Nonostante le statistiche affermino che i numeri relativi alla commissione di alcune fattispecie di reati siano in diminuzione, molte persone sostengono di sentirsi insicure.

La percezione del crimine è spesso utilizzata in politica per far leva su quella che risulta essere l’emozione più totalizzante: la paura, al fine di ottenere consensi. Cosa succede quando qualcuno, con i suoi argomenti, ci pone di fronte una realtà terrificante? Ci paralizza facendo sì che le nostre difese si irrigidiscano a tal punto da permettere alla paura – emozione naturale ed anche adattiva – di diventare terrore, panico. A questo punto è più facile supportare delle particolari proposte risolutive della questione crimine, proposte che difficilmente raggiungono il risultato sperato.

La politica talvolta ha “l’abitudine strategica” di contrapporre argomentazioni che non sono affatto contraddittorie, ma complementari. Nel caso in questione ci troviamo in piazza chi da un lato afferma (non a torto) che il numero dei reati diminuisce e dall’altro chi sostiene (non a torto) che la constatazione della diminuzione dei reati sia ascrivibile alle mancate denunce (il cosiddetto numero oscuro) per il senso dilagante di sfiducia nella Giustizia. La cultura Occidentale è figlia, per alcuni aspetti, della logica aristotelica, un tipo di pensiero binario ed esclusivo, ad esempio: ciò che è bianco non può essere nero e viceversa. Questo modo di ragionare quando lo applichiamo alle cose dell’Uomo risulta fuorviante. È proprio quello che succede nella realtà politica, che è la nostra realtà più concreta.

Nella realtà politica italiana troviamo, quindi, chi propone l’uso delle armi, l’inasprimento e la certezza delle pene e chi dall’altro lato invece sembra non essere troppo preoccupato dall’aumento della percezione di insicurezza, perché le cifre statistiche mostrano una realtà diversa. I numeri in questo caso sembrerebbero assolvere un compito che non è proprio loro, cioè l’automatico calo del senso di insicurezza e la tutela del cittadino.

Quale sarebbe il modo congeniale all’Uomo di trattare la questione? Bisognerebbe considerare la sintesi degli argomenti e trovare un modo per far convivere pensieri che da opposti passerebbero ad essere insieme una risoluzione. L’elemento di sintesi sarebbe la presa in considerazione del perché ci sentiamo più insicuri. Utilizzando questa modalità di ragionamento strategico, la Politica mostrerebbe di assolvere il suo mandato e cioè occuparsi di risolvere le questioni problematiche umane. La statistica ed il calcolo delle probabilità sono fondamentali per il metodo scientifico e per la lettura dei fatti della Vita, ma non esclusivi! Prima di passare a descrivere il vissuto della sensazione di insicurezza, riporto un pezzo di una poesia di Trilussa per chiarire ulteriormente quanto ho espresso finora:

…da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due…

 

P.S. io aggiungo che qualcuno non mangia nemmeno un pollo!

Perché, nonostante la diminuzione del numero di reati, noi continuiamo a sentirci insicuri?

Questa discrepanza fra realtà e vissuto collettivo si può spiegare sia appellandoci alla psicologia e alla funzione psichica della percezione, sia alla particolare efferatezza di quei reati che rientrano nelle statistiche dei reati commessi.

Nel primo caso ci troveremo in una situazione del genere: ipotizziamo che in una società ideale non vi fossero più omicidi per anni ed ad un tratto ne venisse commesso uno; la rilevanza assoluta sarebbe unica ma dal forte impatto psicologico. Questo meccanismo della “percezione inversa” ha a che vedere con la matematica, mi spiego: se si passasse da 4 omicidi a 6 omicidi si avrebbe un aumento statistico del 50%, se invece si aggiungesse 1 omicidio ad un numero molto alto di omicidi commessi in termini percentuali l’aumento sarebbe irrisorio, facendo nascere in noi l’illusione che, nonostante l’alto numero di omicidi, l’aggiungersi di un solo caso di omicidio non ci farebbe avvertire la gravità dell’alto numero di reati presenti nelle statistiche. Nel secondo caso possiamo affermare che la sensazione di insicurezza nascerebbe dal fatto che alcuni reati, come furti e rapine, essendo commessi con una modalità particolarmente cruenta ci rendono impotenti a difenderci.  Per finire è nimportante constatare che il vissuto emotivo di insicurezza e la paura di essere vittime di reati porta l’uomo ad agire un meccanismo di difesa nevrotico che in psicoanalisi viene definito “evitamento”, il quale ci porta nella peggiore delle ipotesi a rifuggire le occasioni di vita routinarie, come ad esempio uscire per andare a lavoro, per fare shopping e per tutte le altre situazioni personali.

 

di Raffaele Russo
Criminologo

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