“Covidio, il verso e l’errore”, il 12 novembre in scena alla Sala Assoli

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In scena Angelo Curti, Lino Fiorito e Luciano Saltarelli
Venerdì 12 novembre alle ore 20,30 (con repliche sabato 13 sempre ore 20,30 e domenica 14 ore 18) va in scena nella sala Assoli, nell’ambito della Stagione di Casa del Contemporaneo, Covidio Il verso e l’errore, testo di Lino Fiorito e Luciano Saltarelli prodotto da Teatri Uniti che vede in scena oltre ai due autori anche Angelo Curti. Una performance/installazione, che accosta l’esilio sul Mar Nero del poeta latino Ovidio all’attuale tema della pandemia. Gli autori lo descrivono come un percorso, una direzione di marcia, interrotti da un’anomalia, un incidente.
Chiaro il riferimento ai recenti avvenimenti che hanno costretto l’intera popolazione mondiale a confrontarsi con l’isolamento coatto. Il poeta latino, confinato duemila anni fa in una terra a lui estranea, per un “carmet et error”, soffrì tale condizione di esule e riversò tutte le sue angosce nella scrittura di Tristia.
 Nell’opera si avverte la sofferenza e il dolore del distacco dalle cose e dagli affetti. Ovidio abbandonò la frenetica vita romana per essere catapultato in un luogo ostile ed estraneo, in cui la natura fu l’unico conforto. Oggi, venti secoli dopo, ognuno ha vissuto in modo più o meno drammatico un isolamento, una sospensione in un tempo immobile che ha, in varie forme, dato la possibilità di ascoltarsi, nel tentativo di rigenerare sé stessi. Tutto ciò che era familiare ha acquistato un nuovo senso, determinato dalla ripetizione.
Al centro di tutto la natura, che è al tempo stesso causa e conforto dell’isolamento e si rivela essere protagonista indiscussa degli eventi umani.

Un lavoro su noi, sul nostro fallimento, come individui, sull’emergenza planetaria che abbiamo contribuito a creare, che ha costretto la popolazione mondiale a confrontarsi con la solitudine coatta e i problemi di una crescita e di uno sviluppo senza freni che la specie umana pone al pianeta e alle altre specie che popolano la Terra. Immagini, pensieri, visioni si affollano nella mente di Ovidio, si formano nel guardare il mare, le nuvole, le rocce, gli alberi, silenziose presenze della natura di Tomis, il luogo dove l’imperatore Augusto lo ha esiliato. L’isola diventa per il poeta un nuovo mondo dove, lontano da Roma, può ritrovare sé stesso, le trame del proprio destino, l’essenza nascosta della vita e dell’esperienza umana.

L’opera è articolata in prologo, sequenze sceniche iterate ed epilogo.

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L’azione scenica è sostenuta da immagini, video, musiche e rumori, registrati o eseguiti dal vivo.

di Redazione Informare

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