parco archeologico di ercolano

COPERTINA – Herculaneum: la storia viva del Parco Archeologico di Ercolano

Luisa Del Prete 03/07/2024
Updated 2024/07/03 at 11:42 AM
11 Minuti per la lettura

Era la notte, circa l’una, del 24 agosto, alcuni studiosi di recente hanno affermato del 24 ottobre, del 79 d.C. quando un flusso piroclastico alla velocità di circa 100 km/h e con una temperatura di circa 400°, travolgerà per sempre la città di Ercolano e i suoi abitanti, portandosi via con sé i loro sogni e le loro speranze, portandosi via tutto…o quasi. Oggi al Parco Archeologico di Ercolano, camminando tra le rovine, riusciamo a leggere questa storia quasi come se fossero i fotogrammi di un film. A mezzogiorno comincia l’eruzione con scosse di terremoto, si sparge la voce che arrivano lapilli dappertutto: sotto una pioggia di fuoco era già la vicina e grande Pompei.

E così la gran parte delle persone inizia a fuggire verso il mare, mentre altri restano a casa perché non hanno capito cosa stesse succedendo. Verso il primo pomeriggio, invece, dalla vicina Capo Miseno Plinio Il Vecchio nota da lontano ciò che sta avvenendo alle pendici del Vesuvio e, volendo osservare questo fenomeno da vicino, ordina di prendere la liburna e andare lì. Ma col passare delle ore, tramite dei messaggi che aveva ricevuto, si rende conto che la situazione era molto più grave di quello che pensava e che c’erano moltissime persone in pericolo: dunque ordina di prendere le triremi. Stava organizzando una vera e propria spedizione di salvataggio che, però, dal primo pomeriggio faticò molto ad arrivare dato che il mare si era ritirato e il vento soffiava contrario. Infatti, di tutte le persone pronte per la fuga, in poche riuscirono a salvarsi. Nonostante lo sterminio compiuto da Vesevo, noi abbiamo ricevuto un importante regalo: uno dei siti UNESCO più affascinanti al mondo e che, ancora oggi, continua a meravigliare con le sue continue scoperte e attraverso la cura e l’attenzione che il Direttore Francesco Sirano e tutto il suo staff danno al Parco Archeologico di Ercolano. E proprio con il Direttore Sirano abbiamo compiuto delle piccole tappe alla scoperta di questo gioiello dell’antichità, ma soprattutto della sua storia…o meglio: della nostra storia. 

IL RESTAURO DELLA SPIAGGIA 

«La storia della spiaggia ha avuto tante fasi – afferma il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano Francesco Sirano –. È situata in un piccolo approdo, dove furono trovati anche i resti di un piccolo molo di legno. Normalmente qui avvenivano le attività dei pescatori, ma anche traino di bestiame per trasporto merci; infatti, sono stati ritrovati resti di cavalli e muli, oltre che di uomini. Ercolano era una città brulicante, l’emblema di una vita serena vicino al mare. Ci troviamo 3 metri al di sotto dell’attuale livello del mare. Qui prima a causa delle sorgenti di acqua dolce, circa una decina, che irroravano questa zona, si era formato una sorta di acquitrino. Quest’ultimo provocava dei problemi: sia la stabilità dei fronti di scavo, sia la stabilità delle strutture archeologiche e bisognava risolverli, le pompe che avevamo non erano sufficienti. Questo studio è stato molto lungo perché parte dall’inizio degli anni 2000 ed è avvenuto insieme al Packard Humanities Institutes che ha regalato il progetto esecutivo; successivamente il Parco ha trovato il finanziamento e i lavori sono conclusi in questa parte. Qui c’è l’unico fronte a mare di una città romana che si sia completamente conservato: uno dei motivi che rende Ercolano unica in tutto il mondo antico. Sono state inoltre ritrovate delle persone sulla spiaggia, pari a circa il 5% della popolazione, ci ha raccontato moltissimo della vita di quei tempi e sono stati fatti tantissimi studi a riguardo. Le persone che ritroviamo erano tutte pronte per la fuga: tra queste riconosciamo anche dei piccoli gruppi familiari e ognuno di loro aveva portato con sé le cose strettamente importanti, quasi tutti avevano le chiavi di casa perché volevano ritornare. Di certo hanno capito che le cose non andavano bene, ma non si sono accorti di nulla quando all’una è arrivato il primo flusso piroclastico che ha portato alla loro morte» – conclude Sirano. 

