Diamo i numeri! – Dati e notizie

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«Non ci sono vocali innocenti. Le vocali, come le consonanti, evocano sempre e comunque immagini acustiche, visive, tattili, persino gustative. Hanno fatto esperimenti interessanti, negli studi di sinestesia, con pubblici molto eterogenei, e hanno constatato una stupefacente convergenza di reazioni, in rapporto alle parole che certi linguisti chiamano irrazionali, perché prive in apparenza di significato. Hanno mostrato al pubblico un pezzo di stoffa morbida e hanno chiesto di scegliere, per indicarla, una di queste parole irrazionali, kla, kli, klo, klu, kle. Bene, le risposte sono state stranamente identiche. Hanno ripetuto lo stesso esperimento con altre modalità, facendo ascoltare una musica o sentire un profumo o mostrando un quadro o un oggetto, e le risposte erano quasi sempre le stesse.

L’hanno fatto anche con i nomi propri di personaggi famosi, come Falstaff o Don Chisciotte o Giulietta e Romeo, e hanno chiesto a quali parole irrazionali, all’interno di particolari serie, li avrebbero associati. Anche in questo caso le risposte convergevano. Del resto se io ti dicessi di scegliere – non per un personaggio, ma per me, tra queste cinque parole, Pik, Pak, Pok, Puk, Pek, tu sceglieresti Pik?»

No
«Neanch’io, nonostante le diete che faccio. Oscilleresti tra Pak e Pok e lasceresti Pik a una persona sottile. Come vedi, non esistono vocali innocenti e parole che non abbiano un significato».

Lo diceva Giuseppe Pontiggia, rivolgendosi e un interlocutore immaginario, e lo racconta in Per scrivere bene imparate a nuotare, Mondadori, 2020.

Condividiamo con qualsiasi sconosciuto il 99,9% del nostro DNA.
[Guido Barbujanni “Sillabario di genetica per principianti” Bompiani]

 Telefonini

«Con i telefonini, gran parte della letteratura non sarebbe esistita: Ulisse sarebbe stato richiamato all’ordine da Penelope, Renzo e Lucia si sarebbero ritrovati, Giulietta avrebbe avvisato Romeo del suo finto suicidio, Miss Bennett si sarebbe lanciata in una chat erotica con mister Darcy e Sandokan con la Perla di Labuan, Geppetto avrebbe riacciuffato Pinocchio e madame Popinga suo marito Kees (l’uomo che guardava passare i treni), Gulliver avrebbe twittato sui lillipuziani, Jim Hawkins avrebbe trovato il tesoro sull’isola grazie a Google Maps e Raskolnikov sarebbe stato geolocalizzato e arrestato dalla polizia dello zar».
[Foglio].

Turisti

«Ho avuto la fortuna di conoscere Rachid Amirou, sociologo del turismo prematuramente scomparso qualche anno fa, e di beneficiare così di alcune sue riflessioni, delle sue osservazioni, che non ha avuto il tempo di formalizzare in un libro. Ero rimasto particolarmente colpito da questo aneddoto, che aveva come sfondo un villaggio della Provenza, dove i pensionati erano pagati con una piccola somma dal comune per condurre esattamente il loro stile di vita abituale, così come è stato reso popolare, fra gli altri, da Marcel Pagnol: partita di bocce, pastis nella terrazza di un caffè ombreggiato dai platani; il loro unico obbligo era quello di adattare i loro orari al passaggio degli autobus turistici e di accettare di farsi fotografare».
[Giornale].

Clamorosi

I migliori studenti d’America sono tutti cinesi.
[MF].

Luoghi di preghiera cristiani a New York: uno ogni 3.200 abitanti. A Roma: uno ogni 6.600 abitanti.
[Lettura].

Frane censite in Europa: 750.000. Di cui in Italia: 620.000.
[Stampa]

Perdite provocate finora dall’epidemia: 8-15 mila miliardi di dollari, che alla fine saranno 17 mila (calcoli d’agosto del World Economic Forum).
[CdS].

