Decreto Piantedosi e tribunale di Catania: il paradosso della legittimazione

Tonia Scarano 02/10/2023
Updated 2023/10/02 at 8:33 PM
4 Minuti per la lettura

Il tribunale di Catania decreta come illegittime le misure emanate dal decreto Piantedosi o Decreto 14 settembre 2023, pubblicato in Gazzetta ufficiale.

I fatti

Decreto Piantedosi

Il decreto Piantedosi del 14 settembre 2023, pubblicato in concerto con il Ministro della giustizia, Carlo Nordio e il Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgietti, esplica le misure di trattenimento da applicare a individui definiti stranieri in quanto non cittadini dell’Unione Europea.

Si indicano «l’importo e le modalità per la prestazione di idonea garanzia finanziaria» che debbano «garantire allo straniero, per il periodo massimo di trattenimento pari a quattro settimane, la disponibilità di un alloggio adeguato sul territorio nazionale, della somma occorrente al rimpatrio e di mezzi di sussistenza minimi necessari a persona».

Il decreto cita, inoltre, l’importo previsto della suddetta garanzia finanziaria, pari a 4938 euro, da prestare «in unica soluzione mediante fideussione bancaria o polizza fideussoria assicurativa e non può essere versata da terzi» e che sancirebbe la libertà del/della richiedente asilo nella prima fase di ingresso in Italia.

Il Tribunale di Catania delegittima i Cpr

La cornice degli accertamenti finanziari e burocratici -in merito, quindi, alla richiesta di asilo effettuata dalla persona immigrata- è il centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) organizzato a Pozzallo.

È a questo proposito che, il 30 settembre, il tribunale di Catania ha accolto il ricorso di un migrante sbarcato qualche settimana fa a Lampedusa, per cui era prevista la reclusione all’interno del Cpr di Pozzallo, “liberandolo”. In risposta, il Viminale farà ricorso.

I giudici hanno ritenuto illegittimo il decreto Piantedosi e non in linea con la Costituzione e con il diritto comunitario.

Il paradosso

Delegittimazione

Ci troviamo davanti a un paradosso: due autorità legittimano e delegittimano in maniera opposta una norma applicata. La legittimazione implica e prevede il riconoscimento di un potere e di una norma, in questo caso divisa nettamente in due.

Il Governo protende alla reclusione nei cpr, alla sanzione per la libertà, al trattenimento; il tribunale di Catania presenta la controparte, che legittima un altro tipo di libertà rispetto a quella del controllo delle frontiere.

Il tribunale di Catania ha dalla sua parte la Costituzione, il diritto comunitario e parte della società civile, che riconosce l’umano diritto di muoversi, di chiedere e ricevere asilo politico. La stessa comunità che legittima quotidianamente e senza alcun decreto legge azioni umanitarie spesso salvifiche per la vita delle persone migranti.

Non è una novità

Non è un caso isolato, certo, che due gradi, livelli di autorità o due istituzioni si presentino in disaccordo su determinate vicende o materie. Si potrebbe pensare immediatamente alla cosa come a un problema di fondo: non si sbaglierebbe, i libri di diritto comunitario e internazionale somigliano sempre più a libri di preziosissime teorie filosofiche, purtroppo, teoriche applicate poco o male. Più che sul problema ci si deve interrogare, però, sul perché al governo sussistano politiche di confini e non di frontiere.

Soprattutto, con la vicenda del tribunale di Catania, si può guardare in faccia il fattore umano risiedente al centro delle due parti: le persone che migrano, ben lontane dall’essere numeri o pezzi su una scacchiera. Il valore della vita umana, da questo punto di vista, risiede certamente dalla parte del respingimento del tribunale di Catania verso il decreto Piantedosi.

Vittorio Arrigoni avrebbe proferito una frase perennemente necessaria: «restiamo umani».

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