Cosa rischia una popolazione quando è esposta a contaminanti multipli?

230
informareonline-cosa-rischia-una-popolazione-quando-e-esposta-a-contaminanti-multipli
Pubblicità

Cosa rischia una popolazione quando è esposta a contaminanti multipli?
Sintesi del report SNPA n° 18/2021 dell’aprile 2021

La domanda è molto semplice e diretta: “Cosa rischia una popolazione quando è esposta a più contaminanti e, ad esempio, i valori dei parametri sono tutti poco al di sotto dei limiti di legge?”.

Pubblicità

Si può semplicemente passare oltre e fermarsi al crudo dato numerico, cioè il non superamento di alcun limite, oppure è necessario un dovuto approfondimento scientifico? La risposta a queste domande sono, secondo il mio parere, contenute chiaramente nell’ultimo report pubblicato del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) dal titolo complesso, ma utile, che citiamo come richiesto dall’editore: “L. Sinisi/F. De Maio – Elementi metodologici per una valutazione del rischio associato all’esposizione contaminanti multipli, con particolare riferimento alla popolazione residente in aree di particolare rilevanza ambientale. Delibera del Consiglio SNPA. Seduta del 09.05.2019. Doc. n. 55/19”.

Una chiave di lettura del report è fornito, in maniera sintetica ed efficace, nell’abstract iniziale: “Il report descrive la sintesi dei principali criteri metodologici utilizzati per la valutazione del rischio associato all’esposizione a contaminanti multipli o esposizione cumulativa. L’obiettivo del documento è quello di esaminare la consistenza tecnico-scientifica delle metodologie disponibili per la valutazione del rischio associato all’esposizione a contaminanti multipli, gli aspetti quantitativi della reale esposizione e, soprattutto, la concreta applicabilità di tali procedure nella realtà operativa… soprattutto nelle aree di particolare rilevanza ambientale che possono richiedere valutazioni specifiche”.

La ricerca guarda al futuro ed è proprio trai compiti di SNPA esplorare nuove frontiere operative, sintetizzando gli approcci innovativi già avviati da qualche anno dall’Agenzia per l’Ambiente statunitense (US EPA) introducendo il “risk assessment di nuova generazione” (NextGen Risk assessment o NextGen) che necessita di banche dati sempre aggiornate e operatori formati costantemente.

Che cosa è, quindi, il rischio cumulativo? “…è formalmente definito come la combinazione dei rischi derivanti dall’esposizione aggregata a più sostanze chimiche (più sostanze, più vie), dove per esposizione aggregata si intende l’esposizione derivante da tutte le possibili vie, modalità e fonti di esposizione ad una singola sostanza chimica”.

Che cosa è, quindi, il rischio aggregato? “…si intende il rischio derivante dall’esposizione aggregata ad una singola sostanza chimica (una singola sostanza, tutte le vie). Il Cumulative Risk Assessment (CRA) è definito come l’analisi, la caratterizzazione e la quantificazione dei rischi combinati per la salute determinati da molteplici sostanze chimiche. Gli Stati Uniti, che ne hanno introdotto la teoria e la pratica già dal 2003 con l’EPA, hanno elaborato anche uno strumento informatico che si chiama RDL (Regional Screening Levels for chemical contaminants) che permette di calcolare uno “screening level”, cioè individuare le dosi o le concentrazioni delle sostanze chimiche nelle diverse matrici ambientali, alle quali si può essere esposti senza andare incontro ad effetti avversi per la salute. Per chi ha competenze e volesse approfondire la tematica forniamo il link di accesso al tools: https://epa-prgs.ornl.gov/cgibin/chemicals/csl_search

Ovviamente l’Europa non è stata a guardare e sono in corso diverse attività progettuali, come ad esempio: EUToxRisk, EuroMix, SOLUTIONS, EDC MixRisk e tanti altri. In alcuni di questi progetti è promossa l’integrazione delle conoscenze, sia tossicologiche che epidemiologiche. Per il prossimo futuro siamo già pronti alla tecnologia microarray, nata con il Progetto Genoma, coordinato dal Premio Nobel, Renato Dulbecco, che: “…rivoluziona, di fatto, l’approccio alla identificazione di pericolosità e dei rischi delle esposizioni in prevenzione primaria, alla identificazione di marcatori intermedi di malattia in prevenzione secondaria, e agli interventi terapeutici”.

Tutti questi progetti sono caratterizzati dall’utilizzo di strategie integrate altamente performanti (high-throughput), che uniscono test in vitro e trascrittomica, per: “…ottenere un numero molto grande di dati in un tempo ristretto; mettere in evidenza gli effetti delle esposizioni croniche a basse concentrazioni; definire gli effetti in base all’identificazione di perturbazioni significative di pathway biologici a livello molecolare che determinano alterazioni a livello cellulare, tissutale e di organo, direttamente correlate all’esito avverso finale (paradigma AOP)”.

Lo studio chiarisce in maniera cristallina molti dubbi, anche della comunità scientifica e rende chiara una necessità: nelle aree a rischio ambientale conclamato e in presenza di molteplici esposizioni è necessario attivare tutte le misure di prevenzione possibili.

Tratto da “Arpa Campania Ambiente” ANNO XVII N.6

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità