Pietro Cilento, classe 1989. Un ragazzo come tanti della provincia di Napoli con due passioni: la musica e la pittura.informareonline-io-sono-born-in-italy-3
Si laurea al Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” in chitarra classica coltivando da autodidatta anche l’altra grande passione: il disegno iperrealistico, aggiudicandosi lo scorso Giugno il Premio di Rappresentanza dell’Ambasciata Slovacca alla Rassegna Internazionale d’Arte “Premio Città di Montecosaro”, rassegna che ha visto la partecipazione di artisti italiani e internazionali.

Come hai vissuto questa esperienza?
«L’internazionalità dell’evento mi ha permesso di guardare diverse culture come quella del Guatemala con i caratteristici colori. Tra i vari attestati e premi conferiti mi sono aggiudicato il Premio di Rappresentanza dell’Ambasciata Slovacca mentre altre mie opere “Preludio”, “Prospettive”, “Go Over” sono state selezionate per la rassegna “Arte Bratislava” svoltasi lo scorso Luglio presso il Castello di Bratislava, cui hanno potuto partecipare solo 28 artisti provenienti da diversi paesi dell’Europa».

Come concili le tue due passioni?
«La mia formazione ha preso strade diverse: prima il Liceo Scientifico, poi le lauree in Giurisprudenza e al Conservatorio. Da un paio di anni mi sono appassionato al disegno, all’ iperrealismo. La musica è fonte di ispirazione ed alcune delle mie opere possono considerarsi una trasposizione del pensiero musicale nel disegno. Ad esempio il lavoro presentato alla Rassegna d’Arte di Montecosaro, è stato suggerito da un brano musicale di Miles Davis, utilizzato come colonna sonora in un film noir “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle. La musica mi penetra così tanto da farmi immaginare chiaramente la scena da disegnare. Vedo il mio “film” e lo realizzo attraverso lo studio del gioco delle luci. Spesso non utilizzo il colore ma solo per semplice ispirazione, perché vedo quelle immagini in bianco e nero».

informareonline-Go-over
Go Over

Quindi il non utilizzo di colore non è dettato da scelte tecniche…
In effetti no. Ad esempio in “Preludio” è presente una piccola componente di colore. Lì però la fonte di ispirazione è stata la letteratura, “Il Fanciullino di Pascoli”. L’intento era di far porre l’attenzione del lettore sugli occhi del fanciullo che guarda con meraviglia il mondo, per questo li ho illuminati con il colore.

Lo scopo del pittore austriaco Helnwein, pilastro dell’iperrealismo è la provocazione.
Qual è invece il significato delle tue rappresentazioni?
«I miei lavori sono distanti dai colossi dell’Iperrealismo poiché il loro punto di partenza è la riproduzione dettagliata della realtà proprio come se fosse una fotografia. Mi ispiro all’Iperrealismo ma lo coniugo con la musica. Mi lascio infatti trasportare dalle note ed immagino un paesaggio, una figura femminile, una sensazione trasferendo tutto questo attraverso l’arte visiva».

Nella tua opera “Essenza” è presente la didascalia “L’essenza della donna è un abbandono sotto forma di resistenza”. A cosa allude?
«E’ tratta dal “Diario di un seduttore” di Kierkegaard. In alcuni passi traspare quanto la donna sia estremamente delicata e sensibile, ma anche forte e questo aspetto del mondo femminile mi affascina. In Essenza ho descritto la sua delicatezza censurando gran parte della figura evidenziando solo il mento e le labbra pronunciate come in procinto di abbandonarsi. La resistenza è invece rappresentata dall’oscurità che circonda la figura, ciò perché a volte il nostro desiderio di abbandono ad un piacere viene bloccato da freni inibitori».

L’uso di grafite e carbone, anche questa una scelta non tecnica?
«Mi piacciono tantissimo perché diventano nell’uso un prolungamento del corpo e riescono a donare una vastità di cromatismi. Con la grafite o il carboncino il risultato cambia a secondo della pressione sul foglio, non è dato da una precedente lavorazione come nei colori ad olio o acrilici che devono essere costruiti, miscelati».

Quando pensi che un “lavoro” sia terminato?
«In effetti mai, perché ritorno sempre a rivedere ciò che ho disegnato e apporto ritocchi. Cerco di immortalare sempre il working in progress con un ultimo scatto in modo da capire dove sono arrivato».

Quale opera senti maggiormente tua…
«Quella che maggiormente mi piace è “Prospettive”. Nata per gioco, per un mio esperimento tecnico con l’intento di capire come rendere iperrealistico i due materiali che compongono la lampadina: l’alluminio ed il vetro. L’elemento aggiuntivo è il filamento di tungsteno attraversato dalla corrente elettrica dando la sensazione che si stia colorando. Quella che invece sento emotivamente vicina è “Handmade-Autoritratto”. E’ la mia mano, riflette il mio stato d’animo nel momento in cui l’ho creata».

Le opere di Pietro sono intrise di musicalità.
Nel guardarle è come se fossimo trasportati da quel ritmo musicale che provoca turbamento e pace. Ed è questa la specificità dell’artista, il cercare di transcodificare la musica in disegno… dall’Arte, all’Arte.

 

di Angela di Micco

Print Friendly, PDF & Email