Dalla provincia all’Inghilterra, “lungo il viaggio” dell’indipendenza di David Colaiacomo

informareonline-david-colaiacomo (1)
Ci sono storie di musica ed arte che sembrano uscite da un romanzo d’avventura per le peripezie che vivono i protagonisti, figlie di salite alte e di discese altrettanto ripide. Ma in mezzo a questi due estremi c’è tanta vita, sogni e canzoni. Belle canzoni.

È il caso di David Colaiacomo, collega nato nella provincia di Roma, a Segni, comune di 9.100 anime adagiato ai piedi del Monte Lupone, noto soprattutto per le mura ciclopiche e l’acropoli di epoca romana e medioevale.
La partenza della sua carriera è col botto. 1998 la Bmg gli produce l’album “Datemi il tempo”, il relativo singolo impazza nelle radio e la figura di David comincia a farsi largo. Voce potente, chitarra mediterranea che può ricordare il Pino Daniele degli anni ’90, canzoni davvero ben scritte per l’ambito pop. E’ nata una stella? Forse…ma scelte scellerate produttive ne minano il prosieguo.

In mezzo tante partecipazioni a trasmissioni tv di tutto rispetto come La Festa del Disco”, “Help”, “Star Festival”, “Telethon”, “Girofestival”, “Arrivano i nostri”, “Quando il sole se ne va in America”, “ACCADEMIA DI S.REMO” , “UN DISCO PER L’ESTATE “, “DOMENICA IN”,”EFFETTO NOTTE”, “PREMIO MARIPOSA” Capaci (PALERMO) con: Enrico Ruggeri, Piero Pelù e Raf.

Siamo all’album “Controcanto”, 2002, un disco che andava bene se il nostro avesse avuto 16 anni e non tutta l’esperienza live che già allora possedeva.
Degna di nota la cover “Scrivimi” del grande Nino Buonocore, poi una miscellanea annoiata di canzoni pop, tra cui qualcosa scritto anche da Gigi D’Alessio, non all’altezza del precedente lavoro. Il punto più basso è quella “Ci vuole culo” che suona come un affronto beffardo al talento straripante dell’artista.

«Controcanto è stato arrangiato da un grande professionista che è Adriano Pennino, tuttavia credo- confessa Colaiacomo- che quello sia uno dei più brutti album mai prodotti dalla Sony Bmg, non fu un’operazione felice, mi lasciavo lavorare ai fianchi da chi mi diceva cosa fare e cosa non, e non avevo ancora preso coscienza di me stesso».

Ma la svolta è dietro l’angolo e David non si arrende , cambia strada e dopo un “Disco per l’Estate 2003” succede il break“: «Dopo la partecipazione a quella manifestazione io ed il mio produttore di sempre, Pierluigi Germini, che ringrazio ancora, ci guardammo e capimmo che si era rotto qualcosa. E’ stata una liberazione, ogni artista vuole esprimersi come desidera ed io decisi di andare».

Un viaggio a Londra, per motivi di vacanza, si trasforma nella nuova meta di un progetto: «Iniziai in Inghilterra a suonare nei club, cantavo in italiano. Serata dopo serata vedevo che lì la mia musica veniva apprezzata. Ho tenuto concerti nell’Essex, a Cambridge e la risposta fu incredibile tanto è vero che fui selezionato, come unico italiano in gara, per il famosissimo Hitchin Festival. Mi contattò un emissario della BBC e nacque con loro una collaborazione per il successivo disco».

L’album si intitolava “Quello che vorremmo fare”, Colaiacomo tornò in Italia, sulle ali dell’entusiasmo ed in cerca di distribuzione dalle major nostrane: «Si misero a ridere- ammette ironico il cantautore laziale- ma sorrisi più di loro e mi stampai il disco che, fortunatamente ho prima venduto ai concerti sold-out e poi distribuito, gratuitamente sul mio sito web, cosa molto apprezzata dai miei fan. La musica è di tutti».

