COPERTINA – Erri De Luca: tra guerre e pace

Erri De Luca - Photo credit Antonio Ocone

Lo scrittore napoletano si racconta ad Informare: «Fatevi ricordare con un sorriso: gli arcigni vengono dimenticati»

Pace. Mettiamocela in testa. Non ce ne parlano perché a volte non conviene farlo; non se ne parla perché è più facile godere della propria effimera felicità che compatire il dolore di un prossimo anche lontano. La responsabilità sociale è diventata più una politica d’impresa che un sentimento individuale. E pace è «quello che manca nella nostra società come parola più diffusa, più politica e più collettiva: non senti nessuno che la pronuncia, come se fosse una cosa scontata o che non renda in termini elettorali; in questo Paese bisogna mostrare la grinta, il ghigno, la faccia feroce e fare la voce grossa per avere un po’ di ascolto ma io credo che la parola “pace” sia molto produttiva dal punto di vista politico».

 

Erri De Luca alla libreria Iocisto - Photo credit Gabriele Arenare
Erri De Luca alla libreria Iocisto – Photo credit Gabriele Arenare

 

Ce lo ha detto Erri De Luca, uno che ha vissuto più guerre e conflitti che pacifiche situazioni, un uomo del popolo che è stato sempre dalla parte del giusto e dei meno forti, sottobraccio a chi provava a difendere i propri diritti e faccia a faccia con chi tentava di schiacciarli.

Dalla Tanzania come volontario in un programma riguardante il servizio idrico di alcuni villaggi all’essere autista di camion di convogli umanitari durante la guerra nei territori dell’ex Jugoslavia negli anni ’90, Erri De Luca, con la pelle segnata dal tempo, non perde mai la luce in quegli occhi di un ceruleo puro. «Non c’è qualcosa che ti determina più di altre ci racconta – è un accumulo di avvenimenti che accadono nello scorrere della vita e ti fanno essere ciò che esce da questo mucchio di esperienze. Andare a Belgrado durante i bombardamenti della NATO, ad esempio, è stato molto singolare: laddove altrove mi sentivo parte di una comunità, lì non ero parte di nessuno; ero semplicemente uno che non riusciva a stare dalla parte dei bombardieri e aveva deciso di stare dalla parte di una città bombardata. Vengo da una città, Napoli, che è stata la più bombardata d’Italia. Dunque, il fatto che si bombardasse una città europea era per me una cosa insopportabile».

 

Erri De Luca alla libreria Iocisto - Photo credit Gabriele Arenare
Erri De Luca alla libreria Iocisto – Photo credit Gabriele Arenare

 

Ed è la compassione, la comunanza di dolore, che muovono Erri a prendere parte anche a movimenti rivoluzionari come quello del NO TAV: «se una comunità come quella della Val Di Susa resiste ad un’oppressione, ad una militarizzazione, ad uno stupro della loro terra, io mi sento coinvolto. Partecipo alla vita civile di questo Paese. Cerco sempre di essere al piano terra di questa società alla quale appartengo». “Resistenza” è la sintesi più efficace per descrivere l’indole caratterizzante di Erri De Luca, «Un uomo che deve credere in quel che fa, come Ronzinante, il cavallo di Don Chisciotte della Mancia».

Di Napoli, invece, Erri ne è figlio, stimatore e profondo difensore; una città dalla quale, però, vive lontano, capace di sottrargli senso di colpa e nostalgia: «Napoli è una città di corpi che si muovono a tempo di danza. Non ne ho nostalgia dato che sono vissuto in un momento in cui la mortalità infantile era la più alta d’Europa. Se non morivi da bambino, andavi a lavorare. Però io sono scrittore perché sono nato a Napoli. Il napoletano è la lingua che uso, anche per insultarmi. I miei sentimenti primi, come la giustizia, la vergogna, la collera e la compassione si sono formate su accidenti napoletani. Il mio sistema nervoso è come la terra di questa città: sismico e raramente vulcanico. Napoli sta con me. E se parlano male di Napoli mi spunta un abusivo legittimo ruolo di difensore».

Erri De Luca è uno scrittore di fama internazionale, uno che raccatta in giro le sue storia, ascoltando e ricordando. La sua memoria è «una specie di ghiacciaio che, ritirandosi, sputa fuori delle cose che sono cadute dentro».

 

Erri De Luca alla libreria Iocisto - Photo credit Gabriele Arenare
Erri De Luca alla libreria Iocisto – Photo credit Gabriele Arenare

 

La sua umiltà lo induce a definirsi un “redattore di storie” perché lui diventa il luogo dove le voci che racconta si incontrano e parlano tra loro e l’io narrante sta in mezzo alla storia: «Le voci che mi parlano dentro sono di amici, persone vicine e lontane, vivi o morti. Una persona non muore del tutto fino a quando qualcuno la racconta. Fatevi ricordare con un sorriso: gli arcigni vengono dimenticati. Più sorrisi e più ricordo e presenza delle persone».

Quando scrive col quaderno posato sulle ginocchia, De Luca si rintana in un isolamento durevole, figlio della concentrazione necessaria che lo accompagna durante tutta l’esecuzione del lavoro: «Noi siamo orientati sul risultato e ci sembra incomprensibile, ma conta molto di più il modo in cui fai qualcosa rispetto al risultato finale».

Non c’è un premio, non c’è una ricompensa. La lotta ci accompagna negli ideali che, come stendardi, teniamo in alto e ben visibili. Per raggiungere lo scopo, per concretizzarlo, è necessario lottare a denti stretti, insieme e con tenacia. La pace non risiede nella dimensione finale, essa si nasconde nell’ideale che fomenta la battaglia. Mettiamocelo in testa. Pace.

di Fabio Corsaro
Foto di copertina Antonio Ocone
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 166 Febbraio 2017

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!