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Darshana, i sei modi di interpretare la vita

Updated 2022/03/01 at 11:20 AM
6 Minuti per la lettura

Nell’induismo, la terza religione più diffusa al mondo, vi sono sei scuole di filosofia che hanno influenzato il pensiero in Oriente: Nyaya, Samkhya, Yoga, Vaisesika, Vedanta e Mimamsa. Queste scuole di pensiero sono chiamate Astika, e sono le sei Darshana della filosofia induista, ovvero i sistemi attraverso cui la filosofia indiana ha costruito un impianto coerente di pensiero. Tutte queste visioni hanno in comune alcuni punti:

  • La coscienza individuale come via di liberazione dal dolore.
  • Il valore dell’intuizione per comprendere la complessità del mondo.
  • La concezione di un tempo circolare dove ad ogni morte segue una rinascita.
  • Una terminologia simile che trova la sua radice nei Veda, i testi sacri.
NYAYA, LA COMPRENSIONE DEL CORPO E DELL’ANIMA

NYAYA, significa “il sentiero che conduce la mente alla comprensione”. Coloro che si dedicano a questa filosofia di pensiero vengono chiamati naiyayika, Il testo di riferimento si intitola Nyaya Sutra ed è stato redatto da Akshapada Gaupada intorno al II Sec. A.C. La visione parte dalle domande esistenziali. Il Nyama quindi parte dalla conoscenza dell’essere umano come tale per comprendere chi siamo e come pensiamo. Si tratta di un sistema che indaga il rapporto Corpo e Anima. Un percorso di conoscenza critica che ha come oggetto il corpo.

VAISHESHIKA, L’ATOMO COME FONDAMENTO DEL MONDO

La scuola Vaisheshika è nota per le sue intuizioni nel naturalismo. Essa ha postulato che tutti gli oggetti nell’universo fisico sono riducibili a paramāṇu ( atomi ); il termine Vaisheshika deriva invece dal sanscrito vishesha, che vuol dire “differenza” e ha lo scopo di stabilire le differenze specifiche che esistono fra tutti gli oggetti che incontriamo nella realtà, sia in quella esterna che in quella interna. Particolare attenzione viene data all’analisi delle particelle che compongono la natura materiale, cioè all’atomo.

Utilizzando questo metodo, il Vaisheshika mira a raggiungere una soluzione ai problemi dell’esistenza umana. Questa corrente di pensiero è ingegnata dal brahmana Kanada, grande devoto di Shiva. Si dice che il “Grande Deva” (Mahadeva) gliela comunicò assumendo le sembianze di un gufo e che per questa ragione il Vaisheshika viene anche chiamato Aulukya-darshana (la Filosofia del Gufo). Il maestro stesso viene conosciuto col nome di Uluka. Il testo canonico si chiama Vaisheshika-sutra, secondo il quale la conoscenza e la liberazione sono raggiungibili attraverso una completa comprensione del mondo dell’esperienza umana.

SAMKHYA, L’INTERAZIONE INDISPENSABILE TRA PURUSA E PRAKRITI

Sāṃkhya è la prima Dahrsana a proclamare l’indipendenza della ragione umana dalla rivelazione tipica della cultura vedica tradizionale. Nella filosofia del Samkhya darshana viene descritto il processo che porta alla manifestazione del mondo fenomenico iniziando dall’interazione tra Purusha (spirito/coscienza) e Prakriti (materia/non coscienza).

Il dinamismo dell’universo è dovuto infatti dall’interazione di questi due elementi primordiali. Il loro contatto è indispensabile poiché lo spirito è inattivo senza la materia e la materia è cieca senza lo spirito. Tutto il processo della creazione è un atto graduale di evoluzione e sviluppo da un elemento al successivo, fino ad arrivare alla varietà della Natura come la conosciamo oggi.

YOGA, LA MEDITAZIONE PER ELIMINARE IL DOLORE

L’obbiettivo principale dello yoga è quello di riportare equilibrio e armonia tra corpo e mente per ritrovare il nostro stato naturale di gioia e benessere profondo. Patanjali pare essere il primo ad aver teorizzato la filosofia dello yoga, intorno al II- VI Sec. d.C.

Il pensiero di Patanjali si rifà al Samkhya e ai Veda per la parte della sua visione del mondo e va a realizzare un percorso in 8 stadi pratici per superare il dolore e raggiungere la pace. Gli stadi sono: Yama (astinenze), Niyama (osservanze), Asana (posizioni), Pranayama (controllo del prana), Pratyahara (controllo dei sensi), Dharana (concentrazione), Dhyana (meditazione), Samadhi (estasi, beatitudine).

PURVA-MIMASA, L’OSSERVANZA DEL DHARMA

Il termine Purva significa “parte anteriore”, tratta della parte più antica dei Veda ed è incentrato sulla parte pratica del Dharma. Lo scopo di Mimamsa è quello di dare le regole per l’interpretazione del Veda e per fornire una giustificazione filosofica per l’osservanza dei rituali vedici. L’obiettivo di Mimamsa è fornire illuminazione del Dharma , che in questa scuola è inteso come l’insieme di obblighi e rituali che, se adeguatamente eseguito, mantiene l’armonia del mondo e promuove gli obiettivi personali. Poiché il dharma non può essere conosciuto né attraverso la percezione né il ragionamento, si deve dipendere dalla rivelazione nei Veda, che sono considerati eterni, senza autore e assolutamente infallibili.

Vedanta, l’interiorizzazione della “legge universale”

Vedanta è un sistema redatto da Badarayana spesso accostato al purva-mimamsa in quanto partono da testi che si susseguono. Esso tratta dell’interiorizzazione della pratica del Dharma precedente facendo però riferimento ai testi vedici più recenti come il Vedanta Sutra.

Le sei Dharsana ci aiutano a comprendere il complesso e affascinante mondo dei Veda, testi sacri distinti, ognuno con il proprio pensiero e le proprie regole ma che hanno un comune denominatore: il raggiungimento della felicità, della conoscenza e della pace interiore.

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