Covid-19: e se fosse un’opportunità?

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I recenti positivi dati ambientali impongono una seria riflessione sulla necessità di cambiare le abitudini

 

Il cielo azzurro sopra Pechino. Sembra quasi ritornare alla finale dei mondiali azzurri del 2006, ma siamo a Beijing, nella super-inquinata capitale cinese, in tempi di coronavirus. Oltre alle tragedie che hanno cambiato per sempre le nostre vite e abitudini, ci sono dei dati incontrovertibili che impongono delle serie riflessioni. Fermandosi tutte le attività cinesi, il cielo è tornato a risplendere e le immagini e i dati non consentono errori di valutazione. Polveri sottili, anidride carbonica, ozono, biossido di azoto e biossido di zolfo: tutti al di sotto dei limiti, ma soprattutto, tutti molto inferiori ai valori di poche settimane fa che, invece, erano ampiamente al di sopra di qualsiasi limite tollerabile. I dati scientifici sui morti in Cina per inquinamento ambientale sono tutti da verificare, ma una stima di 2/3 mila morti al giorno non potrebbe essere lontana dalla realtà.

I morti per inquinamento ambientale (morti lente, non contagiose e gestibili nell’ambito del normale iter ospedaliero) non provocano terrore, ma necessitano di riflessione… Visti i tempi di intervento di alcuni Paesi (U.S.A. e U.K. in cima alla lista) in caso di pandemia, come meravigliarsi che per gli effetti dei cambiamenti climatici, molti Paesi non hanno alcuna intenzione di intervenire? Dispiace dover prendere atto che, come per il coronavirus, dovremmo arrenderci all’evidenza, pertanto, assisteremo ad interventi solo a seguito di qualche evento catastrofico. Siamo il pianeta del cordoglio: tutti al funerale e via con gli applausi all’uscita della bara. Gli italiani, invece, stanno dimostrando di reagire con vigore e determinazione, ma dalle prime scelte politiche, anche se solo di natura economica, si evidenzia la mancanza di coraggio dell’intera classe politica. Questo è il momento di prendere decisioni strategiche che impongano dei sicuri cambiamenti di stili di vita, con effetti benefici a medio-lungo termine. Dal dopoguerra ad oggi, abbiamo dovuto affrontare tante dure sfide asservendoci ai potenti di turno, ma era accettabile il compromesso “dopo una guerra mondiale”. Poi il compromesso è divenuto regola e ci siamo rilassati, per almeno 40 anni, perché ci siamo convinti di essere industriali, distruggendo le nostre armi migliori (turismo, agricoltura e artigianato). Avremmo dovuto costruire un porto ogni 50 chilometri, mentre abbiamo distrutto i litorali e le sue bellezze naturali con il “condono edilizio”. Siamo un popolo di mare, ognuno di noi dovrebbe avere la barca, oltre la prima casa, mentre, negli anni ‘60/’80 tutti a costruirsi, abusivamente, la seconda casa al mare e la terza per la “commare”. Siamo diventati tutti “democristiani”, nella peggior accezione del termine, ma è finito il periodo del “compromesso perenne”. È necessario rispettare le regole (TUTTI) ed è necessario cambiare altruisticamente le nostre abitudini, altrimenti rischiamo un isolamento senza soluzione di continuità. Il mondo si è sicuramente fermato, ma la speranza è che si riparta a breve e finalmente si prosegua verso la giusta direzione.

di Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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