Mascherine

I filtri delle mascherine chirurgiche durano otto ore, dopo le mascherine vanno buttate. «Le mascherine si dividono in due gruppi. Le prime sono le mascherine chirurgiche (dette “mediche”); le altre sono i cosiddetti respiratori facciali (codici che abbiamo ormai imparato: ffp1, ffp2, ffp3). Sono due oggetti completamente diversi: le prime, composte da tre strati, sono nate per proteggere gli altri da noi stessi. Con l’arrivo di alcune malattie virali, compreso il Covid, si è poi capito che potevano servire a fermare anche l’ingresso di goccioline di aerosol nei nostri polmoni. Insomma: quella chirurgica serve al medico che sta operando a non infettare il paziente, ma è anche la “mascherina di comunità” per eccellenza. Le altre, i respiratori facciali, sono oggetti di protezione individuale, utili soprattutto per chi fa professioni in cui mettere uno schermo tra l’aria esterna e i propri polmoni è fondamentale (non solo per il Covid, ma, per esempio, per chi lavora nell’edilizia)».
[Foglio].

Cina

«In Cina le cose vanno meglio: a fine anno il Pil registrerà un più 1,9%. Le esportazioni sono aumentate del 10,4%, soprattutto materiale sanitario e apparecchiature elettromedicali, di cui il mondo ha disperatamente bisogno. Con il crollo del turismo cinese internazionale sono aumentati i consumi interni: i cinesi acquistano a casa loro quello che prima acquistavano in Giappone e in Europa, soprattutto nel lusso. Il gruppo Kering (Gucci e YSL) ha fatto un più 40% nel secondo trimestre 2020. La People Bank of China ha allentato le riserve che devono detenere le banche e ha immesso nell’economia 212 miliardi di dollari. La disoccupazione è del 5,6%».
[Gabanelli – Taino, cit].

Suolo

Metri quadri perduti sotto l’asfalto o il cemento ogni secondo in Italia: 1. ettari perduto in vent’anni a questo ritmo: 660.000, cioè un quadrato di 80 chilometri di lato, più o meno la Venezia Giulia.
[Tozzi, cit].

«In Italia avviene, in media, uno smottamento ogni 45 minuti e periscono, per frana, sette persone al mese. L’Ispra certifica che sono oltre sette milioni gli italiani che vivono in zone a rischio di frana e alluvione e quasi il 90% i comuni coinvolti (7.145 per la precisione). Sette regioni italiane hanno il 100% delle aree comunali a rischio di dissesto idrogeologico (Valle d’Aosta, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise, Lucania), mentre le altre arrivano al 90%».

Permafrost

L’improvvisa morte, nel 2016, di duemila renne nella penisola di Yamal, estremo nord della Siberia. Causa: il virus dell’antrace che aveva colpito quella stessa zona nel 1925 e che giaceva sepolto nel permafrost. Il riscaldamento globale, avendo sciolto il permafrost, risvegliò il virus, che era rimasto vivo senza problemi in un ambiente privo di ossigeno e di luce, con una temperatura sotto zero e un pH negativo. Boris Revich e Marina Podolnaya: «In conseguenza dello scioglimento dei ghiacci potrebbero tornare i vettori di infezioni mortali del XVIII e XIX secolo, soprattutto in prossimità dei cimiteri dove sono sepolte le vittime di quelle malattie».«I “virus zombie”: microrganismi di epoche lontane, in grado di tornare attivi dopo essere rimasti ibernati per millenni. Si tratta di “comunità virali” risalenti anche al tardo Pleistocene, cioè a 15 mila anni fa, e in larga parte sconosciute, come quelle individuate da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Ohio in alcuni campioni di ghiaccio estratti dal ghiacciaio di Guliya, sugli altipiani del Tibet». In pratica, ad infettarci, potrebbe essere a questo punto un nostro antenato Neandertal.
[Lettura].

I numeri dei contagi nelle scuole

Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina finalmente ha reso nota la situazione sulla diffusione del contagio nelle scuole. Gli studenti positivi sono 1.492, lo 0,021% del totale; i professori contagiati sono 349, lo 0,047%; i casi tra il personale non docente 116, lo 0,047%. «Ad oggi, la scuola non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale», ha commentato Azzolina al termine dell’incontro con l’Istituto superiore di sanità e con il Comitato tecnico scientifico.

«Metà del Paese ricomincia a temere la chiusura della scuola e l’altra metà quella del calcio, così non resta più nessuno a preoccuparsi per la chiusura delle aziende e degli uffici, sintomo inesorabile di decrescita infelice […]. La sensazione è la stessa di otto mesi fa: l’italiano resta convinto che il Covid sia un problema terribile, ma che per fortuna riguarda solamente tutti gli altri».
[Cds].

Animali

Abitanti dell’Isola di Natale in Australia. Esseri umani: 1.400. Granchi: 40 milioni.

Aristotele, sparendo le rondini a fine estate, si persuase che si posassero sui canneti e si mutassero in rane, in primavera emergendo poi dall’acqua e tornando rondini.

