COPERTINA – Sergio Costa: «Mai più Terra dei Fuochi»

Sergio Costa

Il Generale del CFS Sergio Costa fa il punto della situazione sulla vicenda tra risultati raggiunti e obiettivi ancora da conseguire

 

Informare ha incontrato il dott. Sergio Costa, Comandante Regionale del Corpo Forestale dello Stato, presso il suo ufficio di Napoli. La cortesia e la precisione con le quali ha risposto alle nostre domande hanno evidenziato la sua professionalità, umanità e l’ineguagliabile sensibilità in merito alla drammatica vicenda “Terra dei Fuochi”.

Da quanto tempo si occupa di ecomafia? Ci può tracciare un “profilo” della situazione dal passato ad oggi?
«Da quasi 25 anni. “Terra dei Fuochi” è una situazione particolare venutasi a creare nel tempo, un punto emblematico e cruciale. In passato le norme erano inadeguate mentre le problematiche ambientali erano già poste in essere. La prima legge pertinente è del ’97, ma l’apparato normativo è stato irrobustito solo nel 2006 con il Codice Ambiente (d.lgs. 152/2006)».

Come si sta muovendo il CFS rispetto agli obiettivi raggiunti e a quelli ancora da conseguire?
«Degli obiettivi raggiunti siamo orgogliosi: abbiamo creato un sistema investigativo all’avanguardia. Gli USA vogliono attuarlo come sistema preventivo e ci hanno chiesto di istruirli in merito. Costa meno fare prevenzione rispetto ai costi totali delle conseguenze dell’inquinamento ambientale! Per quanto riguarda gli obiettivi da conseguire, il CFS si sta muovendo su 2 binari: il primo, amministrativo-territoriale, segue la legge 6 Febbraio 2014, e si occupa di quel 2% di siti considerati potenzialmente più a rischio; il secondo, giudiziario, coinvolge la Procura di Santa Maria Capua Vetere, quella di Napoli Nord, e quella di Napoli, che a sua volta comprende 2 “canali”: la Procura Ordinaria e quella Antimafia».

Ci può spiegare meglio questo complesso “iter” di risoluzione del problema? A che punto si è arrivati?
«Le complessità organizzative sono tante ma ogni soggetto coinvolto sta operando al meglio. Riguardo l’ambito amministrativo-territoriale, è stato istituito un Comitato Interministeriale composto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il Ministero della Salute, quello dell’Ambiente, la Regione Campania, l’Università di Napoli, l’ARPAC, l’ISPRA e la GEA, che hanno stabilito un piano di monitoraggio del territorio, suddividendolo in livelli di rischio da 1 a 5. Da qualche settimana sono partiti i monitoraggi, e squadre dell’ARPAC e dell’ASL, accompagnati dal CFS, che vigila affinché tutto sia svolto secondo la legge, stanno effettuando i campionamenti. I risultati delle analisi confluiranno sul tavolo del suddetto Comitato, che dovrà fornire risposte certe sulla base degli esiti ottenuti. Tale operazione, per i siti a rischio 3, 4 e 5, i più potenzialmente pericolosi, si è conclusa il 7 giugno 2014. Per gli altri, il lavoro sta proseguendo. Posso affermare che entro pochi giorni ci saranno nuove rivelazioni».

Ci può anticipare qualcosa per i prossimi mesi? Accadrà qualcosa di nuovo entro fine anno per il CFS?
«Entro fine anno saranno sviluppate delle indagini di prevenzione, e non di repressione. Ormai il nostro metodo investigativo, messo a punto in questo ufficio da me e pochi altri, è accreditato scientificamente e vederlo affermarsi così è stata una grande soddisfazione. Da poco sono il Nuovo Comandante della Regione Campania del CFS: cercherò di coinvolgere altre Regioni nei nostri progetti. Stare di più accanto ai cittadini, che ora non hanno più paura di denunciare, e pretendono la risoluzione dei problemi, è fondamentale. Il CFS in ciò ha un ruolo centrale che onora con spirito di servizio. Chi adesso ha paura sono i malavitosi, che si vedono puntare addosso i riflettori! Se continueremo così, cittadini, forze dell’ordine, e Istituzioni, sferreremo gli attacchi finali al sistema camorristico, che senza la paura e l’omertà della gente non può nulla».

E la politica? Secondo Lei, si sta occupando abbastanza della situazione?
«In audizioni tenute presso la Commissione Ambiente del Senato e quella di Giustizia della Camera ho trovato sempre assenso: non è detto che ciò si traduca in atti normativi, perciò auspico che i cittadini continuino a farsi sentire. I politici saranno “costretti” a fare, a rispondere».

Cosa ci può dire del Centro di Formazione Nazionale del CFS di Castel Volturno? Progetti in cantiere?
«Innanzitutto verranno svolte lì le lezioni inerenti il progetto P.E.R.L.A. (Progetto Europeo Recupero Legalità Ambientale): 5.000 persone da tutta Italia, di tutte le forze dell’ordine, impareranno il nostro metodo investigativo e sapranno intervenire affinché ciò che è accaduto non si ripeta mai più. Ci sarà prima la fase delle lezioni in aula, fino a dicembre 2014, mentre dopo sarà la volta della fase “e-learning”. C’è poi il progetto della palestra di pugilato, che amministrativamente è pronta: la nazionale ha già confermato che verrà ad allenarsi a Castel Volturno, un luogo privilegiato dalla Natura. Abbiamo in programma di prenderci un Auditorium e dare spazio a manifestazioni dell’anima come musica e letteratura. I linguaggi di Natura e Cultura devono essere uniti. Tutto ciò costituirà un polo d’attrattiva che creerà un meccanismo virtuoso che si autoalimenterà. Credo che in 2 anni tali attività riusciranno a decollare».

Ringraziamo il Comandante Costa, invitandolo a visitare la redazione di Informare e la sede di “Officina Volturno” quanto prima. Invito che con la disponibilità e gentilezza che lo caratterizza in ogni frangente è stato prontamente accolto.

di Valeria Vitale
valeriavitale18@gmail.com

Tratto da Informare n° 135 Luglio 2014

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