Coronavirus, una riflessione del 20 aprile – Un mese dopo, ancora in casa

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Era il 9 marzo quando il Premier Conte ci invitava a rimanere in casa per ridurre la curva dei contagi.

Chi di noi non ha pensato che sarebbe stata questione di un paio di settimane, o al massimo fine aprile? Ma del resto, anche quando il virus è arrivato in Lombardia giorni prima, abbiamo pensato che sarebbe rimasto lì. E prima ancora, quando era un problema soltanto cinese, abbiamo pensato che sarebbe rimasto un problema soltanto cinese. Soltanto adesso, un mese dopo, iniziamo a vedere i primi risultati: calano i nuovi positivi, calano i morti, aumentano in maniera massiccia i guariti. Ma tutto questo nell’ombra di oltre ventimila decessi, e quasi duecentomila contagi totali.

Il filosofo Alessandro Ferrara, in un articolo del 9 Aprile della serie Diario della crisi dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, trae un grigio bilancio del nostro comportamento in questo mese. Per ogni medico, infermiere, militare, volontario e cittadino sceso in campo per combattere la malattia e salvare vite umane spesso al prezzo della propria, ci sono stati innumerevoli approfittatori, dal semplice rivenditore abusivo di mascherine scadenti a sovrapprezzo fino ai grandi nomi della politica nazionale e internazionale, che hanno politicizzato questa crisi per il proprio guadagno sulla pelle dei cittadini (grazie al cielo, Conte ha rotto l’etichetta politica per fare nomi e cognomi di queste persone).

Tuttavia, ci sono dei raggi di luce in questa oscurità.

La pandemia ha costretto il Governo Italiano a potenziare la sanità dopo anni di tagli, ad assumere migliaia di nuovi medici. L’obbligo di svolgere le lezioni accademiche e scolastiche online lo ha obbligato a digitalizzare larghe parte del Paese ancora senza internet, portando rete e dispositivi dove prima non vi era nulla. E c’è stata quella proposta del PD su una tassa ai grandi patrimoni che avrebbe potuto contribuire a risolvere il gravissimo problema dell’evasione fiscale che sta tutt’ora toglie fondi alla lotta contro la pandemia, ma è caduta nel vuoto (apprezziamo lo sforzo). L’Europa sembra smembrarsi sulle misure di aiuto economico, eppure la solidarietà ci arriva (e la scambiamo) con i posti più disparati: Spagna, Francia, Cuba, Cina, America, Russia.

Ed è questo secondo me il modello da seguire. Non dico tra Paesi, perché la politica sfugge alla morale e all’idealismo. Occorrerà essere più gentili con i nostri vicini, le persone negli autobus accanto a noi, i nostri colleghi, rispettare le loro distanze, cercare di non fissarci sui nostri egoismi. Perché quasi tutti, se non tutti, ormai conosciamo qualcuno che è stato contagiato dal COVID-19, e molti conoscono persone che sono morte vittima di questo virus. Tutti noi abbiamo passato l’Inferno, ciascuno nella sua misura. Famiglie i cui rapporti già tesi fino all’inverosimile sono esplosi, vittime di abusi costrette in casa con i loro aguzzini, gente che ha perso i propri cari, persone che hanno dato tutto per combattere il virus e ne sono finiti vittima. Quindi, quando torneremo in strada, muniti di guanti e mascherina e a un metro di distanza, dovremo cercare di superare quella distanza con il cuore.

È dura come cosa, diranno molti—ma ci siamo fatti un mese di quarantena. Possiamo fare quello sforzo in più.

di Lorenzo La Bella

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