Antonio Tessitore: il coraggio più grande risiede nell’essere se stessi

Antonio Tessitore, classe 1976 si è trovato catapultato in un’altra dimensione. Ha iniziato a crearsi una nuova vita con cambiamenti radicali. Vivere attaccato a vari tubi, cibarsi con delle soluzioni fisiologiche e liquide iniettate direttamente nello stomaco, respirare con l’ausilio di un tubo inserito nella trachea e, cosa basilare e importante comunicare grazie ad un comunicatore ottico. Persona incredibilmente straordinaria, diploma in ragioneria conseguito “da grande”, con l’obiettivo di aprirsi nuove possibilità di vita. Il destino vuole che nel 2003 arrivi la diagnosi che per lui equivale a una sentenza. Colpito da una malattia che progressivamente spegne la muscolatura volontaria, rendendo chi ne è colpito incapace di soddisfare autonomamente anche il più piccolo e banale bisogno ma lascia la mente lucida e vigile, in grado di capire e di assistere impotente a tutto ciò che accade, al graduale smaterializzarsi di un corpo che diventa una prigione. Antonio oggi comunica utilizzando i movimenti degli occhi. Racconta che questa terra è martoriata dai rifiuti tossici, dove la camorra ha seppellito di tutto. La sua malattia nasce per una grande tossicità del sangue. In tutta la provincia sono settantadue le persone colpite da questa malattia di cui solo venticinque nell’agro aversano. La sua è una lunga battaglia, che inizia quando si alza alle otto fino alle ventiquattro quando si addormenta, dividendosi tra funzioni fisiologiche e fisioterapia. Nonostante tutto, il suo carattere è rimasto determinato, con tanta voglia di gridare tanto da voler vivere una vita dignitosa fino alla fine.

Il suo libro, “Ogni volta che chiudo gli occhi. Sogni ed incubi di un leone nella gabbia della SLA” (costo di euro 10 devolute alle associazioni che si occupano di SLA) scritto con l’aiuto della psicoterapeuta Assunta Beatrice, unendo pensieri e ricordi emersi durante una serie di sedute, ha l’obiettivo di essere un momento di sostegno e di riflessione per le persone più deboli, non solo per i malati di SLA, deve dare forza e rifugio nelle menti di chi ne ha bisogno e deve sempre raggiungere dei propri obiettivi. Il grido di speranza è di non vergognarsi e non nascondersi. Nella memoria del lettore devono confluire frammenti della sua memoria, dei suoi sogni e delle sue paure.

Varie le attestazioni di merito che lo aiutano in questa battaglia fra queste primeggiano l’ultimo riconoscimento che gli è stato conferito in occasione del Premio Speciale per i diritti umani – Omaggio a Nelson Mandela svoltosi a Lecce nel dicembre 2014.

In lavorazione il secondo libro, uscita prevista per Giugno p.v., in cui Antonio parla di tutte le piccole e grandi battaglie vinte attraverso altre persone che l’hanno aiutato a raggiungere svariati obiettivi, in particolare nel 2006 incontra il Ministro della Salute Livia Turco e in breve tempo i comunicatori ottici diventano un diritto per i malati di Sla.

Anna la sua assistente, ragazza giovanissima, minuta, preparata e sempre pronta a ogni necessità di Antonio interpellata in merito a questa esperienza risponde ha imparato a guardare la vita in modo diverso accorgendosi che bastano piccole azioni per rendere la vita felice e sentirsi utile.

Riflessione: In quei minuti trascorsi insieme con lui e alla sua assistente, mi sono sentito catapultato in un’altra dimensione. Difficile dire cosa si prova. Sono sensazioni che si provano dentro il nostro essere. Alla fine dell’intervista, Antonio mi ha ringraziato, gli ho risposto “Grazie a te”.

di Antonino Colopresti