La condanna dei giovani e del pianeta è dovuta all’indifferenza delle generazioni precedenti e di quello sterile compiacimento con cui oggi si guarda alle notizie del disastro ambientale in atto. Eppure, tanti sono i giovani che, dopo l’appello di Greta Thunberg, si stanno mobilitando nelle piazze di tutto il mondo, bandendo slogan e striscioni contro un sistema politico-economico internazionale che, per troppo tempo, si è mostrato indifferente alla tematica ambientale. Ai giovani e alle loro voci, Informare dedica la copertina di questo mese.

Chiara Coppola informareonline-chiara-coppola

Circa un anno fa, l’attenzione dei media di tutto il mondo è stata attirata  da Greta, ragazzina dalle trecce bionde, e dalla sua protesta contro il cambiamento climatico. Lei ha parlato, spiegato, raccontato della sua lotta e l’umanità l’ha ascoltata. Noi giovani l’abbiamo ascoltata e ci siamo resi conto che il futuro di cui parla riguarda noi, che è il nostro e che dobbiamo proteggerlo, perché nessun altro lo farà al nostro posto. Ci ha fatto scoprire di avere una voce e la forza di poter dire basta a questa autodistruzione di massa. Siamo una generazione diversa, arrabbiata, delusa e ferita, ma anche desiderosa di mettersi in gioco, di dimostrare che si può fare, che si può cambiare, insieme.


Teresa Cosciainformareonline-teresa-coscia

È vero, i magnati della scena politico-economica ci hanno tolto il diritto al futuro. Ma, paradossalmente, lo hanno tolto anche a loro stessi. Perché saranno anche ricchi abbastanza da dominare il mondo intero, ma la natura no, perché quella è indomabile. Manifestare è un modo per far sentire la propria voce, ma non basta. Eppure siamo gli uomini e le donne del domani: per questo, se un domani ci sarà, dipende solo e soltanto da noi, da quanto siamo disposti a tollerare e da quanto a ribellarci, da quanto a voltarci dall’altra parte e da quanto a denunciare. Ogni piccolo gesto, per quanto possa sembrare insignificante, è un modo per auto-educarsi ai gesti grandi. Cercare un cestino per gettare una carta, spostarsi con un mezzo pubblico, anziché utilizzare l’auto. Perché quello ambientale non è un problema di tutti, ma il problema di ognuno.


informareonline-alessia-giocondoAlessia Giocondo

In arabo il termine “isnād” indica una catena di trasmettitori: è grazie a questi individui che, per secoli, sono stati tramandati gli “Hadīth”, le gesta del Profeta. “Isnād” significa “sostegno”. Cosa avrebbe significato, per un musulmano, passare una vita senza conoscere il suo Profeta? Mi piace immaginare che tutti i giovani del mondo si stiano facendo “isnād”, sostenitori dell’ambiente. Per questi ultimi, tramandare un nuovo stile di vita, basato sulla la riduzione del consumo di rifiuti quotidiano (utilizzando il vetro al posto della plastica e/o preferendo alimenti con meno imballaggi possibili) è diventato, ormai, il minimo indispensabile. L’ambiente si ribella.

Chi ha già fatto sue queste abitudini si ribella, a sua volta, a chi si ostina a non voler capire. Sarà una protesta pacifica: una di quelle che, storicamente, hanno avuto più successo della violenza. Le piazze saranno ancora gremite di giovani, dagli animi audaci e poco silenziosi: i presupposti ci sono tutti.


informareonline-marco-cutilloMarco Cutillo

Bisogna agire nel rispetto dell’educazione e della non violenza. Altrimenti non avremmo imparato niente da grandi personaggi come: Mandela, Gandhi, Aung San Suu Kyi. Ecco qual è la mia ricetta per cambiare le cose. Noi giovani ci comporteremo come dei virus. Studieremo, faremo nostra l’idea di uno sviluppo ecosostenibile e continueremo a non risparmiare la nostra voce. Ci inseriremo nel mondo del lavoro, lo infetteremo, ci guadagneremo i primi posti con caparbietà e perseveranza.

