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Basta scrivere “suicidio” nella sezione notizie di Google ed un numero ormai elevato di articoli di casi tentati e compiuti ci appare. Il Coronavirus abbiamo capito che purtroppo uccide anche indirettamente.

L’isolamento, la paura del contagio, la depressione, la perdita di lucidità. Una pagina drammatica della cronaca nera italiana si affianca all’emergenza Coronavirus: le morti collaterali e i casi di TSO sono in grande aumento nonostante siamo solo all’inizio di questa quarantena.

La convivenza forzata per alcuni, la solitudine per altri trova sfogo nell’unico gesto che in un momento di follia sembra sensato. Ma non solo. Ci sono anche storie di chi per paura di contagiare o aver contagiato parenti o persone vicine ha deciso di compiere l’atto estremo.

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LA CRONACA

I titoli che seguono raccontano di una Italia che sanguina, di una paura che sfocia in rabbia, di una rabbia che conduce alla follia. Di persone che distanti dalla società non hanno potuto o voluto chiedere aiuto.

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Assolutamente non c’è la voglia di fare sterile allarmismo; per ora è soltanto una raccolta di cronache che si sono succedute dall’inizio della quarantena. I dati ufficiali in merito a questa questione tardano ad arrivare ed è dovutamente comprensibile, visto che ci siamo ancora dentro.

LA VIOLENZA DOMESTICA

Purtroppo c’è anche un’altra Italia, che esisteva ben prima dell’emergenza Coronavirus e che con il distanziamento sociale si è solamente acuita; è l’Italia della violenza domestica. Su Valigia Blu, attraverso la voce di Lella Palladino si legge che i centralini dei centri antiviolenza hanno smesso di squillare: «è complicato per una donna che è rinchiusa in casa con l’uomo maltrattante riuscire a chiamare per chiedere aiuto [..]. Questo calo esagerato l’abbiamo registrato un po’ in tutti i centri».

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Ed infatti, come si può intuire dai titoli raccolti la situazione sta degenerando verso atti di violenza sempre più drammatici. Per ottemperare a questa situazione ormai deflagrata Donne in Rete contro la violenza ha istituito un nuovo NUMERO VERDE contro abusi e maltrattamenti:

1522

Il numero è gratuito da cellulare ed il servizio è multilingue.

Cliccando qui >> è possibile trovare il CENTRO ANTIVIOLENZA più vicino

Ma non solo, se non si riesce a parlare è possibile >>attraverso questo link<< CHATTARE e denunciare la violenza.

Infine la CGIL propone di istituire una parola chiave per denunciare la violenza, ovvero “Mascherina 1522“. Se la proposta dovesse materializzarsi, basterebbe entrare in una qualsiasi farmacia o in qualsiasi presidio sanitario e dire “Mascherina 1522”: il grido di aiuto sarebbe a quel punto raccolto e farebbe scattare l’intervento delle forze dell’ordine.

Di Francesco Cimmino.

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