Tra domenica otto e il martedì dieci marzo la nostra routine è stata sconvolta. Inizialmente, per i numerosi contagiati, la Lombardia e alcune province annesse hanno ricevuto delle restrizioni che, nel giro di poche ore, si sono irrobustite ed estese all’intero territorio nazionale. 

Tuttavia alcune ore prima della conferma da parte del Presidente del Consiglio Conte e la pubblicazione su Gazzetta ufficiale, il decreto è stato fatto circolare in modo non definitivo. Generando confusione, paura e fuga verso le proprie famiglie nell’Italia meridionale.  Stazioni stracolme per conquistare un posto nell’ultimo treno disponibile “verso il sud“. Tutto, in questi giorni, è utilizzato affinché nelle case italiane arrivi un messaggio ben chiaro: “state in casa“. 

I modi sono tra i più disparati tra flash mob dai balconi, dirette instagram, programmi televisivi convertiti quasi totalmente all’informazione sul corona virus, gli effetti, i numeri, le statistiche. Tuttavia pare che questo messaggio tardi ad arrivare, dopo la dichiarazione dei vari decreti diverse famiglie hanno affollato i supermercati sia la notte sia all’alba del giorno seguente, dibattiti aperti per capire se le passeggiate sono vietate o no, e altri discorsi che fanno intendere la confusione che c’è tra le persone. 

 Perche c’è tanta confusione? 

I mezzi di comunicazione sono, ormai, utilizzati in malo modo. Le vicende, firmate corona virus, accompagnano i Tg quotidiani dal mese di dicembre, aumentando sempre di più. Wuhan, focolaio e portatore del virus, inginocchiata per la quarantena e per le cifre, ogni giorno più alte, di contagio era talvolta raccontata con una tristezza palpabile mentre ,alcune volte, si minimizzava. 

Esempio concreto legato al nostro territorio e all’amministrazione interna è la dichiarazione del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca. Il 26 febbraio, provando a non creare allarmismo, il presidente dichiara: “Se ho novantaquattro anni, sono cardiopatico e col diabete, il coronavirus accompagna solo il mio viaggio”. 

Parole che lette ora ,alla luce di tutti questi avvenimenti, ci sembrano false.  Tuttavia sono il perfetto grafico dell’andamento con la comunicazione alle grandi masse. I giornali e la televisione, con l’aggiungersi dei social, svolgono il ruolo di informatori per chiunque possa accedervi e in alcuni casi anche da educatori. Dallo scoppio di questa pandemia, anche il nostro registro linguistico, è stato stravolto. 

Sono state inserite all’interno di articoli di giornali, di programmi e quindi nelle nostre conversazioni quotidiane alcune parole, talvolta in disuso.  Batterio, contagio, paziente zero, epidemia, letalità, pandemia, quarantena, infodemia, virus, draconiano sono tutte parole che pronunciamo quotidianamente, pensando di sapere il significato e di usarle in modo corretto. 

Tuttavia ogni parola porta con se una storia politica,sociale,economica che cambiano la percezione il modo d’intesa. 

Pandemia o  Epidemia?

Pandemia =  Epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territori e continenti.  Nella definizione non è specificato se l’epidemia, che circola, sia blanda o aggressiva. Ma nel nostro immaginario l’associamo ad una catastrofe, quindi quando l’OMS ha dichiarato la pandemia la questione è diventata ancora più corposa e paurosa;  perché non conosciamo realmente il significato della parola. 

Quindi l’avvertimento più utile e sensato da poter dare, che può fungere anche da “passatempo” in questa quarantena è quello di ascoltare i telegiornali principali della giornata e, ogniqualvolta, non si capisca o si è in dubbio su una parola utilizzata annotarsela e cercare la definizione su google.  Cercando di affidarsi a dei siti autorevoli come la Treccani. Proviamo a rendere l’informazione adeguata a tutt*. 

 di Rosa Cardone

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