Diamo i Numeri! – Dati e Notizie

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Ricordiamo..

«L’Rt ci dice quante persone possono essere contagiate da una sola persona in media e in un certo periodo di tempo. In concreto, se l’indice Rt è 2 vuol dire che ogni infetto, in un determinato periodo, può contagiare due persone, e queste due persone ne possono contagiare altre due a testa nel periodo successivo. Per questo motivo è bene che l’indice Rt resti sotto quota 1» [Open].

Record italiano di titoli del debito

«Anche il prossimo anno promette di avvicinare i record nell’emissione di titoli di Stato. Il piano parte da 367 miliardi tra scadenze e fabbisogno, a cui si affianca l’operatività a breve termine. Numeri simili ai picchi di quest’anno, che ha chiuso con emissioni totali per 551 miliardi. In programma l’emissione di almeno un altro BTp Futura e a gennaio il primo Green Bond italiano. I BTp short term sostituiranno i CTz con scadenze fra i 18 e i 30 mesi» [Trovati, Sole].

Vivendi recupera i suoi diritti di voto

«Il Tar del Lazio restituisce ai francesi di Vivendi il 28,8% di Mediaset, il 29,9% in termini di diritti di voto. In una estenuante partita, cominciata nel 2016 col dietrofront di Vincent Bolloré dall’acquisto della pay tv Premium e proseguito con una scalata fino alla soglia dell’Opa – per cui è finito indagato dalla Procura –, il finanziere bretone segna un punto: la terza sezione del tribunale amministrativo ha annullato la delibera con cui il garante delle comunicazioni, l’Agcom, nell’aprile del 2017, aveva ordinato ai francesi di rimuovere la loro posizione che violava il comma 11 dell’articolo 43 del Tusmar, in pratica la Legge Gasparri. Quale posizione? Secondo la legge allora in vigore, Vivendi non poteva stare sopra il 10% sia in Mediaset (dove è salita al 28,8%) sia in Tim, di cui ha il 23,9%» [Spini, Sta].

In Italia un giovane su cinque non studia né lavora

Nell’Unione europea la percentuale di giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, è salita all’11,6% nel secondo trimestre del 2020, con un incremento di 1,8 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2019. Ma in Italia i ragazzi inattivi sono il 20,7%, quasi il doppio che nel resto d’Europa. È quanto emerge dal trimestrale sull’occupazione pubblicato ieri dalla Commissione europea.

Clamorosi

Un quarto delle abitazioni del centro storico di Firenze sono offerte in affitto su Airbnb (Riccardo Staglianò L’affittacamere del mondo Einaudi) [Rep].

Giulio Maira ha detto a Roberta Scorranese di essere rimasto in sala operatoria, una volta, dalle 8 di mattina alle 15, «ma del giorno dopo» [CdS]

Cosa c’è nel carrello degli italiani

Stando alle rilevazioni Nielsen, nel carrello degli italiani al tempo del Covid a crescere sono stati il gel per mani (+240%), l’alcol per disinfettare (+180%) i guanti in lattice (+55%), il sapone (+24,9%), la candeggina (+19%), i rotoloni di carta (+14%). Tra gli ingredienti il primato spetta alla farina (+47%), seguono il lievito (+43,8%), la passata di pomodoro (+18%), burro, uova e zucchero (+14%). Al banco di frutta e verdura primeggiano i mandarini (+83%) e melanzane (+74%). Il latte a lunga conservazione (+10%) ha sostituito in molti casi quello fresco (-5,6%). Nel comparto carne – segnato da crescite a due cifre per bovini adulti, maiale e pollo – crollano gli acquisti del vitello (-19). Se le uova di Pasqua sono crollate (-29%) ad andare via come il pane sono state le tavolette di cioccolato (+8%). Aumentano anche gli alcolici per aperitivi (+23%), birra (+10%) e vini Doc (+7,9%). Tra i prodotti di bellezza, con i parrucchieri chiusi, sono le tinte per capelli ad aver registrato un forte un aumento (+34,6%) a danno della lacca (-16%), l’acqua di colonia per lui (-17%) e le trousse per il trucco per lei, in calo del 25%. «Tutti ricordi di un’era in cui ci si poteva far belli per uscire con gli amici invece di starsene chiusi a casa senza mai un momento per rilassarsi davvero. A quello, nell’era del coronavirus, ci pensa comunque la camomilla: dall’inizio dell’anno, in questa Italia con i nervi a fior di pelle, ne è stata venduta un 30% in più» [Rep].

