Covid-19, la prevenzione è la grande assente

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Mentre milioni di persone di tutto il mondo rimangono a casa per ridurre al minimo la trasmissione del COVID-19, gli operatori sanitari si preparano a fare esattamente il contrario.

Ogni giorno una lista sempre più lunga di medici si impegna in una lotta al coronavirus il più delle volte combattuta, insieme agli infermieri, completamente disarmati: mancano quasi ovunque i dispositivi di protezione individuale (Dpi) per evitare il contagio, dalle mascherine alle maschere facciali, dai camici ai guanti monouso. Se proviamo rispetto per il lavoro degli altri dobbiamo necessariamente compiere alcune scelte responsabili riducendo al minimo gli accessi al Pronto Soccorso e uscendo solo quando realmente necessario. I dati della National Health Commission cinese mostrano che oltre 3300 operatori sanitari sono stati infettati. In Italia, il 20% degli operatori sanitari rispondenti era infetto e alcuni sono morti. I medici e tutti gli operatori sanitari stanno pagando un prezzo molto alto, sia in termini di qualità che di quantità di lavoro, oltre che di stress psicologico.

Pur consapevoli del costante ed elevato rischio di contagio a cui sono quotidianamente sottoposti nell’esercizio delle proprie funzioni, continuano a non far mancare la propria dedizione ed il necessario supporto. La tenuta del sistema sanitario sta passando soprattutto attraverso la capacità del personale sanitario, a tutti i livelli, di reggere i ritmi di lavoro accelerati imposti dall’emergenza, la continua tensione, la paura di non farcela ad andare avanti in queste condizioni. Lo stress finisce per deteriorare le energie, con una differenza, sostanziale: i posti letto possono essere aumentati e i dispositivi di protezione incrementati, seppur con fatica, le energie, invece, non sono infinite. Nella risposta globale, deve essere garantita la sicurezza degli operatori sanitari, risorsa preziosa di ogni Paese. La prevenzione resta la grande assente in Italia, così come nel resto del mondo.
Nel corso degli anni sono stati chiusi ospedali, ridotti i posti letto, ridimensionato il numero di medici e infermieri, ma questa epidemia ci insegna che il servizio sanitario dovrebbe essere ripensato, se non forse rovesciato: è la base che ci sta salvando, non il vertice.

di Antonio Giordano

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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