COPERTINA – Sandro Petrone, un giornalista in trincea

Copertina Magazine Informare Sandro Petrone - Photo credit Carmine Colurcio

La vita di Sandro Petrone tra giornalismo, musica e una malattia da vincere

 

Una vita trascorsa a documentare la realtà, a cercare la verità, a filmare le atrocità, spesso in condizioni drammatiche, ovunque nel mondo. Sandro Petrone non ha mai smesso di raccontare e lo fa ancora oggi, in musica e con la sua malattia, senza remore. Mi ha affascinata e coinvolta ascoltarlo, dopo 40 anni di amicizia, affetto sincero e grandissima stima.

Sandro Petrone giornalista

Erano gli anni ’70 e Sandro si occupava di musica a Radio Nuova Napoli. In occasione del catastrofico terremoto del Friuli, nel 1976, la Radio organizzò una redazione strutturata e Sandro comprese che il giornalismo non sarebbe più stata l’attività complementare alla musica, ma quella primaria. Cominciò a scrivere una rubrica settimanale a Il Mattino, che abbandonò per trasferirsi in Puglia a scrivere tanta cronaca per un quotidiano locale. Firmò poi contratti alla Rai e collaborazioni con giornali vari, sino a divenire uno dei volti noti del TG2, conduttore, inviato speciale e di guerra che ha documentato nella casa degli italiani i conflitti bellici, le crisi e gli accadimenti mondiali di 40 anni di storia. Ci ha narrato le due guerre del Golfo, l’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle, le primavere arabe, le elezioni presidenziali americane, i conflitti in Afghanistan, Libano, Libia e Medio Oriente, la crisi dei profughi.

 

Sandro Petrone durante un servizio giornalistico da inviato speciale per la RAI
Sandro Petrone durante un servizio giornalistico da inviato speciale per la RAI

 

Come sei diventato inviato speciale e di guerra?
«Per l’intreccio di due fattori. Innanzitutto per la consapevolezza che fosse l’unica condizione per fare il giornalista, perché per raccontare dovevo andare e vedere. Secondariamente per reazione all’ambiente romano in cui esiste un giornalismo “per sentito dire”, quello del “famme vede” o “che ha detto quello?” che producono notizie fotocopiate. Un caso esemplificativo fu l’attentato a Giovanni Paolo II, il 13 maggio 1981, quando al Gemelli di Roma il direttore sanitario comunicò alla stampa le condizioni di salute del Papa, al termine dell’intervento. Tra telecamere impazzite, gomitate e voci rimbalzanti, seguii il direttore nell’ascensore per la sala operatoria. Sulla porta fui placcato dal cosiddetto “cameriere” del Papa e al mio fianco erano presenti solo Michelini del TG1, vestito da chirurgo, e un giornalista dell’Ansa. Fummo gli unici a cercare una verifica, un approfondimento».

 

Leggi qui l’ultimo numero di  Informare n° 181 Maggio 2018

 

Quando hai deciso di lasciare il giornalismo?
«Il crollo e la ripresa della vita da cantautore sono avvenuti nel 2004-2005, anche se ho lasciato l’attività giornalistica nel 2017. Ero in partenza per Baghdad, avevo saputo dall’Intelligence sia italiana che americana che le regole di ingaggio erano cambiate, che non sarei arrivato dall’aeroporto all’albergo perché sarebbero venuti a rapirci e quando lo comunicai al mio direttore mi fu detto di andare, di chiudermi in albergo e fare delle belle dirette sul luogo con le notizie che mi sarebbero pervenute da Roma. Mi sentii frustrato, mortificato nella mia funzione di informatore del servizio pubblico. Oggi viviamo la massima espressione di “fast-food” della guerra, ti illudono di fartela vedere in prima linea, ma in realtà ti fanno vedere quello che vogliono e nel frattempo la guerra è cambiata. L’impossibilità del racconto giornalistico mi ha riportato alle origini».

Interrotta la sua attività alla Rai, Sandro oggi continua la sua docenza presso la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia, finanziata dalla Rai, dalla Regione Umbria e dall’Università di Perugia.

Sandro Petrone cantautore

“Solo Fumo” è un concept album che gira intorno a un’unica storia, quella di un inviato speciale che ritorna alle origini attraverso le canzoni. Nel suo racconto in musica emerge distintamente l’intenso Sandro con armonica e chitarra di tanti anni fa.

 

 

Cosa ti ha ricondotto alle origini?
«La nomina a caporedattore, un ruolo che non è il mio. Una nomina che mi è stata assegnata altre 4-5 volte, solo che oggi è subentrata la malattia e dopo 39 anni e 8 mesi di attività è giunto il momento di ricaricarmi».

