Dacia Maraini: «Il sogno è un linguaggio segreto, non si può interpretare in maniera razionale»

Dacia Maraini

Incontro con Dacia Maraini al Teatro Diana
Presentazione del libro “La bambina e il sognatore”

 

Grazie all’organizzazione di Giovanni Di Costanzo della Libreria Raffaello e la professionalità di tutto lo staff del Teatro Diana, è stato possibile partecipare ad uno stupendo evento. Sul palco del teatro, Dacia Maraini intervistata dalla scrittrice e giornalista Tjuna Notarbartolo.

«Dacia Maraini è una persona molto umile ha introdotto la Notabartolo ma è la più grande scrittrice italiana. I suoi testi sono stati tradotti in tutto il mondo ed è stata candidata al Premio Nobel per la letteratura. Ama i suoi lettori e oggi è qui con noi per confrontarci sul suo ultimo libro “La bambina e il sognatore”, con una trama che è quanto mai attuale. La prima domanda è inerente al tema del sogno, proprio per te che sei una persona particolarmente razionale».
«Il sogno è un linguaggio segreto – ha risposto la sig.ra Maraini – non si può interpretare in maniera razionale. I sogni ti danno dei segnali, così come te li dà il corpo. Già gli antichi si affidavano alle persone più sagge per l’interpretazione dei sogni e poi decidevano cosa fare. I sogni hanno da sempre avuto il compito di indicare qualcosa e in questo libro servono per dare un segnale. L’interprete è un maestro che ha perso la sua bambina, la quale era tutto per lui, tanto è vero che dopo la scomparsa della figlia, la famiglia si sfascia. Ed è proprio con un sogno che parte questo libro ed è attraverso questo sogno che incomincia la ricerca del maestro. La ricerca si fa cronaca nel momento in cui il maestro si rende conto dei tantissimi bambini che scompaiono ogni anno (solo in Europa, ogni anno, ne scompaiono circa 3000)».

«Un tema del libro è la perdita e il dolore della perdita. Ti va di parlare di una tua esperienza personale inerente alla perdita di una persona cara?»
«Certo – ha risposto prontamente Dacia – ho perso un compagno di leucemia e l’ho accompagnato in tutto l’iter della malattia. Sembrava che fosse guarito, invece, la malattia è ritornata e me l’ha portato via. La perdita, però, non è solo un fatto affettivo. Visto che oggi ci sono tante scuole, mi piace parlare della perdita etica, dovuta al fatto che si è persa proprio la figura del maestro che, insieme alla figura del farmacista, del prete e del sindaco, in passato rappresentavano le figure di esempio. Oggi non lo è più. Oggi la scuola si regge solo grazie all’impegno, quasi eroico, di questi maestri che hanno praticamente contro tutti, anche i genitori dei ragazzi».

«In questo libro il senso di paternità è talmente forte che sembra quasi un desiderio di paternità e di maternità messi insieme».
«Recentemente un maestro mi ha raccontato che agli incontri con i genitori degli alunni si presentano solo mamme – spiega l’autrice Questo è, secondo me, un difetto della nostra cultura, come se la cura della prima infanzia fosse affidata solo alle donne ed è come se si censurasse il desiderio di paternità. Per questo motivo ho riletto Pinocchio con gli occhi di Geppetto. Ho potuto vedere la storia di un uomo che dedica tutto se stesso alla ricerca di quello che per lui, forse solo per lui, è un bambino ed è suo figlio. Il desiderio di paternità è un “non detto” della nostra cultura».

«In questo libro si affronta anche la questione dell’immigrazione che è quanto mai attuale».
«Premettiamo che siamo un paese di emigranti. Nel corso del novecento sono immigrati quasi 20 milioni di italiani, cioè un paese intero. Questa è un’esperienza profonda che dimostra che siamo anche molto bravi ad integrarci. Oggi abbiamo paura di un’immigrazione che ha una veste culturale e religiosa diversa. Ci fa paura la minaccia ad un’identità. La cosa grottesca è che chi alza muri oggi, non si rende conto che alla fine si è messo dietro le sbarre. La vera domanda è: quanto durerà la tolleranza nei confronti di un’intolleranza intransigente? Perché anche la tolleranza ha dei limiti, anche la tolleranza può finire. La cultura occidentale ha la possibilità di porre come principio quello dei diritti umani, ma, attenzione però, chi pone i limiti, chi pone le regole, poi deve essere il primo a rispettarle. La vera sfida sarà rispettare i principi e le regole in progetti a lunga scadenza, cosa che manca assolutamente in questo momento in Europa».

«Una parte del libro tratta anche della pedofilia. Tutto ciò che non si poteva raccontare in scena, i greci lo chiamavano “osceno”. Oggi si raccontano i fatti di cronaca con morbosità e con eccesso di dettagli quasi splatter. Dacia, invece, riesce a raccontare tante verità, anche attraverso questi fuori campo».
«La cronaca degli ultimi giorni (i gravissimi fatti di Caivano ndr) ci ha sconvolto tutti. La violenza raccontata in questi giorni è qualcosa di inaudito. Mi ha colpito l’atmosfera di omertà. Tanti sapevano e nessuno diceva niente. E’ grave che non si trovi il modo e il coraggio di difendere questi bambini per affidarli, alla fine, nelle braccia di questi mostri. La verità va sempre raccontata, ma senza sensazionalismo. Quando la verità riguarda queste tragedie, va detta con pudore».

Al termine della presentazione si è aperto un ampio confronto con tante domande.

Sono riuscito a fare la seguente: Sono stato molto colpito dall’immagine di copertina. Ritengo che questa immagine sia estremamente appropriata. Volevo sapere se aveva partecipato alla scelta e qual è la storia dell’immagine.
«L’immagine rappresenta un dipinto di un pittore austriaco – mi spiega Dacia Maraini – Non l’ho trovata io e mi è stata proposta dall’editore insieme a molte altre. Ha ragione lei, è una bellissima copertina. Ho sempre cercato di mettere dei quadri in copertina, perché amo la pittura e perché nel quadro c’è già una persona, una storia o qualcuno che si è espresso non casualmente e, quindi, ci sono delle evidenti attinenze come in questo caso».

L’incontro si è concluso con il “firmacopie” e abbiamo avuto il piacere di ricevere una gradita dedica come si evince dalla foto.

 

Dacia Maraini Firmacopia
Dacia Maraini Firmacopia

di Angelo Morlando