Il 5 novembre 1970 venne eletto presidente Salvador Allende. Esattamente cinquant’anni dopo la Nsa (National Security Agency), intelligence statunitense, ha desecretato migliaia di documenti, trascrizioni, appunti, indicazioni che fanno parte del file “Politica sul Cile”. Sono stati messi a disposizione del pubblico. Essi raccontano come, chi e in quali tempi attivò una strategia che non esponesse gli Usa a una condanna internazionale per un’interferenza considerata grave. Allende era stato eletto in una libera e democratica elezione.
Quegli scritti sono anche la testimonianza diretta di una scelta politica e strategica decisiva per il successo di Augusto Pinochet, generale e politico che governò il suo paese come dittatore dal settembre ‘73 al marzo ’90.

Lo scopo era rovinare Allende, il quale aveva rotto gli equilibri e il controllo degli Usa sull’America Latina. Bisognava boicottarlo con pressioni al fine di far crollare il prezzo del rame, tra i principali prodotti esportati dal Cile, spingendo la popolazione verso la povertà e creando frustrazione sociale. Insomma, bisognava disarmare la politica di progresso e il nuovo progetto ad opera di Salvador Allende. Henry Kissinger, all’epoca (1969-1974) segretario alla Sicurezza nazionale, riuscì nell’intento di sollecitare il presidente Repubblicano Richard Nixon per una linea d’intervento più diretta. Questa manovra non era affine agli altri consiglieri della Casa Bianca favorevoli invece alla “Strategia del modus vivendi”: appoggiare l’opposizione cilena, soprattutto quella di destra, precedentemente alle elezioni del 1976.
All’interno degli appunti si capisce quanto Kissinger volesse incontrare Nixon prima che si riunisse con il Consiglio di sicurezza nazionale.

5 novembre, Kissinger riuscì a posticipare l’incontro di esattamente un giorno

Nel frattempo doveva vedersi assolutamente con Nixon e questo accadde.
L’importante era che il presidente scegliesse bene in ottica Cile. Secondo quanto redatto dal funzionario che annunciava lo spostamento della riunione, Kissinger avrebbe avvertito: “Il Cile finirà per essere il peggior disastro della nostra amministrazione: sarà la nostra Cuba del 1972. Nell’arco di sei mesi-un anno gli effetti di questa svolta marxista andranno oltre le relazioni tra Usa e Cile”.
Il riferimento era all’incubo comunista e all’influenza della via cilena al socialismo. “Uno degli esempi più vistosi”, insiste Kissinger, “è l’impatto che avrà in altre parti del mondo, specialmente in Italia. La propagazione emulativa di fenomeni simili in altri luoghi a sua volta colpirà in modo significativo l’equilibrio mondiale e la nostra stessa sfera di influenza”.
Poi aggiunge: “Uno degli esempi più vistosi è l’impatto che avrà in altre parti del mondo, specialmente in Italia. La propagazione emulativa di fenomeni simili in altri luoghi a sua volta colpirà in modo significativo l’equilibrio mondiale e la nostra stessa sfera di influenza”.
Nixon si convince, con il mondo attorno a lui ignaro della sua richiesta un anno prima alla Cia di intervenire scatenando un golpe per evitare l’ascesa di Allende nel paese latino.

6 novembre, si riunisce il Consiglio di sicurezza nazionale

Il segretario di Stato William Rogers si oppone subito: “Possiamo debilitarlo, in caso, senza essere controproducenti”, propone Rogers. Il segretario alla Difesa, Melvin Laird, invece in maniera decisa afferma: “Dobbiamo fare di tutto per danneggiarlo e poi farlo crollare”. Anche Richard Helms, direttore della Cia, è d’accordo. Ne consegue un documento mostrato al Consiglio in cui si vede Allende dopo la vittoria e il suo gabinetto formato da “militanti della linea dura”, che dimostra “la determinazione dei socialisti di affermare la loro politica più radicale sin dal principio”.
Tutti in quel momento hanno gli occhi puntati sul presidente Nixon. “Se c’è un modo di rovesciare Allende, è meglio farlo”, ordina il presidente.

 Il sangue nelle strade e i crimini contro l’umanità

Il resto è sui manuali di storia. Le strade si riempirono di sangue, con personaggi di stato e milizie che voltarono le spalle ad Allende. Augusto Pinochet non si fece scrupoli. Aveva avuto il via libera dalla superpotenza statunitense. Da lì si susseguirono le scene dei carri armati per le vie di Santiago, il bombardamento della Moneda, la resistenza di Allende fino alla sua morte, le retate, le sparizioni, le torture, le fucilazioni di massa.
Il Rapporto Rettig si occupò del conteggio delle vittime dei militari dopo la dittatura. Risultarono, almeno ufficialmente, 3.508 morti (2.298 giustiziati, 1.210 sparizioni forzate) e 28.259 vittime di tortura, di persecuzione, esilio forzato o prigionieri politici, per un totale di circa 31.000-32.000 persone vittime di violazioni di diritti umani a vario titolo da parte del regime, cifra portata a 40.018 (di cui 3.065 “morti o forzatamente scomparsi”), secondo un calcolo del 2011.
Questo è l’origine di così tanto male. Così sono nati i crimini contro l’umanità di un uomo con molti scheletri in un armadio a stelle e strisce.

di Matteo Giacca

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