Da Scugnizzi a Marinaretti: la nave asilo “Caracciolo”

Un esperimento educativo che attirò l’interesse pedagogico internazionale fu questo la nave asilo “Caracciolo”, che aveva l’obiettivo di rendere una vita sana ed una piena cittadinanza ai cosiddetti scugnizzi, bambini e ragazzi di strada sottoposti a ogni tipo di rischio, che il linguaggio criminologico del tempo definiva “pericolati” e “pericolanti”.

Direttrice e ideatrice della nave asilo “Caracciolo” fu Giulia Civita Franceschi (1870-1957), che per il suo metodo pedagogico fu chiamata la Montessori del mare. Studiosi ed esperti da tutto il mondo vennero a Napoli per osservare da vicino l’esperimento della nave asilo “Caracciolo”, che non fu un istituto di temporaneo ricovero ma riuscì a donare a circa 750 bambini e ragazzi abbandonati, oltre che agli orfani dei marittimi, una seconda opportunità. Il cosiddetto sistema Civita, che ella stessa definì un’educazione naturale, era un metodo educativo volto al recupero e all’integrazione di tali minori svantaggiati, come li chiameremmo oggi, che aveva come fulcro i valori della dignità legata al lavoro, della solidarietà e degli affetti. Più che una scuola di addestramento ai mestieri marittimi, la “Caracciolo” fu una comunità dove, secondo l’impostazione di Giulia Civita Franceschi, ogni fanciullo, conosciuto e rispettato nei propri bisogni nonché incoraggiato e valorizzato nelle proprie attitudini, veniva aiutato individualmente a migliorarsi e a svilupparsi in modo armonico.

Regista dell’operazione fu l’allora Ministro della Marina, Pasquale Leonardi Cattolica, il cui dicastero donò la nave alla città di Napoli, mentre Federico Celentano fu presidente del patronato appositamente costituito e responsabile della redazione dello statuto. Dopo l’approvazione della legge, la nave asilo fu inaugurata nell’aprile del 1913, e rappresentò il terzo caso in Italia di quel modello di training ships che Pasquale Villari aveva osservato in Inghilterra ed importato fin dal 1878. I precedenti furono la nave officina “Garaventa” a Genova (1883), finalizzata ad accogliere giovani che avessero scontato delle pene carcerarie, e la nave asilo “Scilla” a Venezia (1906), quale scuola di pesca volta ad accogliere gli orfani dei pescatori dell’Adriatico.

Il tutto fu tragicamente interrotto dal regime fascista, nel 1928, quando la nave asilo “Caracciolo” passò sotto la direzione dell’Opera Nazionale Balilla e la sua direttrice ne fu allontanata.

La mostra foto-documentaria Da scugnizzi a marinaretti. L’esperienza della Nave asilo “Caracciolo” 1913-1928, curata da Antonio Mussari e Maria Antonietta Selvaggio, ricostruisce, attraverso fonti d’archivio, le vicende della nave asilo e le dinamiche educative che vi si svilupparono. La mostra, promossa dalla Fondazione Banco Napoli per l’Assistenza all’Infanzia (FBNAI) e la Fondazione Thetys-Museo del Mare di Napoli, con il sostegno dell’Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Sociali della Regione Campania, è ospitata nel Parco San Laise di Bagnoli (ex base NATO), di proprietà della FBNAI.

Professoressa Maria Antonietta Selvaggio, organizzare la mostra nell’area che ospitò il quartier generale della NATO per l’Europa del Sud non è casuale.

Ripresentare al pubblico napoletano questa vicenda negli spazi del Collegio “Costanzo Ciano” assume un particolare significato, in quanto proprio dove il regime fascista realizzò un istituto destinato alla reclusione dei “figli del popolo di Napoli” ed al loro addestramento ai mestieri e alle armi, oggi si può far rivivere un’esperienza educativa d’avanguardia del tutto incompatibile con l’intento totalitario del fascismo d’inquadrare militarmente la gioventù a scopo di consenso.

Quel è la proposta della mostra?

Tra i documenti esposti, si possono leggere lettere autografe e ammirare fotografie che testimoniano la particolare organizzazione del percorso educativo e professionalizzante offerto ai “caracciolini” al fine di integrarli completamente nella società, sviluppandone le capacità e rispettando le attitudini di ciascuno di loro.

Come valorizzare ulteriormente la figura ed il lavoro di Giulia Civita Franceschi?

Questa storia meravigliosa non avrebbe potuto essere tale senza Giulia Civita Franceschi e, per questo, abbiamo chiesto al Comune di Napoli di dedicare a lei una strada o uno slargo, per esempio quello dei giardinetti di via Acton, nei pressi del porto di Napoli, luogo, in tal caso, iconico, perché la nave asilo “Caracciolo” era ormeggiata proprio lì vicino, al molo San Vincenzo.

La mostra è visitabile nei giorni 9, 10, 11, 15, 23, 24, e 25 settembre; poi fino al 15 ottobre, dalle ore 18,00 alle 20,00. Ingresso gratuito, regolamentato secondo le norme anti-Covid.

di Fabio Di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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