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO: UN LABORATORIO A CIELO APERTO 

Gli studiosi immaginavano che la città, dopo il terremoto del 62 d.C. fosse vuota e che quindi l’eruzione non avesse causato morti. Ma non si conoscevano né i morti dell’antica spiaggia, né il custode… «Ercolano è un laboratorio a cielo aperto – continua il Direttore –. Dai recentissimi studi, nella stanza del custode, ritroviamo questo giovane in posizione prona che viene colto così dai flussi piroclastici. Questo è stato, tra l’altro, una delle prime persone ad essere ritrovata. Insieme alle vittime dell’antica spiaggia. Questo momento dello scavo però andava condiviso e quindi abbiamo ripreso il modello del cantiere spettacolo: con una camera all’interno della stanza, riproduciamo su uno schermo quello che succede nella stanza così il visitatore si rende anche conto della cura, dell’attenzione e della lentezza dei tempi della ricerca» – conclude. 

Casa di Nettuno e Anfitrite – utilizzo per Guida ufficiale Scavi Ercolano

L’IMPORTANZA DELLA COMUNITÀ  

Nel corso di questi anni Ercolano è mutata, non solo come città, ma anche nell’idea e nella percezione che si ha di essa. Attualmente, visitando il Parco, riusciamo ad ammirare circa un terzo delle reali dimensioni della città antica. Ma non si può dire che il “sogno” di tirare fuori tutta la città non ci sia stato. Poco prima della Seconda guerra mondiale hanno avuto inizio dei lavori di abbattimento del nucleo centrale di Ercolano per dare spazio alla fruizione della città antica. Dopo la guerra, però, non è stato portato a compimento perché le esigenze erano diverse, ma era cambiata anche la sensibilità: non si poteva decidere che un palazzo del 700 fosse più o meno importante di una casa romana. Quindi gli scavi sono continuati, ma altrove; mentre al centro sono rimaste quelle rovine delle case abbattute a metà prima della Seconda guerra mondiale che hanno creato una sorta di ghetto centralizzato. Dunque, gli abitanti di via del Mare e di tutto il quartiere intorno al Parco, non hanno mai avuto un ottimo dialogo col Parco poiché è sempre stato visto come qualcosa che aveva invaso spazi, creando disordine e scompiglio. «Noi avevamo una grande necessità di ricostruire il rapporto con la comunità: sia con azioni fisiche, ma anche proprio nel ricucire un rapporto con le persone che abitano nei dintorni del parco – afferma il Direttore Francesco Sirano -. Grazie al Progetto via del mare, che è stata una felice unione tra Ministero, Packard Humanities Institute e Parco, siamo riusciti a ridare un importantissimo spazio alla comunità. Difficilmente al mondo si torva un sito UNESCO che diventa promotore di una rigenerazione urbana. Da queste azioni materiali, abbiamo proseguito anche con azioni immateriali per far sentire la nostra vicinanza ai cittadini. Come ente di cultura per eccellenza, ritengo che dobbiamo continuamente interrogarci se stiamo facendo abbastanza per la nostra comunità». 

IL LAVORO DI SQUADRA AL PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO

Ecco lo specchio dell’attuale Parco Archeologico di Ercolano: numeri di turisti in continua ascesa, eventi culturali per la comunità e per il territorio, tantissimi progetti in cantiere e tanti altri sono stati messi in atto. Dall’antica spiaggia, alla stanza del custode, al Teatro, alla scoperta dei Papiri di Ercolano, alla terrazza di Via del Mare. Tutto questo con la lungimiranza di uno staff direttivo che punta a fare i passi giusti: analizzando le peculiarità e trovando in esse i propri punti di forza. «È un lavoro di squadra che è stato fatto con i passi giusti, quando io e la mia squadra siamo arrivati qui con i funzionari, all’inizio del 2017, abbiamo iniziato ad organizzare l’ufficio e poi abbiamo lavorato sull’identità di Ercolano – afferma Sirano –. Attraverso due direzioni: quella della conservazione e quella della fruizione. Abbiamo coinvolto il pubblico per comunicare le specificità di questo posto: ma per trasmettere il genius loci, lo dovevamo capire prima noi. Abbiamo inoltre scelto il nodo come nostro simbolo perché a noi non piacciono i confini, ma le connessioni. Connessioni che dovevamo avere sia con il Parco che con la comunità intorno. Quando si parla di intervenire sui beni archeologici bisogna essere coraggiosi perché è un patrimonio molto delicato, ma non si deve correre il rischio di rimandare a domani quel che si può fare oggi: bisogna fare e lo si deve fare bene. La nostra visione è quella di un’Ercolano aperta, frequentata, di un luogo che diventa elaborazione della memoria, ma che guarda al futuro declinato in moltissimi aspetti. Siamo diventati non più un luogo di passaggio, ma la meta» – conclude. 

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