La rospa, grande il doppio del rospo. Il rospo, al cospetto della rospa, un rospino. Il rospino ha però tre calli sulle dita e con quelli s’appiccica alla schiena della rospa, e in questo modo la monta. Ciò, già mentre migrano. E però gli altri rospini, attratti dalla medesima rospa, s’appiccicano pure loro alla schiena della poverina, e questa moltitudine è talmente intenta a fecondare da non accorgersi che la rospa, sopraffatta dal peso dei rospini, troppe volte annega.

Gli animali che migrano migrano perché il posto dove c’è da mangiare non è il più adatto per riprodursi. Questi animali vogliono far l’amore e riprodursi là dove sono nati. Si tratta di ritrovare perciò, con la massima esattezza possibile, quei pochi metri di spiaggia o quella pozza d’acqua dove hanno visto la luce la prima volta. Migliaia e migliaia di chilometri, mesi e mesi di viaggio per ritrovare quella certa striscia di terra. Si orientano: col magnetismo terrestre, con l’olfatto, con le stelle, con i cosiddetti landmarks, cioè riconoscono il profilo di un monte o la linea di un fiume. Quelli che attraversano l’Italia si regolano pure con l’Autostrada del Sole.

L’uccello che si orienta col sole sa anche l’ora, perché ogni ora il Sole si sposta all’apparenza di 15°.

La sterna artica si muove tra Polo Nord e Polo Sud, 80 mila chilometri. Campa trent’anni, quindi in tutto fa 2 milioni e mezzo di chilometri, tre andate e ritorno Terra-Luna.

Le antilocapre e i cervi mulo attraversano la Highway 191, che collega da nord a sud gli Stati Uniti occidentali. Ottanta incidenti l’anno. Sulla Highway 191 passano 2.500 veicoli al giorno. Si costruirono allora sei sottopassaggi e due cavalcavia, e da quel momento la gran parte delle antilocapre passa per il cavalcavia e la gran parte dei cervi mulo preferisce i sottopassaggi.

Gli animali migrano in massa perché in questo modo ciascun individuo ha minori probabilità di essere predato. Se migriamo in dieci, avrò una probabilità su 10 di essere mangiato, se in 1000, una su 1000, ecc.

All’inizio di luglio un milione e 600 mila gnu arrivano al fiume Mara. I coccodrilli, acquattati, li aspettano e se ne mangiano al massimo 6.200. Poca roba rispetto alla massa galoppante, ma molta per nutrire chi vive sul fiume. Si tratta infatti di 1.100 tonnellate di cibo ottimo, non solo per i coccodrilli, ma anche per le iene maculate e striate, per gli sciacalli striati e per gli sciacalli dalla gualdrappa (Canis mesomelas), per gli avvoltoi Rueppell e per gli avvoltoi orecchiuti, per i capovaccai pileati, per i grifoni dorsobianco, per i marabù. Le ossa, poiché si sfanno in sette anni, sono cibo per i pesci, e per i crostacei, e per gli insetti. Si alimenta anche il ciclo del fosforo e quello dell’azoto, ecc.

Le femmine degli gnu partoriscono poi tutte contemporaneamente, in febbraio.

Le cavallette: 40-80 milioni di individui per chilometro quadrato. Le renne o caribù: 210 mila esemplari in marcia per cinquemila chilometri.

La caretta caretta scava una buca di mezzo metro e vi depone un centinaio di uova. Quelle che si trovano sopra ricevono più calore e generano delle femmine. Quelle che si trovano sotto, più fredde, fanno uscire dei maschi. Il riscaldamento globale adesso ha fatto sì che il 99,1% delle tartarughe nasca femmina.

Le tartarughe: carnivore per i primi tre anni di vita, poi erbivore. I salmoni: blu quando stanno in mare, rossi quando risalgono i fiumi.

[Notizie tratte da Francesca Buoninconti Senza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori Codice].

