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Il 26 febbraio 2021, come già ampiamente programmato e in linea con i nostri princìpi, la Redazione di informare viene dedicata a Giancarlo Siani, giovane giornalista ucciso dalla camorra.

A inaugurare l’evento un ospite d’onore: l’on. Paolo Siani, fratello di Giancarlo.
Ma perché l’intero direttivo ha tanto insistito per la nuova dedica della Redazione? Come spiega Tommaso Morlando all’inizio dell’incontro: «I ragazzi sentono Giancarlo molto vicino, per loro è un esempio importante da seguire». Attenzione, può sembrare una banale frase di circostanza, ma non è così.
Oltre che ad un ovvio aspetto emotivo nelle tragiche vicende che nel 1985 hanno coinvolto Giancarlo Siani, tutti i ragazzi che collaborano con Informare avvertono una vicinanza fisica e materiale. Anagraficamente i nostri giornalisti sono vicini a Giancarlo ma, soprattutto, tutti hanno i suoi stessi scopi: vogliono raccontare la verità. Sia chiaro, nessuno ha intenzione di essere un eroe e sicuramente nemmeno Giancarlo voleva esserlo, questi ragazzi vogliono solo scrivere ciò che vivono, trasferire il loro pensiero sulla carta. Per questi, e per tanti altri motivi, non è difficile immaginarsi in quella sera di tanti anni fa, immaginarsi in pericolo solo per aver dato spazio d’espressione alla propria coscienza. Durante l’incontro sia Paolo Siani che il direttore Antonio Casaccio hanno rimarcato quanto il mondo che ci circonda insista sull’inutilità del giornalismo. Spessissimo parenti e amici (quasi sempre in buona fede) vi sconsiglieranno questo mestiere, etichettandolo come desueto e fuori mercato.
Sembra inutile specificare che la libera informazione, in quanto concetto e stile di vita, è al di sopra di qualsiasi mercato umano perché, la verità, non ha prezzo.

«Non fatevi spaventare da chi vi dice che questo mestiere è impossibile e inutile, lo dicevano anche 40 anni fa a Giancarlo. Chi nelle cose ci crede e ci mette passione le cose le fa».

Queste le parole di Paolo Siani riferite a coloro che nella verità non credono. In seguito Siani si esprimerà anche su quello che secondo lui è il giornalismo: «Il giornalismo si fa con intelligenza. Non basta copiare e incollare dall’ANSA per fregiarsi di questo titolo. Diviene necessario davanti alle informazioni scavare e riuscire a dare una visione personale e dettagliata delle cose». Coprotagonista dell’incontro è stata l’arte: sono stati presentati due dipinti, entrambi dedicati a Giancarlo Siani. Il primo è di Gaetano Porcasi, artista antimafia che espone in tutta Italia: ora molti dei suoi dipinti si trovano al Museo dei Carabinieri di Roma. Quest’opera è di sicuro ricca di dettagli, tra cui varie citazioni di Giancarlo Siani e le troppo vicine date di nascita e morte di quest’ultimo. Il secondo è un ritratto su sfondo azzurro realizzato dall’artista “SDU”, con una tecnica non dissimile dalla street art. A completare il magnifico duo di opere, la copertura del quadro di Porcasi, anch’essa un’opera dedicata al giornalista a cura di Mattia Fiore, poi donata a Paolo Siani. Il tutto è stato benedetto dal parroco di Pinetamare, Padre Antonio.
Teniamo a ringraziare, inoltre, per la vicinanza e la presenza il magistrato Nicola Graziano, da sempre sensibile al coinvolgimento giovanile a favore della legalità. Un’altra presenza estremamente gradita è stata quella del dott. Luigi Graziano, della Polizia di Stato, in servizio a Castel Volturno. E ancora dal nostro territorio, particolarmente speciale è stata la vicinanza del presidente della Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane Luigi Ferrucci, figura di rilievo per il contrasto alla criminalità nel nostro comune. Lo splendido incontro si è concluso con un regalo da parte di Paolo Siani alla Redazione: un libro. Un libro importantissimo, quasi una reliquia che consiste nella raccolta di tutti gli articoli di Siani.
La vera importanza di questo testo, come fa notare l’On., sta nella possibilità di accorgersi che Giancarlo non parlava solo di camorra, anzi, come detto in precedenza, raccontava semplicemente la verità sotto tutti i suoi aspetti, anche quelli più brutti. È dunque possibile, ora, spiegare quel termine presente nel titolo: giornalista “GIORNALISTA”. Sì, perché l’iscrizione all’albo non dà il diritto di identificarsi in questa categoria, purtroppo ancora oggi ci sono troppi “giornalisti”, troppe persone che sulla carta stampata vomitano le idee del giornale per cui lavorano e non le loro, troppe persone che per il comodo proprio o altrui la verità preferiscono ometterla o distorcerla.
Informare, per fortuna, anche oggi non perde l’occasione di dimostrarsi baluardo di questi splendidi modi di pensare, promuovendo un tipo d’informazione sempre libera e di ampio respiro.
Continueremo a lavorare per un giornalismo consapevole e competente, guidati dalla libertà che ha sempre contraddistinto il lavoro di Giancarlo e di tutti coloro che non voltano le spalle davanti alle ingiustizie.

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di Giuseppe Spada
Foto di Francesco Catalano e Angelo Marra

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°215
MARZO 2021

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