Demonetizzazione

Pagamenti con Pos

Danaro contante, tracciabilità dei pagamenti, bonifici, commissioni applicate e carte prepagate di ogni tipo, pagamenti via smartphone o addirittura con il WatchPad, ATM (Automated Teller Machine), mobile banking, insomma una nuova era in cui tutti i pagamenti sono possibili e la cosa più innovativa è che si possono fare senza soldi.

Anche su questo fronte gli italiani sono continuamente “stressati” nella loro quotidianità eppure non sempre è facile dare concretezza all’idea di eliminare per quanto più possibile la circolazione del danaro contante per le transazioni finanziarie ovvero dare il via a quel processo che tecnicamente viene definito “demonetizzazione”. Questione di cultura, perché non riusciamo a distaccarci dall’idea di poter pagare esibendo sonanti banconote o un’economia di necessità che incentiva l’evasione fiscale e incentiva il “nero”? Eppure una soluzione reale all’evasione da parte dei governi che si sono susseguiti non si è mai profilata mentre c’è chi per sbarcare il lunario, come i disoccupati cronici, offre la propria manovalanza a prezzi scontanti innescando un trend che mentre favorisce tutti quelli che ne approfittano per avere servizi a prezzi calmierati è una vera condizione di iniquità rispetto a chi svolge la propria attività in maniera regolare facendo il possibile per sfidare la pressione fiscale, alta, del nostro Paese.

Ma qual è la condizione in Italia dei pagamenti tracciabili rispetto al resto dell’Europa? Mentre in Olanda si punta al 60 per cento delle operazioni cashless da noi siamo ancora l’83 per cento delle transazioni avviene in contanti con un utilizzo del contante ricoprendo il 23esimo posto su 28; in Germania l’utilizzo è pari al 75 per cento. Insomma mentre per i cittadini del Nord Europa il pagamento con strumenti digitali sembra essere addirittura più igienico in altri o non è efficace per avere un controllo effettivo sulla spessa oppure è sempre meglio cercare di pagare in contanti almeno si risparmia. In sostanza, questo, non può che far aumentare il divario anche all’interno della tanto auspicata Europa economica.

La situazione interna del Paese non è tanto differente perché come decretato dal Cashless Society Index 2018, lo strumento di monitoraggio messo a punto da The European House Ambrosetti che, sulla base di 16 indicatori, analizza lo stato di sviluppo e di diffusione delle modalità di pagamento alternative al denaro contante, a farla da padrona tra le regioni italiane è la Lombardia con un punteggio di 7,02 su 10. In coda alla classifica si posizionano quasi tutte le Regioni del Mezzogiorno, fatta eccezione per la Sardegna. In particolare, è la Calabria a chiudere la classifica regionale, con un punteggio di 3,90, preceduta da Puglia (4,08) e Molise (4,27).

La fotografica complessiva mostra quindi un netto divario tra Nord e Sud del Paese nello stato di avanzamento della cashless society mentre a livello globale il governo indiano per una ipotetica lotta ai grossi evasori avrebbe iniziato nel 2016, con un annuncio a sorpresa via tv, un percorso di demonetizzazione che potrebbe sortire potenziali effettivi positivi anche se una manovra a forte impatto come quella intrapresa nel continente asiatico starebbe anche sollevando non pochi problemi alla parte dell’economia informale che ha subìto una battuta d’arresto in quanto la mancanza di contanti ha paralizzato sia la produzione che la vendita di beni di prima necessità. Per questo, considerata la complessità della materia e la delicatezza con cui sono da prendere simili decisioni credo che sia necessario auspicare che il processo di digital payement avviato ormai da qualche anno sia da un lato capace di rivelarsi un valido strumento contro i criminali e gli evasori ma che non sia invece la ghigliottina per “tagliare” le economie delle famiglie europee e mondiali.

di Antonio Di Lauro