Lo cambieremo in modo radicale, dall’interno. Alcuni di noi non riusciranno a resistere alle sirene del guadagno facile, dei diktat del “si è sempre fatto così”. Ma noi, la maggior parte, quelli incazzati perché ci siamo visti fottere il futuro, non lo avremo dimenticato. Dall’interno, dalle posizioni di comando, dopo aver vinto la battaglia a colpi di qualifiche, restituiremo il futuro ai nostri figli. Saremo più responsabili di chi ci precede, anche se lo saremo meno, rispetto a chi ci succederà.


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informareonline-clara-gesmundoClara Gesmundo

Stimo personalità come quella di Greta Thunberg che mostra fortemente di tenerci, in un futuro, a non vivere in un mondo “malato”.

Dal canto mio, credo fortemente che dovrebbe entrare nella mente delle persone che questa problematica interessi l’intera società. Potremmo cambiare questa situazione, se solo ne sentissimo la necessità, perché è pur vero che l’essere umano ha bisogno di essere toccato nel suo spazio vitale per sentirsi costretto ad agire. Ognuno di noi potrebbe mettere un freno a questa catastrofe e a richiamare l’attenzione sulla stessa. “L’informazione” è il primo passo verso la soluzione. Il mondo ha bisogno di persone che amano la vita, che si ribellano e si fanno ascoltare quando non gli viene data la giusta attenzione, che insegnano il giusto. Ha bisogno di persone curiose e altruiste che hanno a cuore tematiche urgenti, anteponendo il bene comune al proprio. Questa, forse, è la vera salvezza di questo mondo.


informareonline-marianna-donadio2Marianna Donadio

Lunedì 23 settembre il Ministero dell’Istruzione ha emesso una comunicazione, invitando i dirigenti scolastici a giustificare le assenze degli studenti che decidono di partecipare al terzo strike di Fridays for Future. Lo stesso Ministero che ha firmato, affinché svolgessimo le nostre ore di alternanza scuola-lavoro a contatto con alcuni dei più grandi colossi dell’inquinamento, come l’Eni. È questo di cui i giovani si sono stancati: delle parole non sostenute dai fatti, di una scuola che continua a promuovere un sistema economico non ecosostenibile, di chi continua a mettere i soldi e il petrolio davanti al futuro del pianeta.

È vero che si cambia partendo dall’impegno dei singoli, ma a doversi assumere le responsabilità della situazione attuale, sono in primis le aziende inquinanti, e una politica che non si è mai mossa per indicare un’alternativa. Il nostro territorio da anni ormai conosce la morte e la devastazione che questo sistema ha causato e che continua a causare, ed è ora di pretendere che i colpevoli ne paghino le conseguenze. Le aziende inquinanti devono provvedere alla riconversione ambientale dei territori che hanno devastato, i governi devono investire in fonti rinnovabili e l›intera Europa deve procedere alla decarbonizzazione. Il tempo sta scadendo.


informareonline-angelo-velardiAngelo Velardi

La società del terzo millennio è diventata fin troppo frenetica, anche per distogliere l’attenzione delle nuove generazioni dallo scippo che quotidianamente viene compiuto. Uno scippo valoriale, uno scippo ambientale: si stanno prendendo la nostra Terra, rovesciando le priorità umane. Il denaro, il business, i giochi di potere stanno relegando la salvaguardia del nostro Pianeta quasi a capriccio di utopistici sognatori. Ognuno di noi, invece, deve capire che in questa battaglia può dire la propria, può far sentire la propria voce, tirando fuori l’esplosività e l’energia di giovani che non vogliono altro che proteggere la propria vita, la propria serenità e il rapporto con la Terra, le cui sorti non sono – come vogliono farci credere – in mano ai “potenti”. La Terra è mia, la Terra è tua, la Terra è nostra. Oltre ogni divisione, marciamo insieme per difenderla!


