco di sua Maestà» [Baroni, Sta].

Redditi dichiarati dagli altri esponenti del governo nel 2020: Mara Carfagna (Sud), 135.819 euro; Fabiana Dadone (Politiche giovanili), 98.471, Erika Stefani (Disabilità), 97.763; Maria Stella Gelmini (Affari regionali), 96.512; Federico D’Inca (Rapporti con il Parlamento), 95mila; Elena Bonetti (Pari opportunità e famiglia), 70.364. Daniele Franco (Economia e Finanza), Enrico Giovannini (Trasporti), Marta Cartabia (Giustizia) e Roberto Cingolani (Ambiente) non hanno ancora caricato i loro dati sul sito del governo. Vincenzo Amendola, sottosegretario agli Affari europei, ha dichiarato 33.375 euro; il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli, 212.911 euro, appena 30 mila euro sotto il tetto massimo consentito nella pubblica amministrazione; e il sottosegretario con delega alla sicurezza pubblica Franco Gabrielli, allora capo della Polizia, 189.468 euro [Baroni, Sta].

Il Mose funziona ma ha finito i soldi. Il Consorzio Venezia Nuova – il concessionario unico commissariato dopo le scandalo di sette anni fa – non riceve più dallo Stato tutti i trasferimenti che servirebbero. I pochi incassi che arrivano bastano appena a pagare i 250 dipendenti e a far funzionare in assetto d’emergenza le paratoie a scomparsa, ma non riescono a pagare le aziende che lavorano per completare l’ultima parte dell’opera colossale. L’arretrato ammonta a 200 milioni [Gilberto, Sole]

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato EasyJet per 2,8 milioni di euro per «pratiche commerciali scorrette» che riguardano la cancellazione di molti voli nel periodo successivo al primo lockdown. Secondo l’Antitrust, EasyJet avrebbe usato la pandemia come pretesto per cancellare voli con poco preavviso e dando spiegazioni lacunose ai consumatori.

Apple dovrà affrontare nel Regno Unito una class action collettiva che la accusa di usare la posizione dominante nella distribuzione delle app per aumentare eccessivamente i prezzi sui consumatori, costretti a scaricarle dall’Apple Store. Il sovrapprezzo imposto da Apple sulle app scaricate dall’Apple Store è del 30 per cento. Nella denuncia, presentata a Londra, si chiede che l’azienda risarcisca circa 20 milioni di utenti nel Regno Unito per anni di presunti costi eccessivi, e viene stimato il valore del risarcimento in un miliardo e mezzo di sterline (1,74 miliardi di euro). Apple ha definito la causa «priva di valore» [il Post].

Stipendio per il 2020 di Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca: 18 milioni di sterline, ovvero oltre 20 milioni di euro [Guerrera, Rep].

“BioNTech, che ha sviluppato assieme a Pfizer il primo vaccino anti-Covid approvato dai Paesi occidentali — Stati Uniti in primis — ha fatto il cosiddetto “botto”. Grazie alla vendita di milioni di dosi, tra gennaio e marzo di quest’anno ha realizzato 1,12 miliardi di profitti e 2,08 miliardi di ricavi, rispetto a 27,7 milioni del primo trimestre 2020. La biotech, fondata in Germania dal professore di oncologia all’Università di Magonza Ugur Sahin assieme alla moglie Özlem Türeci, ha festeggiato il successo in Borsa. A Francoforte le azioni hanno chiuso con un rialzo di oltre l’8 per cento e rispetto a un anno fa la società, che è quotata anche al Nasdaq di New York, vale quattro volte tanto» [Chiesa, CdS].

Il principe Michael di Kent, distinto signore barbuto di 78 anni, primo cugino della regina Elisabetta, già paggetto alle di lei nozze con il principe Filippo, sempre alla ricerca di fonti d’introito per alimentare l’altissimo tenore di vita suo e di sua moglie, si è dedicato a traffici assai opachi con la Russia di Vladimir Putin, sfruttando l’appartenenza alla famiglia reale. Due giornalisti investigativi del Sunday Times e di Channel 4 gli si sono presentati spacciandosi per emissari di una società sudcoreana interessata ad approdare ai più alti livelli del mercato russo per commerciare in oro. Esiste la registrazione di una conversazione fatta su Zoom in cui, in cambio di 50 mila sterline, il principe garantiva loro che i suoi contatti di lunga data con la Russia potevano «portare dei vantaggi» [Fabbri, Giornale].