Buste paga

«Gli stipendi base dei docenti italiani si attestano in generale tra i 22 e i 28 mila euro lordi l’anno, rientrando così nella media europea che prevede una remunerazione annua di 24.499 per le scuole pre-primarie, 26.237 per le primarie, 27.419 per le secondarie inferiori e 28.420 per le scuole secondarie superiore. Una situazione simile a quella che si registra in Francia, Portogallo, Malta e Regno Unito. I compensi iniziali sono invece più alti della media in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Scozia, mentre remunerazioni ancora maggiori sono garantite in Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Diversa la situazione in Bulgaria, Lettonia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, dove lo stipendio di base dei neoassunti è al di sotto dei 9 mila euro annui. Il fatto che i compensi base dei docenti italiani rientrino nella media europea non deve però confondere. […] I docenti italiani arrivano infatti ad avere un incremento del 50 per cento dello stipendio base dopo 35 anni di carriera, come accade in Spagna, Slovacchia o Macedonia del Nord. Ben diverse le prospettive degli insegnanti in Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, che possono avere un aumento anche del 60 per cento nei primi 15 anni di servizio; o nei Paesi Bassi, dove l’aumento può arrivare fino al 76 per cento nei primi 15 anni e fino al 105 per cento in quelli successivi. In teoria anche gli aumenti garantiti in Svezia e Germania sono inferiori rispetto ai Paesi sopracitati, ma lo stipendio base iniziale è più alto rispetto a quello italiano: un neoassunto nella scuola primaria tedesca potrà avere un aumento massimo del 32 per cento, ma percepirà fin da subito 50.029 euro lordi annui (contro i 23 mila italiani)».
[D’Aprile, Linkiesta].

Per i 6.828 dipendenti di Alitalia Sai e Cityliner, Alitalia ha chiesto una proroga di quasi un anno della cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 ottobre. Il commissario ha inviato la comunicazione ai sindacati, spiegando che il protrarsi della crisi costringe ad allungare la cassa.
[Avvenire]

«Mentre milioni di persone in tutto il mondo hanno perso il lavoro a causa del Covid, i miliardari hanno quest’anno aumentato la loro ricchezza del 27,5%, portando la somma dei loro averi a 10,2 trilioni di dollari.  Mai nella storia moderna c’era stata una tale concentrazione di denaro nelle mani di poche persone: il capitalismo ha preso una strada sbagliata e, avvisano gli esperti, la gente comune potrebbe presto averne abbastanza e cominciare a ribellarsi».
[Sta].

Luke Hilyard, direttore del centro studi britannico HighPay, ha detto al Guardian: «La ricchezza dei miliardari è impossibile da spendere anche nella lussuria più sfrenata. Chiunque accumuli ricchezze su questa scala può sicuramente permettersi di aumentare lo stipendio dei dipendenti che generano la sua fortuna, o pagare più tasse per supportare servizi pubblici vitali, continuando a essere molto ben ricompensati per il successo che hanno avuto»

Miuccia Prada e i suoi due fratelli – Alberto e Marina – durante il 2019 e a gennaio scorso si sono distribuiti dividendi per 71 milioni.
[ItaliaOggi].

Al 30 giugno 2020 i conti della Roma risultavano in rosso per 242,5 milioni, per 204 milioni a livello consolidato. «Dati che hanno portato il negativo netto del patrimonio a 242,5 milioni, sui quali incidono la mancata qualificazione in Champions League e i mancati ricavi al botteghino e commerciali dovuti alla pandemia. Il risultato negativo era stato in parte già preventivato dalla Roma. Al 31 dicembre scorso la perdita era di circa 87 milioni» [Askanews].

Al negozio di souvenir della Casa Bianca è in vendita una medaglia commemorativa intitolata “Trump sconfigge il Covid”. Prezzo: 100 dollari. «Quando abbiamo sentito la triste notizia della positività di Trump, abbiamo avuto fede e pregato, sapevamo che il nostro presidente avrebbe trovato un modo per battere il coronavirus ai primi stadi della malattia», ha raccontato Anthony Giannini, che presiede il White House Gift Shop.

Il Senato cerca una ditta che garantisca la consegna o il ritiro di plichi e biglietti istituzionali dal lunedì al venerdì tra le 9 e le 17 e il sabato dalle 8 alle 13. Compenso proposto: 175 mila euro l’anno. «“Il servizio dovrà essere svolto da personale qualificato, regolarmente e direttamente impiegato dalla ditta affidataria e in possesso di doti di correttezza e riservatezza”, si legge nell’annuncio curato dall’Ufficio del cerimoniale della Casellati. I suoi postini dovranno essere rintracciabili in ogni momento e quindi avere in dotazione un cellulare di servizio; dovranno poi conoscere a menadito l’urbe ed essere ovviamente provvisti di tutti i permessi per accedere o rientrare in centro. Di rigore giacca e cravatta».
I 175 mila euro sono «ben poca cosa rispetto alla cifre che questo ramo del Parlamento già spende ogni anno per corrispondenza (250 mila euro), per il servizio di trasporto e spedizioni (quasi 1,2 milioni) e per la cosiddetta indennità di Palazzo che spetta al personale di altre amministrazioni ed enti per i servizi svolti per il Senato, tra cui Poste Italiane: una voce che corrisponde a una spesa per l’amministrazione di circa 3,5 milioni di euro all’anno. E che, stando ai resoconti di ormai qualche anno fa, frutta per i dipendenti dell’ufficio postale all’interno di Palazzo Madama tra i 200 e 1.000 euro al mese in più in busta paga rispetto ai loro colleghi in giro per l’Italia».
[Fatto].

