Può esserci legame fra collezionismo privato, Gallerie d’arte e Musei? Certamente, e ne è emblema la mostra “Da Artemisia a Hackert. Storia di un antiquario collezionista alla Reggia”, che avrà luogo dal 13 settembre 2019 al 13 gennaio 2020 presso la Reggia di Caserta.

La mostra nasce per avvicinare le sfaccettature dell’amare e del contemplare l’arte, che a prima vista potrebbero sembrare inconciliabili. Proprio in quest’ottica, il luogo della mostra non è stato scelto solo per la sua bellezza e suggestività, ma anche per il legame esistente tra le opere della collezione casertana e quelle della Lampronti Gallery.

L’esposizione si propone lo scopo di esaltare il fascino della pittura del ‘600 – ‘700 nella sua globalità, ma è al contempo l’occasione per esporre l’intera serie dei Porti di Jakob Philipp Hackert: per la prima volta potrà essere ammirato a Caserta il Porto di Salerno, che non figurava fra le opere della collezione.

Coordinata da Vittorio Sgarbi e curata da Cesare Lampronti, la mostra è composta da opere riconducibili a cinque aree tematiche differenti: pitture caravaggesche, pittura del ‘600, paesaggi, nature morte e un’ulteriore sala sarà dedicata al progetto “Immagini in cerca di autore”, con quadri di autori ignoti, la cui attribuzione sarà oggetto di studio e dibattito da parte di studiosi e ricercatori.

Saranno esposte 85 opere, fra cui “Il martirio di Sant’Agata” di Salvator Rosa, pittore del ‘600 italiano, che sarà donata da Lampronti stesso alla Reggia al termine della mostra.

Lampronti afferma: “È una mostra molto importante, per la prima volta un’istituzione pubblica riconosce appieno l’importanza dell’antiquariato. Questa collezione è nata dal nulla e si è formata gradualmente nel corso degli anni, ma è una collezione reale, nel senso nobile del termine, quindi intrisa di passione e tenacia. Non pretendo che sia considerata la più bella, ma spero che chi verrà a guardarla potrà apprezzarla, e che sia di ispirazione per chi vorrebbe allestirne una propria.”

Interessanti anche le dichiarazioni di Vittorio Sgarbi, col quale abbiamo parlato del peso della cultura oggi in Italia.

informareonline-sgarbiDottor Sgarbi, l’Italia è stata per secoli culla di movimenti culturali internazionali, cos’è venuto meno al nostro Paese?

«Alla base di questo problema c’è una falla nella gestione dei musei, legata alla disponibilità di fondi e che diventa problematica quando questi cominciano a scarseggiare. Penso però che oggi in Italia questa considerazione non valga più: la Galleria degli Uffizi e la Pinacoteca di Brera vanno benissimo, la Reggia di Caserta non vive una stagione infelice ma forse potrebbe andare meglio»

Perché soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia si assiste a questa svalutazione dell’arte?

«La Campania è una delle zone più ricche del nostro Paese, tuttavia in merito al patrimonio culturale non c’è una coscienza civica paragonabile a quella di Torino o Milano semplicemente perché questa è una città caratterizzata da un’economia più debole, in cui si è convinti che ci siano cose più importanti dell’arte a cui pensare.»

Iniziative come le “domeniche ai musei” hanno avuto straordinario successo. Ne saranno organizzate altre?

«Spero di sì, ma questo dipende molto dall’indole di chi gestisce il nostro patrimonio: se si ricoprono ruoli prestigiosi come quello di dirigente, è necessario fare qualcosa per gratificare se stessi, dialogando con istituzioni e con enti locali per renderli partecipi delle iniziative di valorizzazione del territorio»

Dovrebbero, quindi, essere messe in campo iniziative più legate alle peculiarità dei territori?

«Sì, è necessario, anche perché nessun territorio ha un destino già scritto, il suo decollo o lo schianto dipendono da quanto ci si impegna per valorizzarlo. I problemi strutturali sono certamente superabili in un luogo del mondo come la Reggia di Caserta, oltretutto penso che la mostra oggi presentata attirerà la giusta attenzione su questo territorio, che potrà così continuare a crescere»

di Flavia Trombetta e Teresa Coscia

Print Friendly, PDF & Email