Cosa vuol dire essere vittima innocente di Mafia: la storia di Dario Scherillo

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Era il 6 dicembre 2004 quando a Casavatore, in provincia di Napoli, Dario Scherillo viene ucciso da killer della camorra con colpi di pistola. Dario è quello che si chiama “morto per sbaglio”, ovvero essere scambiato per la vera vittima che dei sicari dovevano colpire. In quel periodo l’aria che si respirava a Napoli non era buona, soprattutto nell’area nord.

Era in atto la grande faida tra quello che era rimasto del clan Di Lauro, il clan che ha reso Scampia famosa solo per i crimini di cui era piena, e gli scissionisti, ovvero una cordata che si staccò dal clan stesso. Quella sera, purtroppo, Dario passava in una zona in cui alcuni killer aspettavano una vittima da uccidere. La sua sfortuna fu di fermarsi a parlare con un amico di vecchia data, e di avere la moto e targa simile a quella della vittima. Questo bastò per perdere la sua vita, a 26 anni.

Abbiamo intervistato il fratello di Dario, Pasquale Scherillo, per capire cosa significa essere cambiati da un evento del genere e cosa significa mobilitarsi attivamente contro le mafie. In onore di Dario, è stata creata l’associazione “Dario Scherillo – la solidarietà è vita”, che si dirama in diverse direzioni. La prima conduce ad azioni solidali a favore di persone più deboli; per quanto riguarda la lotta alle mafie, l’associazione va a parlare nelle scuole per raccontare la storia di Dario e per far capire ai ragazzi da che parte stare.

Pasquale Scherillo, alla domanda :”Cosa vuol dire passare da passivi ad elementi attivi contro le mafie?” Lui ha risposto :”All’inizio mi sono sentito catapultato in una realtà che non conoscevo, ma dopo col tempo sono diventato quasi esperto, ho trasformato il dolore in impegno, ed ho capito che non è vero che non sono cose che ci riguardano, ma ci toccano anche se non lo sappiamo. Quando parlo con i ragazzi nei licei dico sempre che ormai siamo abituati a convivere con questa realtà, che abbiamo degli automatismi dentro di noi a cui non facciamo più caso, ma va ricordato che negli altri paesi non è cosi”.
Oltre alla approfondimento sull’attivismo, è importante anche capire cosa pensa un parente di una vittima innocente del supporto della politica. A questa domanda Pasquale Scherillo risponde :” La verità è che ci siamo sempre sentiti abbandonati dallo Stato, ed è questa la nota più dolente. C’è la sensazione che lo stato non voglia combattere questi fenomeni, ma anzi molte volte non si è voluto dare risalto alle famiglie delle vittime innocenti. Questa battaglia ha senso solo perché tra di noi ci diamo un senso, ma lo stato non lo senti mai vicino. Ha fatto tante passerelle nelle manifestazioni ma non ha mai mantenuto nessuna promessa”.

Nel corso dei decenni la camorra è mutata molte volte, ma ha sempre lasciato traccia della sua devastazione, ed uno dei tanti danni sono le morti di vittime innocenti. Non bisognerebbe mai abbassare le guardia, capire che questa realtà è più vicina di quella che pensiamo e soprattutto ricordare, non perdere mai la memoria di quello che è accaduto in passato, per avere una bussola per il futuro.

di Federico Fiore

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