Est

«La percezione comune nel Paese è che l’Italia sia fondamentalmente divisa tra Nord e Sud. È una visione rafforzata da una certa tendenza a “raddrizzare” un pochino la Penisola sulle mappe che appaiono nei libri scolastici, di modo che la si possa raffigurare in una sola pagina. La cosa però lascia intellettualmente disarmati riguardo alle divisioni Est/Ovest. Per quanto sappia di pedanteria, può essere un esperimento interessante quando si è a cena chiedere ai compagni di mettere nell’ordine corretto, da Ovest a Est (da sinistra a destra), le seguenti città: Roma, Napoli, Venezia e Trieste.Venezia, a 12,2 gradi Est di longitudine, è per un pelo la più occidentale delle quattro. Roma si trova a 12,3° E. La città di gran lunga più «orientale» delle quattro è invece Napoli, a 14,2° E sì. ì, Napoli è più a Est di Trieste (a 13,5° E), e di un bel po’» [ItaliaOggi].

Buste paga

«“Louvre: 80.000 euros pour un rendez-vous privilégié avec la Joconde: Mona Lisa nue”. Questo titolo di Le Point offre la giusta chiave di lettura per la scelta del presidente-direttore del Louvre Jean Luc Martinez, che martedì scorso ha messo all’asta da Drouot e Christie’s il lotto “Joconde mania”: la possibilità, per due persone accompagnate dallo stesso Martinez, di assistere all’esame annuale del quadro di Leonardo, estratto dalla sua custodia antiproiettile. Traduzione mediatica immediata: un appuntamento esclusivo con Monna Lisa nuda […]. Per 18.000 euro si può passare la notte aggirandosi per il museo al buio con una torcia elettrica. Per 11.000 euro si compra un pic-nic, preparato dallo stellatissimo Meurice, sul tetto dell’Arc du Carrousel. E per 20.000 è stato aggiudicato un tour guidato alle golosità nei quadri del Louvre, poi corso-lampo di pasticceria al Ritz, con pernottamento. Nella stessa asta, Dior, Louis Vuitton, Moët Hennessy e Vacheron Constantin offrono i loro “prodotti” di lusso variamente abbinati ad esclusivissime esperienze al Louvre. Totale della somma incassata dal museo: 2.365.000 euro» [Fatto].

I Paesi dell’Unione europea pagheranno 12 euro a dose per il vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer e BionTech e 18 dollari a dose per quello di Moderna. Sono i prezzi riportati dal giornale fiammingo Het Laatste Nieuws, che ha pubblicato lo screenshot di un tweet della sottosegretaria al Bilancio belga, Eva de Bleeker, la quale ha lanciato i prezzi in rete per errore. La sottosegretaria ha poi cancellato il tweet, ma Hln lo ha screenshottato e lo ha pubblicato [Libero]

Abigail Disney, nipote di Walt Disney, ha accusato pubblicamente la Disney per le sue politiche salariali. «Non è accettabile», ha spiegato al podcast della radio americana KCRW, «che gli stipendi di quadri e dirigenti siano già tornati, dopo solo quattro mesi, ai livelli pre-Covid. Mentre sono state licenziate nel corso del 2020 oltre 28mila dipendenti, e altri 4mila saranno licenziati alla fine dell’anno». «Secondo l’ereditiera, che si dice “disgustata” dal rialzo del prezzo delle azioni, nonostante anche lei “ne tragga profitto”, questi squilibri interni sono destinati a rovinare alla base la reputazione della multinazionale. “Il crollo morale è immenso. Non credo che il marchio e la magia possano sopravvivere di fronte a questo comportamento ai vertici”. Adesso è “solido come l’oro, ma non durerà”» [Linkiesta].

Barbra Streisand ha comprato da Christie’s a New York Contadina con il bambino in grembo di Van Gogh. Prezzo: 4.470.000 dollari. La cantante avrebbe intenzione di prestare il quadro – già posseduto da Bob Guccione – a un museo [CdS].

