COPERTINA – Fukushima: la verità. Intervista esclusiva all’Ambasciatore giapponese Hiroshi OE

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Da maggio scorso numerosi media hanno dato la notizia secondo cui il governo giapponese ha deciso il rilascio di acqua trattata dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, dove in seguito allo tsunami dell’11 marzo 2011 si è avuto il peggiore incidente nucleare dopo Cernobyl.
Davanti a questa titolazione tanti gruppi ambientalisti hanno fatto sentire la propria voce, pensando che potesse trattarsi di un attacco frontale all’ambiente marino.
Chi segue il lavoro di Informare sa che da anni conduciamo inchieste giornalistiche contro i crimini ambientali, particolarmente per ciò che concerne le ecomafie, e di certo non potevamo restare inermi davanti ad una tale notizia. Così abbiamo approfondito, studiato e deciso di contattare l’Ambasciata giapponese in Italia per dei chiarimenti.

Nel giro di poche settimane abbiamo ricevuto la conferma per un’intervista esclusiva all’Ambasciatore giapponese in Italia Hiroshi OE, un’occasione per far luce sulla questione e per approfondire temi interessanti come i prodotti provenienti dai territori vicini a Fukushima.
Prima di passare all’intervista, teniamo a ringraziare l’Ambasciata giapponese per l’estrema disponibilità e per la cordiale accoglienza. Di seguito il testo integrale dell’intervista.

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La stampa italiana e internazionale ha riportato la notizia che le acque di raffreddamento della centrale nucleare di Fukushima saranno rilasciate in mare. Si parla di circa 1,25 milioni di tonnellate di liquido. La società Tepco (Tokyo Electric Power Company) che gestisce l’impianto garantisce che non vi saranno pericoli. Il premier giapponese Yoshihide Suga, avrebbe dichiarato che è oramai una decisione inevitabile. I paesi stranieri confinanti, Cina, Corea del Sud e Taiwan, avrebbero espresso forti preoccupazioni su ciò che dovrebbe accadere. Di cosa parliamo in verità?
«Il problema è che se ne parla basandosi su un’idea senza evidenze scientifiche appropriate. Di conseguenza, le popolazioni colpite subiscono i danni di immagine causati dalle informazioni scorrette riguardanti il loro territorio. Vorrei che si comprendessero bene gli scenari della questione.
Innanzitutto, bisogna chiarire che il 13 aprile il governo giapponese ha deciso il riversamento dell’acqua “trattata” invece che dell’acqua “contaminata”.
Bisognerebbe altresì capire che nelle centrali nucleari di tutto il mondo, non solo del Giappone, si generano le scorie radioattive, che vengono scaricate nell’oceano o nell’atmosfera, dopo essere state adeguatamente trattate soddisfacendo gli standard normativi di ogni Paese, e rispettando le regole internazionali. So che in Italia tutti i reattori sono stati sospesi e il lavoro di smantellamento è in corso, ma nemmeno il vostro Paese è escluso dalla questione dello smaltimento delle scorie radioattive, dato che ha avuto diverse centrali sul proprio territorio che contenevano questo tipo di prodotti.
L’importante è riversare l’acqua in modo sicuro rispettando le regole internazionali e tenendo conto dell’impatto sull’ambiente circostante. Il Giappone ha costantemente valutato metodi di smaltimento per 10 anni dopo l’incidente».
Quali sono le effettive caratteristiche del liquido o dei liquidi immagazzinati? Viene a contatto con elementi nucleari?

«Attualmente nei serbatoi sono custodite l’acqua piovana e le acque sotterranee che erano affluite nei reattori dell’incidente entrando in contatto con i materiali altamente radioattivi, e che sono passate nelle apparecchiature di rimozione. Il livello di radioattività di queste acque nei serbatoi è stato abbassato in modo da non influire sull’ambiente circostante.
Le acque non vengono scaricate così come sono, ma vengono purificate affinché soddisfino gli standard normativi e poi diluite notevolmente, almeno più di 100 volte prima di essere scaricate».

Quali sono le effettive quantità da scaricare e in quanto tempo?

«Il 13 aprile il governo giapponese ha deciso il riversamento dell’“acqua trattata” della centrale nucleare di Fukushima Daiichi nell’oceano, ma questo è un processo che avrà inizio tra circa due anni. I tempi per riversare interamente l’acqua trattata non sono stati decisi precisamente e sono variabili dai 30 ai 40 anni.
A febbraio di questo anno, la quantità totale dell’acqua trattata era stimata in 1,25 milioni di tonnellate e l’acqua aumenta di 50 o 60 mila tonnellate all’anno.
Tra gli elementi, si è discusso molto sul trizio, che non può essere rimosso con le apparecchiature standard di rimozione.
In Giappone questo elemento viene diluito fino a un quarantesimo dello standard nazionale (che corrisponde al livello di un settimo della linea guida dell’OMS per l’acqua potabile)».

Quali interlocuzioni ha avuto il governo giapponese prima di questa scelta?

«Prima di questa importante decisione, il governo giapponese è stato in continua comunicazione con l’Agenzia per l’Energia Nucleare (AEN) e con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Ha accettato la missione di revisione dell’AIEA 16 volte e ha pubblicato i risultati. L’AIEA e l’AEN hanno rilasciato le dichiarazioni che riconoscono la decisione come un passo molto importante per lo smantellamento. Continueremo a collaborare con queste due agenzie per assicurare costantemente un attento monitoraggio.».

