Tra cinema, teatro e televisione si è dilagata la carriera di Cristina Donadio. E’ un attrice versatile e vulcanica, ma anche una donna elegante e misteriosa. Il suo volto illumina il grande schermo e i personaggi che ha interpretato sono entrati di diritto nell’immaginario collettivo mondiale, come Scianel conosciuta nella serie tv Gomorra. Talento unico, che si riflette e si riscopre ogni volta che interpreta un ruolo in una nuova pellicola. In serbo ha tutte le caratteristiche necessarie per affrontare i diversi ruoli proposti di volta in volta. Tre nuovi film “Il vizio della speranza”, “Applausi” e “L’eroe”, confermano il talento dell’attrice napoletana, e la sua predilezione per ruoli sempre più complessi e ambiziosi.

Il cinema, è uno specchio capace di riflettere l’universo circostante con le sue storie e le sue vicende di vita vissuta. Fare l’attore è un mestiere che affascina e al tempo stesso richiede passione e determinazione, ha conquistato l’empatia del pubblico. L’abbiamo incontrata in occasione della promozione del film “L’eroe” in cui interpreta Giulia Guidi.

Mi racconti chi è Giulia Guidi, nella nuova pellicola?

«Senza dubbio è un personaggio straordinario, travolta dagli eventi. Giulia è un personaggio, anche questo negativo però è una storia di provincia, che mi affascinava, mi interessava molto giocare ad interpretarlo. Secondo me nelle province succedono delle cose orrende, molto più che in città o meglio tutto quello che succede è amplificato. Questa storia, diventa una storia tremenda poi magari alla fine si svela quello che uno chissà che cosa si immagina, e mi piace aver catturato l’ambiguità di questo personaggio».

Direi un nuovo personaggio da scoprire…

«Si, in effetti ogni volta che ci sia immerge in un personaggio. E’ sempre un nuovo viaggio, quindi è sempre molto un nuovo volto da scoprire, c’è mistero all’inizio. Apri la porta senza sapere cosa troverai dentro. C’è sempre tanta curiosità, ma è un mistero che ti affascina».

La scelta di un film indipendente?

«La scelta e la voglia di fare opere prime nonché film indipendenti, perché a volte la libertà che trovi in questo tipo di prodotto non è disponibile dove c’è il sistemone. Nei sistemi ci sono sempre dei criteri che rendono le cose meno libere, invece qua c’è la vera libertà. A tutti gli effetti ci si sceglie, perché il regista realmente pensa che tu sia l’attrice o l’attore adatto per quella parte e quindi c’è un atteggiamento molto positivo quando si sta dentro a cose del genere».

di Chiara Arciprete

Foto a cura di Gabriele Arenare

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