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Con Omicron 5 lo scenario della pandemia sembra completamente cambiato. Questa nuova sottovariante è destinata a diventare dominante in tempi brevi, causando un nuovo boom di casi e conseguenti ricoveri ospedalieri. Fino ad ora, ogni nuova variante è stata più contagiosa della precedente, è esattamente la stessa cosa che sta accadendo con Omicron 5 (BA.5).

Omicron 5 nei nuovi casi di positività

Nell’ultima indagine dell’Istituto superiore di sanità, datata 7 giugno, Omicron 5 è risultata presente nel 23,5% dei campioni analizzati sul territorio nazionale. Nell’indagine precedente la sua percentuale era del 0,4%. Non è finita qui: ci si aspetta che nella prossima indagine la sua presenza sia ancora più corposa. La nuova sottovariante corre tra le popolazione molto più in fretta della precedente, grazie alle sue caratteristiche genetiche che le permettono di superare gli anticorpi creati dai vaccini, oltre che quelli dati dai precedenti contagi.

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Da circa un mese i nuovi casi di positività hanno ripreso a salire, i dati ci dicono che questa settimana le positività sono state del 55% in più rispetto alla scorsa. Si tratta di una media di 85mila positivi al giorno, in contrasto con quella della settimana precedente con poco più di 51mila casi.

Anche il tasso di occupazione ospedaliera aumenta

Per quanto invece riguarda l’ospedalizzazione, secondo l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) in sole 24 ore il tasso di occupazione per le terapie intensive è salito dal 3% al 4%. Invece, per quanto riguarda i reparti ordinati è rimasto al 12%. Le regioni che presentano valori più critichi, e che si aggirano intorno al 20-30% di occupazione, sono Calabria, Sicilia e Umbria.

I decessi e le reinfezioni

Anche i decessi sono in lieve aumento, e ci si aspetta che crescano ancora di più nelle prossime settimane. Nell’ultima settimana sono morte circa 66 persone al giorno.

Infine, a crescere sono anche le reinfezioni, ma soprattutto ci sono delle categorie più a rischio di altre. In particolare, il rischio di infezione è maggiore:

  • Nei soggetti con prima diagnosi di Covid-19 notificata da oltre 210 giorni;
  • Nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni;
  • Nelle femmine rispetto ai maschi. Il maggior rischio nei soggetti di sesso femminile può essere verosimilmente dovuto alla maggior presenza di donne in ambito scolastico dove viene effettuata un’attività di screening;
  • Nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente il maggior rischio di reinfezione nelle fasce di età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio;
  • Negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione.
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