«La collezione di Christo, l’artista che ha impacchettato i monumenti di mezzo mondo, e della moglie Jeanne-Claude, andrà all’asta in febbraio da Sotheby’s a Parigi. Sono oltre 400 pezzi tra cui opere di Andy Warhol e Yves Klein, Lucio Fontana e Mimmo Rotella. Christo è morto in maggio a 84 anni nella sua casa di New York. Jeanne-Claude, nata il suo stesso giorno in Marocco, è scomparsa nel 2009. I due vivevano circondati da una raccolta di pezzi che l’esperto di Sotheby’s Simon Shaw ha valutato in oltre 4 milioni di dollari. Singolare la scala ridotta di molti dipinti e opere su carta, in contrasto con le dimensioni oversize delle creazioni della coppia: “È l’universo intimo in cui vivevano, non la loro immagine pubblica” dice Shaw. Tra i pezzi all’asta c’è una Jackie di Andy Warhol del 1964 che Christo e Jeanne-Claude avevano appeso vicino alla cucina e che Sotheby’s stima 975 mila dollari, mentre il Klein del 1958 Untitled Blue Monochrome (IKB 19) potrebbe superare i 375 mila. Poi c’è una poltrona Hoge di Gerrit Rietveld che la coppia vide in casa del collezionista Martin Visser in Olanda. Nel ’63 Visser la scambiò per uno dei loro pacchetti» [CdS].

Spese da Harrods di Zamira Hajiyeva, 57 anni, moglie di un ex banchiere dell’Azerbaigian: per tè e caffé in dieci anni 24.000 sterline, 10.000 per frutta e verdura e 32.000 in cioccolato Godiva. 4.9 milioni in gioielli da Boucheron e Cartier e 300.000 sterline da Céline. Circa un milione di sterline nella sezione giocattoli di Harrods e quasi 100.000 sterline presso la boutique Bibbidi Bobbidi, che si vanta di trasformare i bambini in eroi della Disney. L’Agenzia britannica per la criminalità, applicando la legge cosiddetta McMafia, le ha bloccato i patrimoni e vuole sapere da dove le venga tutta questa ricchezza. Zamira ha fatto ricorso, ma ha perso e la Corte suprema le ha imposto di spiegare come mai sia così ricca. Insistendo la signora nel silenzio, le verrà sequestrato tutto quello che ha [CdS].

«L’amministratore delegato di Unicredit, Jean Pierre Mustier, lascerà il suo incarico a fine mandato senza alcuna buonuscita straordinaria: tranne le “competenze di fine rapporto» che il contratto gli riserva per il ruolo, contestuale, di direttore generale della banca. Lo riferisce una nota della banca, che ha avviato da giorni la ricerca di un sostituto, dopo che tre settimane fa il banchiere francese ha comunicato al cda di Unicredit la sua indisponibilità a un rinnovo nell’aprile 2021 per contrasti con i consiglieri sulla strategia del gruppo.
Il banchiere francese, in base al recente accordo, “rinuncia a qualsiasi pretesa nei confronti della banca e del gruppo, compresi gli eventuali diritti derivanti dal piano di incentivi a lungo termine 2020/2023, mentre la banca gli concede di mantenere i suoi diritti nell’ambito del piano di incentivazione a lungo termine 2017/2019, corrispondenti a 486.391 azioni Unicredit, che maturerà nel 2024”. Oggi in Borsa quel pacchetto, che un cda in febbraio consentì di erogare “sulla base della valutazione della performance effettuata”, vale 3,6 milioni di euro: che per quattro anni saranno esposti alle fluttuazioni dell’azione Unicredit e alle consuete clausole di malus e claw-back, che consentono di rivalersi sul manager in caso escano magagne in futuro.

Nell’aprile di quest’anno il banchiere “aveva già rinunciato al suo potenziale diritto alla quota 2020” del piano di incentivazione a lungo termine riconoscendo “le priorità degli stakeholder della banca e come risposta personale all’impatto dell’emergenza Covid 2019”, spiega la nota. Unicredit è tra le grandi banche europee – e italiane – con le remunerazioni meno alte: lo stesso Mustier nel 2019 ha avuto compensi per 1,2 milioni di euro, e nessuno lo ha superato tra i suoi 84 mila dipendenti» [Rep].