“Solo Fumo” racchiude Nove quadri di vita che si intrecciano tra descrizioni, testi e fotografie in un album fisico, cosa significa?
«Diversamente da “Last Call”, il mio precedente cd in veste virtuale, le pagine che compongono “Solo Fumo” sono i terminali di storie umane concrete da recuperare, fisicizzare, raccontare per iscritto, leggere. I Nove quadri di vita derivano dal bisogno di rigenerare elementi umani, rapporti che nel tempo si sono persi: la famiglia, l’amicizia, l’amore, il rapporto con i figli. Viviamo in un’epoca in cui Internet disumanizza, virtualizza le relazioni, persino la musica ed io ho voluto recuperare la dimensione fisica creando una piattaforma tra quello che umanamente eravamo e ciò che siamo, senza rinunciare a Internet e all’uso dei suoi strumenti».

Sandro Petrone e la malattia

Due anni fa, a febbraio 2016, Sandro scopre di avere un carcinoma polmonare a piccole cellule. Detto anche microcitoma polmonare, insorge generalmente con difficoltà respiratorie, poi con dolori toracici ed ha come causa principale il fumo di sigaretta. Sandro non presenta alcun sintomo e si allena regolarmente quando, per sua volontà, chiede una RX toracica nel corso di un normale controllo, ma una successiva Tac con mezzo di contrasto non lascia dubbi. Per ragioni indipendenti dalla sua volontà, la malattia diventa nota in Rai e allora Sandro decide di parlarne pubblicamente, da malato e da giornalista, perchè tutti possano beneficiare della sua testimonianza. Il microcitoma colpisce principalmente i forti fumatori ma Sandro non fuma, ha dunque qualche correlazione con i metalli pesanti, i prodotti di decadimento delle esplosioni, i carbonati inalati lungamente nelle zone di guerra? E ancora, le piccole dimensioni delle cellule tumorali di questo carcinoma ne causano una rapida diffusione, tanto che gli viene diagnosticata una previsione di vita di 6-8 mesi. Sandro comincia ad analizzare ogni ipotesi, rivolgendosi anche in America, ed approda alla Immunoterapia oncologica. Viene a sapere di una slot aperta (posto libero) alla SCITO, la società campana di immunoterapia oncologica all’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, e a maggio 2016 è inserito su estrazione nel braccio monofarmaco del protocollo di ricerca 032 della Bristol-Myers Squibb. Dopo due cicli di chemio ed un mese di sospensione, le infusioni di nivolumab, un inibitore progettato per potenziare la risposta immunitaria anti-tumorale, gli apportano decisivi benefici, ma a maggio 2017 Sandro è “discontinuato” per una forte pancreatite, con elevati livelli di tossicità.

 

 

Sei napoletano, ma l’America è la tua seconda patria, perchè non hai pensato di curarti negli States?
«Perché è l’America che mi ha mandato al Pascale. A settembre 2016 Mauro Ferrari, ricercatore italiano che si occupa di nanotecnologia al Methodist Hospital Research Institute di Houston ed uno dei massimi esperti mondiali di bioingegneria, mi disse che l’Immunoterapia era il meglio che potessi fare. Inoltre al Pascale il collegamento con la Bristol è diretto, la biopsia è studiata in America e i parametri sono monitorati secondo gli standard americani».

È sperimentazione, dunque i pazienti sono cavie per dosaggi, durata di somministrazioni, effetti, benefici. Oggi come ti stai curando?
«Dopo altri cicli di chemio ho ripreso l’Immunoterapia a Milano con il pembrolizumab, ma da fine aprile dovremo valutare una terapia alternativa, nonostante il periodo di cura orientativo sia di 2 anni. I costi purtroppo sono insostenibili, si parla di più di 150.000 euro l’anno, è come acquistare un’auto al mese».

In Italia, il tumore al polmone rappresenta la terza neoplasia per incidenza, dopo quelle al colon-retto e al seno. È la prima causa di morte tra gli uomini e la terza tra le donne, rappresentando l’11% di tutte le diagnosi di tumore. È dunque considerato un big killer e l’Immunoterapia ne ha triplicato la percentuale di sopravvivenza. Non sempre Sandro ha trovato incoraggiamento, anzi qualche oncologo gli ha dato del “pazzo” nel lasciare la certezza della chemio per l’incertezza della sperimentazione, eppure ogni malato di cancro ha il suo percorso, la sua risposta alle cure, la necessità di terapie personalizzate e se Sandro è qui a raccontarci la sua storia è perchè non si è arreso.

In “Solo Fumo” scrive:

“Sono un guerriero e non temo la morte, il guerriero non va per vincere o per perdere, va per combattere”

E allora combatti, guerriero, non fermarti!

di Barbara Giardiello
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018