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“A tutti i lavoratori della sanità: GRAZIE! #assunzioni #diritti #tutele”

Nella mattina di Venerdì 13 novembre, dinanzi a tanti ospedali campani, da Napoli a Nocera Inferiore (SA), da Giugliano (NA) a Piedimonte Matese (CE), da Aversa (CE) a Cava de’ Tirreni (SA) a Torre del Greco (NA), la comunità di Potere al Popolo! Campania ha voluto esprimere quello che proviamo ogni giorno nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che si sobbarcano il peso della sanità pubblica.

Abbiamo voluto dir loro un enorme GRAZIE per la professionalità, per i sacrifici quotidiani, per non arrendersi davanti alle difficoltà di queste ore, per i tanti bocconi amari buttati giù di queste settimane. GRAZIE per fare il possibile, e spesso anche l’impossibile, per salvare vite, per garantire la salute del nostro popolo.

Una classe dirigente ipocrita li ha definiti “eroi” per qualche settimana, per poi abbandonarli senza ritegno. Nei 9 mesi dallo scoppio della pandemia nulla o quasi è stato fatto per mettere in sicurezza gli argini che avrebbero dovuto contenere la nuova ondata della pandemia, nonostante le loro grida di allarme, le loro indicazioni, non si siano mai sopite. Sono stati minacciati di sanzioni, provvedimenti disciplinari di ogni sorta, sono stati colpiti da dure reprimende, tutte le volte in cui non hanno piegato la testa davanti a quelle autorità che vorrebbero ancora minimizzare la crisi in cui versa il nostro servizio pubblico, per puro calcolo politico.

Oggi i nostri medici, i nostri infermieri, i nostri operatori sanitari sono essi stessi troppo spesso vittime di contagio. Nella sola Campania ben 536 gli infermieri risultati positivi; 6 i medici di base morti da settembre a oggi e altri 20 contagiati. Purtroppo ancora oggi ascoltiamo storie che ci raccontano dell’inadeguatezza o insufficienza dei DPI e della somministrazione di tamponi di screening, dell’assenza dei percorsi “sporco-pulito” e di tante altre negligenze che oggi appaiono come veri misfatti.

Pochi, troppo pochi per poter affrontare l’emergenza, i lavoratori della sanità.

E così 12 ore al giorno in corsia, non conoscono turni, non possono arrendersi alla stanchezza, in alcuni casi sono stati privati anche del diritto alle ferie. Il tutto perché una classe dirigente miope non sa cosa significhi “programmare”. Per 20 anni politici di ogni colore hanno massacrato la sanità pubblica per fare cassa: ospedali chiusi, reparti ridimensionati, personale strutturalmente sotto organico, nessun passo per rafforzare la medicina territoriale e l’assistenza domiciliare.

Oggi non si procede allo scorrimento delle graduatorie, a partire da quella degli OSS del Cardarelli di Napoli. Non si indicono nuovi concorsi e pure quando lo si fa si propongono contratti a 3 o 6 mesi, come nel caso dell’ASL Napoli 1 o di quella di Caserta. I dirigenti sanitari si stupiscono che questi bandi vadano vuoti: hanno mai pensato che a nessuno va di essere mandato al fronte e, nel caso si torni vivi e vegeti, si venga gettati come “usa e getta”?

Se l’emergenza Covid fosse davvero una guerra, i “generali” dovrebbero essere sottoposti alla legge marziale per tradimento della patria. Perché stanno mandando al massacro i nostri medici e tutti gli altri operatori. E in gioco c’è la nostra patria, cioè la salute del nostro popolo. Qualcuno riesce a immaginare qualcosa di più prezioso?

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