informareonline-lorenzo-la-bellaLorenzo La bella

Greta Thunberg non è che l’ultimo esempio di qualcuno che ha tutto e decide di sfruttare il suo privilegio per far sì che gli altri possano avere una vita migliore, e chi dei propri privilegi abusa risponda di ciò. Ma il problema è che non basta affidarsi alla “filantropia” di queste persone. Bisogna parlare ai potenti e a coloro che sono gli esecutori materiali del cambiamento. Boicottare i monopoli. Cercare soluzioni verdi. Informarsi e informare il prossimo, controllare le proprie informazioni. Piazze, social e urne sono il nostro terreno di lotta, e l’unico modo per far sì che il problema ambientale smetta si essere ignorato. Abbiamo il mondo in mano? È ora di dimostrarlo.

foto-profilo-cimminoFrancesco Cimmino

“Ehi, ma lo sapete che ogni volta che ci facciamo una doccia, consumiamo in media 90 litri di acqua? I nostri tubi hanno una portata di 12 litri al minuto e in media impieghiamo 7-8 minuti per farla.” “Allora dovremmo metterci una clessidra nella doccia”. “E forse dovremmo farla fredda, così ci stiamo di meno!”. Questa è una delle tante discussioni avute durante il workshop Erasmus+ organizzato da “terraepaglia” un frenetico duo di artigiani, operai dei loro stessi cantieri. Una settimana tra le colline umbre un gruppo di 15 ragazzi, italiani e sloveni, ha dato vita ad accese discussioni sul climate change, mentre saggiava la messa in opera di un muro di paglia e terra cruda.

In ottica riscaldamento globale e deperimento delle risorse, l’architettura a chilometro zero è certamente un grande passo verso il futuro. Le balle di paglia sono gli scarti del lavoro dei contadini perugini, la terra per l’intonaco e le finiture la si prende dallo scavo delle fondazioni; l’uso delle risorse naturali in edilizia comporta bassi costi e risparmio delle risorse. Le prestazioni della macchina abitativa sono davvero elevate e nel corso della sua vita il basso impatto ambientale conduce, inoltre, ad un grande risparmio economico. È purtroppo una pratica ancora poco conosciuta e altamente osteggiata dalla critica. Ora lo sai però, e questo è già un grande vantaggio. Prova a cambiare, magari anche il tuo modo di farti la doccia e produrrai un cambiamento anche intorno a te, fidati!


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informareonline-luciano-gogliaLuciano Goglia

Nonostante lo straordinario sviluppo tecnologico e il continuo progresso che quotidianamente viviamo, siamo giunti oramai ad un punto di non ritorno a causa dei tanti problemi ambientali per i quali, se non vorremo essere un giorno destinati all’estinzione, dovremo essere tutti destinati all’istruzione. È quasi un processo inverso in cui i giovani, che molto più degli adulti vedono il loro futuro sempre più minacciato, hanno il compito di far capire concretamente agli altri l’importanza di un’azione immediata e tempestiva. In che modo? Sicuramente attraverso manifestazioni ed eventi collettivi, ma soprattutto agendo ognuno singolarmente nelle loro vite e coinvolgendo il maggior numero di persone possibili in quanto, alle volte, fa più rumore una voce nel silenzio che un coro di voci all’unisono.


informareonline-flavia-trombettaFlavia Trombetta

Penso che l’unica risposta al cambiamento climatico, che sia di forte impatto, è quello di studiare, acculturarci e fare di tutto ciò che è nelle nostre potenzialità per migliorare sia noi stessi, sia l’ambiente in cui siamo “costretti” a vivere. Dico costretti, perché non abbiamo scelto noi (soprattutto coloro che vivono nella terra dei fuochi) di vivere su questo pianeta, ridotto a inferno. Solo con la cultura, estromettendo da noi l’ignoranza – nel senso più profondo del termine – che ha contraddistinto le generazioni passate, possiamo fare qualcosa. Dobbiamo agire, “non c’è più tempo”.

La Redazione

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE
 2019

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