Cuccuma caffè: la storia del caffè tra i vicoli di Napoli

È difficile immaginare che lasciandosi dietro una porta a ventola si possa entrare in una dimensione parallela – quasi come quando Lucy attraversando l’armadio pieno di cappotti si trova a Narnia – eppure Napoli è piena di posti che regalano viaggi che ci distolgono, almeno per un po’, dalla vita quotidiana.

La storia, la tradizione, l’immenso bagaglio culturale che si portano dietro i vicoletti di una città che respira e vive arte non solo nelle memorabili opere che ospita, ma anche nella quotidianità, nella cucina, nella lingua, nei momenti di vita vissuta, nello straordinario mondo che c’è dietro ad ogni singola abitudine e parola che caratterizzano un popolo intero.

“T’aggio vuluto bene a te, tu m’he vuluto bene a me” versi di una delle canzoni che si ascoltano varcando quella soglia, mentre di fronte si vede il grande Eduardo ripetere “io, prufessò, per esempio, a tutto rinunzierei tranne che a questa tazzina di caffè”.

La scena è tratta da “Questi Fantasmi!” , commedia messa in scena nel 1946, in cui il grande De Filippo spiega al prufessore i trucchi per ottenere un buon caffè… rigorosamente con la Cuccuma!

Proprio la Cuccuma è la protagonista del Cuccuma Caffè, caffetteria ubicata in via S. Giovanni Maggiore Pignatelli, a pochi passi da Piazza del Gesù, e gestita da Achille, un simpatico ragazzo innamorato della tradizione napoletana del caffè.

«Abito a Napoli da 8 anni, sono umbro. Sono venuto qui per lavoro» ci racconta mentre macina il caffè. «Il mio campo è la ristorazione e desideravo utilizzare questo locale per farne un ristorante, una tavola calda, ma quando mi sono imbattuto nella tradizione napoletana…».

informareonline-cuccuma-caffèAchille aveva avuto il primo contatto con la storia del caffè attraverso alcuni amici e ne era rimasto così colpito da aver cominciato a documentarsi, anche e soprattutto ascoltando le testimonianze vive delle signore di Napoli.

Notizie e racconti che sono diventati così dettagliati e allo stesso tempo tanto affascinanti da convincerlo a dar vita non a un bar qualunque, ma all’unica caffetteria in cui si può ancora gustare il caffè con la Cuccuma napoletana.

Insomma, si ha l’impressione di essere in un vero e proprio museo della napoletanità, la cui guida è un impeccabile Achille, preparato e simpatico, che spiega passo dopo passo la realizzazione del tradizionale caffè napoletano in una location che ricorda una cucina casalinga, accogliente e familiare.

«La Cuccuma – originariamente in rame – viene brevettata in Francia nel 1819. I Napoletani, venuti in possesso di un prototipo, ne studiarono la struttura e il funzionamento e ne realizzarono una copia in latta, materiale di gran lunga più economico».

Questo tipo di macchina sfrutta il principio della percolazione a capovolgere, ovvero il capovolgimento dello strumento quando l’acqua raggiunge il bollore, così da completare la preparazione del caffè con una classica infusione, e non con l’estrazione prevista dalla moka.

È proprio al momento del capovolgimento che, come suggerito anche da Eduardo, Achille applica il celebre coppitello di carta in modo che l’aroma non venga disperso.

I tempi non sono brevi, come siamo abituati per l’espresso: l’acqua attraversa la miscela sigillata nel doppio filtro, goccia per goccia.

Il bello è proprio l’attesa del caffè che scendendo (in questo caso non sale), dà senso al più classico degli inviti: prendersi un caffè non solo per gustare la nobile bevanda tanto cara al popolo napoletano, ma per incontrarsi, per chiacchierare, per stare insieme.

di Angelo Velardi
ph: Valeria E. Lee

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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