Dario Cavaliere: “Quello che conta è non smarrire la propria identità”

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Intervista al cantautore Dario Cavaliere che ci presenta il suo ultimo brano “Incubo (divora tutto)”, accompagnato dal videoclip firmato da Salvatore Iuliano

Okay, la musica è cambiata. E anche il modo di ascoltare musica, di produrla, di venderla
e di intenderla è cambiato. Radicalmente. Ma ci siamo mai chiesti cosa resta della musica? La moda della trap, il suo slang particolare, il rock and roll dei Måneskin, l’Indie di Calcutta oramai entrato nel mainstream, la cara vecchia musica disco artefatta dai Mac di nuova generazione, oppure i nuovi idoli partoriti dai talent show. La domanda è: Che cosa rimarrà di tutto questo? Dopo una chiacchierata con Dario Cavaliere la risposta a me è parsa chiara fin dall’inizio. Quel che rimarrà è il contenuto. La sostanza prevarrà sempre sulla forma, sull’apparenza, sulla costruzione di un modello preconfezionato.

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Il cantautore, l’artista, il musicista. In poche parole, l’artigiano. E Dario Cavaliere è tutto questo. Ecco perché ha una spinta in più. Casertano, trent’anni, influenze artistiche che si contaminano a vicenda: Battisti che dialoga con una giovane Billie Eilish, i Twenty One Pilots sulle strisce pedonali assieme ai Beatles, Fabrizio De André che accarezza quel capellone di Calcutta con dolcezza (magari con un filo di pietà). Di Dario Cavaliere, musicista, cantautore, cantante, adesso potrete ascoltare un brano inedito e vederne il videoclip. È l’inizio di un progetto insieme alla Orangle Records di Milano.

L’intervista a Dario Cavaliere: “Con il nuovo brano racconto la paura viscerale con tenerezza”

Come si muove un giovane cantautore come te in questa giungla di musica liquida che è lo streaming?

«Faccio uno studio molto attento del panorama musicale che ci circonda al momento. Vedo come si muovono i grandi artisti in questo ambiente, mantenendo poi quella che è la mia identità artistica. Ecco, quello che conta è non smarrire la propria identità e rispettare di conseguenza la mia arte. Molte persone sottovalutano l’importanza di questo percorso tortuoso. Ed è per questo che sembra di ascoltare sempre gli stessi contenuti. E questo non può essere mascherato».

Cosa ci dici del tuo nuovo brano “Incubo (divora tutto)”? Si tratta di un unicum oppure c’è un progetto molto più ampio?

«C’è un progetto. “Incubo” rappresenta il nucleo di quello che è un concetto centrale per me dell’esistenza: La paura. Ho ricordato di me da bambino che volevo vedere film horror, ma puntualmente rimanevo vittima della suggestione. Lenzuola che sembrano fantasmi, rumori che si trasformavano in urla terrificanti. Ho preso questo concetto e l’ho reso universale. La paura in questo brano l’ho descritta in maniera viscerale, c’è una sorta di dolcezza che rappresenta il bambino dentro ognuno di noi».

Noi proveniamo da un periodo di paura generale come la pandemia. C’è stato anche questo?

«La pandemia, con tutte le paure che ha portato, è stato un altro grande input. Nel corso degli anni la paura per me è stata fondamentale: mi ha permesso di essere consapevole delle scelte che faccio».

Chi ha collaborato con te per il videoclip di “Incubo (divora tutto)” che da oggi è su YouTube?

«Colui che ha avuto l’idea di tutto il videoclip è stato Salvatore Iuliano, mio cugino. Siamo cresciuti insieme con l’arte. Da bambini facevano dei film per divertirci, invece di giocare a nascondino. Crescendo lui è migliorato tantissimo. Sono molto soddisfatto del risultato, lui è stato molto meticoloso e il videoclip per me è formidabile. Ringrazio la Orangle Records, il direttore artistico Alfonso D’Agostino che è il mio manager e co-autore del brano e Simone Finotti che è il producer dell’arrangiamento. È un grande team di persone. Credo che sia la strada giusta per questo progetto».

L’incubo è da sempre legato al mondo del sogno. Qual è il sogno e l’incubo di Dario Cavaliere cantautore?

«Il sogno è la realizzazione della felicità. Per me la felicità è poter vivere di musica. Portare in giro le mie canzoni e vivere di questo. L’incubo peggiore è vivere intrappolato in un mondo che non mi appartiene, che distrugge la mia anima artistica e quindi di tutto quello che mi rende vivo. Di tutto quello che mi dà la forza di uscire da ogni incubo».

di Gianrenzo Orbassano

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