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Partirà a marzo dai teatri per poi arrivare a Giugno nelle piazze il tour “Gardè” (DME/Artist First), il nuovo progetto discografico di Danilo Kakuen Sacco, cantautore ed ex voce solista dei Nomadi.
L’artista piemontese racconta così la genesi dell’album, a cominciare proprio dal titolo che suona francese ma che parla all’Italia: «”Gardè” è una contrazione e sta a significare guardiamoci intorno, rimaniamo svegli e curiosi. La voglia di approfondire le cose, di avere una propria coscienza».
La voce si fa incalzante nel ribadire il concetto: «Il primo modo di minare una democrazia è quella di non informarsi o di informarsi male. Un popolo che non pensa più con la sua testa è facile da dividere e da dirigere». E cita la scrittrice Evelyn Beatrice Hall: «Sono in disaccordo con la tua opinione ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirla… Amo questa frase».
Il disco tratta numerosi temi, 13 tracce di storie ispirate a fatti realmente accaduti, con dentro un significato sociale: scavare nel passato per trovare il presente. Questo il sottotitolo dell’album, che viene dopo quattro anni dal precedente “Minoranza rumorosa”.
Tra queste canzoni il primo singolo è “Amico mio” che racconta della straordinaria amicizia tra la leggenda del rugby sudafricano Joost Van Der Vesthuizen e l’avversario neozelandese Jonah Lomu. Sport ma anche fratellanza tra i popoli, come la canzone dedicata a Mimmo Lucano, sindaco di Riace recentemente salito alle cronache per essere stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il brano a lui dedicato è la titletrack dell’intero progetto. Scritta a quattro mani con lo psichiatra umbro-calabro Silvio D’Alessandro: «Mimmo è un esempio di solidarietà e militanza sociale. Ricordo che quando lessi il testo di D’Alessandro mi piacque moltissimo. Era secco e diretto. Parlava di tolleranza, di integrazione e collegarlo a lui è stato semplicissimo. La musica, pur restando una forma di intrattenimento, ha dalla sua la possibilità di far riflettere» prosegue Sacco «bisogna poter dire la propria senza paura di esporsi restando fedeli alla nostra Umanità».
E continua così sul tema dei “migranti” citando Francesco Guccini, che qualche anno fa lo designò suo erede, in riferimento al brano “La locomotiva”: «Questa chiusura mi ricorda la guerra santa dei pezzenti cantata dal Maestro. Anche Papa Francesco ha detto è meglio essere atei che venire in Chiesa ed odiare gli altri».
È un uomo di forte spiritualità Danilo Sacco, lo si percepisce parlandoci. Una persona che ha vissuto più vite e che ha stabilito da quale parte andare. Da qualche anno il suo percorso l’ha portato ad abbracciare una fede. Ha preso infatti i voti di Monaco laico Zen presso il Monastero Fu-Denji ed ha assunto dal Maestro Taiten, il nome di Kakuen traducibile come Zingaro perfetto o Nomade nella polvere del vento. Lui lo racconta così: «Il mio secondo nome nasce nel ‘95 quando incontrai il Dalai Lama e lì mi è venuta voglia di capirne di più circa questo mondo. Questo nome, di matrice Zen, mi è stato dato e vuol dire “Colui che cerca”. Io sono così, cerco la verità nel limite del possibile attraverso la musica».
Molti lo ricorderanno come voce solista dei Nomadi, ma c’è molto di più dentro quest’uomo che trovò da un malore la forza di riprendere la sua vita dandole un senso nuovo: «Si è detto molto circa la mia separazione con i Nomadi dopo vent’anni, ma semplicemente ero arrivato ad un punto in cui volevo mettermi in gioco in prima persona. L’evento del mio infarto mi ha fatto capire che, in fin dei conti, il solo lavorare e l’essere perennemente in viaggio non è tutto. Ci sono la famiglia e gli amici prima di tutto. Soldi e fama non sono la cosa più importante, non te ne rendi conto se non lo vivi».
L’ultimo pensiero è per Napoli: «La gente di Napoli ti fa sentire parte del popolo. I suoi colori e la voglia di trovare l’ottimismo e la condivisione in tutto sono unici nel resto del mondo e la rendono una città magica».

di Nando Misuraca
Foto di Mirta Lipsi

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019