Basquiat va all’asta a New York. Oggi Christie’s propone nel “21st Century Evening Sale” la tela del 1983 di Jean-Michel Basquiat In This Case, con una stima di 50 milioni di dollari. Basquiat sarà protagonista anche da Sotheby’s nell’asta di domani con il Versus Medici, stimato tra 35-50 milioni di dollari.

«Una Testa di orso disegnata da Leonardo da Vinci, di appena 7 centimetri per 7, sarà messa in vendita da Christie’s a Londra l’8 luglio. Si tratta di uno degli otto disegni superstiti del grande pittore ancora in mani private. La stima di partenza è tra gli 8 e i 12 milioni di sterline, dunque quasi certamente supererà il precedente record di vendita di un disegno dell’autore: Cavallo e cavaliere, battuto a 8 milioni di sterline vent’anni fa» [Rep].

Taiwan ed i matrimoni

«Volete allungare il viaggio di nozze? Estendere il congedo matrimoniale? Divorziate e risposatevi subito. Può funzionare. È quello che si sono inventati due furbacchioni di Taiwan, una delle democrazie più avanzate in Asia (l’unica, ad esempio, dove è riconosciuto il matrimonio gay). Il congedo matrimoniale a Taiwan è previsto e garantito dalla legge per tutti i lavoratori dipendenti: ma è di appena 11 giorni (in Italia sono 15, negli Usa zero). A Lee Huang, un impiegato di banca di 34 anni, e alla sua fidanzata, artista e sua coetanea, non sembravano sufficienti. Si sono ingegnati e pare su suggerimento di un impiegato del Comune hanno scoperto che la legge non impone alcun limite al numero dei matrimoni: il congedo spetta ogni volta che si pronuncia il sì. E siccome Taiwan è anche uno dei Paesi dove il divorzio quanto meno quello consensuale – è molto semplice da ottenere (in genere basta presentarsi da un impiegato del Comune, dichiarare la propria intenzione e mettere due firme), i due furbacchioni ci hanno provato. Nel giro di poco tempo si sono sposati tre volte, due delle quali nello stesso Comune, di fronte ad un funzionario tanto perplesso – immaginiamo – quanto impotente. Uno, anzi, due persone, possono anche cambiare idea no? Si litiga, si divorzia, ma poi ci si rende conto che ci si ama ancora e ci si risposa. Nella maggior parte dei Paesi (immaginatevi in Italia, con i tempi biblici e i costi che nonostante le recenti modifiche alla legge sono ancora necessari per divorziare) questa cosa non sarebbe possibile e comunque non praticabile nel giro di pochi giorni o addirittura ore. Ma a Taiwan sì […] Ovviamente la banca per cui lavorava Lee (nel frattempo si è licenziato) ha mangiato la foglia e alla domanda di 33 giorni di licenza matrimoniale per tre matrimoni risponde picche, concedendo solo i primi 11. Ma Lee non si arrende. Si trova un giovane e combattivo avvocato e cita la banca per violazione del contratto di lavoro. Il tribunale gli dà ragione, condannando la banca ad una ingente multa, e imponendole di riconoscere i 33 giorni di ferie pagate all’astuto Lee, più un cospicuo risarcimento. La cosa finisce sui giornali e scatena un putiferio. Il vicesindaco di Taipeh li insulta pubblicamente, accusandoli di essersi presi gioco della legge, e un procuratore tenta anche di incriminarli per truffa. Ma si deve arrendere subito: i due non hanno violato alcuna legge» [Mess].

PERSONCINE… per bene..

Geni

«Elon Musk, che è un genio, ammette: “A volte dico cose strane”. Qui di geni se ne vedono pochi, infatti molti dicono cose strane, ma nessuno lo ammette. Domenica, alla solita fiera del mitomane su La7, si processava Davigo, cioè l’unico non indagato del caso Amara; poi si intervistavano dei passanti per sapere se la ragazza che accusa di stupro Grillo jr. è attendibile. Mancava solo la domanda: volete libero Gesù o Barabba?» [Fatto].

Nani

Napoleone era alto 1 metro e 68: tre centimetri in più della media dei francesi del suo tempo (e tre centimetri in più dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy). Quella di Napoleone nanerottolo probabilmente fu una maldicenza degli inglesi per sminuirne la fama sui campi di battaglia [Lanza, Alle 5 della sera].

Divi

«Il virologo Galli dice a giorni alterni “è l’ultima volta che vado in tivù”. Si pente. Ma la sera dopo è di nuovo lì» [Foglio].

Aspie

Avrebbero sofferto della sindrome di Asperger Michelangelo, Mozart, Newton, Benjamin Franklin, Darwin, Einstein, Andy Warhol e Steve Jobs [Rep].

Editori

Dostoevskij scrisse Il giocatore, radiografia letteraria del vizio del gioco, nell’ottobre del 1866. L’editore gli aveva concesso un solo mese di tempo, pena la perdita di ogni diritto sulle future opere. Dovette accettare proprio per pagare i debiti di gioco [Molica Franco, Fatto].

Peripatetica

Momento vintage. A Giovanni Scaramuzzino si deve il racconto di un momento nella storia del Giro, anni 70: per la radio sulla moto viaggiava Enzo Foglianese, il metodo era quello di misurare i distacchi indicando dalla prima moto un punto preciso della strada, dando lo stop, poi la seconda moto avrebbe calcolato il distacco degli inseguitori. Ma, spiega Scaramuzzino: «C’era un tratto di strada senza niente, case particolari, benzinai etc. Non c’era un punto di riferimento. Finché, alla fine, Foglianese ci riuscì: “Ecco, stop qui sulla destra, all’altezza di una peripatetica”. Fu sospeso dalla Rai» [Dipollina, Rep].

Haratin

Si stima che in Mauritania 95 mila persone, su 4 milioni di abitanti, vivano in schiavitù. Sono perlopiù di etnia haratin. I maschi allevano il bestiame o coltivano le terre dei loro padroni, le donne sono impegnate in casa e vengono spesso violentate perché restino incinte e possa nascere un altro schiavo [Post].

Filippini

In Kuwait, su una popolazione di 4,2 milioni di abitanti, ci sono 250 mila filippini [Stabile, Sta].

Europei

«A Napoli nel 1661 c’erano dodicimila schiavi: un cronista annotò che “ogni persona d’ogni stato, grado e condizione ne comprava”. A Livorno ce ne furono moltissimi e nel 1686 fu tolto agli ebrei il “privilegio” di possedere schiavi musulmani di età inferiore ai sedici anni, nel timore che fosse loro impedito di convertirsi al cristianesimo. A Monaco di Baviera nel 1608 la moglie di Massimiliano I aveva una schiava turca a suo personale servizio. La regina Cristina di Svezia nel testamento del 1689 lasciava una dote alla sua “schiavetta” Cristina Alessandra. In quegli stessi anni il cardinale d’Aragona aveva un moro di Tlemcen come servitore. Uno schiavo, all’inizio del Cinquecento, lo aveva avuto anche Papa Leone X (Giovanni de’ Medici): si chiamava al-Hasan al-Wazzan, era un musulmano spagnolo. Viaggiatore al servizio del sultano di Fez, catturato dai pirati, consegnato alle prigioni di Roma, si fece cristiano e prese i due nomi del pontefice, Giovanni Leone» [Mieli, CdS].

Generale

Thomas Dumas, nato nel 1762 da una schiava di Santo Domingo, padre di Alexandre, l’autore dei Tre Moschettieri e del Conte di Montecristo, e nonno di Alexandre, autore de La Signora delle camelie, fu il primo generale di colore dell’esercito francese. Seguì Napoleone nelle campagne d’Italia e d’Egitto, poi però, dopo la deriva autoritaria di Bonaparte, ne rimase deluso e cadde in disgrazia. Morì povero nel 1806, unico generale francese a non aver mai ricevuto la Legion d’Onore, afflitto dal dolore di non aver potuto partecipare alla battaglia di Austerlitz [Ginori, Rep].

Divo

«Alla domanda “com’è possibile che per tanto tempo non vi siate accorti di quanto saliva il debito pubblico?”, diversi anni fa, Giulio Andreotti rispose candido: “Sa, per molto tempo l’ordinaria amministrazione è stata vista come qualcosa quasi di degradante”» [Stella, CdS].

Bignami

«Quando ero piccola io, nel Novecento, esistevano i Bignami, libretti di poche pagine contenenti riduzioni all’osso di materie scolastiche che non avevamo voglia di studiare per intero. All’epoca chi si accontentava del Bignami veniva trattato come un somaro che non avrebbe mai combinato nulla nella vita, ma è bastato sedersi sulla riva del fiume e aspettare pochi decenni, ed ecco che noi del Bignami siamo diventati dei completisti. In confronto ai consumatori di meme, siamo gente che Kant l’ha letto in tedesco» [Soncini, Linkiesta].

Social

Professore, l’avevamo cercata.

«Non potevo rispondere al telefono, avevo i Ros in casa. Sono stati qui dalle 7 alle 21».

Cosa volevano?

«Hanno fatto una copia del mio cellulare e dell’iPad e sequestrato due pc e una sim card. Ma sono stati molto gentili e professionali, alla fine abbiamo fatto anche amicizia» [Marco Gervasoni, accusato di aver offeso l’onore e il prestigio del presidente della Repubblica, a Fabrizio Boschi, Giornale].

Gervasoni è collaboratore del Giornale e de La Voce del Patriota, organo di Fratelli d’Italia.

Giornali

«Il vecchio Ebenezer Byrd morì subito prima della guerra, e per colpa dei giornali, perché da quando il colpo apoplettico gli aveva paralizzato le gambe, aveva preso l’abitudine di leggere i giornali, e tutti i giorni, anche quando c’era da raccogliere il cotone o portare al riparo il fieno e le braccia non erano mai abbastanza, uno dei suoi negri doveva correre all’emporio a comprargli il giornale, attraversando tutto Morton Grove all’andata e al ritorno; e si avvicinavano le elezioni, e in quei primi giorni di novembre faceva così calo che pareva ancora estate, e le foglie avevano appena cominciato a ingiallire, e il vecchio Ebenezer Byrd s’era fatto portare una sedia sotto il portico di casa sua, e stava lì a sorvegliare l’aratura dei campi davanti alla casa, con una coperta leggera sulle gambe, e leggeva il giornale dalla prima all’ultima parola, e giurava che mai e poi mai Mr. Lincoln sarebbe stato eletto alla presidenza, e che gli elettori americani non potevano essere così stupidi, e tutti sapevano che un uomo del genere non poteva provocare che sciagure, e quando poi arrivò il giornale con i primi risultati, e si capiva benissimo che Mr. Lincoln era stato eletto, e tutti gli stati del Nord avevano votato per lui, il vecchio Ebenezer Byrd diventò paonazzo, e voleva alzarsi sulla sedia, senza ricordarsi che era paralizzato; e cadde giù e qualcuno arrivò di corsa e lo portarono a letto, e chi lo vide disse che era ancora lucido, ma non poteva parlare, e quel secondo colpo apoplettico gli aveva paralizzato anche la faccia e le braccia, e stava lì con quei lunghi capelli bianchi tutti sparsi sul cuscino e gli occhi spalancati e terribili, come uno che ha visto qualcosa che ai vivi non è dato di vedere; e campò così ancora tre giorni e poi morì, e lo seppellirono nel cimitero nuovo di Magnolia, davanti alla chiesa metodista» [Alessandro Barbero, Alabama, Sellerio, 2021].

Ultime sul caso di Luana D’Orazio

Il macchinario gemello di quello in cui è morta Luana D’Orazio lo scorso 3 maggio aveva i sistemi di sicurezza manomessi. La saracinesca di protezione, una sbarra che avrebbe impedito alla ragazza di finire risucchiata dai rulli, era stata rimossa (lo si fa, a volte, per velocizzare la produzione). Lo ha accertato un consulente tecnico della procura di Prato, che ha esaminato un orditoio dell’azienda tessile a Oste di Montemurlo identico a quello che ha stritolato la giovane operaia. Il consulente della Procura della Repubblica e i periti delle parti coinvolte nelle indagini hanno messo in funzione il secondo orditoio e hanno potuto constatare che il macchinario è rimasto in funzione anche con la saracinesca di sicurezza alzata. È su questo punto che si concentrano le indagini degli inquirenti: la titolare dell’azienda di Oste di Montemurlo e l’addetto alla manutenzione, oltre che del reato di omicidio colposo, sono infatti indagati per rimozione od omissione dolosa delle cautele antiinfortunistiche. Nei prossimi giorni una seconda perizia evidenzierà le condizioni del macchinario che ha ucciso Luana D’Orazio.

Ci sono altre due cose non chiare: perché la fotocellula che blocca l’orditoio non ha funzionato? C’è stato un guasto? Oppure avevano disattivato pure quella? E poi: Luana aveva contratto di «apprendistato professionalizzato» con mansioni di «catalogazione»; poteva lavorare lì?