Ci spiega il tema riguardante i prodotti che vengono dalle aree di Fukushima? Sono più pericolosi degli altri?
«Le aree colpite soffrono di una reputazione negativa (ndr “reputazione negativa” intesa come “danno di immagine”).
Ad esempio, l’UE non ha ancora rimosso le restrizioni alle importazioni dei prodotti agricoli giapponesi dopo l’incidente. Anche tra i giapponesi, ci sono alcune persone che si astengono da acquistare i prodotti provenienti da “Fukushima” nonostante non ci siano evidenze scientifiche. Per questo, il prezzo dei prodotti di Fukushima è inferiore del 30% rispetto a quelli di altre regioni. Questo è il danno causato dalla reputazione negativa. I prodotti di Fukushima, invece, sono molto più esaminati e personalmente credo siano maggiormente sicuri degli altri prodotti.
I prodotti di Fukushima sono distribuiti ai ristoranti, che non specificano la provenienza dei prodotti. Tuttavia, a causa della pandemia dal Covid-19, i ristoranti sono stati chiusi o gli orari di apertura sono ridotti. Questo ha comportato una diminuzione della domanda per i prodotti di Fukushima rendendo la situazione più difficile che mai.
Il presidente dell’Organizzazione dei Pescatori Giapponesi ha già incontrato il Premier per esprimere opposizione allo scarico dell’acqua trattata, in quanto preoccupato che lo scarico nell’oceano dell’acqua trattata aumentasse maggiormente la reputazione negativa».
Rispetto ad una veloce ed efficace organizzazione sui test anti-covid, la campagna vaccinale in Giappone sembra partire in ritardo. Quali sono le difficoltà che sta riscontrando il Giappone nella campagna di immunizzazione? E come il governo giapponese vorrà risolvere questo stallo?

«Purtroppo la percentuale dei vaccinati in Giappone è la più bassa tra i paesi OCSE.
Le cause sono molteplici: poiché in Giappone non ci sono tanti contagi e morti come in Italia, è probabile che i giapponesi non fossero ben consapevoli dell’urgenza della vaccinazione. Se il nostro Paese avesse subìto danni come l’Italia, la popolazione sarebbe stata più consapevole della necessità di vaccinarsi dalle fasi più precedenti. Un’altra causa di questo rallentamento risiede nella preoccupazione dei giapponesi per gli effetti collaterali del vaccino, la quale era maggiore della necessità del vaccino stesso. Devo dire che adesso stiamo accelerando, ma siamo ancora in ritardo rispetto ai Paesi UE».

Approverete altri vaccini oltre Pfizer?

«Il governo giapponese ha approvato anche Moderna e Astrazeneca il 21 maggio, però il Giappone, a sua volta, aveva un suo iter di approvazione ed eravamo in ritardo di alcuni mesi rispetto agli altri Paesi. Il nostro popolo è prudente e cauto, ad esempio prima di iniziare la campagna vaccinale abbiamo fatto ripetutamente delle simulazioni di quanto potrebbe verificarsi nel caso in cui ci sia l’urgenza di portare in ospedale dei pazienti che manifestino effetti collaterali».

Ma presto si arriverà ad un’accelerazione, giusto?

«Il Giappone rispetta l’eguaglianza. Pensavo che la campagna di immunizzazione partisse da grandi centri come Tokyo o Osaka, in cui il contagio si è diffuso, ma il governo giapponese ha deciso di intraprendere la campagna dopo che i vaccini sono stati distribuiti a tutto il Paese, inclusi i piccoli comuni. Per questo la campagna è iniziata in ritardo.
È un atteggiamento tipico giapponese: l’inizio è lento, ma poi gradualmente diventerà veloce. La vaccinazione agli operatori sanitari sta avanzando e ora inizieremo con gli anziani. Mi aspetto che acceleri prima o poi».

Quale caratteristica ha maggiormente apprezzato dell’Italia durante questo primo anno trascorso nel nostro Paese?
«Sono rimasto impressionato da una cosa riguardante il Covid-19.
Quando sono aumentati i casi l’anno scorso, il vostro Paese ha affrontato questa tragedia con forza unendo tutta la popolazione. Nel marzo dell’anno scorso l’Italia aveva carenza di medici e operatori sanitari, così ha pubblicato un bando per richiamare i medici andati in pensione; sono stato sorpreso nel sentire che sono state presentate 20 volte più domande di quelle previste.
Mi ha inoltre commosso la volontà di tutti i medici che hanno partecipato anche rischiando di contagiarsi maggiormente e in modo più grave.
C’è sicuramente un atteggiamento differente nei confronti del nuovo coronavirus tra gli italiani e i giapponesi. Un interessante sondaggio chiedeva se il contagio da covid-19 fosse imputabile alla propria responsabilità, e il numero dei giapponesi che ha risposto che era colpa propria, era superiore a quello degli italiani.
Questo pensiero è alla base del comportamento cauto dei giapponesi. Di conseguenza, il contagio non si è diffuso tanto quanto in Italia. D’altro canto però il pensiero ha generato una discriminazione contro le persone contagiate in Giappone.
La valutazione dei differenti atteggiamenti tra i due Paesi è pertanto difficile, tuttavia la campagna vaccinale sta procedendo in Italia e spero che non aumentino i contagi come accaduto a seguito delle vacanze estive dell’anno scorso.
Un altro aspetto affascinante degli italiani riguarda la loro affettuosità e socievolezza, qualità che non si possono trovare in altri paesi. Vivendo in Italia, sento l’affettuosità degli italiani».
Prima di chiudere l’intervista volevamo esprimerle profondo apprezzamento per il concerto organizzato dall’Ambasciata giapponese in Italia a dieci anni dal terremoto di Fukushima…

«È stato un concerto per far trasmettere il nostro pensiero alle aree colpite, dopo 10 anni dal terremoto».

di Antonio Casaccio e Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N°218 – GIUGNO 2021

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