Dario Sansone, leader e cantante dei Foja, si definisce “bipolare”, ovvero creativamente diviso a metà. Comincia da giovane la sua attività di fumettista alla scuola di Comix e coltiva contemporaneamente la sua passione per il canto, facendo incontrare le due espressioni artistiche in un proteiforme percorso comunicativo. Dal 2006, anno di formazione del gruppo musicale folk-rock di Napoli, la strada dei Foja è costellata di successi, riconoscimenti e premi.

 

Dario Sansone con il David di Donatello
Dario Sansone con il David di Donatello

 

Sei musicista, regista, fumettista, quali di questi caratteri predominano in Dario?
«Sono un comunicatore, poco importa l’espressione, l’importante è avere un messaggio. Ciò che mi appassiona è avere qualcosa da raccontare e può avvenire attraverso una poesia, una canzone o un disegno animato. Nel tempo ho messo in gioco le mie capacità, le ho coltivate, perché qualsiasi passione per sfociare nella professionalità, per diventare un lavoro deve essere alimentata dalla curiosità, dalla voglia di imparare ogni giorno. Ho compiuto un cammino graduale, come quando spieghi ad un bambino, che nutre passioni naturali, il modo per realizzare professionalmente ciò che coltiva in uno stato primordiale di espressione. Un percorso lungo e di grande interesse in cui ho disegnato e cantato o attraverso il liceo artistico, l’Accademia di Belle Arti, Comix e le tante band, in un viaggio da ‘garage’, con la musica suonata direttamente e la passione di scrivere canzoni».

Che risposta hai dal pubblico?
«La musica ha il vantaggio di essere più diretta, tu suoni e si crea un happening istantaneo, uno scambio immediato con il pubblico. Altri lavori, come i film di animazione, richiedono tempi di lavorazione e di produzione più lunghi, con feedback più lenti o indiretti».

Lo scorso 21 marzo Napoli è stata protagonista indiscussa alla consegna dei David di Donatello. Nel film di animazione “Gatta Cenerentola” hai curato la regia, al fianco di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, e hai scritto musica e testi di “A chi appartieni”, il soundtrack interpretato con i Foja, contribuendo alle 7 nomination che sono valse due statuette. La tua esultanza sul palcoscenico è stata una gioia.
«La mia gioia è l’espressione della gioia degli altri, non riesco a goderne in maniera egocentrica. Quando si producono cose belle, intorno a noi si crea un circuito d’amore, la gente si sente rappresentata e allora senti che vale la pena continuare. È stata una grande vittoria portare per la prima volta un film di animazione ai David di Donatello e non sono stati premiati solo talento e professionalità, ma pure la capacità di preservare la propria identità».

“Gatta cenerentola” ha ricevuto un enorme consenso da pubblico e critica. È stato proiettato al Festival del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. È stato in gara per partecipare ai Premi Oscar 2018, nella categoria miglior film di animazione. Ha vinto i due David di Donatello per il Miglior Produttore e per i Migliori Effetti Digitali. Ha ottenuto il Premio Speciale Francesco Pasinetti e il Premio Speciale Open. Come Napoli sollecita le tue doti e la tua passione artistico-comunicativa e quanto è musa ispiratrice?
«La risposta è insita nella scelta di rimanere in questa città, anzi io inviterei qualsiasi artista a vivere per qualche tempo a Napoli, perché nel suo caos e nella sua anarchia, nelle sue luci e nelle sue ombre ti permette di poter vedere tutto l’animo umano, nei lati peggiori e nei lati migliori, molto spesso anche al di là della morale. È un esempio di libertà espressiva, una fonte di ispirazione continua, perché puoi raccontare immense barbarie o il lato più nobile e culturale, puoi vederli, puoi masticarli. A me piace soprattutto l’aspetto internazionale di Napoli, quello che riesce a essere globale, universale, non sono troppo appassionato delle cartoline, piuttosto dell’identità contenuta negli esseri umani, un’identità molto libera che ci rende un po’ speciali. È inoltre una città di mare, fusione di tante culture anche nel linguaggio e puoi allontanartene, anche solo mentalmente, per poi tornare senza troppi sentimenti patriottici o nazionalisti».

In occasione dei 20 anni di Comicon, presso l’ETES Arena Flegrea, lo scorso 30 aprile, i Foja hanno dato vita ad uno spettacolo unico per aver unito musica e fumetto. Con l’ausilio delle arti grafiche di alcuni artisti selezionati da Comicon, sul fondale del palcoscenico è stato proiettato un live painting di accompagnamento ai brani del vostro terzo album che ha come tema il viaggio. Il treno, mezzo metaforico, ha dato il nome al concerto “O treno che va – IlluStazioni”. Il prossimo 10 giugno, in occasione del Napoli Teatro Festival Italia, sarete in “Concerto Reale” con uno spettacolo inedito in lingua napoletana. Si terrà nel Cortile d’Onore del Palazzo Reale ed è andato rapidamente sold out. Puoi anticiparmi altri progetti futuri?

«Con i Foja ritireremo alcuni premi e per il prossimo inverno prevediamo un tour internazionale in Europa. C’è poi un nuovo film in fase embrionale, con la regia di Alessandro Rak e lo staff con cui abbiamo realizzato anche “L’arte della felicità”, nel 2013. Voglio prendermi il mio tempo, rispetto sempre le fasi di maturazione, non voglio associare i prodotti alle esigenze di mercato, ma alle qualità artistiche».

Questa è la napoletanità che meglio ci rappresenta, grazie Dario.

di Barbara Giardiello

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018