COPERTINA – Sandro Ruotolo: «La camorra si combatte con la cultura e la libera informazione»

Sandro Ruotolo - Photo credit Antonio Ocone

Sandro Ruotolo: «Non voglio essere un simbolo. Servono Cultura e libera informazione per combattere la camorra»

Gli immigrati di Castel Volturno accolgono Sandro: «Insieme a te contro ogni razzismo e camorra» Lui ringrazia: «Furono gli unici a ribellarsi ai clan»

 

Sandro Ruotolo, in quel momento, rappresentava il padre di una professione, oggi spesso bistrattata ma per natura affascinante, dove la passione collima sinergicamente con lo spirito al sacrificio, col carisma, con la voglia di arrivare fino in fondo, nonostante le diverse  e considerevoli difficoltà che comporta l’ontologia di un giornalista. A causa di qualche “padrone” dell’editoria, la voglia di un ragazzo viene spremuta fino a fargli mutare i sogni in illusioni. Si scambia erroneamente, o volontariamente, la scrittura intesa come fonte primaria di informazione con la concezione di bene comune e reperibile quindi ovunque. L’importanza del seminario “Informazione e territorio” sta proprio nell’aver discusso, tra i tanti temi affrontati, della situazione in cui verte il mondo del giornalismo oggigiorno. E la testimonianza più importante è sicuramente quella di Sandro, vittima di una conseguenza alla quale il giornalista di strada  va rischiosamente incontro quando esercita al meglio la sua professione. È il paradosso della consapevolezza, dove è illogico temere quando l’esercizio giornalistico è corretto e rispetta i canoni della deontologia. La minaccia è, quindi, lo specchio di un sistema che ha paura dell’informazione libera, valida ed onesta. La sala s’incanta alle parole di Sandro, che continua a rimarcare i concetti di indipendenza della professione e sviluppo della democrazia. Poi dice un qualcosa a noi molto caro: “Con libertà e cultura sconfiggerete la camorra”. Libertà. Cultura. I due capisaldi sui quali questo periodico posa la sua anima, la sua storia, il suo operato. Sosterremo sempre Sandro perché da lui c’è sempre da imparare, perché il messaggio che deve passare è quello che tutti giornalisti dovrebbero accogliere: «Raccontate ciò che non va. Non abbiate paura di denunciare le illegalità. Libertà, pluralità e democrazia devono essere i principi di diffusione e condivisione dell’informazione capace di generare beneficio sociale».

 

 

L’EVENTO- Durante il seminario per giornalisti tenutosi presso la Sala Consiliare del Comune di Castel Volturno lo scorso 15 Maggio, l’intervento più atteso è stato senza dubbio quello di Sandro Ruotolo, giornalista “di strada sempre dalla parte degli ultimi”, come lui ama definirsi. L’intervento del grande giornalista, attualmente sotto scorta per aver ricevuto minacce di morte da un boss della camorra, si incentra su temi prettamente giornalistici che hanno avuto un immenso valore per ogni collega presente in sala, che ravvisano in Ruotolo un esempio di coerenza, dedizione, coraggio, libertà di esprimersi e di rendere onore alla professione: «Proverò a dare degli spunti di riflessione agli amici giornalisti – comincia Ruotolo – la cattiva immagine di un paese la pone la mafia. C’è bisogno di cultura, che è una componente della pagina del giornale, poi c’è il giornalismo d’inchiesta, il cronista… quello che ho sempre fatto io. Oggi l’informazione soffre ma non dobbiamo essere fotocopie. Dobbiamo raccontare quello che vediamo, ciò che non va: il giornalista di strada a Castel Volturno deve osservare criticamente, e non seguire le indicazioni del Sindaco. Dev’essere come un ‘cane da guardia’. Bisogna saper vedere quello che non va, e non raccontare solo “la bella immagine”. Il giornalista deve avere un rapporto conflittuale con il potere». Continua Ruotolo: «Nel 2008 se non ci fossero stati gli immigrati, la rivolta contro la camorra non l’avrebbe fatta nessuno! Il Mezzogiorno d’Italia, ignorato dall’agenda del governo, è il più solidale con gli immigrati e i profughi che arrivano dal mare. E se ci fosse un’economia a Castel Volturno, la convivenza di cui parlava il Sindaco sarebbe eccezionale. Il giornalista, quindi, dovrebbe sempre essere indipendente nell’esprimere il suo punto di vista, quello che vede, quello che non va: più punti di vista esponiamo all’opinione pubblica, più la formiamo, consentendo lo sviluppo di uno spirito critico. Ecco il punto centrale: l’informazione deve essere libera, plurale, quindi democratica. Quel ‘di più’ che fa la differenza oggi tra i giornalisti è proprio l’indipendenza, ma anche il carisma e l’autorevolezza. I tempi cambiano, i metodi per andare in onda ad esempio, sono sempre nuovi e più veloci e con la crisi economica in atto, mandare un giornalista per strada ha un costo che spesso non si può sostenere e si ripercuote moltissimo sulla qualità dell’informazione e sulla professione stessa. Io vorrei essere un punto di riferimento per tutti i piccoli colleghi minacciati, spesso minacciati anche dai Sindaci. Oggi – spiega – la minaccia al giornalista è minaccia al diritto di essere informati. Ci vogliono tanti colleghi che stiano sul territorio e garantiscano questo diritto: se non ci sono è un danno per la collettività, per la qualità della democrazia. Serve anche ‘far male’, ma a fin di bene, raccontando i fatti per come li si vede. L’offesa all’immagine di una città non proviene dal giornalista, ma dai tanti camorristi in libertà. Oggi nel territorio casertano ce ne sono oltre 300. L’informazione è fondamentale nella lotta alla camorra e nella denuncia sulla terra dei fuochi».

Queste le parole conclusive di Sandro Ruotolo, seguite da scroscianti applausi: una lezione importante per ogni giornalista presente.

di Fabio Corsaro
Servizio fotografico a cura di Antonio Ocone

Tratto da Informare n° 146 Giugno 2015

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!