Corto Dino De Laurentis: la Napoli che piace, tra arte bellezza e cultura

Giacomo Rizzo

«Il cinema non finirà mai perché il film è un grandissimo giocattolo nelle mani degli adulti e gli adulti non lo vogliono perdere»

 

Si apre con le parole di Dino De Laurentis la settima edizione del corto Dino 2017 il cui Galà di chiusura si è tenuto al multisala Politeama di Torre Annunziata. Un festival dedicato al cortometraggio italiano, una kermesse volta soprattutto ai giovani e alla loro voglia di gridare, di raccontare e di crearsi un posto concreto nel mondo che conta. Argomenti importanti quelli che si sono sfiorati durante la serata come l’amore malato ed ossessivo, il rapporto tra sacro e profano e molti i cortometraggi premiati con targhe e diplomi: Moby Dick di Nicola Sorcinelli premiato come miglior corto italiano è un corto fatto di primi piani ed attese figurative, una trama quasi ermetica. Il legame che la protagonista pescatrice crea con la figlia si scontra con la speranza e l’aiuto nel favorire anonimamente uno sbarco di profughi clandestini che ha visto sulle scene l’attrice protagonista Kasia Smutniak, la cui eccelsa interpretazione l’ascia l’amaro in bocca in chi guarda un epilogo di morte e devastazione. Molti altri sono stati i corti premiati come migliore colonna sonora, miglior talento campano e tanti riconoscimenti per un’edizione che più di altre ha visto i giovani farla da padrona. Sul palcoscenico del Politeama di Torre Annunziata alla conduzione di Gabriele Blair si sono susseguiti volti noti, attori emergente e non come: Erasmo Genzini, Tommaso Bianco, Lucio Ciotola e Giacomo Rizzo che oltre a deliziare il pubblico con comicità e professionalità hanno premiato i corti vincitori. Sull’importanza del corto Dino e sulla necessità dei giovani di credere nei propri sogni, abbiamo intervistato Giacomo Rizzo interprete di famose pellicole come: il Decameron, Sodoma – l’altra faccia di Gomorra, Benvenuto al sud, Si accettano miracoli e molti altri film di successo.

 

 

Il tema della serata è stato il femminicidio, cosa pensa delle ultime vicende di cronaca che hanno investito l’America così come l’Italia?
«Non mi stupisco affatto, le molestie sono sempre esistite nel mondo del cinema così come in qualsiasi altro ambiente lavorativo che si rispetti. Quello che mi infastidisce a dire il vero sono tutte quelle donne che parlano con il senno del poi, magari facendo passare un corteggiamento, una semplice avances come una molestia sessuale. La violenza è tale solo se si viòla la volontà dell’altro, se si costringe l’altro ad un atto non consenziente diversamente è solo un rapporto volontario. Non conosco il registra Brizzi ma voglio comunque spezzare una lancia in suo favore, essere uomini importanti, registi acclamati spesso sottopone gli stessi a rischi del genere, a diffamazioni gratuite e ad una carneficina mediatica insomma per accusare una persona di violenza sessuale ci vogliono le prove».

Com’è stato lavorare con grandi del cinema italiano da Pasolini a Sorrentino?
«Due uomini diversi nel loro genere e molto rispettosi nei confronti del prossimo. Con Pasolini mi ha legato un forte amicizia, l’ho sempre considerato un uomo sui generis. Sorrentino lo conobbi al teatro, io ero in tournée e mi disse che nello scrivere il protagonista per il suo prossimo film aveva pensato a me. Dopo avermi tenuta sul filo del rasoio per molti mesi, mi diede la parte e iniziammo a lavorare insieme. Fu una bella esperienza, L’amico di famiglia fu il film in cui incassai di meno ma i soldi non fanno sempre la felicità e ringrazio ancora Sorrentino per aver scelto me per quel film».

Cosa si sente di dire ai giovani che vogliono intraprendere la carriera d’attore?
«Io così come Manfredi, Sordi, Bertolucci, quando iniziammo a fare teatro partivamo da lunghe tournèe, recitavamo giorno e notte per una paga irrisoria ma all’epoca, nonostante il compenso ci si poteva creare una famiglia, una propria indipendenza economica. Oggi non è così, vivere di sola arte è impossibile ma è anche vero che oggi ci sono molte più possibilità per esser notato da grandi registi e non solo. Eventi come questi, serate di premiazioni o anche solo di discussione culturale servono ai giovano a farsi conoscere, a lasciare il segno mentre prima vivevamo in teatro nella speranza che qualcuno ci notasse e ci scritturasse per film più importanti. Quindi ai giovani emergenti consiglio di studiare, con costanza e dedizione e di non perdere mai la voglia di conoscere, di scoprire e di sognare perché sembra banale ma sono i sogni a rendere felice l’uomo».

di Martina Giugliano

About martina giugliano

Nata il 05/02/1991 a Napoli. Laureanda presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Lettere Moderne. Addetto Stampa dell’Associazione “Social Evo“. Speaker radiofonica, tutti i venerdì curo la rubrica free time sulle frequenze di Radio Amore.