La Corte suprema di Londra ha chiesto a Zamira Hajiyeva, 57 anni, moglie di un ex banchiere dell’Azerbaigian ora in carcere nel suo paese per frode, chiarimenti sul suo patrimonio, disponendone il sequestro. A insospettire le autorità britanniche le spese folli della signora da Harrods: «Per tè e caffè ha speso in dieci anni 24.000 sterline, 10.000 per frutta e verdura e 32.000 in cioccolato Godiva. 4.9 milioni in gioielli da Boucheron e Cartier e 300.000 sterline da Céline. Circa un milione di sterline nella sezione giocattoli di Harrods e quasi 100.000 sterline presso la boutique Bibbidi Bobbidi, che si vanta di trasformare i bambini in eroi della Disney». In dieci anni Zamira Hajiyeva avrebbe speso ai grandi magazzini 16 milioni di sterline, a questi vanno aggiunti l’acquisto di una villa nel centro di Londra, a Knightsbridge, e di un campo da golf nella campagna del Berkshire, per un totale di 22 milioni di sterline. «Troppo per l’agenzia nazionale per la criminalità che applicando l’ordinanza sulla ricchezza inspiegata ha bloccato i beni della signora chiedendole di giustificare l’entità del suo patrimonio» [Cds].

Amori

Kunaicho è l’Agenzia imperiale giapponese, un’istituzione indipendente guidata dal Grande Steward e dalla sua Segreteria a cui rispondono circa 1.200 dipendenti che si occupano di tutto ciò che ha  che fare con l’imperatore e la sua famiglia: incontri, viaggi, documenti, salute, spese, compleanni, donazioni, fino a pranzi e cerimonia del tè. L’Agenzia ha messo il naso anche nella storia d’amore di una delle nipoti dell’imperatore, uno scandalo che riempie da mesi le pagine dei settimanali nipponici. La principessa Mako (di Akishino) e il compagno di università, Kei Komuro, avrebbero dovuto convolare a nozze nel 2018, ma il matrimonio è stato rimandato a data da destinarsi, per un prestito di denaro fatto alla madre del ragazzo da un suo ex convivente. “Non è la persona giusta per una donna della famiglia reale – afferma Megumi Akanuma, docente di lingua giapponese e soprano – Kunaicho cerca solo di proteggerla, impedendole di fare un grosso sbaglio”» [Fatto].

L’accusa alla Commissione Ue sui vaccini

La Commissione europea avrebbe rallentato e limitato l’acquisto delle dosi di vaccino anti Covid prodotto da Pfizer e Biontech poiché non voleva danneggiare il gruppo francese Sanofi, con cui ha già concluso un contratto ma che è in ritardo sullo sviluppo della sua versione del farmaco. Il governo francese avrebbe fatto pressioni su Bruxelles. La grave accusa è formulata in un lungo reportage del settimanale tedesco Der Spiegel, secondo il quale questo spiegherebbe i ritardi rispetto ad altri Paesi (come Stati Uniti e Regno Unito) nell’avvio delle vaccinazioni negli stati dell’Unione europea, che fin qui ha addotto come motivazione le sue più severe e rigorose procedure di approvazione di nuovi farmaci. La Commissione naturalmente smentisce e nega di aver voluto aspettare per proteggere Sanofi. Anzi contrattacca, dicendo di aver selezionato i vaccini più promettenti e avanzati.

Il ponte Morandi è crollato a causa dei mancati controlli

Se i controlli e la manutenzione sul viadotto del Polcevera fossero stati eseguiti correttamente il crollo del ponte Morandi non si sarebbe verificato. Lo dice la perizia richiesta dal Gip che ricostruisce la catena delle cause che hanno determinato il crollo di parte del ponte: «La causa scatenante è il fenomeno di corrosione a cui è stata soggetta la parte sommitale del tirante sud lato Genova della pila 9. Tale processo di corrosione è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo, determinando una inaccettabile riduzione dell’area della sezione resistente dei trefoli che costituivano l’anima dei tiranti, elementi essenziali per la stabilità dell’opera. […]. La mancanza e/o l’inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema; se essi, laddove mancanti, fossero stati eseguiti e, laddove eseguiti, lo fossero stati correttamente, avrebbero interrotto la catena casuale e l’evento non si sarebbe verificato». È dal 1993, data dell’ultimo intervento di manutenzione, che «non sono stati eseguiti interventi che potessero arrestare il processo di degrado in atto».elegante e generoso, mi regalò tre cravatte”» [Lauria, Rep].

Trentenni

«Poveri trentenni. Chi glielo spiega, a una generazione convinta che tutto quel che accade nel suo tempo stia accadendo per la prima volta, che una volta il problema dell’immigrazione in Italia era rappresentato dagli albanesi? Che una volta le navi, invece di limitarci a non farle attraccare, le speronavamo? Che quella volta lì, era la primavera del 1997, la nave si rovesciò, e morirono un centinaio di persone?

Ci ripensavo ieri. Non a come spiegarlo ai millennial, figuriamoci, quelli li do per persi. Ma a come rispondere ai miei coetanei, che trasecolano all’idea che goda d’una qualche considerazione Giuseppe Conte, il segnaposto che ora governa col Pd, ma prima governava con Salvini, quel bruto destrorso che ha fatto i decreti sicurezza. Come si fa a ricordarglielo garbatamente, a quelli che a quell’epoca c’erano, che, quando affondammo disinvoltamente un centinaio d’albanesi, al governo c’era l’Ulivo, e che già allora le nostre critiche non dipendevano dalle azioni ma da chi le compiva?» [Linkiesta].

Elisabetta

I colori forti della regina Elisabetta sarebbero anche un tributo alla sicurezza, per esempio il verde fluo indossato nel 2016 per la parata in onore dei suoi novant’anni permetteva ai servizi di tenerla sotto controllo anche da lontano (dopo la parata le vendite di abiti e accessori fluo segnarono un’impennata del 137%) [Milano, Sole].

Elisabetta e la Borsetta

Nella borsetta della regina: «una piccola fotocamera, foto di famiglia, cipria e rossetto, gancio a ventosa per appendere la borsa al tavolo, una banconota stirata e piegata riservata alle offerte in chiesa, parole crociate per i tempi morti, mentine, occhiali da lettura, penna stilografica, un piccolo portatrucchi in argento regalatole dal principe Filippo poco dopo il loro matrimonio, un cellulare per chiamare i nipoti» (Sali Hughes The Queen – Diario a colori della regina Elisabetta Vallardi) [ibid].

«Sempre a proposito di borsette, il modello Traviata è uno dei preferiti dalla sovrana: ne ha circa 200, dal costo stimato di 1.500 sterline l’una, e si rifornisce dal 1968 da Launer. Al di là di questa passione, però, la regina è sempre stata attenta agli acquisti: “Deve dare l’impressione di una relativa parsimonia – spiega la Hughes -, di rispetto verso i sudditi, di modestia e di buon senso, e aderire sempre, fintanto che è in carica, a questi princìpi”. Gli abiti, quindi, vengono indossati più volte, a intervalli di tempo programmati. I cappelli devono fare la loro apparizione in pubblico almeno dieci volte prima di essere mandati in pensione, e le scarpe vengono di tanto in tanto risuolate. Persino il suo abito da sposa fu comprato con le tessere del razionamento: si narra che quando lo stilista prescelto superò la quota destinata alla stoffa, da ogni parte del Regno Unito le promesse spose inviarono le tessere avanzate. Si narra anche che la regina le restituì tutte, perché mettersi a scambiare le tessere in quel modo non era propriamente legale» (e neanche regale) [ibid].

Nella grande mostra Bags: Inside Out, sponsorizzata da Mulberry e in corso al Victoria & Albert Museum di Londra, si vedono la borsa in pelle nera della regina Elisabetta e quella in finto coccodrillo che la Thatcher brandiva come uno scettro, poi quella disegnata da Paloma Picasso per la principessa Margaret (forma strana, seta verde, manico di pelle dorata), quindi le celebri: la Kelly di Hermès dedicata a Grace Kelly, la Jackie di Gucci ispirata a Jacqueline Kennedy Onassis, la Birkin originale di Hermès, la Lady Dior dedicata a Lady Diana, la baguette viola di Fendi di Sarah Jessica Parker che si vede in Sex and the City, ecc. Infine la borsa in pelle nera, assai capiente, dei primi anni Quaranta, con uno scomparto in cui si poteva nascondere la maschera a gas [Degli Innocenti, Sole].

«Per me la Regina Elisabetta rappresenta una solidità e un’eleganza sottotono, una credibilità assoluta. Al matrimonio di Paolo di Grecia c’era un tavolo molto grande e vicino al mio c’era lei con altre regine. Quando si è alzata e se ne è andata, è come se fossero scomparse tutte, perché lei ha un fisico così borghese e cortese, gentile, un carisma e una presenza che è unica. Non so cosa potrà succedere dopo, sarà difficile sostituirla. Io la ammiro moltissimo, perché ha rappresentato e rappresenta vari cambiamenti. Ha vissuto le guerre, ha avuto una madre alcolizzata, una sorella un po’ matta… forse l’unico momento in cui ha sbagliato è stato con Diana, perché non si è resa conto di quanto fosse popolare. In famiglia, credo, fosse un problema molto grande, era diventata molto litigiosa» [Marina Cicogna Huffington].

