Oggi viviamo in un mondo estremamente complesso e veloce.
È talmente veloce che mentre elabori un pensiero questo è già vecchio.


Ciò ci obbliga ad essere informati ed aggiornati, approfondendo le notizie, selezionando le fonti, studiando il più possibile, leggendo, se esistono, le pubblicazioni originali o quanto scritto dagli addetti ai lavori nei loro compiti di divulgazione (libri di testo, articoli…)
Oggi, basta che ti distrai un attimo e ti ritrovi fuori dalla “conoscenza consapevole”, correndo il rischio di sentirti come un dinosauro che vive nella preistoria.
Vivere nel contemporaneo, in modo consapevole è diventato un vero e proprio impegno quotidiano.
La conoscenza è così elevata e veloce che anche avere delle basi solide (Titoli appropriati) ed essere “sufficientemente” informati non consente di dichiararsi “bravi tuttologi”, anzi!
Quindi è sempre più importane saper delegare, in modo consapevole, scegliendo il “Dotto” giusto, ma delegare i competenti ad agire.
Ciò è ancor più valido in politica, vista l’ estrema complessità che ci circonda.
Oggi un politico non deve scegliere “solo” se dare del grano al popolo e quanto grano dare per famiglia, scelta senza dubbio importante e dai risvolti sociali notevoli ma non di complessissima attuazione.
Le decisioni di oggi riguardano situazioni estremamente complesse e multifattoriali, scelte energetiche che impattano nel breve-medio e lungo termine; scelte di economia interna ed internazionale; scelte relative alla formazione/ricerca e alle vie di sviluppo; scelte sull’ambiente, sulla salute ecc.
Molte di queste decisioni richiedono altissima preparazione scientifica/tecnica e politica. Inoltre, anche se prese oggi, alcune di queste disposizioni vedranno i loro frutti tra 20 anni.
Dato tutto ciò, forse è arrivato il momento di ripensare all’organizzazione del modello “democrazia rappresentativa” introducendo dei requisiti minimi di sbarramento molto elevati per poter essere eletti (Titoli!).


In questo modo, indipendentemente dal colore politico, avremo la certezza che chi verrà eletto avrà almeno una competenza minima di base per poter gestire la “Res Publica”.

 

di Salvatore Savio Aversano

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