Covid-19: #Restiamouniti

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Il Covid-19, è un nemico invisibile, imprevedibile e sfuggente che fa paura e rappresenta una minaccia di dolore e di morte per buona parte dell’umanità. Di fronte all’aumento esponenziale del numero dei contagi, sale tra la popolazione l’incertezza, la paura e la fragilità.

È proprio partendo da questi ultimi sentimenti, perfettamente comprensibili, che vi racconteremo una storia emblematica del momento cruciale che stiamo vivendo.

Come è ormai noto, la via principale con cui la malattia si trasmette sono le goccioline del respiro che vengono emesse da un soggetto soprattutto nel momento in cui compaiono i primi sintomi. Molti soggetti infettati hanno una sintomatologia lieve, simile a quella di una influenza, a volte questi sintomi simil-influenzali si aggravano: la febbre diventa più alta e si manifestano i sintomi della polmonite virale ovvero tosse secca e insistente e mancanza di respiro. Dall’altro canto ci sono individui asintomatici che sono positivi al virus e sono altamente contagiosi. Per questo motivo bisogna mantenere una distanza di un metro tra le persone, e bisogna mantenere una corretta igiene delle mani. Ad esempio, i guanti vanno usati correttamente nel senso che devono essere usati una sola volta e poi gettati e non riutilizzati perché sono veicolo di infezioni. Questa pandemia sta cambiando completamente i nostri stili di vita e si è abbattuta sulla nostra vita come un uragano: siamo “carcerati in casa” e possiamo recarci solo al supermercato, in farmacia, e alle ASL solo per potere accedere a visite e ad analisi cliniche urgenti. Ormai tutti indossiamo “Guanti e Mascherine” senza quasi più salutare il vicino, stando a una distanza di sicurezza di un metro e come vedendo nell’altro solo colui che ci può trasmettere la malattia. Purtroppo, in questi giorni difficili seguendo l’andamento dei contagi e dei morti nelle varie Regioni d’Italia, stiamo andando verso una incertezza che si sta trasformando in angoscia per il nostro futuro come si evince dalla analisi eseguite dell’antropologo Mario Pollo: l’umanità sta percorrendo strade sconosciute ed imprevedibili che la stanno conducendo verso lo smarrimento, precisamente al senso del limite. Due sono i limiti naturali e inderogabili della nostra vita la nascita e la morte, ma se riflettiamo attentamente, l’umanità ha sempre cercato di sfuggire dall’ invecchiamento e dalla morte, ma il Covid 19 ci presenta la morte brutalmente davanti ai nostri occhi.  Numerosi studi hanno descritto tre tipi di atteggiamenti tra la popolazione: il primo è quello di persone che esprimono un pensiero eccessivamente ottimista desiderando che l’isolamento imposto dalle misure di contenimento del virus termina in tempi brevi; il secondo riguarda le persone che si fanno prendere dall’angoscia cadendo vittime del panico e ricercando un supporto negli altri; infine il terzo atteggiamento è quello di intraprendere misure preventive corrette come “indossare la mascherina chirurgica”, credendo di poter controllare la malattia anche se molti studi sottolineano che la mascherina serve solo a proteggere gli altri ad esempio quando dobbiamo assistere una persona fragile. Inoltre, come osserva sempre l’antropologo Mario Pollo, esiste anche un altro atteggiamento ovvero molte persone che si rifugiano in una sorte di negazione, non attenendosi alle norme di sicurezza e continuando come prima e mettere a rischio la propria vita e quella degli altri.

La nostra storia, realmente accaduta e di cui ancora non conosciamo l’esito anche se ci auguriamo positivo – e tutto lascia supporre che lo sarà – riguarda un uomo, rientrante nella seconda tipologia di persone, che purtroppo festeggerà il suo ottantesimo compleanno in un reparto di medicina d’urgenza.

La sua storia clinica è molto complessa ma la sua voglia di vivere è sempre stata più forte di ogni avversità: il nostro soggetto è classificato come un paziente fragile per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) causata dal fumo.

Consapevole del rischio il nostro amico comunque svolge una vita normale da pensionato che scorre liscia fra le piccole incombenze giornaliere tipiche della sua età e delle sue patologie cliniche e comunque circondato dagli affetti familiari.

Ecco che però arriva il coronavirus che spazza via tutte le sue abitudini e tutte le sue certezze che crollano miseramente quando gli viene imposto l’isolamento per le misure di contenimento del virus e quando poi cominciano ad arrivare le notizie ogni giorno più tragiche che le tv e i social propagano quasi come un altro virus anche questo insidioso ma meno misterioso. Ed allora ecco venir fuori tutta la fragilità umana di fronte a questo virus maledetto che è la paura. Il nostro amico avvinto da esso in una morsa mortale comincia a non respirare più bene attaccandosi alla bombola di ossigeno, sempre presente in casa per quei momenti di reale necessità, quasi come volesse attaccarsi alla vita che sente sfuggire fra le mani. Nulla possono i familiari di fronte all’irrazionale e nonostante gli inviti, le minacce lui appena possibile si attacca di nuovo a quella “maledetta droga”. Ma… e c’è sempre un ma… il troppo ossigeno inalato gli causa una intossicazione come se fosse rimasto in un ambiente saturo di monossido di carbonio provocato, ad esempio, dal malfunzionamento di una caldaia a gas. Per sua fortuna, i familiari resisi conto della situazione informano subito il medico di famiglia che li indirizza al vicinissimo pronto soccorso dove, nonostante l’emergenza da coronavirus, viene accettato, sottoposto alle prime cure e all’inevitabile tampone – poi risultato negativo – e infine ricoverato nel reparto di medicina d’urgenza, dal quale è stato dimesso dopo una decina di giorni in modo così da poter festeggiare i suoi ottant’anni fra le mura di casa.  

In conclusione, questa pandemia che avrà tempi lunghi, come ipotizzato da differenti epidemiologhi anche a fronte di un calo dei nuovi casi di contagio, dovrà necessariamente essere affrontata anche dal punto di vista psicologico per combattere gli effetti dell’ansia e della paura ma anche quelli derivanti dall’isolamento che durerà ancor per molto tempo perché, anche nell’ottica di un rallentamento sensibile del contagio, previsto entro l’estate, il corrispondente rallentamento delle misure andrà effettuato con estrema cautela, e fino ad allora le persone dovranno essere in grado di sopportare questo isolamento tra mille difficoltà, paure ed incertezze.

di Bruno Marfé e Carla Di Stefano,
Medico Patologo – Centro Vaccinale Distretto 7 ASLRoma2 and Department of Hematology “Tor Vergata” University Roma

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