Babbo Natale di Desmond Morris

Tratto da Christmas Watching (Jonathan Cape, 1992)

Cibo: Cento secoli prima di Cristo gli uomini smisero la vita nomade e si fecero agricoltori. Coltivando, capitava un fatto nuovo: si accumulava più cibo del necessario, cibo che si poteva metter da parte. Quando l’inverno era al suo culmine (più o meno questo periodo) uomini e donne di quella volta tiravano un sospiro di sollievo: ce l’avevano fatta, la stagione adesso non avrebbe fatto che migliorare. Si organizzava una gran festa e ciascuno tirava fuori il cibo o la bevanda che aveva risparmiato. Scambiatisi i doni (tutta roba da mangiare) si ballava e cantava fino all’alba.

Inverno: Al culmine dell’inverno, gli antichi persiani festeggiavano Mitra, il dio della Luce, i Germani Odino, principe degli Dei. Secondo la leggenda, Odino galoppava su un cavallo a otto zampe, coperto da un largo mantello e con in testa un cappellaccio, portando regali o castighi agli abitanti del mondo. Stessa cosa faceva per i Finlandesi l’Uomo inverno, che non girava però a cavallo, bensì su una slitta trainata da renne. Gli antichi romani festeggiavano al culmine dell’inverno i Saturnali e credevano che non far doni portasse male. Per i Britanni Old Winter – cioè Vecchio Inverno – girava casa per casa, ma senza distribuire regali: bussava alle porte, chiedeva alle famiglie come stavano, beveva con loro un bicchiere di vino.

San Nicola: San Nicola di Bari (270-352 o, forse, 280-345) non era affatto di Bari, ma di Patara in Turchia. Un giorno salvò tre bambini da un oste che voleva cucinarli e servirli ai suoi avventori come porcellini da latte. Di qui grande fama di santo protettore dell’infanzia, con migliaia di chiese ovunque, specie nei paesi nordici, specie in Danimarca. In Danimarca San Nicola era chiamato “Sinter Klaas” (o Sinter Claes).

Abete: I missionari, vedendo che i Germani adoravano la quercia, mostrarono loro l’abete. «Vedete? un triangolo: nel vertice in alto c’è il Padre e nei due in basso il Figlio e lo Spirito Santo». I Germani chiesero se i loro dèi avrebbero potuto dimorare nell’abete. I missionari risposero: «Senz’altro». I Germani adottarono senza difficoltà Gesù Cristo tra i loro dèi e presero ad adorare l’abete.

New York: Nel XVII secolo la prima colonia olandese arrivò negli Stati Uniti e fondò New Amsterdam, più tardi New York. Gli indigeni, che parlavano inglese, considerarono con curiosità l’abitudine dei nuovi venuti di pregare Sinter Klaas e ben presto si impossessarono di quel rito storpiando in Santa Claus il nome del Santo.

Lapponi: I lapponi, per ripararsi dal freddo, vivevano in case interrate, che avevano la porta piazzata sul tetto.

Renne: Il professor Clement Moore, ordinario di Letteratura greca e orientale all’università di New York, autore di un ponderoso volume sul Lessico della lingua ebraica, aveva sei figli e per renderli allegri a Natale scrisse la poesia: A Visit from St Nicholas cioè ”Una visita di San Nicola”. I versi dicevano all’incirca (traduzione libera nostra): «Bum bum bum / Batte sul tetto / una slitta, son le renne / Salta giù dal caminetto / San Nicola con le strenne». Pubblicata, la poesia ebbe un enorme successo e diffuse in tutto il mondo la saga di San Nicola, cioè Santa Claus. Gli esperti videro subito che Moore, con l’aria di comporre uno scherzetto, aveva fuso i miti più svariati, l’Uomo inverno dei finlandesi (che girava con le renne) e l’abitudine lappone di entrare nelle case dal tetto. Le renne della slitta di Babbo Natale erano otto come le zampe del cavallo di Odino. Il cavallo di Odino si chiamava Sleipnir, Clement Moore chiamò invece le sue renne Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder, Blitzen, vale a dire – nella traduzione nostra – Brillo, Ballo, Balzo, Burbo, Stella, Amore, Dondo e Turbo. Per inciso, è praticamente impossibile guidare una slitta tirata da otto renne.

