Da 5 Bloods: quasi una predizione

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Se c’è una cosa che Spike Lee sa fare bene, è raccontare la voce dell’America nera mentre il sistema tradizionale di Hollywood sanitizza, edulcora o cancella i problemi di disuguaglianza e razzismo sistemici che gli Afroamericani devono affrontare ogni giorno, da film come “Fa’ la cosa giusta” a “Malcom X” a “Jungle Fever”.

E dopo il furioso, irriverente, spaventoso e assurdo “BlacKkKlansman” del 2018, è tornato con un Netflix Original di nome “Da 5 Bloods”, rilasciato sulla piattaforma in piena pandemia. E di cosa parla, questo nuovo ‘Spike Lee Joint’?
La storia di “Da 5 Bloods” è una totale reazione contro le classiche storie del Vietnam, bianche la maggior parte del tempo. Nasce da un’idea di Paul De Meo e Kevin Bilson (“The Rocketeer”), per la regia di Oliver Stone, su un gruppo di reduci americani che vanno a ritrovare un mucchio d’oro che avevano nascosto nella giungla durante la guerra in Vietnam. I quattro reduci erano originariamente tutti bianchi e la storia era un tipico caper, ma quando Lee e il suo sceneggiatore Kevin Wilmott (“BlacKkKlansman”) ci hanno messo le mani hanno reso i protagonisti neri e riscritto pesantemente la storia in modo da incorporare quella che era stata l’esperienza afroamericana in Vietnam, costretti a sparare a persone innocenti nella giungla mentre in patria le loro proteste pacifiche venivano represse con la stessa brutalità dalla polizia bianca. Ed è un montaggio parallelo di filmati storici di entrambe queste brutalità ad aprire il film, mostrando l’orrore dietro la ‘libertà’ americana e creando un terribile parallelo con le rivolte causate dalla morte di George Floyd questo maggio… pur trattandosi di un film girato l’anno scorso.

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Ma parliamo dei protagonisti di “Da 5 Bloods”: Paul, Otis, Eddie e Melvin. All’apparenza reduci decorati in cerca dei resti di un loro compagno morto dopo la guerra, cercano in realtà l’oro che avevano nascosto con questo loro compagno, Norman, la loro guida spirituale (interpretato da Chadwick Boseman di “Black Panther”).
L’oro costituiva un finanziamento alla dittatura sudvietnamita per la quale i cinque Bloods combattevano, ma sotto la guida di Norman decisero di nasconderlo e riprenderselo in seguito per darlo alla comunità afroamericana, come riparazione dei soprusi dei bianchi. Quando però vanno a cercarlo nel presente sono uomini cinici e divisi, in parte per la perdita di Norman, in parte per i problemi che li perseguitano adesso. Dei due Bloods principali, Paul non è mai riuscito a mettersi alle spalle la guerra, creando un distacco con il figlio David che accompagna i quattro nel loro viaggio, e Otis, pur essendosi fatto una famiglia in America, è devastato dallo scoprire che Tien, un suo amore di gioventù in Vietnam, ha avuto da lui una figlia che non ha potuto crescere e che è stata a sua volta vittima di razzismo e bullismo per essere la figlia di un soldato americano.
Ma è la promessa dell’oro a dividere i Bloods nel loro viaggio, creando tensione per il dubbio di come spartirlo, o se destinarlo alla comunità come aveva voluto Norman.
E mentre gli animi si infiammano e il gruppo si ritrova a doversi difendere da altri interessati all’oro, cominciano a chiedersi cosa sia più importante alla fine, i legami di sangue, la sicurezza economica o la giustizia razziale, con una conclusione action che solo Spike Lee poteva unire a un film con temi così drammatici. Se volete un film feroce, comico e che dica qualcosa che è sempre stato attuale (e ora più che mai) “Da 5 Bloods” è su Netflix per voi.

di Lorenzo La Bella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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