Colaiacomo ha poi eseguito in acustico “Icaro”, contenuta in quel disco: «Il mio Icaro rappresentava non la caduta, ma qualcuno che si costruisce da solo il proprio angolo di felicità, le ali sono la forza che ti dai per arrivare ad un obiettivo e questo concetto lo sento molto mio».

L’indipendenza è la matrice principale della professionalità di David: «Penso che il rappresentarsi da solo non sia denigratorio, si può collaborare liberamente con persone che ti stimano senza cedere ai compromessi delle operazioni commerciali che sono solo un boomerang che ti si ritorce contro».

Altra bella performance è per il brano “Uomini”, contenuto nel primo disco ma riproposto nell’ultimo lavoro intitolato “Hotel David” dove la sei corde di Colaiacomo suona in trio con le chitarre elettriche di Giacomo Anselmi e le percussioni di Giovanni Imparato: «I musicisti che collaborano al mio progetto sono amici e colleghi che hanno scelto col cuore di essere con me perché rispettano il mio modo di fare musica. Ho un pensiero d’amore per Karl Potter, straordinario percussionista di fama internazionale, venuto a mancare. Era una persona rara».

Tra i brani più interessanti del nuovo disco segnalo “La forza degli esseni” che ha una genesi particolare: «Lessi il romanzo intitolato ‘L’altro volto di Gesù, memorie di un esseno’ e fui ispirato dalla forza di questi guaritori. In coincidenza con questa lettura mi avvicinai al reiki, una disciplina, un po’ filosofico-religiosa, attraverso la quale c’è la trasmissione di energia che noi abbiamo nel corpo e nelle mani dall’universo. Così nacque questo brano».

La musica è bloccata, i concerti annullati, ma per Colaiacomo è una guerra tra poveri, la cosa non riguarda i grossi nomi: «Le grandi star non hanno il problema economico delle date che saltano, mi dispiace per tutte le persone che lavorano in queste produzioni e che non sono tutelate. Spero col cuore che anche questi illustri colleghi, che per anni hanno pensato solo al loro profitto, capiscano adesso cosa voglia dire stare fermi. La mia solidarietà, ripeto, va solo ai veri lavoratori che sono dietro le quinte».

L’artista romano non le manda a dire e rincara la dose, la musica vera non passa per la tv: «Nei talent vincono solo i giurati, gli artisti vengono maciullati. Per uno che ne vince ce ne sono tantissimi che devono rinunciare ai sogni a favore dello show».

Emozionante l’omaggio per Biagio Pagano, con il brano “Lungo il viaggio”, che dava il titolo al disco del 2006: «È stato uno degli ultimi grandi talent scout italiani, una persona pura che non pensava solo ad arricchirsi ma puntava ad aiutare gli altri».

L’ultimo album è, come detto pocanzi, Hotel David, che Colaiacomo descrive così: «È l’albergo emozionale che c’è in ognuno di noi ed in cui cerchiamo rifugio. Il disco l’abbiamo presentato a Roma e da quel momento è molto programmato nelle radio e nel circuito metro/aereoportuale della Capitale».

Il cammino libero di Colaiacomo continua, oggi è papà di Margaret, una bimba di 10 anni e mezzo, ha un secondo lavoro e la serenità artistica di chi la musica l’ha nel sangue: «Siamo ad un punto di svolta, non soltanto per il periodo storico che viviamo, credo nella verità del palco che non è per tutti. Amo ciò che faccio e desidero continuare a scrivere cose in cui credo davvero. Le mie mille visualizzazioni sono di altrettante persone che mi seguono e per me valgono di più di quelle acquistate per far lievitare i canali Youtube».

A presto rivederci amico David, sicuramente faremo qualcosa assieme. Le belle persone, come le belle canzoni, non si perdono mai.

di Nando Misuraca

Print Friendly, PDF & Email