Alberto: In occasione del Natale 1840 il principe Alberto, marito della giovane regina Vittoria, installò, secondo l’uso germanico, un albero decorato nel castello di Windsor. L’abitudine si diffuse immediatamente in tutta l’Inghilterra e si accoppiò subito alle leggende relative a Old Father Christmas. L’albero però era giunto anche negli Stati Uniti, grazie agli emigranti tedeschi, e da qui l’Europa (Inghilterra compresa) lo ricevette una seconda volta di rimbalzo, fuso ormai con le leggende di Santa Claus (con le renne e il resto). Di conseguenza, Babbo Natale e Santa Claus divennero una cosa sola.

Coca Cola: Il vecchio Santa Claus era vestito di pelle o di pelliccia, con calzoni verdi o celesti, la pipa in bocca, la bottiglia di vino in mano. L’attuale Babbo Natale è come è per via della Coca Cola che lo scelse come testimonial della sua bevanda a partire dal 1931 e fino ai primi anni Sessanta. I colori bianco e rosso sono quelli del marchio, la barba bianca, il cappuccio, l’aspetto rotondo, rubizzo e ridanciano sono invenzioni del pittore-cartellonista Harold Sundblom. Se non succede qualcosa, Babbo Natale resterà così com’è nei secoli dei secoli.

La prima vaccinata in Italia

Ha 29 anni, è romana e lavora come infermiera presso il reparto malattie infettive dello Spallanzani di Roma, ma in questi mesi di emergenza Covid ha anche curato in casa molti anziani. Si chiama Claudia Alivernini la prima persona che sarà vaccinata in Italia in occasione del V-Day di domenica.

«Quasi nascosta dietro la mascherina, occhi scuri e fieri, capelli mori e lisci, l’inconfondibile divisa bianca sotto il cardigan blu, mani in tasca come a difendersi, la voce tremante e quasi incredula per quello che a breve le accadrà e che la renderà il simbolo della vaccinazione in tutta Italia. Ventinove anni, romana, laureata alla facoltà di Scienze infermieristiche all’università La Sapienza, Claudia sta proseguendo gli studi con un master in infermieristica forense. Lavora nel reparto di Malattie infettive proprio dell’Inmi e, da quando la battaglia alla pandemia è iniziata, è schierata al fronte contro il coronavirus. Ragazza molto timida e riservata, così la descrivono tutti quelli che la conoscono, ha deciso di prestare servizio nelle Uscar (le Unità speciali di continuità assistenziale regionale), quelle cioè che sono sempre andate nel cuore dei focolai del contagio, occupandosi anche degli anziani che avevano contratto il virus e che avevano bisogno di assistenza domiciliare» [Salvatori, CdS].

Alessandra Mussolini lascia la politica

«Dallo spettacolo alla politica e ritorno. A 57 anni Alessandra Mussolini riscopre una nuova giovinezza e lascia quello che è stato il suo amore per quasi 30 anni: la politica. Un addio “senza rimpianti” che la Mussolini, nipote del Duce in quanto figlia di Romano Mussolini e di Maria Scicolone (sorella di Sophia Loren), ha maturato dopo aver partecipato all’ultima edizione di Ballando con le stelle, la trasmissione Rai in cui si è cimentata con una disciplina di cui non conosceva niente o quasi. La carriera artistica inizia prestissimo, a 14 anni, recitando nel film di Ettore Scola Una giornata particolare. Poi la politica dapprima nel Movimento sociale dal 1992, poi An, infine Forza Italia. Ha superato cinque legislature (una volta al Senato) e pure una candidatura nel 1993 a sindaco di Napoli, fino a diventare europarlamentare per due volte nel gruppo del Partito popolare europeo. Oggi è arrivata la battuta d’arresto definitiva. “La politica è stata un ciclo che si è chiuso – aggiunge l’ex parlamentare -. Per me è stata ovviamente importante. È chiaro che quando una persona fa tanti anni di politica poi l’esperienza resta dentro. Però i cicli si aprono e si chiudono. Bisogna essere sempre pronti e aperti per le nuove cose e non rimpiangere mai nulla perché perfettamente inutile”» [Boschi, Giornale].

