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Che lUnione Europea sia nata per favorire il mercato unico e leconomia dei paesi-guida dellEuropa, e solo marginalmente si sia dedicata ad unintegrazione a più livelli, è fatto noto. Diversi decenni non sono quindi serviti per appianare le differenze congenite tra gli stati, ma per accentuarle. Tanto che anche la pandemia, investendo lEuropa, ha mostrato come le crepe economiche, sociali e politiche tra gli stati membri siano sempre più profonde. A tal proposito, una proposta risolutiva concreta arriva da Napoli e ha il nome di Francescomaria Tuccillo: avvocato napoletano e manager, ha creato un progetto politico innovativo e allavanguardia che punta dritto al futuro, Popoli e Polis. 

Come nasce l’esigenza di creare questo progetto? 

Il progetto affonda le sue radici nel tempo. Nasce infatti da una mia antica passione, fin dagli anni universitari, per la res publica e il suo bene comune, che è dovere della politica perseguire, tutelare e fare evolvere al ritmo delle nuove dinamiche sociali che via via si manifestano. In questottica, quello che minteressa in modo particolare è lorizzonte europeo o il faticoso tentativo di costruire unEuropa unita, che resta, a parer mio, la sola prospettiva di sviluppo futuro per tutti noi, per i nostri valori, la nostra civiltà, il nostro benessere. Insieme ad alcuni amici, ho dato vita di recente al progetto Popoli e Polis per strutturare queste idee in maniera più organica e più incisiva, di modo da coinvolgere progressivamente un numero ampio di persone nel dibattito che ci sta a cuore. Perché ora? Perché stiamo attraversando una fase assolutamente nuova, e per molti versi drammatica, della nostra storia. Credo quindi che sia necessario impegnarsi per dare risposte innovative e allaltezza delle sfide che abbiamo davanti. 

Quali sono i principi che animano popoli e Polis e quale l’obiettivo che vuole raggiungere?

In sintesi la visione di Popoli e Polis, come scrive il suo manifesto, è centrata su un ripensamento dei nostri modelli di riferimento per adeguarli ai tempi che stiamo vivendo e al futuro che ci attende. A nostro parere è indispensabile edificare una nuova Europa, più forte, solidale e politicamente unita e ridimensionare il potere dei suoi vecchi stati-nazione dorigine ottocentesca, che come anche la pandemia in corso dimostra hanno perso il loro afflato e la loro capacità di rappresentare adeguatamente i propri cittadini. In parallelo, va rafforzato il ruolo delle Polis: con questo termine non intendiamo le città in senso tradizionale, ma piuttosto delle aree più vaste e territorialmente omogenee, che hanno una relazione di prossimità con chi vi abita e ne comprendono le aspirazioni e i bisogni. Uniniziativa recente che abbiamo preso in questa direzione è, per citare un esempio concreto, la richiesta di accorpamento dei sei municipi dellisola di Ischia in un unico Comune, come il buon senso e una serie infinita di ragioni pratiche richiederebbero. Quanto ai principi che ci animano, sono elencati nella nostra carta dei valori. Il primo è lintegrità perché crediamo che nessun miglioramento sociale e individuale sia possibile senza integrità. Crediamo inoltre nelluguaglianza delle opportunità per tutti, nel riconoscimento del merito di ciascuno, nel coraggio e nellinnovazione, perché pensiamo che sia veramente arrivato il momento di cambiare, di sfidare i luoghi comuni, di non arrendersi davanti a quello che sembra immutabile. 

In questo periodo di emergenza sanitaria si è parlato molto di Europa: come credi si possa inserire in questo dibattito il tuo progetto?

Lemergenza mostra che lEuropa è a uno snodo cruciale della sua storia. O saprà trasformarsi in ununione politica vera, centrata sui bisogni di chi la abita, capace di parlare con una sola voce, o è destinata a scomparire. Il che sarebbe una tragedia, perché nessuno dei suoi piccoli stati, checché ne pensino i sovranisti, ha da solo le dimensioni, le risorse e le capacità per affrontare sfide sempre più globali, come appunto il Coronavirus. Mi auguro che lUnione Europea sappia dar prova di coraggio e solidarietà nel breve periodo e sia pronta, nel medio-lungo termine, a rivedere se stessa, i suoi Trattati istitutivi e i suoi valori. Il nostro progetto sinserisce al cuore di questo dibattito, che, come dicevo, è il nostro principale obiettivo. 

Di recente avete lanciato una petizione: quali sono i suoi punti principali e a chi si rivolge?

La nostra petizione, che è nata a Napoli e ha già trovato molti consensi autorevoli nella Polis campana, si rivolge al presidente del Parlamento di Strasburgo, litaliano David Sassoli. In essa chiediamo un atto molto concreto: il pieno riconoscimento di qualcosa che già esiste, cioè la Carta sociale europea sottoscritta da tutti gli stati membri della UE nel 1961 e poi, in versione aggiornata, nel 1996. Questo testo è per ora lettera morta, perché non ha quel valore giuridico e politico che meriterebbe. Come noto, la matrice europea resta il Trattato di Maastricht, che dà la prevalenza a priorità monetarie e contabili. È urgente che lEuropa smetta di essere Europa dei numeri per diventare Europa dei popoli e dei loro diritti sociali. Chi ne è convinto come noi, può darci una mano firmando la petizione a questo link:
https://www.change.org/EuropaDeiPopoli

di Lucrezia Varrella

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