«Il bond “eterno” dell’Eni sbanca il mercato. La società petrolifera ha dribblato ieri i capricci dei listini e l’ottovolante del petrolio piazzando agli investitori istituzionali un’obbligazione ibrida perpetua che per dimensioni (3 miliardi invece dei 2 previsti) e rendimenti (50 centesimi meno delle stime) ha superato le aspettative. La domanda per questo strumento finanziario subordinato che non ha scadenza è stata pari a 14 miliardi e il cane a sei zampe è riuscito a strappare un tasso di 2,75% sulla tranche a 5 anni e del 3,375% sui quella a nove. “Un ottimo risultato – commenta Francesco Gattei, direttore finanziario dell’Eni – che in piena pandemia ci dà una mano a gestire il piano di transizione a lungo termine della società e migliora il nostro profilo di credito”. I bond di questo tipo – aggiunge – “consentono di rafforzare il patrimonio e ridurre il suo rapporto con il debito, sceso da 0,37% a 0,27%, senza diluire gli azionisti”. Eni ha presentato un piano che porterà l’azienda da qui a 30 anni a essere leader nella produzione e vendita di prodotti decarbonizzati e nell’economia circolare».
[Rep].

Il miliardario statunitense John David McAfee, fondatore ed ex proprietario della società che ha creato il software antivirus McAfee, è stato arrestato all’aeroporto El Prat di Barcellona. La polizia l’ha fermato mentre si stava imbarcando per Istanbul con un passaporto britannico. Adesso è in detenzione provvisoria in Spagna, in attesa di essere consegnato agli Stati Uniti, dove è ricercato per reati di evasione fiscale. Per l’accusa, tra il 2014 e il 2018 McAfee avrebbe guadagnato milioni di dollari non dichiarati al fisco promuovendo le criptomonete, esercitando lavori di consulenza, tenendo conferenze e vendendo i diritti della sua biografia per un documentario

Dan Brown, 57 anni, preoccupato per la causa che gli ha intentato la moglie Blythe Newlon (lasciata dopo 21 anni di matrimonio, «stavamo entrambi cercando conforto altrove»), ha telefonato al suo editore per sapere che impatto avrebbe avuto la storia sulla vendita dei suoi libri. L’editore ha risposto: «Stai scherzando? Tutti pensano che tu sia l’uomo più noioso della terra e invece hai varie relazioni con belle donne, finalmente abbiamo una storia!». La moglie lo accusa di aver mentito sull’entità della sua ricchezza in un documento ufficiale e per aver attinto al patrimonio di coppia per finanziare le sue avventure extraconiugali. In particolare per aver regalato un cavallo da trecentomila euro all’istruttrice di equitazione della moglie, con cui aveva una storia. a questa istruttrice, appena ventenne, Dan Brown, in realtà, avrebbe regalato anche una macchina e i lavori di ristrutturazione di un cottage con maneggio a sessanta chilometri da Amsterdam. Lo scrittore sarebbe anche stato legato a una parrucchiera del New Hampshire e a una personal trainer.
«Ora Dn Brown vive solo con un gatto e un cane in una magione del New Hampshire, si sveglia sempre alle 4, medita e scrive per tutta la mattina in uno studio senza internet e senza telefono, facendo flessioni e piegamenti ogni ora».
[Mes].

L’attrice più pagata al mondo è Sofia Vergara. Secondo la classifica di Forbes, con 43 milioni di dollari, la star di Modern Family si piazza davanti a Angelina Jolie (35 milioni di dollari) e Gal Gadot (31 milioni di dollari).
[Forbes.it].

Un diamante bianco di 102,39 carati, privo di difetti, è stato battuto in un’asta online da Sotheby’s Hong Kong per 15,7 milioni di dollari. L’offerente telefonico è rimasto anonimo [Askanews].

