“Cornici private”: gli studenti contro lo sharenting

Ilaria Ainora 19/04/2024
Updated 2024/04/19 at 1:22 AM
3 Minuti per la lettura

“Cornici private”, l’iniziativa di un gruppo di studenti dell’Istituto Europeo di Design (IED), sensibilizza sul tema dello sharenting. 

Il progetto

Metteresti tuo figlio per strada? Questa la domanda che appare sulle cornici che hanno adornato le vie di Testaccio, a Roma. All’interno delle cornici campeggiano delle foto di bambini generate con l’intelligenza artificiale e dei QR che rimanda al sito del progetto di alcuni studenti dell’Istituto Europeo di Design (IED). L’obiettivo? Sensibilizzare sul fenomeno dello sharenting. Lo suggerisce il titolo dell’iniziativa, “Cornici private”, come spiegato dai giovani promotori: “Abbiamo chiamato questo progetto Cornici Private per sottolineare che le foto dei bambini dovrebbero rimanere private, protette e non accessibili a tutti ma anche per suggerire il cambio di contesto che abbiamo realizzato: cornici che sono state private da ambienti intimi come le pareti domestiche, e posizionate in luoghi pubblici, le strade”.  

Cos’è lo sharenting?

Il fenomeno dello sharenting, da “share”, condividere, e “parenting”, genitorialità, consiste nella condivisione da parte dei genitori di contenuti digitali che riguardano i propri figli. Come riportato sul sito dell’iniziativa “Cornici private” la pratica coinvolge il 75% dei genitori, esponendo i bambini a notevoli rischi. Pericoli così compendiati dai promotori sul loro sito: “Quello che tu pensi sia un ricordo, per altri può essere un informazione”. Le immagini dei bambini, infatti, possono ben essere utilizzate dagli internauti per profilare il bambino, per realizzare un vero e proprio fascicolo della sua vita. 

Come contrastare il fenomeno?

Sono sicuramente da apprezzare le proposte tese a disciplinare l’esposizione dei minori in rete. Si pensi al testo predisposto da Alleanza Verdi-Sinistra, “Disposizioni in materia di diritto all’immagine dei minori”. L’intervento non vieta ma limita la diffusione di immagini di minorenni, prevedendo, tra l’altro, il diritto all’oblio digitale: i minori, compiuti i 14 anni, potranno chiedere di rimuovere dai motori di ricerca i contenuti postati in rete dai genitori. 

Tuttavia, è innegabile l’importanza di iniziative del calibro di “Cornici private” che solleticano la sensibilità dei genitori. Probabilmente, per inibire la condivisione acritica, sarebbe già sufficiente invitare le mamme e i papà a rispondere alla domanda provocatoria che, sul sito dell’iniziativa, sovrasta una sequenza di immagini di bambini, mostrati al mondo del web come se fosse un’infinita e permanente vetrina: “E se nella foto ci fosse tuo figlio?”. 

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