Giravolte

di Mattia Feltri

La Stampa

In una spettacolare intervista concessa a Antonello Caporale sul Fatto, il sei volte sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, dice di essere nuovo in quanto vecchio. Cioè si è rinnovato. Quando era nuovo, in quanto giovane, diceva di essere nuovo in quanto non vecchio. Ovvero era tecnicamente nuovo, e virtuosamente nuovo, era onesto e dunque nuovo. Il vecchio era la Dc, era mafiosa, corrotta, i democristiani dovevano andare tutti in galera, e doveva andarci pure Giovanni Falcone che si teneva nei cassetti le prove di mafiosità e corruzione. Poi, quando Falcone fu assassinato, Orlando, siccome era nuovo, colse la novità e disse no, ci ho ripensato, Falcone è un santo. Insomma, un populista e un giustizialista (e un pre-twitterista, aggiungerei). Oggi, dice, sono ex populista e ex giustizialista. Dice di avere imparato dagli errori, e ora è un uomo nuovo perché è un uomo vecchio, mentre i grillini sono tuttora populisti e giustizialisti perché sono vecchi anche se sono nuovi. Per la precisione – si deduce – sono vecchi perché sono come il vecchio Orlando, quando era nuovo. E invece non sono ancora come il nuovo Orlando, ora che è vecchio. E lo dice nel giorno in cui i grillini chiedono il ponte sullo Stretto dopo che avevano sempre contrastato il ponte sullo Stretto, e siamo alla millesima giravolta. E mille giravolte perché sono maturati, quindi nuovi, o seminuovi ma comunque più nuovi di quando erano nuovi. In pratica, in quella fase in cui non sono più come il vecchio nuovo Orlando e non ancora come il nuovo vecchio Orlando, ma vedrete che sei mandati non se li negheranno, per diventare nuovissimi.

Mattia Feltri

Il più grande oleodotto d’America k.o.

Il principale oleodotto degli Stati Uniti è stato messo fuori uso da un attacco hacker. Si tratta del Colonial Pipeline, fondato negli anni 60 da major del greggio e tuttora controllato da cinque società del settore, compresa la Shell. Giovedì scorso un gruppo di pirati informatici ha invaso con un suo software di ransomware i sistemi della società che gestisce l’oleodotto, e ha rubato 100 gigabytes di informazioni riservate chiedendo un riscatto imprecisato. Secondo l’Fbi, i responsabili fanno parte di DarkSide, un’organizzazione criminale che ha già colpito più di ottanta aziende americane e che avrebbe il centro nevralgico nell’Europa orientale o nei Paesi dell’ex Urss. Al momento non ci sono prove di un coinvolgimento diretto del governo russo. La Colonial, la cui attività è rimasta paralizzata, è stata costretta a chiudere i rubinetti di una rete da quasi novemila chilometri che trasporta il 45% del fabbisogno di carburante delle regioni orientali del Paese, oltre 2,5 milioni di barili al giorno tra benzina, diesel, carburante per velivoli e riscaldamento dalle raffinerie del Golfo del Messico, in Texas, a New York. A oggi le linee principali dell’oleodotto, cruciali per il rifornimento di metropoli come New York e Atalanta, rimangono in panne. I tecnici della società, benché affiancati da una task force di esperti formata dalla Casa Bianca, non sono ancora riusciti a ripristinare la normalità. Il governo americano è intervenuto subito: ha dichiarato lo stato d’emergenza, ha allentato le norme per il trasporto su gomma di derivati del greggio, consentendo ai camionisti in 18 Stati più flessibilità nelle ore di lavoro. Biden sta lavorando a un ordine esecutivo per imporre requisiti di sicurezza informatica più rigidi.

«L’attacco informatico alla maggiore rete di oleodotti degli Stati Uniti non è un evento di portata locale: se Colonial Pipeline non annuncerà al più presto il completo ripristino delle operazioni, anche in Europa – e ovunque nel mondo – rischiamo di dover spendere di più per fare il pieno di carburante» [Sole].

Cernobyl, il reattore si è risvegliato

«Il mostro, sepolto sotto ai resti del reattore numero 4 della centrale atomica di Cernobyl, torna a far paura: all’improvviso sono ricominciate le reazioni di fissione nucleare. Tra gli scienziati c’è qualcuno che teme addirittura nuovi rilasci di radioattività nell’ambiente circostante. La situazione è monitorata con estrema attenzione. I sensori, che controllano le masse di combustibile di uranio rimaste all’interno delle stanze del seminterrato del reattore esploso il 26 aprile 1986, segnalano infatti da tempo livelli crescenti di neutroni, per fortuna al momento in aumento lento. Il che significa che il processo di fissione, utilizzato per produrre energia nucleare, è in corso. Gli esperti locali sono preoccupati: il loro primo obiettivo è evitare fughe radioattive verso l’esterno. Il secondo è capire se serva intervenire subito oppure tale attività finirà da sola. Il rischio, però, di una tragedia come quella di 35 anni fa la maggiore nucleare civile dell’umanità , viene al momento escluso dal mondo scientifico» [Mess].

di Nicola Dario

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *