Curdi: storia di un popolo tradito

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La storia dei curdi è la storia di un popolo che combatte per ideali socialisti e libertari, per un modello di società unico nel mondo islamico. È una storia che in nessun modo deve essere tenuta in secondo piano, né finire in quegli angolini bui della memoria, come spesso accade con le tragedie.

Nel quadro più ampio di quella che viene definita come “la primavera araba”, la guerra civile in Siria va avanti da circa 9 anni. Con mezzo milione di morti e più di 5 milioni di sfollati, il conflitto armato ancora in corso ha caratterizzato una delle pagine più cruenti della nostra epoca. Quello dei curdi è un popolo che conta circa 40 milioni di anime, tutte raggruppate nel Kurdistan, una regione a cavallo tra Turchia, Iraq, Siria, Iran e Armenia. Da sempre il sogno di questo popolo è quello di poter costituire uno Stato nazionale permanente. Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e la conseguente sconfitta dell’Impero ottomano, i vincitori alleati dell’occidente, nel Trattato di Sevres del 1920, avevano previsto la creazione di uno Stato curdo. Le promesse però, non furono mantenute e da allora i curdi non solo non sono più riusciti ad avere uno Stato che li riunisse tutti, ma sono stati costretti a diventare minoranze in Paesi diversi.
Da quel momento in poi tutti i tentativi portati avanti per la creazione di uno Stato curdo sono stati repressi con violenza. Sebbene decimata, isolata e senza rifornimenti, la comunità curda ha perseguito i suoi ideali di indipendenza, pagando a caro prezzo una guerra combattuta nel nome della libertà.

Capire quelle che sono le cause che li spingono a combattere per la loro indipendenza, ci avvicina molto al modo che essi hanno di intendere lo Stato. Fautori, infatti, della democrazia radicale in Siria, i curdi sognano uno Stato in cui la coesistenza di etnie diverse diventi possibile. L’atto di nascita del Rojava (nome dato alla regione del nord della Siria controllata dai curdi) diventa a tutti gli effetti un esempio di Costituzione, in cui i diritti fondamentali dell’uomo vengono tutelati e protetti. La nascita e l’esistenza di una realtà come quella curda, in un territorio in cui le guerre hanno mutilato interi Paesi, si pone come atto necessario per la difesa e la tutela di zone del Mondo in cui le persone sono lasciate a loro stesse, vittime di un sistema aggressivo e tirannico che non permette l’esercizio della democrazia. Sin dal momento in cui le forze curde hanno deciso di affiancare gli Stati Uniti nella guerra contro lo Stato Islamico, l’Occidente ha iniziato a simpatizzare per la loro causa. Le pagine dei giornali di tutto il Mondo, infatti, sono piene di storie in cui la determinazione e lo spirito di sacrificio, tipiche di questo popolo, fanno da protagonista.

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In un contesto storico come quello in cui viviamo, le vicende legate alle soldatesse dell’Unità di Protezione delle Donne sono state un chiaro e forte esempio di emancipazione femminile. Si parla di donne che hanno scelto di essere protagoniste del loro destino, di imbracciare un fucile e combattere per tutto ciò che il mondo islamico negava loro: la libertà di scegliere chi essere. Donne che hanno deciso di lottare, affinché il mondo islamico cambi il suo sistema patriarcale che non permette le pari opportunità. Molte di loro, infatti, sono fuggite da una realtà che le vedeva sposate in tenera età con uomini di cui non conoscevano nemmeno il volto, obbligandole a non poter esprimere sé stesse. Dal momento in cui gli attacchi contro lo Stato Islamico sono stati portati a termine, gli Stati Uniti decidono di ritirare le loro truppe dalla Siria e di sospendere qualsiasi operazione militare. Il Presidente Donald Trump, avvalendosi anche di tweet dalla discutibile natura etica, decide di lasciare in balìa delle forze armate turche l’intero popolo curdo. La Turchia, quella di Erdogan, che vede nei curdi siriani nient’altro che un’organizzazione terroristica. Dal fronte tutti gridano al tradimento. L’Occidente, che tanto aveva simpatizzato per la loro causa, decide di voltarsi dall’altra parte. Ancora una volta, l’ennesima, il popolo curdo deve fare i conti con coloro i quali tentano di ostacolare in tutti i modi la nascita di uno Stato. E mentre la Turchia bombarda i loro territori, uccidendo migliaia di persone ogni giorno, in Siria si consuma una di quelle tragedie di cui la storia dei Paesi del Medio Oriente ormai ne è piena.
Lasciare il popolo curdo in balia delle bombe, delle restrizioni governative siriane e dei sogni territoriali della Turchia è un crimine, un orrore che si consuma ogni giorno e, mentre l’unica realtà democratica del mondo islamico rischia di sgretolarsi, il resto del Mondo è fermo a guardare. Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra.

di Antonio Bucciero
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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