Pornhub
di Giuseppe Sarcina, Corriere della Sera

Nelle ricerche su Google del 2020 la parola «Pornhub» è comparsa più volte di «coronavirus» o «Trump». Pornhub, RedTube e YouPorn sono stabilmente tra i siti più visti al mondo, con più di 140 milioni di visitatori ogni giorno. I tre siti fanno capo a una società canadese, ma con sede legale in Lussemburgo. Si chiama MindGeek e nel 2018 ha realizzato un giro d’affari pari a 460 milioni di dollari. Ma qui si spegne la luce, come hanno potuto verificare i media americani, dopo che Nikolas Kristof, editorialista e Premio Pulitzer del New York Times, ha sollevato il caso di video raccapriccianti, abusi sessuali su ragazze minorenni, comparse su Pornhub. Per il momento nessuno sa a chi chiederne conto. Secondo il Financial Times il proprietario della MindGeek sarebbe il misterioso canadese Bernard Bergemar, un ex distributore di prodotti porno. Il quotidiano britannico non produce documenti, ma cita «diverse fonti vicino alla società». L’uscita di Kristof, però, ha avuto un effetto immediato. Visa e Mastercard hanno deciso di sospendere il servizio di pagamento per le offerte «premium» dei siti, visto che la gran parte dei video è scaricabile gratuitamente. Pornhub ha risposto rimuovendo circa 5 milioni di clip: erano oltre 8 milioni prima dell’articolo del New York Times; ieri sera, alle 20,30, il contatore era sceso a 2,9 milioni. La piattaforma funziona come quella di un qualsiasi social: l’utente si registra, apre una pagina e ci carica quello che vuole. È uno strumento molto usato dagli attori e delle attrici del settore, ma anche da una sterminata platea di falsi account: incontrollabile. Ci spiega Massimo Bonera, 54 anni, uno dei più noti esperti italiani del mondo hard, ex direttore artistico di Mi-Sex: «Pornhub carica ogni giorno 500-700 video, ma non ha le forze per controllarli uno per uno, sequenza per sequenza, come andrebbe fatto». Scrive ancora il Financial Times che il sito può contare «su un paio di dozzine» di «moderatori», contro i 10 mila, per esempio, di YouTube. Non è casuale. Anzi, questo è stato il segreto del successo travolgente del modello Pornhub. E Bergemar è stato tra i primi a intuirlo. Racconta ancora Bonera: «Tutto è cominciato agli inizi degli anni Duemila. All’epoca la distribuzione del porno era molto segmentata. Ogni Paese aveva i suoi operatori. Bergemar e altri capirono, invece, le potenzialità di Internet e iniziarono a pubblicare gratuitamente contenuti presi da altre produzioni. Senza contratti, senza liberatorie, senza pagare nessuno». È l’inizio di un’avventura imprenditoriale selvaggia, segnata da scontri furibondi e cause giudiziarie tra i vecchi distributori e i pionieri dell’hard on line. Ma lo sviluppo tecnologico è implacabile. Lo capiscono, naturalmente, anche le grandi banche come J.P Morgan, le società finanziarie come Fortress Investment Group o persino i fondi universitari, come quello della Cornell University. Il Financial Times annota che «125 investitori» prestano soldi alla MindGeek.
Il mercato cambia radicalmente. Su Internet si forma un oligopolio, dominato da PornHub e pochi altri siti come Xvideos e LegalPorn. Gli outsider di venti anni fa sono ora i padroni dell’audience e quindi della raccolta pubblicitaria. Osserva Bonera: «Il sito di una casa di produzione storica come la californiana EvilAngel, che tra l’altro ha l’esclusiva dei film di Rocco Siffredi negli Stati Uniti, ottiene un milione di visualizzazioni. Non c’è partita con i 140 milioni di Pornhub».

Così tutti ora postano spezzoni di film sulla vetrina di Bergemar, la più vista, in cambio di un semplice il link al filmato completo. Ma con gli anni è esploso anche il fenomeno delle riprese amatoriali, sostanzialmente fuori controllo. Il 16 dicembre i senatori repubblicani Josh Hawley (Missouri), Joni Ernst, (Iowa), Thom Tillis, (North Carolina) e la democratica Maggie Hassan, (New Hampshire), hanno depositato un progetto di legge per disciplinare il traffico del porno-web e dare sostegno alle vittime di abusi sessuali e scene violente. Il 17 dicembre anche il premier canadese Justin Trudeau ha promesso di intervenire.

di Nicola Dario

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