Stan, il tirannosauro scoperto nel 1987 dall’americano Stan Sacrison (su cui vedi anche le Buste paga del 29 settembre) sarà battuto da Christie’s a New York questa sera. È alto 4 metri e lungo 12. Ha 67 milioni di anni, 58 denti e 199 ossa. Base tra i 6 e gli 8 milioni di dollari.
[Virtuani, Cds]

Immuni e tamponi

Oltre 220 mila download in un solo giorno per Immuni, che al 5 ottobre risulta scaricata da 7,2 milioni di persone. Finora l’app ha inviato 6.270 notifiche e 369 utenti positivi hanno caricato i loro codici permettendo di avvisare le persone entrate in contatto con loro.
Il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri ha assicurato che entro un mese arriveranno tutti i banchi monoposto e ha detto che ogni giorno vengono distribuite 11 milioni di mascherine in 18 mila scuole.

Pagata la cauzione di un milione, il poliziotto che uccise Floyd è uscito dal carcere

«Non si sa chi abbia garantito la cauzione di un milione di dollari. Ma l’ex poliziotto Derek Chauvin è di nuovo libero. Il 25 maggio scorso, a Minneapolis, fermò per un controllo, con altri tre colleghi, l’ afroamericano George Floyd, 46 anni. Lo fece sdraiare sull’asfalto e con il ginocchio gli montò sul collo per otto minuti e 46 secondi, restando immobile anche se l’uomo sotto di lui si lamentava sempre più flebilmente: «non respiro». Floyd morì soffocato e le proteste dilagarono. Chauvin, 44 anni, fu immediatamente espulso dal Dipartimento di polizia e la Procura lo incriminò per «omicidio intenzionale». Non si sa adesso chi abbia garantito per lui. Il Dipartimento di polizia di Minneapolis ha fatto sapere di non aver raccolto il denaro. Sul web era stata promossa una raccolta fondi a favore della scarcerazione di Chauvin. Ma a quanto risulta sono stati recuperati solo 4.500 dollari. L’avvocato di Chauvin, Eric Nelson, si è limitato a confermare all’agenzia Ap che il suo cliente è stato rilasciato ieri mattina dalla prigione di massima sicurezza, Oak Park Heights, in Minnesota. Ma non ha aggiunto altro.

Nei mesi scorsi la famiglia di Chauvin ha venduto la casa di proprietà a Minneapolis, ma è improbabile che il ricavato sia stato sufficiente per la cauzione. Dalle carte giudiziarie diffuse dalla Contea di Hennepin risulta che sia stato presentato «un bond», una specie di fidejussione che garantisce per l’imputato. È un particolare che sta già suscitando polemiche tra gli attivisti: chi vuole aiutare i presunti assassini di Floyd?».
[Sarcina, CdS].

Rottura tra metalmeccanici e Confindustria

«Come era facile prevedere, lo scontro tra Confindustria e sindacati sul rinnovo dei contratti in epoca Covid è esploso nella vertenza che da sempre misura i rapporti di forza tra le parti, quella per il contratto dei metalmeccanici. Ieri le associazioni di categoria, Federmeccanica e Assistal da una parte, e Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil dall’altra, hanno fatto appena in tempo a sedersi al tavolo che la trattativa è saltata. Motivo: l’aumento salariale. Per le imprese al massimo si può prevedere un adeguamento in linea con l’Ipca, l’indice che misura il tasso d’inflazione armonizzato per il Paesi dell’Ue. Ma questo frutterebbe appena 40 euro lordi nei prossimi tre anni, secondo le valutazioni dei sindacati. Che ritengono non si possa proseguire il negoziato su queste basi. E questa mattina riuniranno le segreterie unitarie. Fiom, Fim e Uilm hanno deciso già il blocco degli straordinari e della flessibilità e oggi valuteranno ulteriori iniziative di mobilitazione. In molte fabbriche sono stati proclamati scioperi e organizzate assemblee per oggi e domani».[CdS].

Delvecchio supera il 10% in Mediobanca

La Delfin di Leonardo Del Vecchio ha comunicato alla Consob di aver superato la soglia del 10% di Mediobanca, di non avere intenzioni ostili, di agire in autonomia «senza altri soci», e di essere pronta a incrementare la propria partecipazione a seconda delle opportunità di mercato. Del Vecchio ha acquistato un altro 0,2% di Mediobanca, «salendo così al 10,16% di Piazzetta Cuccia. E ha finanziato gli acquisti grazie a due prestiti erogati da Unicredit e Banca Intesa. Delfin agisce da sola, ma le due maggiori banche italiane sono pronte a fare affari con lei. Se è vero che difficilmente potrebbero fare altrimenti, è anche vero che Del Vecchio così facendo manda un segnale in Mediobanca e alle istituzioni: a chi nei mesi scorsi faceva notare che la sua Delfin è basata in Lussemburgo, e che Mediobanca è il primo azionista di un asset strategico per il Paese come le Generali, il patron di Luxottica fa sapere che le banche tricolori sono con lui. Non solo Unicredit, di cui Delfin è un socio storico, ma anche Intesa Sanpaolo».
[Rep]

Togliatti
di Claudio Giunta

Il Sole 24 Ore

Come prima cosa, la città non si chiama Togliattigrad, come si leggeva anche in certi atlanti di una volta, ma Togliatti. Palmiro Togliatti muore a Jalta il 21 agosto 1964. Con tipico zelo socialista, qualcuno a Mosca decide subito di dare il suo nome a una città sovietica, e una settimana dopo gli abitanti di Stavropol sul Volga, mille chilometri a Sud-Est della capitale, si svegliano abitanti di «Togliatti». Dopo il 1989 alcuni liberi pensatori hanno cominciato a farsi delle domande, e nel 1996 sono anche riusciti a organizzare un referendum che mirava a restituire alla città il suo nome storico. Ma più del 70% degli abitanti ha votato contro, e Togliatti è rimasta Togliatti. Casermoni, vialoni, distanze siderali tra l’edificio grigio piombo A e l’edificio grigio piombo B; poi un bosco proporzionato alla città, e oltre il bosco il placido fiume Volga, e oltre il Volga le colline Zhigulì.
Cinquant’anni fa dalle catene di montaggio di Togliatti uscì la prima automobile Zhigulì (sì, come le colline): 1970, centenario della nascita di Lenin, i sovietici tenevano a questi simboli. A costruire le catene di montaggio e la fabbrica, grande due volte Mirafiori, era stata la Fiat. L’industria automobilistica sovietica era in uno stato miserevole: pochissime auto private (nel 1965 ce n’era una ogni 238 abitanti, più o meno come nell’Italia del 1929; negli Stati Uniti ce n’era una ogni 2,7 abitanti), un sistema stradale premoderno, qualche marchio d’età staliniana e post-staliniana rimasto nella memoria degli appassionati, come Moskvich e Zaporozhets per il popolo e Volga per l’élite, ma nel complesso una produzione che non superava le 250mila vetture l’anno. Bisognava motorizzare l’Unione Sovietica, e la Fiat aveva antiche relazioni con quel Paese, dato che già negli anni Trenta aveva costruito a Mosca uno stabilimento per la produzione di cuscinetti a sfera, e suoi uomini ben introdotti tra gli apparatchik (cfr. Pietro Savoretti, Quel giorno al Cremlino: l’epopea di un uomo che ha vissuto facendo ciò in cui credeva. Ed è un uomo felice, Aosta 2011). Fu l’ultima avventura di Vittorio Valletta, che morì un anno dopo aver firmato il contratto con Kossyghin; e fu anche una delle ultime grandi imprese industriali italiane, prima del crepuscolo degli anni Settanta e del successivo sfacelo: molti soldi spesi e guadagnati, per la Fiat e per le aziende dell’indotto, molta esperienza, e soprattutto molte vite cambiate: perché centinaia di operai e tecnici torinesi passarono il loro semestre a Togliatti (qualcuno ci trovò moglie) e altrettanti lavoratori sovietici soggiornarono a Torino sullo scorcio degli anni Sessanta per stage sulla produzione.
Adesso questi veterani hanno passato gli ottant’anni. Ne incontriamo una dozzina, tutti gentilissimi, nella scuola statale numero 23 «Palmiro Togliatti», precisamente nella biblioteca-museo a lui dedicata, una bella sala ampia piena di cimeli togliattiani: un busto in gesso, foto di Nilde Iotti e della figlia adottiva Marisa in visita alla scuola durante il viaggio di nozze di Marisa, altre foto in bianco e nero di varie autorità sovietiche e italiane, le pizze di un film su Togliatti che annualmente si proietta a beneficio dei nuovi scolari, bandierine, gagliardetti, poesie. Sulla parete in fondo, un Togliatti anziano saluta col pugno chiuso, con alle spalle un drappo rosso e lo stendardo dell’Unità. È uno straniante ritorno agli anni Cinquanta, ma quando domandiamo alle professoresse della scuola come ha fatto, tutto questo apparato, a reggere all’assalto del tempo, come mai la scuola non ha cambiato nome dopo il 1989, liquidando i cimeli, le professoresse ci spiegano che onorando Togliatti loro non onorano il capo del Partito Comunista Italiano ma l’antifascista. Come De Gaulle. Come Stalin.
Nessuno dei veterani è nato a Togliatti. «Perché Togliatti, cioè Stavropol, quasi non esisteva», ci spiega Eugenia Yukhnovich, che alla fine degli anni Sessanta, appena uscita dalla facoltà di Lingue, lavorò come interprete per i dirigenti Fiat. «Siamo arrivati tutti da altre città, dalla provincia. Non tanto per lo stipendio, che non è che fosse molto più alto che altrove, ma per la voglia di partecipare a un’impresa di cui si parlava in tutto il Paese, la costruzione di una fabbrica dentro una città in costruzione. C’era tutta una mistica, fomentata dal Komsomol. Dicevano: i nostri padri hanno costruito Magnitogorsk [la più grande acciaieria sovietica, costruita all’inizio degli anni Trenta sul fiume Ural, ndr], noi costruiremo Togliatti! Ma insomma siamo partiti poco più che adolescenti, siamo arrivati qui e ci siamo trovati davanti una specie di villaggio del vecchio West americano». A metà degli anni Sessanta Togliatti contava infatti poche migliaia di abitanti, dieci anni dopo ne conterà più di mezzo milione. Ai tecnici che accettavano di trasferirsi il governo dava un terreno gratis per farsi la casa. Era quello, che attirava: case nuove, spaziose, in cui si poteva vivere da soli, senza coinquilini molesti. Uno dei veterani, Eroe del Lavoro Socialista, il petto medagliatissimo, la costruì con le sue mani in una zona allora quasi deserta che adesso si trova a due passi dal centro commerciale più grande della città, il Rus’na Volge.
Mezzo secolo più tardi, resta in tutti l’orgoglio di aver partecipato a quella cosa in fondo rarissima, per uomini e donne vissuti nel secondo Novecento, che è una fondazione: «Quanto lavoravate?». «Quanto serviva». «E quanto serviva?». «Almeno otto, dieci ore al giorno». «E dopo il lavoro cosa facevate?». «Altro lavoro». «Come altro lavoro?». «Smontavamo dalla fabbrica e andavamo a dare una mano ai muratori che costruivano le case, i negozi, gli asili, la biblioteca». «E dopo il secondo lavoro?». «Costruivamo casa nostra. O se era bel tempo andavamo sul Volga a piantare gli alberi. Perché tutto era da fare, e abbiamo fatto tutto».

Alexander Zibarev, già vicepresidente dell’AutoVAZ, è stato a lungo a Torino, e per esempio ricorda di aver visto dalla finestra del suo ufficio in Piazza San Carlo un comizio di Almirante: sulle prime aveva pensato che fosse una provocazione anti-sovietica, poi gli avevano detto che quello era il palco di tutti i comizianti, e infatti tempo dopo, dalla finestra, aveva ascoltato uno del Pci: «Longo, o forse era Pajetta». Mentre ci congediamo mi ricordo di essere anch’io torinese e gli chiedo esattamente dove l’avessero sistemato, ed esattamente quando, e la risposta – appartamento in Via Caprera, anno 1971 – mette una nota melodrammatica nella nostra sceneggiatura, perché nel 1971 in Via Caprera sono nato io, così gli ultimi intensissimi minuti del nostro incontro li passiamo ad elencare i landmark del quartiere: Rosticceria Santa Rita, brutta ma bella chiesa neoromanica di Santa Rita, la Standa, Piazza d’Armi, lo Stadio Comunale oggi Olimpico, il grande magazzino Bônpat, quella salumeria in Via Barletta che faceva anche piatti da asporto, in anni in cui la cosa suonava quasi esotica, americana…
A un certo punto è chiaro non solo a me ma a tutti i presenti che Zibarev ripete assentendo i nomi che gli cito più che altro per corrispondere al mio entusiasmo, e impossibile che dopo cinquant’anni si ricordi del nostro salumiere, ma tutti gli siamo grati per questa sua dedizione, questa sua disponibilità a non uscire dalla parte: l’idea che possa aver incrociato mia madre che portava a spasso me infante strappa anche agli altri veterani un oooh d’intenerito stupore. Ce ne andiamo commossi, vogliamo fare quattro passi da soli per vedere meglio questa città costruita artigianalmente, e dopo sole cinque ore di pura Vastità post-sovietica arriviamo sfranti al nostro albergo.

di Nicola Dario 

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